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Traduttore: M. Nati
Editore: Fanucci
Collana: Numeri Uno
Anno edizione: 2016
Pagine: 236 p., Brossura
  • EAN: 9788834732045
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    Simone

    24/06/2017 10.01.26

    È difficile riuscire a trarre delle conclusioni su uno dei romanzi di P. K. Dick perché quando li finisci hai sempre un senso di vuoto ma anche un senso di curiosità, e in più non sei mai sicuro se hai capito ciò che quel testo voleva trasmettere o se forse non voleva trasmettere nulla ma solo alzare il livello della tua curiosita, a tal punto da continuare a leggere P. K. Dick come se i suoi libri fossero una droga. È questo l'effetto che ti fa Philip Dick: non puoi smettere; anzi vorresti, ma alla fine non riesci. Occhio nel Cielo parte normale, come quasi nessuno dei romanzi di Dick che ho letto fino ad oggi. Sembra una storia di ordinaria quotidianità finché non succede un incidente in un laboratorio e al risveglio dall'ospedale i malcapitati iniziano a percepire una realtà diversa. Come sarebbe il mondo se ogni preghiera venisse avverata? O anche una semplice maledizione che lanciamo a un tizio qualsiasi? Ce lo mostra questo romanzo, e sarebbe un mondo folle, invivibile, vittima dei fanatici. Ma questo mondo forse non esiste perché appena riescono a capire come funziona, si ritrovano in un mondo ancora più bizarro dove ogni cosa può essere cancellata come se non fosse mai esistita, anche intere nazioni. Ma quanti mondi esistono si chiede il cinico Hamilton. Lui non crede a nulla, né a pseudo divinità e né a nient'altro del suo o degli altri mondi; anche se dopo tutti quei mondi che gira diventa, forse, una persona più sensibile. Ogni mondo che incontriamo è un mondo visto da una persona diversa, ovvero il suo mondo; come se entrare nella testa di qualcuno comporterebbe di stare alle sue regole. Tutti guardano il mondo con gli stessi occhi ma ogni mondo è diverso. L'individualità gioca un punto cruciale nel libro. Dentro troviamo anche temi come il razzismo e il comunismo (visto con gli occhi degli anni '50). Ma cosa significa tutto ciò? Forse niente, o forse che ognuno vive bene nel suo mondo che si è creato in testa, mentre per gli altri potrebbe essere

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