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Curzio Malaparte

Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 1997
Pagine:

47 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Antologie

  • EAN: 9788804434368

recensione di Merola, N., L'Indice 1998, n. 1

Non S facile che s'adempia il voto formulato da Giancarlo Vigorelli che, all'inizio di questo volume delle "Opere scelte" di Curzio Malaparte, a lui intitola una inequivocabile e combattiva "Testimonianza e proposta di revisione", "nell'intento (...), se non di capovolgere, di controbilanciare almeno, le ostilit..., l'avversione, addirittura il persistente linciaggio al quale, a giuoco alterno, l'uomo o lo scrittore S stato esposto e sottoposto". Il compito di chi vorr... raccogliere l'appello S reso improbo intanto proprio dalla principale tra le conseguenze della quarantena in cui si S impantanata l'aspra animosit... di una volta: una generale ignoranza intorno alla personalit... e all'opera dello scrittore da riabilitare, che sembra pi- grave e quasi incredibile per il rango d'eccellenza a suo tempo loro attribuito sulla scena internazionale.
Dopo essere assurto in vita agli onori della stampa popolare, quando la fortuna dei rotocalchi era agli albori e chi li leggeva, la borghesia pi- ignorante d'Europa, secondo l'impietosa definizione pasoliniana, nutriva, nei confronti dell'intelligenza e della letteratura, una diffidenza addirittura maggiore di quella attuale, da anni ormai Malaparte uomo e scrittore resta fuori persino dalle storie letterarie a pi- ampio spettro, dove "c'S posto e palchi dorati per tutti, minori e minorati" - annota con durezza eccessiva Vigorelli -, e cos? non solo vede perpetuata e ufficializzata la propria esclusione, ma non pu essere difeso da accuse di cui non si conoscono i termini.
Il pregiudizio S anzi cos? radicato che come a niente valgono l'irriducibile fedelt... di qualche critico di buona memoria (Bo, Luti, Pampaloni) e i persistenti favori di un pubblico sul quale evidentemente il nome, se non la fama, agisce ancora; neanche le celebrazioni indette per il centenario della nascita dello scrittore - di cui a questo punto converr... ricordare che si chiamava in realt... Kurt Suckert, ma poi ottenne di cambiar nome anche all'anagrafe, che era nato a Prato da padre tedesco nel 1898 e che mor? a Roma nel 1957 - lasciano presagire che si riuscir... a invertire come di prammatica la tendenza.
Del resto, mentre esige giustamente da parte degli affossatori di Malaparte "per sentito dire" la conoscenza approfondita di una produzione in tutti i sensi cospicua, lo stesso Vigorelli deve accontentarsi di corroborare la propria "proposta di revisione" con un'antologia, rappresentativa quanto si vuole e tale da costituire di per s' un avvenimento, ma pur sempre limitata alle opere pi- note, rimaste proverbiali e spesso proverbialmente consegnate all'intrattenimento per stomaci forti che, quale pi- quale meno, le lascia tuttora sul mercato librario. O crede Vigorelli che tutti i titolari di edizioni complete nella collana dei "Meridiani" siano da preferire al suo antico direttore, a colui che lo volle accanto a s' nella stagione della fronda antifascista di "Prospettive" (1939-43)?
Le rinunce del curatore Luigi Martellini, che vanta peraltro il merito di essere il pi- operoso tra i fedeli di Malaparte, possono pesare negativamente sull'efficacia dell'operazione solo se si prescinde da questa prioritaria esigenza di informazione e dall'importanza strategica della sede editoriale per rimettere davvero in circolazione lo scrittore.Non vediamo come si sarebbero potute impiegare meglio le pagine qui gremite da "La rivolta dei santi maledetti" (1921, proposto per nell'edizione del '23), "Tecnica del colpo di Stato "(1948, ma uscito in francese sin dal '31 e nel frattempo tradotto nelle principali lingue), "Kaputt "(1944), "La pelle "(1949), "Maledetti toscani" (1956), oltre che da un'essenziale scelta di racconti.
Si intenda quindi come un pi- generico disappunto nei confronti dello spazio insufficiente, che ora ci si rammarichi dell'assenza di alcune tessere fondamentali per la ricostruzione della fisionomia dello scrittore, dalle cantate" "dell'"Arcitaliano "(1928) ai reportage di "Io"," in Russia e in Cina" (1958, uscito postumo a cura proprio di Vigorelli); dal "Romanzo di un camaleonte", come venne didascalicamente completato il titolo di "Don CamalSo", dopo l'edizione vallecchiana del 1946, a sua volta posteriore rispetto all'uscita a puntate tra il '26 e il '27, interrotta per l'intervento censorio fascista, alla produzione teatrale, a parte almeno dello straripante materiale documentario prodotto dai vari volumi dei "Malaparte "pubblicati, dal 1991, a cura della sorella dello scrittore.Ma bastano e avanzano le "Opere scelte" per capire ci che nessuno S disposto a perdonare allo scrittore di Prato o, pi- semplicemente, perch' ormai se ne debba fare a meno, anche fuori dei delicati rendiconti storiografici, che, come una sentenza passata in giudicato, S inutile e forse impossibile correggere.
Dopo l'ignoranza, la seconda e pi- grave difficolt... che si frappone alla riparazione chiesta da Vigorelli S infatti la conoscenza dell'opera di Malaparte. Poich' lo scrittore non fa mistero delle accuse che gli vengono mosse e se ne difende dentro i suoi libri con tale determinazione che esse prenderanno il sopravvento solo dopo la sua morte.La prima cosa che il lettore apprende da un'opera che, anche quando non S saggistica o autobiografica, risulta saldamente imperniata sull'autore, un io narrante di cui non si manca mai di declinare le generalit..., S di avere di fronte un caso clamoroso e controverso di opportunismo politico e culturale, manco a dirlo, alla "Don CamalSo", o, per rifarsi alla dicotomia rispolverata da Vigorelli, la solita prevaricazione degli interessi invariabilmente meschini dell'uomo sulle ragioni dello scrittore.Quanto basta perch' il dominante purismo letterario contemporaneo, che alligna dove meno si crederebbe, opti per la derubricazione. Che poi il camaleontismo corrisponda alla crisi di identit... confessata fin dal cambio del nome, teorizzata in una problematica nozione di patria e scontata con un mimetismo paradossalmente anticonformistico, con un desiderio sconfinato di piacere attraverso tutta l'aggressivit... e l'irrilevanza compatibili con la tolleranza dell'interlocutore, S un altro discorso.
Giovanissimo volontario della Grande Guerra, sovversivo e disfattista, avviato alla carriera diplomatica, ammiratore della rivoluzione bolscevica, fascista oltranzista, poligrafo, interlocutore di Gobetti, duellista, "novecentista" ed europeista vicino a Bontempelli, "strapaesano" amico di Maccari, snob e populista, direttore della "Stampa", teorico del colpo di Stato, feroce critico del nazismo, intimo di Ciano, oppositore interno del regime, inviato al fronte del "Corriere della Sera", comunista, indiziato di pornografia e sadismo, regista cinematografico, simpatizzante maoista, forse cattolico "in articulo" "mortis", Malaparte ha pagato lo scotto di questa sua disponibilit..., subendo bastonature e sequestri, il confino e l'ostracismo, e pu darsi che per lo stesso motivo abbia ottenuto anche amicizie altolocate, una precoce notoriet..., prestigiosi incarichi giornalistici, nonch' una sorta di lasciapassare che gli ha consentito di cavarsela sempre da qualsiasi impaccio.
A ben vedere, non S tuttavia neppure questa la sua colpa imperdonabile. Si conoscono molti altri casi in cui il conformismo S convissuto del tutto pacificamente con le coscienze inquiete che ne avevano evidenziato le oscillazioni. L'opportunismo malapartiano S stato esasperato dalla pretesa veramente offensiva di essere coerente nonostante tutto e in aperta sfida al buon senso, dal fatto cioS che le sue scelte contraddittorie risultavano invariabilmente confortate dal richiamo a un'intelligenza superiore o, se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, all'extraterritorialit... della letteratura e alla sua giurisdizione sulla vita.
La sua vocazione letteraria ha per l'appunto questo di curioso, che, quando si tratta di salvaguardare la propria libert... e il proprio prestigio, diventa intransigente e non ammette sconfinamenti con la politica o con la vita, salvo poi avvalersi della propria posizione defilata, oltre che per compensare sul piano della letteratura e di quella intelligenza superiore scarti e capricci, per rivolgersi alla societ... e alla politica con un'audacia e una perentoriet... altrimenti inconcepibili, non come a una materia da rielaborare profondamente e da convertire ai propri scopi ma come a un "rendez-vous" con il pubblico profano e a un banco di prova insostituibile.
Si prenda il "tour de force" narrativo a cui soprattutto Curzio Malaparte ha legato il suo nome, il dittico di "Kaputt "e "La pelle".In questi libri che, forse proprio letti come un tutt'uno, possono essere considerati uno dei capolavori del Novecento italiano, quasi prendendo atto della refrattariet... all'invenzione romanzesca che S tipica della nostra tradizione letteraria ed esaltando un gusto e una maestria nell'arte del montaggio in cui si illude di rivaleggiare con Proust, lo scrittore restaura di fatto una forma canonica come il libro di novelle collegate da una cornice, o meglio da un'infilzata, pur di depurare dalla sua gratuit... e di giustificare il narrato, che pu essere il racconto di un'esperienza precedente o l'osservazione in presa diretta di qualcosa che sta avvenendo, con un preambolo che predilige i contesti classicamente conviviali ("ho pranzato con molti Re") e verrebbe comunque da definire dialogico, se in esso il predominio del dialogato non venisse bilanciato da aguzzi ritrattini e pause o punte meditative e contraddetto dall'ultima parola che si riserva l'attore principale, in veste di cicerone perpetuo e forse di Virgilio. Ebbene, in questi preamboli, a loro volta collegati tra di loro, che altro avviene se non la ricerca o l'accettazione di un terreno comune, di un orizzonte mondano o politico o genericamente culturale, ma comunque non letterario, sul quale la competenza letteraria o "tout court" l'intelligenza sfida sportivamente commensali e compagni di viaggio, che possono essere re e ambasciatori, governatori nazisti o ufficiali americani, per opporre alla loro supremazia la prospettiva provocatoriamente sfalsata del paradosso e le sue azzardate risposte sul mondo reale?
Nella situazione della sfida, un ruolo non secondario gioca proprio la condizione di ostaggio in cui inevitabilmente si viene a trovare il letterato ammesso al banchetto dei potenti, con il suo coraggio e il suo spirito d'indipendenza sempre temperati dall'equivoco che deve prediligere chi non pu oltrepassare la soglia di una benevolenza "sub condicione", ma non spreca una parola, sapendo che poi la trascriver....Il conversatore brillante, lo spericolato provocatore e il freddurista, che d... il meglio di s' nelle occasioni mondane e si celebra in quanto tale, va per oltre e giunge a spremere dalla realt... descritta e raccontata coincidenze inquietanti, apparizioni, presagi, dopo tanto viaggiare e vedere oltre l'apparenza, riducendo, attraverso l'eloquenza delle cose, il mondo a un repertorio di stereotipi suggestivi, per restituire alla letteratura quanto le avevano tolto i traffici e i compromessi con la realt....
A parte concessioni tutto sommato marginali a un ideale liricheggiante che non era nelle sue corde, la vocazione letteraria di Malaparte si esprime purtroppo nella tenacia talora incresciosa con cui vuole essere sempre e comunque uno scrittore, e perci, mentre non smette di ampliare la sua collezione di quadri viventi (in cui spicca la zoologia araldica di "Kaputt"), si spinge fino al punto di mascherare tutta la sua vita, e non solo il meccanico associazionismo di "Kaputt" o l'ispirata perlustrazione ambientale della "Pelle", come se fosse la "Recherche", senza rendersi conto di incarnare soltanto, lui e i suoi comprimari aristocratici o nazisti, il "c"t' de chez Swann", e di non risparmiarsene il ridicolo, dall'esibizionismo poliglotta, comprensivo dei dialetti, alla squisitezza protocollare, che non disdegna la crudelt....
Se lo fa rinfacciare anche da un personaggio, che ovviamente ha il torto di non capire: "Si direbbe che Malaparte non si cibi che di cuori d'usignolo, in piatti di antica porcellana di Meissen e di Nynphenburg, alla tavola di Altezze Reali, di Duchesse e di Ambasciatori (...) â mai possibile che c...piti tutto a lui?".Ma la sua vocazione costituisce anche un modo di rapportarsi alla realt..., conferendole pietosamente il dono della parola.Lo scrittore Malaparte S nel pieno delle sue prerogative quando attraversa l'Europa, "la guerra, il sangue, la fame, i villaggi incendiati, le citt... distrutte", da giornalista riferendo tanto delle atroci condizioni di vita nel ghetto di Varsavia quanto della poco sportiva pesca al salmone praticata da un generale nazista, per fissare nel dono di un sigaro a una ragazza ebrea o nell'eroica resistenza del salmone inafferrabile un'immagine riassuntiva come solo un grido di ribellione o una condanna senza appello possono esserlo.E non pu essere condannato se, nell'orrenda ambiguit... di un pesce sirena, ci induce a riconoscere i tratti umani dell'innocenza prostituita dal dopoguerra.
â singolare che la critica pi- attenta abbia concentrato le sue preferenze su "Tecnica del colpo di Stato", il saggio in cui Malaparte, dopo un "excursus "in cui prende le distanze dalle cautele legalitarie del bonapartismo, analizza il modo tenuto da Trockij e Mussolini, e quello che all'epoca stava ancora tenendo Hitler, per la conquista del potere. Forse davvero nell'insistenza sulla tecnica e sull'inarrestabilit... di un meccanismo avviato impadronendosi dei punti strategici dello Stato moderno, lo scrittore vedeva un'ideale continuit... con Machiavelli e con la presunta neutralit... della politica, e ne emulava con discreto successo la passione intellettuale e la lucidit... della ricostruzione storica. Ma anche in questo caso l'intelligenza di Malaparte, che pure mostra di poter competere alla pari con i consiglieri del principe e con tutti coloro che a pieno titolo banchettano insieme con i potenti, si esprime pi- volentieri attraverso immagini ed epigrammi.
Meglio di tutti gli sforzi per arrivare a una definizione della "tecnica", riescono a dire qualcosa sul fenomeno quelle "esercitazioni invisibili" con cui i bolscevichi si preparano disarmati, sotto gli occhi di tutti, all'insurrezione, sfruttando la debolezza costituzionale delle moderne democrazie. Ed S sempre facendo riferimento a questa inevitabile debolezza, puntualmente colta e denunciata dallo scrittore, che si capisce come l'efficacia della "tecnica" consista in un'ulteriore invisibilit..., nell'impossibilit... di esercitare un controllo democratico su poteri che sono talora inappariscenti e comunque per definizione non possono subire controlli democratici di sorta. Incarnando un timore e tentando un presagio, il libro sfrutta la libert... della letteratura, senza dichiararlo, e comincia a vincere la sfida in cui S gi... impegnato.
Lo scrittore non aveva sempre l'accortezza di segnalare il carattere paradossale e letterario delle sue trovate, ma anche quando scriveva, e si compiaceva di ripetere, "Hitler S una donna", non gli sfuggiva di aver toccato con il suo amo (che i lettori abboccassero, era fuori discussione) un punto misteriosamente nevralgico. Lo stesso gli avverr... quando costruir... "Kaputt" e "La pelle" intorno al tema musicale rispettivamente del "pietoso e meraviglioso furor di abiezione", per cui i tedeschi diventano feroci per paura "degli inermi, dei deboli, dei malati", e della "peste" con cui i liberatori infettano l'Italia liberata, ne corrompono le donne e i bambini, ne offendono la dignit.... E gi... gli era avvenuto con "La rivolta dei santi maledetti": "La nazione armata, o, meglio, il "proletariato armato", fu il paradosso dell'anno 1914". L'osservazione era alla portata di tutti, ma ci voleva l'improntitudine dell'avventuriero o la presunzione del letterato per darle una forma capace di renderla vera a prescindere dalla sua fondatezza e prima che qualcuno si preoccupasse di confermarla.
Chiss... che Malaparte non torni utile per comprendere meglio Gadda e Pasolini.


VITA E OPERE

1898 Nasce a Prato con il nome di Kurt Erich Suckert, in una famiglia borghese di origine sassone.
1904 Si trasferisce con la famiglia a Borgosesia.
1910 Il padre, direttore d'azienda, viene licenziato; la famiglia cade in povertà e inizia a spostarsi frequentemente, da Milano a Carate Brianza a Brescia. Viene mandato a studiare a Prato al liceo Cicognini.
1913 Pubblica due novelle sul "Corriere dei Piccoli". Bino Binazzi lo introduce nei circoli letterari futuristi fiorentini, ma lo tiene lontano dalla pratica della scrittura d'avanguardia. Fonda la sezione giovanile del Partito repubblicano di Prato.
1914 Acceso interventista, scappa di casa e si arruola volontario nella Legione Garibaldina, di stanza ad Avignone. Partecipa alle operazioni nelle Argonne. A Parigi conosce Apollinaire.
1915 Torna a Prato, ferito. Quando l'Italia entra in guerra si arruola nella Brigata Cacciatori delle Alpi e torna in prima linea.
1918 Partecipa alla battaglia di Bligny, dove subisce delle lesioni ai polmoni in seguito a un attacco con l'yprite.
1919 Si dedica all'attività diplomatica, a Parigi, in Ungheria e, come addetto culturale, a Varsavia.
1921 Si stabilisce a Roma, dove entra a far parte di alcuni circoli letterari e collabora a varie riviste. Pubblica il primo dei suoi 36 libri, "Viva Caporetto", poi ristampato con il titolo "La rivolta dei santi maledetti."
1922 Fa amicizia con Piero Gobetti. Si trasferisce a Firenze dove si iscrive al Fascio e collabora con il quotidiano "La Nazione".
1924 Fonda e dirige il quindicinale "La Conquista dello Stato".
1925 Si cambia il nome in Curzio Malaparte. Pubblica da Gobetti "Italia barbara".
1926 Sfida a duello Pietro Nenni.
1927 Conosce Ojetti, Prezzolini e Vittorini. Dirige la casa editrice La Voce fino al 1929. Pubblica il suo primo romanzo, "Avventure di un capitano di sventura".
1928 A Napoli, caporedattore del "Mattino" per quattro mesi. Direttore della "Fiera letteraria" fino al 1932. Pubblica la raccolta di poesie "L'Arcitaliano".
1929 A Torino, direttore della "Stampa" fino al 1931. Realizza un reportage da Mosca..
1931 Allontanato dalla "Stampa", uscito dal Partito nazionale fascista, si trasferisce in Francia, tra Parigi e la Costa Azzurra. Frequenta Pirandello, Savinio, Malraux, Mauriac e molti altri intellettuali francesi. Pubblica "Technique du coup d'État", che viene proibito in Italia.
1933 Tornato in Italia, viene arrestato e condannato a cinque anni di confino a Lipari
1934 Collabora al "Corriere della Sera" con lo pseudonimo di Candido. Viene trasferito a Ischia e poi a Forte dei Marmi.
1936 Deve rinunciare al progetto di matrimonio con Virginia Agnelli, vedova di Edoardo.
1937 Si stabilisce a Roma. Fonda, e dirige fino al 1943, la rivista "Prospettive".
1939 Realizza un reportage dall'Africa Orientale Italiana per il "Corriere della Sera". Inizia a collaborare a "Oggi".
1940 Viene richiamato in guerra come capitano degli alpini.
1941 Corrispondente dal fronte russo. Viene arrestato dalla Gestapo con l'accusa di propaganda a favore del nemico per i suoi articoli.
1942 Corrispondente dalla Finlandia.
1943 Viene arrestato a più riprese.
1944 Fa amicizia con Togliatti. Pubblica "Kaputt".
1945 Rinuncia all'amnistia proposta da Togliatti. Viene processato, per i suoi trascorsi fascisti, e assolto.
1947 Si trasferisce a Parigi. Scrive il testo teatrale "Du côté de chez Proust".
1949 Pubblica il suo libro più fortunato, "La pelle", da cui nel 1981 Liliana Cavani trarrà un film.
1951 Scrive e dirige il film "Cristo proibito", con Raf Vallone, Elena Varzi e Gino Cervi.
1952 Realizza una serie di reportage dall'America latina per "Il Tempo", su cui tiene anche una rubrica: "Battibecco".
1954 Dirige per il Maggio musicale fiorentino "La fanciulla del West" di Puccini e, per il Teatro Nuovo di Milano, la rivista "Sexophone".
1956 Pubblica il suo ultimo libro, "Maledetti toscani". Viaggia in Russia e in Cina, dove ha un incontro privato con Mao Tse Tung. Invia i suoi reportage al "Tempo" ma anche a "Vie Nuove".
1957 Si ammala di un tumore. Si iscrive al Pci e al Pri. Muore a Roma dopo aver espresso la volontà di lasciare la sua casa di Capri alla Repubblica popolare cinese.