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L' ombra della montagna - Gregory David Roberts - copertina

L' ombra della montagna

Gregory David Roberts

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Traduttore: Vincenzo Mingiardi
Editore: Neri Pozza
Collana: Le tavole d'oro
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 3 dicembre 2015
Pagine: 1085 p., Brossura
  • EAN: 9788854506817
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L' ombra della montagna

Gregory David Roberts

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"Un unico sbaglio può appiccare il fuoco a una foresta nel cuore, oscurando ogni luce...": così comincia quest'opera. "Shantaram" ha come protagonista Lin, il "filosofo che ha smarrito l'integrità nel crimine", il fuggiasco divenuto a Bombay un "uomo della pace di Dio" in grado di allestire ospedali per mendicanti e di stringere relazioni pericolose con la mafia indiana. Ne "L'ombra della montagna" perduto nella giungla urbana di amore, morte e resurrezione dell'immensa metropoli indiana, Lin è alle prese con la Grande Ombra che si abbatte, improvvisa, sulla sua esistenza, su quella delle sue donne, Lisa e Karla, e dei suoi amici più cari. Dopo la morte di Khaderbhai, il gangster-saggio che lo ha eletto a suo allievo, Lin si ritrova, in compagnia di Abdullah e di altri membri della vecchia organizzazione, nella Sanjay Company, la società criminale diretta dall'ambizioso Sanjay Kumar. In una delle scorribande in compagnia di Vikram, si imbatte in Concannon, uno straniero come lui, un irlandese dell'Ulster con uno scintillio spavaldo, quasi un presagio minaccioso negli occhi. Quell'incontro è l'errore destinato a oscurare ogni luce. Concannon non conosce, infatti, compassione. Per essere sincero con sé, per non fingere ciò che non è e non può, deve essere insensibile a tutto e a tutti, e seguire il suo destino, la sua "follia marziale" che lo spingerà a scatenare una guerra sanguinosa tra la Sanjay Company e la banda degli Scorpions...
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    filippo

    10/11/2018 13:12:58

    deludente ...un irreale seguito di shantaram

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    Alessandra

    18/09/2018 14:41:25

    Non paragonabile alla bellezza struggente di Shantaram. Ma ho letto L'ombra della montagna con anni di distanza rispetto al primo e la sensazione è stata quella di ritrovare degli amici lontani, di tornare in un posto amato. Seppur non all'altezza di Shantaram, lo consiglio ugualmente.

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    ampa

    11/12/2017 07:25:49

    Leggendo un libro di più di 1000 pagine si pensa inevitabilmente alla soddisfazione che si avrà alla fine della lettura, invece, arrivata a circa 100 pagine dalla fine, sono stata colta da una sorta di nostalgia, per i personaggi, come familiari, che ho frequentato che che avrei dovuto lasciare. Poco a che vedere con Shantaram, ma comunque intenso e spirituale, in poche parole Fato Amore e Fede

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    Bianca

    15/03/2017 18:40:49

    Dopo aver letto Shantaram, con l'ansia aspettavo la seconda parte. Quando finalmente ho comprato L'ombra della montagna, mi sono seduta e ho cominciato a leggerla e.... il posto della gioia ha preso la delusione. Il libro è molto diverso dal primo, noioso, lento, sembra che parli della stessa cosa per 1000 pagine. Non riesco a leggerlo. Peccato.

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    Rossano

    15/02/2017 11:38:19

    Mi aspettavo, inevitabilmente, una versione "annacquata" di Shantaram, ma qui si è andati oltre la risciacquatura: questo sequel non è nemmeno lontano parente di quel primo, grande romanzo. Tedio senza fine.

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    GIAMBA

    25/05/2016 17:25:08

    Non ha certamente il fascino di "Shantaran" , ma in ogni caso assolutamente originale nel suo intrecciare avventura, noir, filosofia, giallo

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    k_t12

    19/05/2016 16:25:39

    Anch'io non vedevo l'ora di cominciare il nuovo libro ricordando con immenso piacere le atmosfere di Mombay e i personaggi del precedente e anch'io sono rimasta delusissima tanto da arrivare a fatica al pallosissimo momento in cui finalmente rivede Karla e poi mollarli entrambi al loro destino vinta dalla noia. Forse come ferma porta potrà risultare più utile.

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    grace

    20/03/2016 21:50:06

    Assolutamente fantastico ed indimenticabile!

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    Enrico

    06/03/2016 15:04:00

    1000 pagine di assurde guerre fra gang, scazzottate, giri in moto, fumate di joint e filosofia da due soldi. Il tutto con in sottofondo una fastidiosa autocelebrazione del suo personaggio ormai talmente in veste "maledetto ma spiritualmente elevato" da far ridere. Passaggi di un irrealismo addirittura irritante. Il suo rapporto con Karla che a pagina 800 diventa talmente logoro che ti vien voglia di regalare il libro al primo passante per liberartene al più presto. Un libro inutile e talmente brutto, che non solo non aggiunge nulla, ma addirittura ridimensiona Shantaram.

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    Leonardo de Chanaz

    05/03/2016 22:24:13

    E vissero felici e contenti...ma il romanzo è costruito a tavolino, e spesso si vedono i bordi delle incollature del patchwork. Non è riuscito a ripetere Shantaram. Ti trascina da un episodio all'altro e li condisce con un po di aforismi, alcuni davvero buoni e di saggezza da ashram.

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    Davide

    03/03/2016 14:56:44

    Dopo la lettura anni fa di Shantaram ho acquistato per curiosità anche questo secondo libro. Non che il primo fosse un capolavoro, ma questo è abbastanza deludente. Mi sto trascinando a fatica verso la fine del libro. Credo che Roberts abbia dato il meglio di sé nel primo libro.

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    Frafly

    27/02/2016 21:37:41

    Attesa delusa una pizza senza capo e coda

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    gianluigi

    27/02/2016 11:26:57

    Ho eletto Shantaram a più bel libro libro che ho letto, forse le aspettative per questo nuovo libro erano eccessive visto il precedente, ho divorato Shantaram in una settimana, questo dopo un mese e dopo aver letto capitoli e capitoli a puntate sperando di ritrovare quel gusto nella lettura che avevo avuto precedentemente, a 50 pagine dalla fine ho richiuso il libro e l'ho riposto nella libreria, deluso.

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    Cristina

    21/02/2016 06:39:17

    L'attesa è finita (male)!

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    Mariapia

    19/02/2016 15:18:41

    Shantaram mi aveva colpito, lo consigliai, lo regalai a tanti amici, che a loro volta lo regalarono ad altri loro amici, fu un successo vero e proprio, affascinante è stato l'aggettivo che gli ho fin da subito attribuito...questo è uno strascico del precedente, troppo lungo, non avvincente, niente a che vedere con il precedente...proprio vero che a volte bisogna fermarsi al primo successo prima di rovinare tutto...

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    Chiara

    14/02/2016 17:56:46

    Ho amato moltissimo Shantaram ed ho comprato L'ombra della montagna con grandi aspettative. Purtroppo però l'ho trovato un insignificante e banale ripetersi di situazioni già lette, senza la freschezza, l'autenticità e la profondità del primo libro. Anche lo stile ha risentito del successo, peraltro meritatissimo, di Shantaram: è artificioso, pieno di immagini stucchevoli e di autocompiacimenti letterari fini a se stessi. Lo sconsiglio vivamente a chi ha amato Shantaram. Molto meglio rimanere con il ricordo di un libro eccezionale e non avvelenarlo con il seguito che sembra rispondere soltanto a logiche commerciali.

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    Susanna

    01/02/2016 22:23:39

    Ho amato Shantaram ed ho trovato doveroso, nei confronti di uno scrittore che tanto mi ha saputo coinvolgere, leggere il seguito. Il libro non possiede possiede la magia e la profondità' del primo, la narrazione ti coinvolge senza travolgerti e la trama alla fine risulta surreale nonostante non manchino spunti di riflessione..... Da leggere comunque

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    milani roberto

    19/01/2016 16:52:28

    Questo secondo libro non meriterebbe nemmeno un commento. Un libro semplicemente inutile. Il personaggio principale, tanto amato, passato nel primo libro dallo slum alla guerra, si riduce a fare giretti in moto, e si trova in mezzo a continui dialoghi da "Baci perugina". Dopo 400 pagine il lettore pensa che siano perfettamente inutili. Verso pagina 800, ci si trova ancora a pensare:" Ma quando succede qualche cosa". Un libro inutile ed offensivo per chi ha letteralmente amato il primo "Shantaram". 1000 pagine di personaggi ridicoli. L'autore farebbe bene a riconoscere che l'uscita di questo "L'ombra della montagna" obbedisce puramente ad un fattore di mercato. Bisogno di soldi? Mah... Sono furibondo!!!

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    aledifra

    19/01/2016 09:14:35

    Nonostante il racconto sia piacevole e scritto egregiamente, Roberts Gregory non è riuscito a superare se stesso. Manca la magia di Shantaram che rimane un capolavoro ineguagliabile.

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    andrea

    18/01/2016 16:16:48

    leggere questo libro e' un po' come essere lasciato dalla ragazza e rivederla dopo 10 anni decisamente talmente imbruttita che ti domandi che tipo eri 10 anni prima.Decisamente i personaggi che poi sono gli stessi di sharantan sono delle macchiette decisamente poco credibili tanto da farlo sembrare un fumetto,piu' della meta'del libro e' filosofia spicciola sempre sugli stessi temi, amore e amicizia.Avevo amato Sharantan quindi sono rimasto molto deluso da questo noir demenziale

Vedi tutte le 26 recensioni cliente


Un romanzo epico in cui Roberts intreccia con maestria speranza, amore, fede e redenzione, per una vicenda che toccherà di nuovo la mente e il cuore di tutti i lettori.

«L’ombra della montagna sarà fedele allo spirito di Shantaram, ma avrà un ritmo più veloce, che porterà il lettore dritto alla conclusione». - Gregory David Roberts

Shantaram è un libro magnetico che ha sussurrato ai cuori di molti lettori, condizionando i loro gusti e le loro letture successive. Non è facile scrivere un libro di questo tipo, carico di insegnamenti di vita e di saggezza ma che abbia la capacità di sembrare credibile. Il suo segreto è stato a lungo inafferrabile per gli scrittori e per i critici, così come per il mondo del cinema, che da molti anni sta cercando una chiave di lettura corretta per adattare il libro alle esigenze cinematografiche, senza riuscirci. Il suo segreto e la sua magia aleggiano nei bassifondi di Bombay, dove il suo speciale autore, Gregory David Roberts, ha dato inizio a questo racconto.
Una storia intessuta con sangue, filosofia e gentilezza, un misto di New Age e azione, sono questi gli ingredienti del romanzo, insieme alle luci e alle ombre di una città magica dove la realtà e la finzione letteraria si mescolano. Tutto inizia con la fuga rocambolesca di Roberts dalla prigione di massima sicurezza di Melbourne, in Australia, e con il suo straordinario viaggio in India, dove ha deciso di nascondersi. Il suo passato da tossicodipendente lo ha portato a lavorare nella farmacia della baraccopoli di Bombay, dove ha iniziato a curare e a dedicarsi al sottoproletariato urbano che vive nelle baracche e nel fango, ma soprattutto a entrare in contatto con la mafia locale, dedita ai traffici di droga, armi e valuta.
Il suo status di fuggitivo, senza nulla da perdere e con una taglia sulla sua testa, lo ha portato a far parte di una delle organizzazioni mafiose più antiche e importanti della metropoli indiana, quella guidata dall’anziano Khaderbhai, che lo stima per i suoi ragionamenti filosofici e lo tratta come un figlio. La storia della sua discesa agli inferi e della sua lenta risalita per arrivare ai vertici del potere malavitoso sono il nucleo del romanzo Shantaram, un libro di “inesorabile bellezza”. Questo attesissimo sequel, L’Ombra della Montagna racconta invece gli anni successivi alla tragica morte, in Afghanistan, di Khaderbhai, quando la Company cade in mano del suo successore, l’ambizioso quanto incapace Sanjay Kumar.
In queste pagine ritroviamo quindi il protagonista, Lin, anche detto Shantaram, in sella alla sua amata motocicletta a sfrecciare nel caos della città, impegnato nella gestione dei suoi affari quotidiani: ricettazione, qualche rappresaglia contro le bande rivali, gli allenamenti con i suoi preziosi coltelli e soprattutto la gestione di un vero e proprio laboratorio in cui vengono falsificati documenti. Ad attenderlo a casa adesso non c’è più Karla, la donna più bella e intelligente dell’India, l’unico amore della sua vita, ma Lisa, un’artista emergente che lo mette in contatto con l’aristocrazia e il mondo culturale della città.
Il vuoto lasciato da Karla nel cuore di Lin preme e pulsa come il vuoto di potere lasciato da Khaderbhai nell’organizzazione, rendendo la sua esistenza precaria e inutile. Una situazione di stallo che, Lin sa bene, non potrà durare a lungo. Ben presto i nemici cercheranno di introdursi nell’organizzazione e anche quelli che sembravano amici inizieranno ad assumere un’aria sinistra. La pace per Shantaram non è ancora arrivata, il suo tesoro interiore rimane ancora gelosamente custodito da qualche parte nel cuore di Bombay. Per riuscire a trovarlo Lin dovrà cogliere il senso del mistero che percorre tutto il romanzo e che da sempre lo mette alla prova, il senso della fedeltà.


Un brano tratto dall'intervista di Wuz

WUZ: Prima della crisi che l’ha portata alla droga e al crimine, lei scriveva già. Che cosa le mancava: una trama – che poi ha trovato nella sua stessa vita – o uno stile personale?

ROBERTS: Certamente le esperienze di vita sono importanti per chiunque e non solo per me. Ma le esperienze veramente importanti non sono quelle che io ho fatto nelle baracche, in guerra, nel cinema indiano o recitando nei film di Bolliwood: le esperienze forti sono quelle del cuore. Sono questi i momenti fondamentali nella vita di una persona, e le sensazioni sono le stesse per chiunque. Quando una persona si innamora, non fa differenza se questo avviene su un autobus la mattina andando a lavorare, o piuttosto, come è successo a me una notte, prima di partire per una guerra. Quando si perde una persona, il senso del dolore è lo stesso, sia che questa persona muoia in un letto di ospedale, sia che muoia in un campo di battaglia, come mi è successo con un amico che sono stato costretto a seppellire con le mie mani. Ma credo che, rispetto a prima, mi mancasse anche una voce forte e personale nella scrittura, che poi è lo stile di uno scrittore. Uno stile che il lettore riconosce immediatamente: se lo si possiede, un lettore sarebbe in grado di riconoscere lo scrittore anche solo dopo dieci pagine – uno di questi è sicuramente Salman Rushdie. Credo che questo sia un elemento, una discriminante fondamentale per qualunque forma di espressione artistica, per ogni artista, sia esso un pittore, un musicista e, a maggior ragione, per uno scrittore.

WUZ: Alla luce della sua vicenda, si potrebbe dire che la scrittura l’ha salvata?

ROBERTS: In un certo senso, sì, la scrittura ha salvato la mia vita. In un certo senso la scrittura, l’arte, può salvare la vita delle persone. Io sono sempre stato in grado di mediare tutto quello che mi accadeva attraverso la scrittura, la mia arte. Mi sono accorto anche che la maggior parte delle persone che sono riuscite a superare un’esperienza di anni di carcere, le brutalità cui sono stati sottoposte per anni, persino le torture, è costituita da artisti – pittori, musicisti, poeti… Perché attraverso l’arte possono tradurre le loro esperienze e, in un certo senso, possono rimuoverle. Penso ad esempio ad una mia personale vicenda, durante la guerra in Afghanistan: ebbene, mi sono accorto che gli uomini che al termine della guerra avevano mantenuto intatta la propria integrità umana, erano dei musicisti, i quali, non potendo suonare i loro strumenti – flauti, percussioni, strumenti a corda… - li nascondevano seppellendoli sotto terra. Però, la sera, intorno al fuoco, trascorrevano qualche momento insieme e canticchiavano sommessamente qualcosa accompagnandosi con ritmi improvvisati, battendo le mani sul petto.
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