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Recensioni dei clienti

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    Alma Mater

    29/09/2011 18:19:05

    "L'Etrusco uccide ancora", verrebbe da dire... La recensione che precede, infatti, ha tutta l'aria di un regolamento di conti da parte di un concittadino che si sente offeso dal modo in cui l'Autore si fa beffe di quella provincia umbra (ma si potrebbe dire italiana) nella quale lui, o lei, è rimasto/a a vivere. In realtà la descrizione degli ambienti e dei personaggi (secondari, questi ultimi, rispetto al primo) è condotta magistralmente, a volte con leggera ironia, altre con feroce sarcasmo, ma sempre con uno sfoggio di quel virtuosismo letterario di cui, in questi tempi stilisticamente sciatti, si sente davvero la mancanza. E chi sente piuttosto la mancanza dell'epilogo da poliziesco, può tranquillamente tornare ai suoi Camilleri.

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    Etrusco

    25/08/2011 18:43:20

    Ho acquistato il libro con molta curiosità perchè attratto positivamente da qualche recensione. Invece in gran parte mi ha deluso. E' interessante, affascinante, intrigante la descrizione di un territorio "ampio" che in ogni senso tutti noi della zona conosciamo. E' sicuramente il "punto di forza" del libro. Due sono però i punti di forte debolezza. In primo luogo traspare soprattutto, e con evidenza, una negatività personale, un'avversione troppo insistente nei confronti di precisi soggetti, professioni ed istituzioni. Il Magistrato scivola sempre sul fango come un deficiente, il professionista di provincia è un frustrato, l'altro è imbranato perchè non viaggia all'estero, la prof. di liceo è solo una puttana incallita, etc, etc. Alla lunga risulta stucchevole. Sembra quasi un racconto per insultare chi avresti voluto essere ma non sei riuscito a diventare. In secondo luogo la trama, pur condotta con i limiti citati ma sempre in maniera interessante, si conclude in modo palesemente inverosimile. E' un epilogo insostenibile dal punto di vista logistico, investigativo, e soprattutto della ragione. Forse un finale più meditato ed accurato avrebbe potuto coronare in maniera convincente una storia che lasciava preannunciare molto di meglio che ricordi collettivi d'infanzia. Ovviamente con un taglio positivo e magari ancora più ironico. Purtroppo non basta esternare pessimismo e rabbia per essere assimilati a Cesare Pavese.

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    Alessandro

    10/03/2010 13:04:12

    La psicologia dei personaggi, l'intreccio della storia, le descrizioni dei luoghi e i salti spazio-temporali sono strutturati in modo geniale e danno il movimento e il colore alla vicenda e alle atmosfere più cupe e fosche che essa prevede. Il racconto è intimamente coinvolgente. Un gran libro di ottima qualità narrativa, che non ha certo deluso le aspettative dei lettori più affezionati.

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    Dante F.

    27/07/2009 17:49:49

    In “La nostalgia languida dell’ombra” c’è la borghesia provinciale e gretta che conosciamo e che siamo. E’ mossa da Fabio Cerretani con straordinaria agilità e parla in un italiano che diventa dialetto orvietano quando esprime rabbia o foga o quotidianità. Abbiamo dimestichezza con gli ambienti, gli odori, la mentalità, le espressioni le parole di quarant’anni fa e di oggi, che Cerretani ci disfà innanzi con leggerezza. Il racconto si snoda veloce e i personaggi sono abbozzati in modo da lasciare al lettore un’ampia possibilità di definizione, di metterci del suo, di colorarli. Ma per uno di qui, ai primi accenni appare già un’immagine conosciuta, un luogo, un nome, un volto, una storia, che vale per noi più che per altri lettori. Ma sono anche volti e storie della provincia umbra e italiana, di tutti quei posti dove, tra i pochi interessi che si possono coltivare, ci sono “le magnate e la celletta”. Nel romanzo di Cerretani non c’è il popolo, che è soltanto un coro presente ma non rappresentato, che è la “gente” che parla, che dice di roba e di corna, a cui tutti i personaggi sono attenti perché è lì fuori a giudicare, a pesare e a determinare il valore di persone e cose e vite. Una lettura piacevole questo romanzo, leggero come la penna di Cerretani, struggente come i ricordi, amaro. Risveglia il dolore dell’ impotenza di fronte ad una società che non siamo capaci di migliorare, a cui siamo rasseganti e che con qualche spocchia chiamiamo “orvietanità”.

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    Patrizia M.

    20/07/2009 17:56:28

    E' proprio vero che chi non ha alle spalle grandi sponsor difficilmente riesce ad emergere, nonostante le capacità. Mi domando come possa reputarsi grande scrittore di best seller Faletti e passare (quasi) inosservato Fabio Cerretani. Ho letto una delle cose più belle degli ultimi anni... C'è tutta Orvieto, ma non solo...c'è ogni Provincia, un pochino di ognuno di noi e quell'ironia attraverso la quale dovrebbe sempre filtrarsi la vita. Bravo, bravissimo, come fare per aiutarlo a farsi conoscere meglio?

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    Alessio

    29/05/2009 11:43:59

    Una storia con molti personaggi, come per sottolineare il fatto che quello che preme maggiormente è raggiungere la descrizione di un'atmosfera e non lo scrivere una "storia avvincente e appassionante": i due professori, il marito avvocato che presiede allo smistamento dei reperti etruschi, il tombarolo che possiede una sorta di "senso (di Smilla?) per il bucchero", gli aristocratici inconcludenti gravati dal peso di patrimoni immobiliari che non producono più reddito e rappresentano solo un peso, i loro palazzi semidiroccati con i soffitti affrescati e senza l'acqua corrente, il giudice del meridionale che dovrà indagare - entro i limiti imposti dai maggiorenti cittadini - su un omicidio, il maresciallo dei carabinieri che finisce per capire come stanno le cose, il liceo classico dove si forma la futura "classe dirigente" cittadina e il preside che fallisce nella missione di formatore, le esuberanze erotiche della professoressa settentrionale, il perbenismo dei politici cittadini, il pettegolo professionista, disprezzato e tuttavia indispensabile. Tutti, chi più chi meno, frustrati nei loro sogni di una definitiva fuga dalla cittadina isolata, opprimente, gretta. Un "contro-poliziesco" dove lo svolgimento dei fatti magari si intuisce, ma - come nella realtà - spesso non si può rivelare: per colpa delle forze in gioco, delle opportunità "politiche" e dei piccoli opportunismi, dell'incapacità e forse inutilità di impuntarsi per andare fino in fondo.

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Malaffare in giacca e cravatta, sesso spicciolo, tradimenti e rancori, disegnano una comunità bislacca e perfida, dove il più debole soccombe.
"Ambientata nella provincia umbra all'epoca dell'alluvione del 1966, è la storia della tresca tra un compassato latinista e una smaliziata insegnante di matematica, professori del liceo locale, la cui torbida passione ne sconvolge le vite tranquille e mediocri. In un clima di apprensione generale per le inondazioni che devastarono l'Italia Centrale, nell'atmosfera cupa che fa da sfondo alle scorribande nel sottosuolo della città etrusca alla ricerca di reperti da trafugare, nell'omicidio della donna e nella scomparsa del suo amante in un pozzo ipogeo, si possono leggere compiuti presagi di una più vasta "morte" annunciata." (dalla Postfazione di Sergio Pent)