Categorie

Rosaria Capacchione

Collana: Futuropassato
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 278 p. , Brossura
  • EAN: 9788817027458
Con le feroci stragi di mafia del 1992, si abbatté sull’Italia un pericolo gravissimo: diventare uno stato-mafia, un narco-stato di tipo colombiano, dominato da un’organizzazione criminale spietata come “Cosa nostra”. Per fortuna, con il concorso di tutti (istituzioni, società civile, forze dell’ordine e magistratura), invece di precipitare in un abisso senza fondo, il nostro paese è riuscito a resistere. In questa “resistenza”, decisiva è stata la sequenza continua di arresti di boss latitanti che ha caratterizzato la risposta dello stato nel periodo successivo alle morti di Falcone a Capaci e di Borsellino in via d’Amelio. Niente di simile è mai successo in nessuna fase di contrasto del crimine organizzato. Per numero di mafiosi arrestati e loro caratura criminale si è battuto ogni record: Riina, Bagarella, i Brusca, Aglieri, i Graviano, i Ganci, Vitale, Grigoli, Romeo, Spatuzza e tanti, tanti altri ancora. Merito dell’impegno di tutti, con una segnalazione particolare per un magistrato della Procura di Palermo, Alfonso Sabella. Grazie a eccezionali doti investigative, intrecciando intelligenza, dedizione e tenacia, Sabella ha avuto un ruolo decisivo nel coordinare le forze di polizia e nel condurle a positivi risultati in moltissime delle catture dei boss latitanti più pericolosi. Nel libro Cacciatore di mafiosi (scritto con Silvia Resta e Franceso Vitale), Alfonso Sabella rievoca la sua straordinaria esperienza. Non si tratta di un saggio né di un romanzo. Piuttosto di un libro d’azione, dove la realtà viene raccontata – in maniera avvincente, da togliere il fiato – come fosse il soggetto di un film di ottimo livello. Tecniche di indagine sofisticate, impiego di tecnologie d’avanguardia, intuito, pazienza e testardaggine, capacità di pianificare gli interventi e di modificarli “in corsa” a seconda degli eventi, ricorso a espedienti di grande “fantasia” ed efficacia, scommesse azzardate spesso vincenti, abilità e fortuna: sono gli ingredienti che in ogni episodio raccontato da Sabella mescolano thrilling-suspanse-azione con ritmi sempre di straordinaria intensità e con interessanti spaccati sulla vita dei mafiosi: vizi pubblici e privati, “qualità” criminali, tic maniaci, donne regolari e non. Sul piano investigativo-giudiziario, le tante catture si accompagnano alla slavina di “pentimenti” e all’infinità di condanne (fra cui 650 ergastoli) che segnano la stagione del dopo stragi. “Cosa nostra” era ridotta in un angolo. Sembrava fatta. Invece, quando le indagini si indirizzarono anche sulla parte “in ombra” del pianeta mafia, sulle complicità che sono il perno della potenza mafiosa, pur di scongiurare il salto qualitativo nell’azione di contrasto di “Cosa nostra”, consistenti settori dello stato hanno accettato di perdere una guerra che si sarebbe potuto vincere. A tal fine si è inscenato un osceno processo alla stagione giudiziaria del dopo stragi, deliberatamente cancellando proprio gli imponenti risultati che si erano ottenuti e che ora il libro di Sabella racconta. Perché questo osceno processo? Salvatore Lupo sostiene che i risultati nel contrasto alla mafia sono stati ottenuti da una minoranza (di persone delle istituzioni, della politica e della società) e che, arrivati a un certo punto, l’isolamento si indirizza non verso la mafia, ma verso chi cerca di combatterla: ciò perché c’è una “richiesta di mafia” in settori dell’imprenditoria e della politica, del sistema finanziario ed economico. Questa analisi costituisce un saldo punto di partenza per meglio apprezzare un altro bellissimo libro: L’oro della camorra, scritto da Rosaria Capacchione, una giornalista del “Mattino” di Napoli costretta da tempo a vivere sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute dalla camorra per il suo coraggio nel denunziare con sistematica precisione il vero volto della criminalità organizzata campana. Mentre nella periferia napoletana scorre il sangue (in un groviglio di cemento e monnezza, tragedia e terrore, fabbriche in nero e droga), altrove ci sono i tavoli degli investimenti economici e i risvolti finanziari della camorra. Il libro di Capacchione è la storia di boss (Michele Zagaria, Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, Francesco Schiavone) che sono diventati manager. In ampie zone del Centro e del Nord Italia, l’economia camorristica trionfa e fattura capitali enormi, falsando il libero mercato grazie al “plusvalore criminale” di cui può godere. L’economia illegale pian piano risucchia nel suo gorgo commerci, imprese e forze economiche sane (che spesso incontrano enormi difficoltà nel costruire le loro sorti sul rispetto delle pratiche legali): così inesorabilmente avanza e si espande, come un’onda che si insinua dovunque. Il libro testimonia tutto ciò con straordinaria evidenza e ricchezza di dati. A fronte di un’economia illegale vincente, troppo spesso lo stato dà l’impressione di non combattere con sufficiente energia una battaglia che si potrebbe invece vincere. Qui il libro di Capacchione si sovrappone a quello di Sabella: e l’uno e l’altro sono tenuti insieme dalla tesi di Lupo sulla presenza – nel nostro paese – di una “richiesta di mafia”.
Gian Carlo Caselli

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Ernesto Carratù

    21/04/2009 16.46.35

    Il libro è interessante e scritto bene. L'unico dispiacere è leggere che anche uomini dello stato sono coinvolti con il malaffare.

  • User Icon

    claudio

    03/02/2009 08.38.25

    A parte il mal di testa con tutti quei nomi di personaggi che portano lo stesso cognome ma non sono parenti: Zagaria, Schiavone, Bidognetti e altro; a parte il mal di stomaco che ti prende a sapere tutta l'attività della camorra, di come si è ramificata in ogni settore, tanto che ti vien sempre più voglia di abbandonare la nostra cara Italia. A parte tutto questo, libro abbastanza deludente per chi, come me, pensava a una storia dei Casalesi, scritta oltre tutto da una giornalista che vive sotto scorta da tempo proprio per quello che scrive sul Mattino. Invece è la cronaca degli ultimi anni di Pasquale Zagaria e dei suoi sodali:forse quello che aspettavo io sarebbe dovuto essere un volume molto pi sostanzioso. Comunque non so quale senso abbiano le ultime 70 pagine, che sono una lunga fila di sequestri e confische a camorristi. Una mezza delusione, anche se oggi ne so molto di più in ogni caso sul fenomeno camorra.

  • User Icon

    Anarchico

    28/01/2009 16.34.36

    Mi aspettavo molto di più, perchè la Capacchione è una delle giornaliste più rappresentative e accreditate del "Il Mattino". Questo libro parla dei traffici dei Casalesi, in particolare della famiglia Zagaria (quindi scordatevi Iovine, Schiavone, Bidognetti e Bardellino). Il libro è senza dubbio documentato, ma la stesura non è fluida, nonostante le note a piè di pagina, per chi volesse addentrarsi nel regno della Camorra Casertana, in quanto non viene narrata la storia dei Casalesi da Bardellino in poi, ma viene affrontata solo l'ultima parte più recente e parte del processo Spartacus. Alla fine del libro inoltre vi è un appendice (ben 70 pagine) infinita su verbali di sequestro e pene varie che a mio avviso si poteva evitare e magari dare più spazio alla vera struttura del Clan dei Casalesi e sulle varie attività controllate. Un libro da leggere solo per coloro che si sono già documentati sui Casalesi.

  • User Icon

    Sara

    12/01/2009 00.21.41

    L'archivio della Capacchione è davvero impressionante e in questo libro te ne accorgi fin dalle primissime pagine. Ogni argomento trattato viene integrato da note o piccole precisazioni che ti aiutano ad inquadrare meglio la situazione o la persona descritta. Non c'è un vero e proprio filo conduttore tra primo ed ultimo capitolo, ma tanti spaccati che ti si aprono davanti e che la Capacchione ti descrive con asciutta consapevolezza e precisione.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione