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Umberto Eco

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2015
Pagine: 218 p. , Rilegato
  • EAN: 9788845278518


Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo.

È la negazione della professione giornalistica, ma anche la parodia, un po’ grottesca, di quello che è poi realmente avvenuto in molti giornali “di regime” italiani durante la cosiddetta Seconda Repubblica. Umberto Eco ritorna al romanzo e torna a occuparsi degli argomenti che gli sono più cari: complotti, dietrologie e falsi miti questa volta riguardanti la storia recente italiana, logge segrete, piani oscuri dei servizi deviati e contro-storie mai raccontate. Questa volta, però, il suo protagonista non è né un fine pensatore, come Guglielmo da Baskerville del Nome della rosa e né un furbo falsario, come Simone Simonini del Cimitero di Praga. Colonna è un giornalista da quattro soldi, uno scribacchino fallito, come ama definirsi, che alle soglie dei cinquant’anni, dopo aver abbandonato gli studi, aver scritto per giornali locali, rivisto centinaia di bozze e fatto il ghost writer per scrittori peggiori di lui, riceve la proposta che forse può cambiargli la vita.
Siamo nel 1992 e Milano, insieme ai suoi apparati di potere, sta per essere travolta dall’inchiesta Mani Pulite. Un noto imprenditore locale, proprietario di qualche emittente privata e di riviste scandalistiche, oltre che di numerose cliniche private sulla costiera romagnola, il Commendatore Vimercate, decide di finanziare una nuova testata giornalistica, il Domani, e di mettere insieme una redazione molto particolare. Il direttore è il machiavellico dottor Simmei, gli altri cinque redattori sono tutti rinomati fannulloni, rottamati da riviste di poco conto, che fino a quel momento si sono occupati principalmente di oroscopi, enigmistica e affari di cuore. Colonna è l’unico ad avere un ruolo di rilievo, il capo redattore, ed è anche l’unico a conoscere le reali intenzioni dell’editore. Il Domani non è un giornale qualunque, che si occupa degli argomenti avvenuti il giorno prima ma, come dice il nome stesso, è un giornale che parla del domani, del giorno dopo la pubblicazione, che quindi ipotizza, suggerisce, allude a fatti che non sono ancora successi ma che potrebbero succedere e coinvolgere personaggi illustri.
Uno strumento molto potente, insomma, in grado di condizionare e indirizzare il comportamento di molte persone. Su questo nuovo mestiere di giornalista, che deve saper prevedere e suscitare reazioni, creare notizie dal nulla e affossare verità conclamate, il direttore basa le sue quotidiane lezioni durante le riunioni di redazione, offrendo a tutti i suoi giovani collaboratori le “armi” del mestiere. In realtà il Domani è un giornale destinato a non uscire mai, e tutti lavorano soltanto al “Numero Zero”, una prova generale di quello che il giornale potrebbe diventare: uno strumento di ricatto infallibile e ben affilato.
Ma quello ideato dal Commendatore è un gioco pericoloso che non tiene conto della presenza, all’interno della redazione, di un personaggio che del complotto ha fatto la sua ragione di vita. Romano Braggadocio, esperto di scandali con la fissa per Mussolini, tra un incarico e l’altro sta ricostruendo uno dei misteri più intriganti d’Italia: la reale sorte del Duce alla fine della Seconda guerra mondiale. Braggadocio sta conducendo da anni un’inchiesta che lo porta nei luoghi più oscuri e malfamati di Milano e che riguarda Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia e chissà cos’altro. Il Colonna verrà messo a parte dei suoi progetti, e sarà il primo a trovarsi in pericolo quando la vicenda prenderà un’inevitabile piega noir.
Prosegue sul filone della “paranoia del complotto” questa nuova sorprendente opera di Umberto Eco, che ancora una volta, mentre porta alla luce gli aspetti più oscuri e gotici di Milano, offre un’inedita chiave di lettura ai fatti che hanno caratterizzato la storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni. Si potrebbe anche credere che Numero zero sia solo un romanzo, ma quando si tratta del famoso filosofo e semiologo di Alessandria, davvero i confini del genere perdono ogni consistenza e tutto può essere letto come una gigantesca metafora.


Un brano dell'intervista di Wuz

WUZ: Sembra che la situazione in Italia sia in movimento e la cosa è incoraggiante. Suonano diverse campane a morto per quanto riguarda la lettura, però l’editoria, almeno in fatto di numeri, sembra molto vitale.

ECO: Innanzitutto, le campane a morto sulla lettura a me fanno sempre un po’ sorridere. È vero che l’Italia si trova, nelle classifiche fatte tra i paesi economicamente sviluppati, in una posizione molto bassa per quanto riguarda il numero di libri letti annualmente da un singolo lettore, anche perché gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di settimanali più che di libri, però, se si entra in una di queste cattedrali librarie, nelle Feltrinelli, nelle Mondadori, nelle FNAC, c'è una gran quantità di giovani che gira per la libreria e qualcosa pur farà. Siamo a un livello molto basso rispetto alla totalità dei cittadini, ma c’è un nucleo duro di lettori che permette alle case editrici di vivere: anzi avevamo calcolato che le case editrici hanno in media un assorbimento di mille, millecinquecento persone all’anno. In questa cifra è compresa naturalmente anche la segretaria che batte i testi al computer e molti sono assorbimenti per circolazione (uno che esce di qua e va di là), ma questo vuol dire che gli editori non licenziano, ma assorbono.

WUZ: La locuzione “Editoria Cartacea e Multimediale” fotografa una situazione in via di integrazione oppure due ambiti che sono ancora in cerca di una composizione, di un equilibrio?

ECO: Io credo che sia in via di integrazione perché anche chi continua a fare solo editoria cartacea usa tecniche multimediali per l’impaginazione ecc. Ecco perché, quando si forma un giovane per lavorare nell’editoria, deve avere la doppia competenza, anche se non va a lavorare in una casa editrice prettamente multimediale. Bisogna poi ricordare che ormai non c’è casa editrice che non abbia il suo sito internet, perciò qualcuno che se ne occupi ci dovrà pur essere; inoltre le ricerche avvengono sempre via Internet per cui i due mondi si toccano continuamente anche laddove non ci sia una specifica produzione multimediale.

WUZ: Un’ultima domanda: se potessimo riassumere in una parola l’imperativo per gli editori che verranno, quale sarebbe?

Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace.

Recensioni dei clienti

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    cantarstorie

    04/10/2016 09.43.05

    Libro che dopo la lettura sfugge, passa via e difficilmente rimarrà nella memoria. Piacevole, per la consueta bellezza dello stile, ma nulla di paragonabile ai romanzi scritti negli anni precedenti, quelli sì, immutabili al ricordo. Un passatempo. Lieve. Già dissolto.

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    Dario Rivarossa ilTassista

    02/07/2016 10.42.24

    "Domani muore: oggi stesso". Il congedo di Umberto Eco dalla narrativa, e dalla vita, ha il sapore amaro di un "lasciate ogni speranza". La storia è ambientata nel 1992, epoca in cui si incrociano Mani Pulite, il caso Gladio e l'ascesa di Berlusconi. Il tutto condito con un'avvincente ipotesi alternativa sulla "vera" morte di Benito Mussolini -- ma, che questa ipotesi regga oppure no, in effetti non cambia nulla per la storia d'Italia del dopoguerra, descritta con una ferocia degna degli "Scritti corsari" di Pasolini. E stranamente, proprio Pasolini non è mai neppure citato nel romanzo, in compenso vi è un personaggio che farà una brutta fine per aver scoperto troppe cose. Eco racconta la storia buia dell'Italia dal 1945 al 1992, e dopo, dall'interno di una redazione che dovrebbe produrre il numero zero di un nuovo giornale, "Domani", il quale appunto non uscirà mai. I fatti relativi ai decenni di complotti dell'estrema destra in Italia, con la benedizione degli Stati Uniti, sono ormai sostanzialmente noti, a rigore non sono più un segreto. Il difficile però è mettere insieme i pezzi, e soprattutto -- come il semiologo sa fin troppo bene -- il modo stesso in cui vengono fatte le "rivelazioni" serve a renderle innocue, cioè ancora più pericolose. Un romanzo che, diversamente da altre opere di Eco, è scritto in stile veloce, giornalistico. La conclusione? "Basta solo aspettare: una volta diventato definitivamente terzo mondo, il nostro Paese sarà pienamente vivibile. . . È che Maia [la co-protagonista] mi ha restituito la pace, la fiducia in me stesso, o almeno la calma sfiducia nel mondo che mi circonda". Maia in sanscrito significa "illusione".

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    Tibernet

    05/03/2016 17.52.05

    Uno degli scritti più ridicoli degli ultimi 20 anni. Meno male ha finito eh...

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    LiveALive

    28/02/2016 14.45.31

    Vedo che molti stanno comprando questo libro: essendo l'ultimo, ci si aspetta che rappresenti lo "stato dell'arte" del suo autore. In realtà non è quasi mai così. è inspiegabile ciò che è successo questo con questo libro. Io, come altri, ho ipotizzato che non sia stato scritto davvero da Eco. Può essere che gli sia stato chiesto un favore a forza. Può anche essere che il maestro, sentendo la morte approssimarsi, abbia voluto per una volta buttare là qualche rapida idea su un periodo storico che non aveva mai affrontato in forma narrativa. Fatto sta che è di gran lunga la sua opera peggiore. Stile a parte (ben ritmato), non si salva niente: la storia d'amore è irrealistica, la trama sconclusionata, i personaggi insipidi. L'Isola del Giorno Prima e Il Cimitero di Praga pure avevano annoiato gli estimatori di Eco, ma lì c'era comunque del buono. Qui, non ci trovo niente, e dubito molto fortemente che sia un caso come quello dei Quartetti di Beethoven. Se volete rendere onore alla memoria di Eco, lasciate stare questo, e rileggetevi il Pendolo di Foucault, che rimane uno dei migliori romanzo del'900 in assoluto.

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    roberto morsucci

    08/02/2016 15.31.36

    Ringrazio il professor Eco per aver pubblicato questo libro. Mi ha liberato della eccessiva soggezione che avevo nei suoi confronti. Mentre non mi sognerei mai di poter scrivere anche una mezza pagina delle peggiori dei suoi scritti precedenti, alla fine di questo racconto mi sono detto: "questo lo potevo scrivere anch'io".

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    Roberto

    02/01/2016 21.20.52

    E un libro forse non all'altezza degli altri romanzi di Eco, ma lo stile e il suo. Interessante la ricostruzione della strategia della tensione ( tra l'altro cose ormai conosciute con l'unica aggiunta del sosia di Mussolini). Più che altro il romanzo e un attacco al giornalismo, che ormai non pensa più a pubblicare i fatti ( che come precisa bene lo stesso Eco) non possono mai essere distinti dalle opinioni, ma solo ad accontentare i potenti, a demolire gli avversari; ed e un attacco all'Italia che era destinata a diventare ( il libro e ambientato nel 1992) come i paesi sudamericani, dove tutto e lecito e alla luce del sole e il popolo e abituato e narcotizzato a tutto.

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    Salvatore Di Gigli

    12/10/2015 14.58.09

    Una vera schifezza! Carta straccia. Non credo l'abbia scritto lui.

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    ANGELO

    01/10/2015 13.25.12

    Pessimo. Mi sembra impossibile che sia un romanzo scritto da Umberto Eco. Sciatto, buttato via, una trama inconsistente e un finale arrangiato.

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    tom

    27/09/2015 21.04.19

    La scrittura e scorrevole è piacevole, meno colta e ridondante di altri romanzi di Eco(ben più di spessore però). Avrei gradito che approfondisse più le tante vicende storiche toccate; di questo libro ho apprezzato principalmente l'ironia, peccato sia riservata solo (o quasi) a una parte...

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    Luca Sciacchitano

    12/09/2015 17.08.21

    Il romanzo sembra scritto per forza e per forza si trascina monotono e senza storia fino alla fine, la cui bellezza risiede nel fatto che ponga fine alla sofferenza della lettura. Parliamo di un maestro della scrittura, autore di capolavori come "il Nome della Rosa" e "Baudolino" che si riduce a scrivere 200 paginette scarse senza un perchè e senza un percome. Qualche sfoggio di erudizione tenta di risollevare un libro che però sprofonda inesorabilente verso l'inutilità. Il maestro ha scritto grandi opere. Numero Zero indubbiamente non è fra queste.

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    Number

    12/07/2015 07.58.23

    Più di ciò che viene dopo (e vissero felici e contenti. Sì, ma poi quanti bambini nacquero? Restarono insieme o si lasciarono?), mi ha sempre incuriosita ciò che c'è dietro. Umberto Eco, nel suo NUMERO ZERO (Bompiani) mi accontenta raccontando cosa possa esserci dietro la redazione di un quotidiano un po' sui generis (neanche tanto, immagino). Certo, pur godendo dell'eccelsa scrittura e della genialità (magari è normalità ma io non sono giornalista) della trama, ho fatto fatica a seguirne alcune parti, specie politiche, visto che di politica vera capisco poco e la mia preparazione storica è pressoché scolastica. Forse per leggere certi autori, mi son detta, bisogna prima mettersi all'altezza...

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    roberto

    30/06/2015 12.48.25

    Un operetta stanca, scritta "con la sinistra" da chi e' ormai abbastanza anziano da non avere piu' voglia di istruire e indottrinare i lettori con stimolanti spunti intellettuali (come nei romanzi storici di alcuni anni fa). Unico elemento degno di nota, l'aver individuato nei primi anni novanta quel punto di svolta storico che ha portato dopo piu' di venti anni l'Italia a trasformarsi in quella triste e disfatta repubblica "sudamericana" senza piu' speranze, morale o etica che e' il paese in cui ci troviamo adesso.

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    Giuliano

    03/06/2015 22.39.49

    No, no, no... NO! Questo libro è utile come manuale sulle cose da NON fare per scrivere un romanzo. Ce ne sarebbero alcune, ma mi limito a dire la più fastidiosa: per un buon terzo tratta delle inutili ricostruzioni storiche di cui -perdonatemi- non frega niente a nessuno. Quel che è molto triste è la tendenza di Umberto Eco a fare sempre "il maestrino" di turno, calcando la mano su molti argomenti, di per sé interessanti, rendendoli terribilmente noiosi.

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    ant

    22/04/2015 20.54.18

    Il romanzo è ambientato a Milano nel 1992, anno di grossi cambiamenti in Italia, e parla della redazione di un giornale dai propositi ambiziosi, "Il Domani" che dovrà servire a condizionare il pensiero comune dei lettori. Si alternano pagine in cui Eco è abilissimo a descrivere le peculiarità sia dei giornalisti in redazione che dei luoghi caratteristici di Milano e soprattutto, oltre i capitoli di taglio psicologico e descrittivo , si parla uno dei misteri più intriganti d'Italia: la reale sorte del Duce alla fine della Seconda guerra mondiale. Questo giornale non sarà mai pubblicato, ma la preparazione e le riunioni di redazione per allestire l'ipotetico numero zero de "Il Domani" permettono a Eco di dimostrare, ancora una volta, tutta la sua arguzia e la capacità di incuriosire i lettori con argomentazioni di varia natura. Concludo estrapolando un passaggio dove uno dei giornalisti si confessa e spiega perché ha accettato di collaborare al giornale ...""Ero senza patria, ho vissuto in città diverse, ho corretto bozze per almeno tre case editrici, per una ho rivisto le voci di un'enciclopedia, tutti lavori in cui mi sono fatto quella che a un certo punto Paolo Villaggio ha chiamato una cultura mostruosa. I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell'erudizione è riservato ai perdenti. Più cose uno sa, più le cose non gli sono andate per il verso giusto""" Intrigante

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    Dani Knish

    19/04/2015 14.49.22

    Ho appena finito di leggerlo, scelto dal mio gruppo di lettura come libro del mese. Devo dire che finora le uniche due letture di Eco (Il Nome Della Rosa e Il Pendolo Di Focault) mi avevano abituato ad uno stile molto più colto e letteralmente traboccante della sua smisurata cultura così eterogenea...al punto che nel caso del Pendolo Di Focault ho avuto serie difficoltà ad andare avanti e ad oggi, seppur lo apprezzato nel suo complesso, non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Detto questo sono rimasto anche io perplesso nel vedere che questo libro fosse così breve e che nel contempo la quarta di copertina promettesse di toccare così tanti argomenti interessanti. Alla fine ho sentimenti contrastanti...da una parte l'ho apprezzato molto di più degli altri perché sono riuscito a leggerlo senza sentirmi un ignorante di prima categoria per non riuscire a cogliere tutti i suoi riferimenti dotti, ma dall'altra...un po' deluso...voglio dire, una serie di argomenti così interessanti e così anche ben legati dal filo che Braggadocio riesce a dipanare...secondo me meritavano molto più spazio e di essere narrati con molta più dovizia di particolari. Ecco, stavolta avrei voluto trovare la pignoleria e il suo gusto a narrare in modo più ampio. C'è da dire che in molti temo abbiano sottovalutato le parti inerenti alle riunioni di redazione del giornale come parti "inutili", mentre anche quella è una parte interessante che fa capire i processi mentali e d'interesse che ci sono dietro alla pubblicazione di una notizia...legati a tutto, fuorchè al principio che dovrebbe muovere ogni buon giornalista...ossia l'amore per la verità. S'intravedono i primi fondamenti di quel giornalismo che oggi è talmente attuale da aver investito anche le testate più quotate e con un pedigree di tutto rispetto. Nel complesso è un piacere leggere di un periodo del nostro paese, così oscuro e pieno di contraddizioni...forse troppo vicino temporalmente per sapere com'è andata davvero.

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    ampa

    12/04/2015 12.26.33

    Eh si, leggere Eco è sempre un piacere.

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    carlo

    02/04/2015 08.47.48

    La verità è che il prof. Eco non ha necessità materiali di alcun tipo dietro la stesura di un racconto. L'autore è un dotto letterato che si può permettere di scrivere qualsiasi cosa, arrivato alla sua età e percorso il suo eccezionale iter intellettuale. Compreso questo racconto breve (io non lo definirei romanzo) dove mescola con sagacia idee, fatti, aneddoti, invenzioni, ed un briciolo di umorismo. A me è piaciuto. Certo alla base ci sono sempre alcune riflessioni di un professore universitario ultra ottantenne semiologo. Chi cerca l'umorismo di zelig, o la trama del Nome della Rosa (scritto 35 anni fa, quasi una vita fa), cerchi altrove.

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    Alberto

    31/03/2015 18.34.58

    Eco divide i suoi lettori. Stroncature vs apprezzamenti. Dopo "Il nome della rosa" il livello culturale filosofico dei romanzi di Eco si è via via alzato fino a livelli tali che mi toglievano il gusto della lettura che era faticosa (per me) e mi faceva sentire inadeguato e sotto-acculturato (passatemi i termini). Con questo romanzo Eco è sceso a livelli umani. La scrittura è scorrevole, il tema è abbordabile, c'è un mix di noir con la storia recente d'Italia, propone teorie forse già note ma in termini godibili. Mi è piaciuto.

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    ago

    30/03/2015 15.42.22

    Quando ho visto per la pria volta "Numero Zero", ho pensato che fosse... troppo breve per essere un libro di Umberto Eco. La cosa mi faceva pensare al classico caso del romanzo scritto per necessità editoriali senza che ci fosse una reale ispirazione, ma decisi comunque di acquistarlo e leggerlo, sia perché memore del bellissimo "Il cimitero di Praga", sia perché catturato dalla trama in quarta di copertina. In realtà, non mi sbagliavo di tanto... Sì, perché delle tre storie che, incastonandosi tra di loro, compongono il romanzo - la vicenda della redazione del quotidiano "Domani"; la teorizzazione del sosia di Benito Mussolini; l'altra inchiesta sul periodo degli anni di piombo in Italia - quest'ultima è decisamente quella più verosimile ed accattivante ma, al tempo stesso, è proprio quella che rimane appena accennata al termine del romanzo come una mera elancazione di eventi. Aggiungiamoci, poi, le tante (ed inutilmente lunghe) disgressioni che lo scrittore mette in bocca ai suoi protagonisti - dai criteri per l'acquisto di un'automobile alle interpretazioni degli annunci matrimoniali, passando per altre elucubrazioni mentali dei giornalisti di "Domani" - ed il pasticcio è servito. In definitiva, ringrazio Eco per avermi fatto scoprire angoli segreti di Milano che non conoscevo,come la zona dell'Osteria Moriggi o la Chiesa di San Bernardino alle Ossa, ma questo romanzo rimane un ottimo incipit per una storia sugli anni '60 e '70 italiani che il lettore, però, fa appena in tempo ad annusare prima che il libro finisca. Un altro Capitano Simonini non sarebbe stato affatto male fra colpi di Stato ed attentati al papa...

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    gianluca

    21/03/2015 12.25.35

    Non ce la faccio a leggere Eco, scrive troppo male.

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