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Joris Luyendijk

Traduttore: E. Benghi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 237 p. , Brossura
  • EAN: 9788806230869
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E se i banchieri non fossero i veri nemici? Se la verità fosse molto più complessa e spaventosa, perché la cabina di pilotaggio è vuota? Domande inquietanti? Ahimè, no; piuttosto inevitabili, volendo costruire un’inchiesta sulle figure antropologiche del mondo della finanza dopo la tempesta perfetta del 2008. È quanto ha fatto il giornalista olandese Joris Luyendijk (…).

In questo libro si spiegano gli aspetti essenziali del funzionamento del mondo finanziario, ma si analizzano anche altri aspetti: arrivismo, frustrazioni, ossessioni di uomini e donne che molto guadagnano e poco vivono; perché il mondo reale è altra cosa e i banker sono per lo più reclusi in quel villaggio che è la City, anche quando si trovino in business class, a Madrid, Singapore o Los Angeles. (…) Il villaggio è lo stesso, con tutte le sue leggi non scritte, i codici d’abbigliamento e le gerarchie interne; una sorta di non-luogo nel quale la stessa genialità degli analisti quantitativi si trasforma in potenziale disgrazia per i più che vivono al di fuori d’esso. (…) Sono soprattutto questi aspetti del libro ad essere interessanti, in particolare, quando l’autore, venendo a contatto  con la composita fauna della city, riesce a definire dei tipi ideali, relativi non solo alle differenti mansioni svolte, ma anche ai “sentimenti”, per così dire, degli adepti (…). Ecco allora il tipo l’analista Asperger, incapace di coltivare normali relazioni sociali; il rock’n’roll trader, che “guadagna come minimo mezzo milione di sterline l’anno”, vive in “una prigione di lusso” e non sa quanto reggerà ancora; ci sono i “neutrali”, che “non fanno nulla per cambiare le cose, ma sono bravissimi a individuare quello che non va”; “i padroni dell’universo”, che fanno coincidere la loro figura professionale “con il proprio ego e vedono il lavoro come una gara in cui cimentarsi”; i “repressi”, per i quali il lavoro è un supplizio; i “ciechi”, per cui la city è il loro intero mondo e infine i “deliranti”, che hanno smarrito i contatti con la realtà. (…)

Da giornalista qual è, Luyendijk è consapevole che la messa a nudo delle miserie della city non genererà alcuno scandalo, né autocorrezione. perciò, anch’egli invoca regole contro gli incentivi immorali, i conflitti d’interesse, i derivati, il timore di un crack informatico, ecc. Impossibile non farlo, ma del tutto irrilevante per questo libro, per il quale basta l’analogia iniziale: la cabina di pilotaggio è vuota.

Recensione di Adelino Zanini


Indice

Introduzione

I. Dietro il muro di silenzio
II. Il pianeta Finanza e la crisi
III. Diventare nativi
IV. Il denaro altrui
V. Quando arriva la telefonata
VI. Ciascuno per sé
VII. Isole nella nebbia
VIII. Ma le buone notizie?
IX. Godverdomme
X. I «padroni dell'universo»
XI. Vivere nella bolla
XII. «Nessuno ama i profeti di sventure»
XIII. La cabina di pilotaggio vuota

Metodologia
Ringraziamenti
Indice analitico




Un brano dell’intervista di Raffaele Oriani su Venerdì di Repubblica

La sua ricognizione nella City tratteggia un quadro piuttosto inquietante. Qual è l'aspetto che dovrebbe preoccuparci di più?
«L'assenza di controllo. Il sistema finanziario può sembrare efficiente come un aeroporto o compatto come un esercito, ma la verità è che è un arcipelago di isole avvolte nella nebbia. Nessuno sa veramente cosa stia succedendo, finché, come accadde nel 2008, un'isola non esplode travolgendo tutte le altre. Perché il secondo dato allarmante è l'assoluta interconnessione globale: tutte le banche in realtà sono un'unica immensa banca.»

Secondo lei cosa dovrebbe cambiare?
«Abbiamo bisogno di più leggi e meno regole. Prenda i conflitti d'interesse delle banche d'investimento: alla fine degli anni Novanta la sovrapposizione tra chi quotava la società e chi ne acquistava i titoli alimentò la bolla delle dot.com portando a un crac di cinquemila miliardi di dollari. Invece di intervenire separando nettamente le due attività, si sono escogitate regole del tipo: in ascensore è vietato parlare di lavoro tra colleghi che svolgono funzioni diverse.»