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Curatore: P. Cognetti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2015
Pagine: IX-386 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806228019

Indice

Perdersi a New York di Paolo Cognetti

New York Stories


Gli anni ruggenti

Francis Scott Fitzgerald, La mia città perduta
Dorothy Parker, La bella bionda
Thomas Wolfe, Solo i morto conoscono Brooklyn

La grande migrazione

Henry Miller, Il 14° distretto
Mario Soldati, Italo-americani
Zora Neale Hurston, Storia nello slang di Harlem
Bernard Malamud, Il barile magico
Nicholasa Mohr, La vecchia Mary

I love NY

Thruman Capote, New York (1946)
John Cheever, Ballata
Richard Yates, Saluti a casa
Maeve Brennan, Ti vedo, Bianca

L'età ribelle

Ed Sanders, La suocera
Oriana Fallaci, Un marxista a New York
Grace Paley, Ascoltare
Mario Maffi, Interni a Manhattan
Joan Didion, Bei tempi addio

Luminosa decadenza di New York

Don Delillo, L'angelo Esmeralda
David Leavitt, Un luogo dove non sono mai stato
Mona Simpson, Le cose che facciamo per amore
Nathan Englander, Il "gilgul" di Park Avenue
Colson Whitehead, Limiti cittadini

Recensioni dei clienti

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    Nicola Intrevado

    18/01/2016 21.04.30

    Sono convinto che sia molto molto difficile scegliere un gruppo di scrittori per farne una antologia che si dipsna in un ordine cronologica di un luogo e che a loro volta, in qualche loro modo, li rappresenti. Cosi' come sono altrettanto convinto di come sia molto molto facile, se non facilissimo, scegliere delle grandi celebrita' della scrittura per costruire un libro di racconti dello stesso luogo. Cognetti, in buona fede, ha scelto una via di mezzo, conosciutissimi quanto celeberrimi e illustri sconosciuti, almeno per quanto mi riguarda, e poi dei primi i loro lavori piu' celebri : il Capote del suo ritratto di New York e la Fallaci del racconto del Pasolini newyorkese tra i tanti. Del secondo gruppo i lavori sono ignoti quanto banali nella loro abbagliante mediocrita'. Io trovo difficile l' equilibrio, certamente difficile, ma allora evitiamo tali operazioni e limitiamoci ad affrontare un' autore che a suo modo ha interepretato lo spirito di un luogo nel corso della sua opera : Philip Roth tra tutti che pur manca nel primo gruppo e certo non avrebbe potuto, anche volendo, essere accostato alle nullita' del secondo campione. Conclusione dell' intervento : il libro racchiude un' idea, una buona idea che poi nella realizzazione si rivela non solo incompiuta nella sua premessa di voler racchiudere New York in una unica operazione editoriale, quanto piuttosto inutile nella fattura di voler a tutti i costi rappresentare un affresco con un puzzle fatto di solo 21 pezzi. Pochi per un mondo di troppe cose. Troppi per il poco che ciascuno di loro porta in pegno alla realizzazione dell' ardita impresa. Peccato.

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    umberto mottola

    03/01/2016 21.05.58

    Una bella raccolta di racconti su New York. I due che mi sono piaciuti di più sono "Il barile magico" di Malamud Bernard e "Il gilgul di Park Avenue" di Nathan Englander. A pagina 141 Cognetti scrive: "A chi decide di rimanere, quasi mai New York regala un buon finale".

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