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Traduttore: C. Coïsson
Collana: La memoria
Anno edizione: 2010
Pagine: 740 p., Brossura
  • EAN: 9788838925108
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    angelo

    29/12/2016 10.54.34

    Ingredienti: la città di Berlino tra il 1940 e il 1942 piena di opportunisti perdigiorno, nazisti esaltati, resistenti e ricattatori, una umile coppia che ha perso un figlio in guerra, un piccolo e pericoloso gesto di ribellione al potere, uno scontro tragico tra il senso di libertà e giustizia e la violenza spietata del terzo reich. Consigliato: ai pochi che hanno il coraggio di lottare contro la “banalità del male” dei tanti, a chi vuole scoprire un grandissimo capolavoro quasi dimenticato del ‘900.

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    giorgio g

    23/11/2016 09.41.55

    Ho letto il libro perché attratto dal successo del film "Lettere da Berlino" da cui è ricavato. La storia, conclusasi tragicamente sotto le torture naziste, di Otto e Anna Quangel fa riflettere sui vantaggi spesso dimenticati di poter vivere in un paese democratico e non sotto un regime in cui, per usare le parole dell’Autore, “nemmeno i pensieri erano liberi”. Di quale orrendo delitto si erano macchiati i coniugi Quangel? Di aver scritto con fatica e distribuito in giro delle cartoline in cui si mettevano in guardia i cittadini dai misfatti di Hitler e della sua cricca che si valevano di una polizia occhiuta e onnipresente il cui compito era penetrare nei gangli più profondi della popolazione, di tormentare i sospetti e di portarli alla forca: erano le armi usate dal potere nazista per conseguire i suoi malefici scopi. Il libro, di cui raccomandiamo la lettura, si chiude con parole di speranza perché “è dedicato alla vita”: l’ultimo capitolo è dedicato a Kuno Borkhausen il figlio del ladro bighellone di ieri che si è rifatto una nuova vita in campagna.

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    AdrianaT.

    12/08/2016 09.03.49

    L'essenziale, per quasi tutti i protagonisti di "Nessuno muore solo" - tedeschi sui generis parecchio distanti dall'immaginario del cliché teutonico - è di non avere seccature. Al diavolo la proverbiale efficenza, tenacia, organizzazione e precisione tedesca tanto nel bene quanto nel male; costoro sono veramente l'altra faccia della supposta razza ariana; qui si fornisce una caratterizzazione inedita di quella fascia sociale dalla molezza, pigrizia ed inettitudine, paradossalmente maggiormente confacente, antropologicamente, a caratteri squisitamente mediterranei. Una scrittura poco incisiva che mi lascia perplessa e non molto soddisfatta; una struttura che tutto sommato regge le sue 684 paginette Sellerio, ma che risulta infarcita di minuziosi particolari superflui, nonché di frequenti monologhi interiori poco significativi, ridondanze e ripetizioni che ne rallentano e ne saturano la lettura. Alcuni personaggi sono inverosimilmente goffi, ingenui,maldestri e meschini; altri oscillano fra crudeltà e cinismo, trasformandosi da fumettistici carnefici a vittime e viceversa, in un andirivieni il cui senso, in temini narrativi, mi sfugge. Non sono riuscita ad apprezzarlo come probabilmente avrebbe meritato e forse l'essenza e la saggezza di questo libro sta tutta in queste poche frasi: - "Nessuno può vivere in tutte le direzioni, Quangel. La vita è così ricca. Lei sarebbe sminuzzato. Ha fatto il suo lavoro e si è sempre sentito un uomo completo. Quando era ancora fuori, era contento di sé. [...] Perlomeno lei ha resistito al male. [...] Così abbiamo dovuto agire ognuno per conto suo, e siamo stati presi uno per uno, e ognuno di noi morrà solo. Ma non per questo siamo soli, Quangel, non per questo moriamo inutilmente. A questo mondo nulla accade inutilmente, e poiché combattiamo per la giustizia contro la forza bruta, saremo noi i vincitori, alla fine. -

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    nihil

    30/03/2016 11.41.14

    voto 5 perchè 15 non si può. E' un libro che piacque molto anche a Primo Levi, il che ci commuove perchè abbiamo le stesse sensazioni che ci avvicinano ad un altro Grande. Si potrebbe dire che questo libro parla di resistenza ai nazisti, ma che contiene anche un noir nelle sue pagine e ironia in certe parti che semmbrerebbe inglese! La parte che colpisce è quando Lui specifica che anche le piccole resistenze mettono in pericolo di vita come le grandi. Ergo...ognuno è un grande come può! Qui sta forse il segreto della dignità di ognuno di noi.

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    Lory

    29/12/2014 18.23.01

    Solo una parola: bellissimo! Un libro che ti prende dalla prima all'ultima pagina, e non sono poche.... Che bello leggere di persone con proprie idee, con proprie convinzioni, pronte anche a perdere la vita pur di tenervi fede.

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    Vincx

    21/10/2014 18.41.39

    Un libro fulminante. Il romanzo storico nella sua accezione più alta. Essenziale. Diretto. Senza "soli pallidi al tramonto" e "fuochi scintillanti negli occhi". Vivo. Un pugno allo stomaco. Di quelli che non c'è bisogno di "di superare le prime 100 pagine" per lasciarti prendere. Da leggere.

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    Renzo Montagnoli

    29/11/2013 11.46.44

    Quando si sente la parola Resistenza, il pensiero evoca immediatamente quella italiana, quella francese, quella polacca, insomma quel movimenti dei popoli assoggettati nel corso della seconda guerra mondiale al tallone tedesco e che vi si ribellarono, scrivendo pagine di autentico eroismo contro un regime sanguinario e oppressivo. A nessuno viene in mente la resistenza tedesca, perché con caratteristiche di insurrezione di massa non ci fu certamente. Eppure non mancò chi si ribellò al nazismo, ma con forme di lotta diverse e in un contesto che vedeva gruppi, peraltro poco numerosi, operare in una popolazione che se non era ostile nei loro confronti, comunque non era solidale. E il romanzo di Hans Fallada parla proprio di questa resistenza isolata, con due genitori, se non convinti nazisti, comunque indifferenti al comportamento del regime, almeno fino al 1940, quando apprendono della morte in combattimento del loro unico figlio Otto. Tengo a precisare che non si tratta esclusivamente di fantasia, perché i coniugi in questione, che nel libro si chiamano Otto e Anna Quangel, sono esistiti veramente, beninteso con altro nome (Otto ed Elise Hampel), così come la loro vicenda, la loro stramba ribellione avvenne veramente, come pure l'esito finale, cioè la morte di entrambi.. Il libro, peraltro assai lungo, è senz'altro bello, ma non mi sento di provare pietà per i due coniugi giustiziati, ribelli non per un risveglio della loro coscienza, ma per una perdita, così frequente in una guerra sanguinosa tanto da essere dolorosamente accettata di altri, ma non da loro.

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    grazia

    21/05/2013 17.44.41

    un pugno nello stomaco. una spina nel cuore. un libro che non vorresti mai abbandonare. un vero capolavoro che dovrebbe essere letto da tutti.

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    tenca 46

    22/02/2013 10.44.21

    Non ringrazierò mai abbastanza la persona (o il blog)che mi ha portato alla lettura di questo libro, un autentico capolavoro ( a mio modesto avviso) di un autore che prima conoscevo solo di nome. La storia della resistenza alla dittatura di un modesto capooperaio e della moglie spinti non da ragioni politiche o ideologiche ma dalla ribellione umana alla straziante morte in guerra del loro unico figlio. Il tutto raccontato con una descrizione magnifica delle innumerevoli sfacettature della società di quei tempi con una prosa mirabile da grandissimo artista. Un libro che arricchisce chiunque abbia la fortuna di leggerlo e che non mi stancherò mai di consigliare a tutte le persone intelligenti che conosco.

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    marco 50

    23/01/2013 16.50.32

    parecchi anni fa lessi questo libro ora sono riandato a rileggerlo ,concordo con tutte le recensioni che hanno dato il massimo dei voti assolutamente un capolavoro un grande scrittore che ci racconta come si viveva a quei tempi nella Germania nazista.Da leggere e consigiare atutti sopratutto i giovani ,di questo autore ci sono altri libri cito solo "E adesso pover'uomo"

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    Mirco

    11/09/2012 17.36.43

    5/5, di più non si può: ma perchè ci sono voluti settant'anni per scoprire questo autore? L'ho comprato leggendo la nota di Primo Levi, e fidandomi di Sellerio che ancora una volta si conferma un editore sopra le righe. Il libro è bellissimo, nel ritrarre la Germania collaborazionista, terrorizzata, ossequisa, vile ma anche col coraggio di un Davide verso Golia. Davide non vincerà la battaglia, ma Golia perderà la guerra. Molto bello anche il tratteggio dei due genitori quasi una storia d'amore in sottofondo all'ipocrisia del regime. Autore sconosciuto in Italia ma già famoso per un'altro titolo (E adesso pover'uomo?) che è considerato una pietra miliare della letteratura tedesca del 900, già nel carrello.

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    maria luisa

    27/08/2012 14.07.54

    E' un libro da leggere assolutamente. Attraverso la storia di due coniugi si capisce tutto l'orrore di cui sono stati capaci i nazisti. Come un popolo si sia fatto trascinare in un impresa che ha portato solo morte e disperazione. Si viene a conoscenza dei mecanismi che scattavano nelle persone, i delatori erano numerosissimi, alcuni per sadismo e cattiveria vera, altri per paura profonda. Un libro ben scritto,mai noioso, i profili dei personaggi sono ben tratteggiati. Lo consiglio veramente

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    Michael Moretta

    02/08/2012 07.36.19

    Attraverso la vicenda di Otto ed Anna Quangel l'autore ci racconta la Germania degli anni di Hitler, in cui, accanto a personaggi che facevano della delazione la loro unica ragione di vita e il loro unico modo di sostentamento, vivono persone con ancora dignità sufficiente per opporsi ad un regine tirannico che è diventato ormai un modo di vivere. La paura, imposta dal führer e dai suoi apparati polizieschi di repressione, ha trasformato le persone in pallide copie di ciò che un essere umano dovrebbe essere, ed anche le semplici cartoline lasciate dai Quangel, scritte in un tedesco strampalato con idee piuttosto confuse, impauriscono chi le trova ed infastidiscono non poco un regime che non accetta anche una sola voce fuori dal coro. Il romanzo racconta della caccia che la Gestapo scatena per scovare i misteriosi autori delle cartoline. Caccia attuata mediante ogni mezzo, dalle spie più o meno occasionali, a quelle di professione, dalle perquisizioni a tappeto alle violenze attraverso cui si estorcevano ogni tipo di confessione. Il libro di Fallada mi è piaciuto moltissimo per la delicatezza con cui tratteggia i suoi personaggi e per il fatto che ci fa capire come anche un piccolissimo gesto, una minuscola cosa come quella di lasciare tre cartoline a settimana potesse avere un significato enorme in un tempo in cui anche una sola voce di dissenso poteva costare la vita. I Quangel non ottennero nulla, se non la morte, ma il loro esempio di dignità non può che commuovere e la loro storia non può che essere di insegnamento a tutti. E lo stile di Fallada rende questa storia molto profonda e toccante. Un libro sicuramente da leggere e da conservare.

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    Tina

    24/04/2012 17.32.45

    concordo con tutti gli altri, un libro da leggere e da far leggere uno dei libri più belli che abbia mai letto! Nemmeno la Nemirovsky che è una delle mie scrittrici preferite e che sul tema del nazismo ha scritto, a mio avviso lo eguaglia! Dovrebbe essere considerato uno dei grandi scrittori del novecento ed invece è praticamente sconosciuto!

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    Massimiliano Sabella

    03/04/2012 00.05.52

    D'accordo con chi in basso ha scritto "lo sto regalando a tutti". Un monumento. Alla vita, alla resistenza, alla letteratura. I forti stanno proprio dove non li vedi, per questo dei Paesi cadono senza che se ne accorga nessuno. I forti non sono i virili ma i deboli. La bomba arriva da dove meno te l'aspetti.

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    Marco Mariani

    29/03/2012 22.22.27

    Lo sto regalando e consigliando a tutti gli amici. Un libro da non perdere.

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    Maria Luisa Valeri

    06/01/2012 12.44.22

    Contro il grigiore mentale e morale inmposto dalla dittatura nazista, la pacifica e civile rivolta di due genitori: UN CAPOLAVORO SULLA LIBERTA' E LA DIGNITA' UMANA.

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    Roberto

    12/11/2011 08.26.49

    Un capolavoro della letteratura. Chiedo ad Ibs di poter dare un 5 CUM LAUDE! Da leggere e pensare. Libro quasi sconosciuto, ringranzio l'amico che mi ha consigliato questo libro. Leggetelo per favore.

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    romina

    16/09/2011 12.05.07

    Libro coinvolgente dall'inizio alla fine e anche se sai già quale sarà la fine dei due protagonisti, non smetteresti mai di leggere. Uno dei libri più belli che abbia mai letto.

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    gianluca

    30/08/2011 17.29.32

    Otto e Anna sono due hitleriani della prima ora. Due esseri umani insignificanti, grigi e schiacciati dall'inerzia di un regime violento e liberticida. Marito e moglie che però un giorno decidono di diventare attori resistenti. Non sono eroi, hanno le loro vigliaccherie, paure, dubbi, ma finalmente si accorgono che tutta quella crudeltà deve trovare una resistenza. Così iniziano a scrivere cartoline con messaggi anti-hitleriani, frasi che invitano non alla rivoluzione, ma alla disobbedienza civile. Le lasciano sulle scale dei condomini, come messaggi anonimi che possano sedimentarsi nella mente dei loro concittadini. Così scatta una caccia all'uomo da parte delle autorità che non possono tollerare questo sottile seppur utopico ed innocuo affronto. Ho sempre considerato la pervicace crudeltà degli aguzzini nazisti come una grande paura, incomprensione ed invidia per la capacità degli uomini, seppur braccati, vessati, torturati, di mantenere nell'intimo della propria mente la libertà di pensiero. Che nessun regime può sopprimere. Nemmeno minacciando la morte. Il Reich millenario è morto per la sua intrinseca stupidità. E Otto e Anna hanno vinto. Memorabile durante il processo la risata dell'uomo che, pur consapevole di essere condannato alla ghigliottina, riconosce l'idiozia, la farsa e l'abiezione di giudice, avvocati, funzionari, degni galoppini di uno stato criminale. Come Hannah Arendt: la banalità del male. Hanno vinto perché...: "...sono come il buon seme in un campo di erbacce. Se non ci fosse il buon seme, tutto il campo sarebbe invaso dalle erbacce". Come dice John Berger: "Il futuro, che loro temono, arriverà. E, in esso, quel che di noi resterà è la fiducia che abbiamo serbato nell'oscurità"

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