Numero zero

Umberto Eco

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 9 gennaio 2015
Pagine: 218 p., Rilegato
  • EAN: 9788845278518
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Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent'anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l'incubo sia finito.
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    Enrico

    14/05/2020 10:01:07

    Eco deve essersi divertito nello scrivere questo libro, come io mi sono divertito a leggerlo. La vicenda privata dei protagonisti, insignificante e divertente, nella sua assurdità è la giusta cornice del quadro storico che viene descritto. Resta un velo di amarezza, e la sensazione che non esiste nulla di più romanzesco della realtà. Lo si consiglia a tutti coloro che hanno seguito distrattamente sulla stampa le vicende italiane degli ultimi decenni, ma anche ai giovani che di queste vicende forse non hanno mai sentito parlare.

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    Gian

    07/03/2019 21:55:15

    La poderosa inventiva di Umberto Eco, associata alla sua immensa cultura ed al suo stile letterario inconfondibile, fanno di questo romanzo l'ennesima conferma, ove ce ne fosse ancora bisogno, della sua grandezza. Il contesto di fantapolitica (ma poi è davvero così?) che Eco sviluppa in questo romanzo è davvero inquietante, e lascia al lettore una serie di domande a cui la nostra società non è stata in grado di dare risposta nel corso degli ultimi decenni, oppure ipotizza per tali domande delle risposte ancora più inquietanti. Consiglio caldamente la lettura di questo libro!

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    Alessandro

    07/03/2019 15:28:23

    Modo più confuso e sfocato per affrontare fatti veri e funesti del dopoguerra italiano non ci poteva essere: puro sfondo, congerie di fatti in cui tutto si tiene e il falso è indistinguibile dal vero, dove l’accumulo ingenera panico e, in chi non sa, inibisce ogni comprensione. Lo stesso effetto del brutto giornalismo stigmatizzato nelle pagine del romanzo. In sintesi, un romanzo modesto, senza particolari impennate, a tratti caratterizzato da molte digressioni satiriche, ma tutte stanche e già sentite e neanche una che ricordi la verve dissacrante del "Diario minimo", una storia che si limita a vedere il dito e non la luna.

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    MAURO PASTORE

    07/11/2018 12:58:51

    Un esemplare del libro in una libreria, io lo esaminai, un poco scrutai, ne dedussi che si trattava di qualcosa di simile al piano-sequenza del cinematografo, una versione non teatrale del canovaccio del teatro; e pensando potesse essere per non iniziati un romanzo, per iniziati un diario, dubitai che l'Autore non gradisse darne alle stampe perché avrebbe voluto rifarlo in varie opere separate: saggio, racconto, storia, dissertazione... Ma che poi per necessità a lui non fauste decidesse di farlo pubblicare quale potesse alfine realmente risultare, ovvero: Appunti. Per varie interpretazioni, letterarie e non. MAURO PASTORE

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    Giuseppe

    20/09/2018 10:37:57

    Libro molto interessante una delle ultime opere del grande scrittore...non è molto lungo come i libri più famosi di Eco ma riesce a tirar su una storia in cui spiega molto bene la vita di un giornale che vuole fare inchieste pericolose e dentro ci infila due o tre storielle su eventi non molto conosciuti ma che magari si vuole approfondire una volta conosciute grazie a questo libro (io l'ho fatto)!

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    Marco

    20/09/2018 07:28:07

    Numero zero è l'ultimo romanzo scritto da Umberto Eco ( dopo circa un anno ci avrebbe lasciato) e probabilmente quello più leggero e semplice, un pò buttato lì (in realtà era una delle idee seminali per il romanzo che poi sarebbe diventato Baudolino ovviamente andando poi da tutt'altra parte, dichiarazione fatta proprio da Umberto Eco nel saggio "Sulla Letteratura" già nel 2002!) senza grandi approfondimenti dei personaggi e con intreccio e fabula appena accennati e poco sviluppati. Un "divertissement" lo avrebbe definito forse il nostro caro Professore...leggetelo per quello che è senza pretendere troppo, è comunque divertente e sono presenti alcune delle solite arguzie e finezze letterarie caratteristiche di Eco che rendono godibile il libro.

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    Roberto

    27/10/2017 12:51:14

    si intrecciano i grandi misteri, mai chiariti: Mussolini, i servizi segreti, i poteri occulti e via discorrendo: nulla di paragonabile ai precedenti romanzi che lascia con l'amaro in bocca.

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    Carla Simonetti

    20/02/2017 14:16:58

    Un libro strano, do due stelle perchè penso di non averlo capito appieno io e non che Eco lo abbia scritto di malavoglia.

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    cantarstorie

    04/10/2016 09:43:05

    Libro che dopo la lettura sfugge, passa via e difficilmente rimarrà nella memoria. Piacevole, per la consueta bellezza dello stile, ma nulla di paragonabile ai romanzi scritti negli anni precedenti, quelli sì, immutabili al ricordo. Un passatempo. Lieve. Già dissolto.

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    Dario Rivarossa ilTassista

    02/07/2016 10:42:24

    "Domani muore: oggi stesso". Il congedo di Umberto Eco dalla narrativa, e dalla vita, ha il sapore amaro di un "lasciate ogni speranza". La storia è ambientata nel 1992, epoca in cui si incrociano Mani Pulite, il caso Gladio e l'ascesa di Berlusconi. Il tutto condito con un'avvincente ipotesi alternativa sulla "vera" morte di Benito Mussolini -- ma, che questa ipotesi regga oppure no, in effetti non cambia nulla per la storia d'Italia del dopoguerra, descritta con una ferocia degna degli "Scritti corsari" di Pasolini. E stranamente, proprio Pasolini non è mai neppure citato nel romanzo, in compenso vi è un personaggio che farà una brutta fine per aver scoperto troppe cose. Eco racconta la storia buia dell'Italia dal 1945 al 1992, e dopo, dall'interno di una redazione che dovrebbe produrre il numero zero di un nuovo giornale, "Domani", il quale appunto non uscirà mai. I fatti relativi ai decenni di complotti dell'estrema destra in Italia, con la benedizione degli Stati Uniti, sono ormai sostanzialmente noti, a rigore non sono più un segreto. Il difficile però è mettere insieme i pezzi, e soprattutto -- come il semiologo sa fin troppo bene -- il modo stesso in cui vengono fatte le "rivelazioni" serve a renderle innocue, cioè ancora più pericolose. Un romanzo che, diversamente da altre opere di Eco, è scritto in stile veloce, giornalistico. La conclusione? "Basta solo aspettare: una volta diventato definitivamente terzo mondo, il nostro Paese sarà pienamente vivibile. . . È che Maia [la co-protagonista] mi ha restituito la pace, la fiducia in me stesso, o almeno la calma sfiducia nel mondo che mi circonda". Maia in sanscrito significa "illusione".

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    Tibernet

    05/03/2016 17:52:05

    Uno degli scritti più ridicoli degli ultimi 20 anni. Meno male ha finito eh...

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    LiveALive

    28/02/2016 14:45:31

    Vedo che molti stanno comprando questo libro: essendo l'ultimo, ci si aspetta che rappresenti lo "stato dell'arte" del suo autore. In realtà non è quasi mai così. è inspiegabile ciò che è successo questo con questo libro. Io, come altri, ho ipotizzato che non sia stato scritto davvero da Eco. Può essere che gli sia stato chiesto un favore a forza. Può anche essere che il maestro, sentendo la morte approssimarsi, abbia voluto per una volta buttare là qualche rapida idea su un periodo storico che non aveva mai affrontato in forma narrativa. Fatto sta che è di gran lunga la sua opera peggiore. Stile a parte (ben ritmato), non si salva niente: la storia d'amore è irrealistica, la trama sconclusionata, i personaggi insipidi. L'Isola del Giorno Prima e Il Cimitero di Praga pure avevano annoiato gli estimatori di Eco, ma lì c'era comunque del buono. Qui, non ci trovo niente, e dubito molto fortemente che sia un caso come quello dei Quartetti di Beethoven. Se volete rendere onore alla memoria di Eco, lasciate stare questo, e rileggetevi il Pendolo di Foucault, che rimane uno dei migliori romanzo del'900 in assoluto.

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    roberto morsucci

    08/02/2016 15:31:36

    Ringrazio il professor Eco per aver pubblicato questo libro. Mi ha liberato della eccessiva soggezione che avevo nei suoi confronti. Mentre non mi sognerei mai di poter scrivere anche una mezza pagina delle peggiori dei suoi scritti precedenti, alla fine di questo racconto mi sono detto: "questo lo potevo scrivere anch'io".

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    Roberto

    02/01/2016 21:20:52

    E un libro forse non all'altezza degli altri romanzi di Eco, ma lo stile e il suo. Interessante la ricostruzione della strategia della tensione ( tra l'altro cose ormai conosciute con l'unica aggiunta del sosia di Mussolini). Più che altro il romanzo e un attacco al giornalismo, che ormai non pensa più a pubblicare i fatti ( che come precisa bene lo stesso Eco) non possono mai essere distinti dalle opinioni, ma solo ad accontentare i potenti, a demolire gli avversari; ed e un attacco all'Italia che era destinata a diventare ( il libro e ambientato nel 1992) come i paesi sudamericani, dove tutto e lecito e alla luce del sole e il popolo e abituato e narcotizzato a tutto.

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    Salvatore Di Gigli

    12/10/2015 14:58:09

    Una vera schifezza! Carta straccia. Non credo l'abbia scritto lui.

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    ANGELO

    01/10/2015 13:25:12

    Pessimo. Mi sembra impossibile che sia un romanzo scritto da Umberto Eco. Sciatto, buttato via, una trama inconsistente e un finale arrangiato.

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    tom

    27/09/2015 21:04:19

    La scrittura e scorrevole è piacevole, meno colta e ridondante di altri romanzi di Eco(ben più di spessore però). Avrei gradito che approfondisse più le tante vicende storiche toccate; di questo libro ho apprezzato principalmente l'ironia, peccato sia riservata solo (o quasi) a una parte...

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    Luca Sciacchitano

    12/09/2015 17:08:21

    Il romanzo sembra scritto per forza e per forza si trascina monotono e senza storia fino alla fine, la cui bellezza risiede nel fatto che ponga fine alla sofferenza della lettura. Parliamo di un maestro della scrittura, autore di capolavori come "il Nome della Rosa" e "Baudolino" che si riduce a scrivere 200 paginette scarse senza un perchè e senza un percome. Qualche sfoggio di erudizione tenta di risollevare un libro che però sprofonda inesorabilente verso l'inutilità. Il maestro ha scritto grandi opere. Numero Zero indubbiamente non è fra queste.

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    Number

    12/07/2015 07:58:23

    Più di ciò che viene dopo (e vissero felici e contenti. Sì, ma poi quanti bambini nacquero? Restarono insieme o si lasciarono?), mi ha sempre incuriosita ciò che c'è dietro. Umberto Eco, nel suo NUMERO ZERO (Bompiani) mi accontenta raccontando cosa possa esserci dietro la redazione di un quotidiano un po' sui generis (neanche tanto, immagino). Certo, pur godendo dell'eccelsa scrittura e della genialità (magari è normalità ma io non sono giornalista) della trama, ho fatto fatica a seguirne alcune parti, specie politiche, visto che di politica vera capisco poco e la mia preparazione storica è pressoché scolastica. Forse per leggere certi autori, mi son detta, bisogna prima mettersi all'altezza...

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    roberto

    30/06/2015 12:48:25

    Un operetta stanca, scritta "con la sinistra" da chi e' ormai abbastanza anziano da non avere piu' voglia di istruire e indottrinare i lettori con stimolanti spunti intellettuali (come nei romanzi storici di alcuni anni fa). Unico elemento degno di nota, l'aver individuato nei primi anni novanta quel punto di svolta storico che ha portato dopo piu' di venti anni l'Italia a trasformarsi in quella triste e disfatta repubblica "sudamericana" senza piu' speranze, morale o etica che e' il paese in cui ci troviamo adesso.

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Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo.

È la negazione della professione giornalistica, ma anche la parodia, un po’ grottesca, di quello che è poi realmente avvenuto in molti giornali “di regime” italiani durante la cosiddetta Seconda Repubblica. Umberto Eco ritorna al romanzo e torna a occuparsi degli argomenti che gli sono più cari: complotti, dietrologie e falsi miti questa volta riguardanti la storia recente italiana, logge segrete, piani oscuri dei servizi deviati e contro-storie mai raccontate. Questa volta, però, il suo protagonista non è né un fine pensatore, come Guglielmo da Baskerville del Nome della rosa e né un furbo falsario, come Simone Simonini del Cimitero di Praga. Colonna è un giornalista da quattro soldi, uno scribacchino fallito, come ama definirsi, che alle soglie dei cinquant’anni, dopo aver abbandonato gli studi, aver scritto per giornali locali, rivisto centinaia di bozze e fatto il ghost writer per scrittori peggiori di lui, riceve la proposta che forse può cambiargli la vita.
Siamo nel 1992 e Milano, insieme ai suoi apparati di potere, sta per essere travolta dall’inchiesta Mani Pulite. Un noto imprenditore locale, proprietario di qualche emittente privata e di riviste scandalistiche, oltre che di numerose cliniche private sulla costiera romagnola, il Commendatore Vimercate, decide di finanziare una nuova testata giornalistica, il Domani, e di mettere insieme una redazione molto particolare. Il direttore è il machiavellico dottor Simmei, gli altri cinque redattori sono tutti rinomati fannulloni, rottamati da riviste di poco conto, che fino a quel momento si sono occupati principalmente di oroscopi, enigmistica e affari di cuore. Colonna è l’unico ad avere un ruolo di rilievo, il capo redattore, ed è anche l’unico a conoscere le reali intenzioni dell’editore. Il Domani non è un giornale qualunque, che si occupa degli argomenti avvenuti il giorno prima ma, come dice il nome stesso, è un giornale che parla del domani, del giorno dopo la pubblicazione, che quindi ipotizza, suggerisce, allude a fatti che non sono ancora successi ma che potrebbero succedere e coinvolgere personaggi illustri.
Uno strumento molto potente, insomma, in grado di condizionare e indirizzare il comportamento di molte persone. Su questo nuovo mestiere di giornalista, che deve saper prevedere e suscitare reazioni, creare notizie dal nulla e affossare verità conclamate, il direttore basa le sue quotidiane lezioni durante le riunioni di redazione, offrendo a tutti i suoi giovani collaboratori le “armi” del mestiere. In realtà il Domani è un giornale destinato a non uscire mai, e tutti lavorano soltanto al “Numero Zero”, una prova generale di quello che il giornale potrebbe diventare: uno strumento di ricatto infallibile e ben affilato.
Ma quello ideato dal Commendatore è un gioco pericoloso che non tiene conto della presenza, all’interno della redazione, di un personaggio che del complotto ha fatto la sua ragione di vita. Romano Braggadocio, esperto di scandali con la fissa per Mussolini, tra un incarico e l’altro sta ricostruendo uno dei misteri più intriganti d’Italia: la reale sorte del Duce alla fine della Seconda guerra mondiale. Braggadocio sta conducendo da anni un’inchiesta che lo porta nei luoghi più oscuri e malfamati di Milano e che riguarda Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia e chissà cos’altro. Il Colonna verrà messo a parte dei suoi progetti, e sarà il primo a trovarsi in pericolo quando la vicenda prenderà un’inevitabile piega noir.
Prosegue sul filone della “paranoia del complotto” questa nuova sorprendente opera di Umberto Eco, che ancora una volta, mentre porta alla luce gli aspetti più oscuri e gotici di Milano, offre un’inedita chiave di lettura ai fatti che hanno caratterizzato la storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni. Si potrebbe anche credere che Numero zero sia solo un romanzo, ma quando si tratta del famoso filosofo e semiologo di Alessandria, davvero i confini del genere perdono ogni consistenza e tutto può essere letto come una gigantesca metafora.


Un brano dell'intervista di Wuz

WUZ: Sembra che la situazione in Italia sia in movimento e la cosa è incoraggiante. Suonano diverse campane a morto per quanto riguarda la lettura, però l’editoria, almeno in fatto di numeri, sembra molto vitale.

ECO: Innanzitutto, le campane a morto sulla lettura a me fanno sempre un po’ sorridere. È vero che l’Italia si trova, nelle classifiche fatte tra i paesi economicamente sviluppati, in una posizione molto bassa per quanto riguarda il numero di libri letti annualmente da un singolo lettore, anche perché gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di settimanali più che di libri, però, se si entra in una di queste cattedrali librarie, nelle Feltrinelli, nelle Mondadori, nelle FNAC, c'è una gran quantità di giovani che gira per la libreria e qualcosa pur farà. Siamo a un livello molto basso rispetto alla totalità dei cittadini, ma c’è un nucleo duro di lettori che permette alle case editrici di vivere: anzi avevamo calcolato che le case editrici hanno in media un assorbimento di mille, millecinquecento persone all’anno. In questa cifra è compresa naturalmente anche la segretaria che batte i testi al computer e molti sono assorbimenti per circolazione (uno che esce di qua e va di là), ma questo vuol dire che gli editori non licenziano, ma assorbono.

WUZ: La locuzione “Editoria Cartacea e Multimediale” fotografa una situazione in via di integrazione oppure due ambiti che sono ancora in cerca di una composizione, di un equilibrio?

ECO: Io credo che sia in via di integrazione perché anche chi continua a fare solo editoria cartacea usa tecniche multimediali per l’impaginazione ecc. Ecco perché, quando si forma un giovane per lavorare nell’editoria, deve avere la doppia competenza, anche se non va a lavorare in una casa editrice prettamente multimediale. Bisogna poi ricordare che ormai non c’è casa editrice che non abbia il suo sito internet, perciò qualcuno che se ne occupi ci dovrà pur essere; inoltre le ricerche avvengono sempre via Internet per cui i due mondi si toccano continuamente anche laddove non ci sia una specifica produzione multimediale.

WUZ: Un’ultima domanda: se potessimo riassumere in una parola l’imperativo per gli editori che verranno, quale sarebbe?

Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace.
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    Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all'Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d'Aquino. Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all'Università di Bologna, dove... Approfondisci
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