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Francesco Guccini

Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2010
Pagine: 225 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804583622

La copertina di un famoso album di Guccini, Radici, ritrae i parenti del cantautore nel 1901, tutti insieme, vestiti con una certa eleganza dell'epoca, davanti al vecchio mulino di Pàvana, sull'Appennino tosco-emiliano. Ci sono i bisnonni Maria e Francesco Guccini in primo piano, robusti e orgogliosi; compunte e serie le due figlie, intimiditi un poco i due maschi: il nonno Pietro e il più giovane prozio, Enrico, l'Amerigo della canzone. Francesco Guccini riparte da quella foto, dalle radici montanare, per raccontare la storia della sua vita e di una lunga avventura musicale e intellettuale, unica e coinvolgente.
Nato nel 1940 a Modena, la «piccola città, bastardo posto» dal quale «il fato in tre mesi» lo «spinse via», Francesco Guccini, figlio di una casalinga carpigiana, Ester Prandi, e di un elettromeccanico impiegatosi alle Poste, Ferruccio, montanaro dell'Appennino, ha trascorso l'infanzia a Pàvana, un piccolo borgo sull'Appennino pistoiese. Quella è la terra dei Guccini, dove oggi vive il grande maestro della canzone d'autore italiana, tra le telefonate dei giornalisti che lo intervistano per il suo prossimo concerto e le visite domenicali dei tanti fan, più o meno giovani, che vanno a trovare il loro "gigante", attendendo una sua "apparizione" davanti al portone della casa. Lì c'è il famoso mulino del "Chicon di Pàvana", il suo bisnonno mugnaio, cantato in alcune canzoni e raccontato in Cròniche epafàniche. Lassù scorre il torrente Limentra, che d'estate era il regno dei giochi dei ragazzi. Capire quel mondo, attraverso questo libro, aiuta a comprendere l'identità di Guccini «uomo di bosco e di fiume, lavoro e di povertà», ma anche «uomo sereno di dentro, come i pesci e gli uccelli che con me dividevano il cielo, l'acqua e la libertà». L'autore ci tiene molto a ribadire questa identità, fissandola negli scritti e rivendicandola nelle canzoni, come se quella fosse il bagaglio genetico e antropologico di una vita che poi gli ha dato tanto in termini di fama, successo e notorietà.
Dai castagni, dalle «foglie del cerro», dagli «intrichi del faggio», dagli odori di quella montagna tanto amata, la biografia scorre con naturalezza agli altri episodi chiave della vita dell'autore: il ritorno e l'adolescenza a Modena, poi la Bologna dell'università e delle osterie. Guccini, che a ventidue anni aveva già tentato le carriere di studente universitario, di giornalista e di cantante, con diversi gruppi dai nomi improbabili, dalla fine del '63 è a Bologna, in via Paolo Fabbri 43, quando si reiscrive all'università di Magistero e si mette in luce alle lezioni di Letteratura italiana. Poi le cose cominceranno ad andargli bene un po' in tutti i campi e nel '64 compone un trittico di canzoni che segnano la svolta: Auschwitz, è dall'amore che nasce l'uomo e Noi non ci saremo. Da quel momento in avanti ce n'è abbastanza per cambiare vita e Guccini nel '66 diviene il cantore simbolo della protesta, della ribellione giovanile esplosa nel '68. Nel '72 esce La Locomotiva, canzone ispirata a una storia vera di un «macchinista ferroviere» dei primi del Novecento che lancia la sua locomotiva contro un «treno di signori» per ansia di giustizia, che è divenuta negli anni a seguire l'inno libertario cult, quello che per antonomasia identifica Guccini, la chiusa "necessaria" scandita nei suoi concerti in un tripudio di cori e pugni chiusi.
Non so che viso avesse, la strofa introduttiva della Locomotiva, è il titolo di questa biografia: una carrelata ricca di esperienze, parole e aneddoti da un autore che negli anni ha saputo conquistare il cuore di tanti italiani, al di là delle gabbie ideologiche e delle distanze generazionali.

Recensioni dei clienti

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    giuliano valori

    01/04/2014 23.01.05

    Avrei dato il punteggio pieno se la parte scritta dal Maestrone fosse stata più lunga, perchè quando racconta in prima persona, con l'uso sapiente della parola che lo contraddistingue, è una festa per lo spirito, assolutamente appassionante e irresistibile. La parte dedicata alla produzione musicale è fatta molto bene ma con tutto quello che a proposito è stato pubblicato in precedenza non so quanto possa avere senso. Comunque a parte questo il libro merita veramente.

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    lorenzo

    28/03/2010 13.43.55

    A lettura avanzata dell'autobiografia di Francesco Guccini, "Non so che viso avesse", balzata in cima alla classifica dei libri più venduti, a pagina 114 si legge: "Questo libro è un'autobiografia scritta a quattro mani. Francesco Guccini, per pudore e inusitata ritrosia, non ama parlare del proprio lavoro e soprattutto delle proprie canzoni, perciò dà la parola all'italianista, e amico, Alberto Bertoni". Si dice che gli editor e le case editrici spesso inventino gli scrittori, in vista del successo commerciale. Ora, a quanto pare, tolgono i loro nomi dalla copertina. Tutto ciò rende ancora più deludente e mistificante l'autobiografia del Nostro, scritta con uno stile piatto che procura noia a chi legge.

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    Giacomo Eco

    04/03/2010 14.29.04

    Un libro importante, direi la prima biografia antropologica, Guccini non parla di sé, ma dei suoi mondi e dei suoi luoghi, il mulino, Pàvana e i suoi avi, le balere modenesi, le osterie bolognesi; si sente la sua voce, ed è quella di un grande affabulatore.

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