La palla contro il muro

Guido Conti

Editore: Guanda
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 1 marzo 2007
Pagine: 182 p., Brossura
  • EAN: 9788882465759
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Descrizione
Un uomo, mentre attende la nascita del primo figlio, ripensa alla propria infanzia, ai conflitti violenti tra il padre e la madre, che li avevano portati a una drammatica separazione. La voce dell'uomo e quella di lui bambino si rincorrono per tutto il romanzo, raccontando, dal punto di vista del piccolo, le liti, le paure, i gesti sconsiderati dei genitori, con la reattività forte, la purezza, e la estrema lucidità dello sguardo dell'infanzia. Sullo sfondo di una Parma insolita, fuori dagli stereotipi che la descrivono come una città dolcemente provinciale, a misura d'uomo, Guido Conti mette in scena la crisi della famiglia, non più luogo idilliaco, ma di ombre, di tensioni e insieme di affetti teneri e disarmati che spesso non trovano espressione e spazio.

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Recensioni dei clienti

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    Stefano M.

    14/10/2010 02:18:18

    Il disastro che colpisce migliaia di famiglie, in tutto il mondo. Forse di più nei paesi occidentali. E infatti siamo in Italia, nell'opulenta Emilia, alla quale l'autore fa pochissimi riferimenti. Un bambino ci riporta una sorta di diario in cui annota la follia che caratterizza la sua infanzia. Una follia che nasce dalla totale inadeguatezza dei sui genitori a fare, appunto, i genitori. E gli sposi, anche. Un libro che grida il dolore di un'infinità di ragazzini messi al mondo così, perché un figlio prima o dopo lo si deve pur fare. Mi par di capire, in sostanza, che Conti ci dica che per mettere al mondo un essere umano ci vorrebbe la patente, bisognerebbe superare un esame bello tosto, ore e ore di psicanalisi. Perché altrimenti si prosegue in una deprimente catena di errori commessi da persone deboli, cattive, insicure, incostanti, vendicative, invidiose, vilolente e così via. Deprimenti eredità, di generazione in generazione.

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    ROBERTA

    11/07/2007 16:26:10

    Libro molto scorrevole,realistico,sincero...crudele in certe parti. Difficile capacitarsi di una realtà cosi cattiva,manesca ma vera e con gli occhi di un bambino, la lettura è veramente piacevole. Per le ultime righe riguardanti la nonna stravagante mi sono commossa....anche se non è uno di quei libri "indimenticabili" da voto 5.piacevole in ogni caso.

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    Padania Infelix

    10/07/2007 15:13:23

    Tanto non potrò mai scrivere quel che penso veramente di Guido Conti. Mi limiterò a dire che il libro è "scollato" le voci del protagonista piccolo e cresciuto si integrano malamente, le angherie subite dal bambino di ieri sono talmente stereotipate nella loro banalità da risultare inverosimili, lo scavo psicologico dei personaggi è una scalfittura. Tondelli -pace all' anima sua- avrà preso un abbaglio. Guido Conti è il tipico prodotto di una cultura provinciale e spocchiosa, di una terra che si vuole costruire un' epopea magico-sanguigna, come se tutti fossero il Bacchelli di turno o avessero la levità fanée di Bertolucci.

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    Elena

    30/04/2007 19:35:15

    Mi spiace da morire dare questo voto a Guido Conti, che ho avuto modo di apprezzare davvero, soprattutto per il precedente e ottimo "Il tramonto sulla pianura"che mi ha convinto a leggere anche quest'ultimo libro. Ci ho messo dodici ore a finire di leggere questo romanzo, che a parer mio è lo stesso tempo che ci ha messo l'autore per scriverlo. Lo spunto era ottimo - la disgregazione di una famiglia vista con gli occhi di un bambino - , tuttavia i personaggi sono talmente sopra le righe tanto da risultare ridicoli ed irreali; le situazioni descritte sono poco approfondite, banalizzate, e ricalcano tutti i luoghi comuni possibili sui genitori divorziati - frustrati, depressi - e in generale sul mondo degli adulti. Il personaggio di Giuliana poteva almeno rimanere positivo, invece è stato demolito in 15 secondi di lettura, peccato. E poi, tutta quella violenza fisica e psicologica sul bambino... A meno che non si pretenda di considerarlo uno spaccato di vita reale, resta comunque un libro scorrevole. Lascia alla fine una sensazione di angoscia e, peggio ancora, l'impressione che l'autore abbia avuto una gran fretta di finirlo. Consiglio caldamente, sempre di Conti, "Il tramonto sulla pianura", di tutt'altro livello.

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    fran

    14/04/2007 10:53:58

    leggendo questo libro emergono le bugie che noi aadulti ci raccontiamo smentendo ciò che affermiamo "i bambini sono abituati alle famiglie allargate"

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    MariaGiovanna Luini

    11/04/2007 20:34:50

    Bellissimo. Forte, concreto, narrazione perfetta. Straziante realtà.

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    Sarah

    23/03/2007 12:47:13

    Un libro duro. E triste. Un bambino piccolo tirato in mezzo ai violenti litigi tra la madre e il padre, vittima delle loro frustrazioni e dei loro malumori. Incompreso, picchiato, deluso. Spaventato. Questo è il succo di questo libro, una piccola infanzia infelice. Tre vite spezzate, mamma, papà, bambino. Veleni, rancori in una famiglia italiana sull'orlo del baratro. Unico neo: il voltafaccia di Giuliana... sembra troppo, non poteva essere un personaggio positivo?

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Non so se questo romanzo avrà molti lettori, ma certo racconta una storia così tipica dell'Italia di oggi che sarebbe difficile immaginarne una più comune: litigi, dispetti, e crudeltà, nate spesso da futili motivi, che avvengono tra un padre e una madre che hanno un figlio, Luca, di una decina d'anni. È Luca che racconta questa storia di disamore, fatta di urla, piatti rotti e quadri scaraventati dalla finestra, che si conclude con la separazione dei genitori. Il padre si risposa e, proprio mentre a Luca nasce una sorellina, gli muore la nonna materna, che con la sua allegra bonomia aveva un po' alleviato le sue sofferenze di bambino vessato da genitori nevrotici che non gli hanno risparmiato nulla del veleno che avevano in corpo.
Nella scena finale Luca piange a dirotto, e non è un pianto di liberazione, ma il suggello di una sconfitta: "Piangevo solo, in mezzo alla neve, piangevo nonna. Piangevo e non avevo vergogna di piangere. Non mi vedeva nessuno. Piangevo per la solitudine di mamma. Piansi tutte le mie rabbie e le mie paure, le botte e i dolori. All'improvviso mi accorsi che stavo davvero diventando grande, che la mia infanzia era finita".
Il libro è scritto con grinta e convinzione. La cosa più apprezzabile è la mancanza del lieto fine, che lo distingue dal buonismo di cui sono infarciti i tanti telefilm familistici da cui siamo inondati. La coppia dei genitori era così male assortita che la separazione era inevitabile. Il padre, uno psicopatico, aveva reso un inferno la vita della famiglia. Con genitori così, Luca ne ha viste e sentite di tutti i colori; ha sfogato rabbia e solitudine andando male a scuola e picchiando i compagni. Ed è anche scappato di casa.
La storia è raccontata con disinvoltura e vivacità molto emiliane. Il romanzo ha uno stile minimalista, ma la vicenda che narra, nella sua banalità di superficie, è cruda, priva di orpelli, e non manca di una sua pudica affettività. La madre e il padre sono due persone che non ce la fanno, hanno carenze caratteriali troppo grandi. Viene fatto di domandarsi quante sono le famiglie, in Europa e non solo in Italia, che assomigliano a quella di Luca, e quanto grandi e profonde sono le crepe a cui sono sottoposti i matrimoni, con le conseguenti nevrosi e fragilità che nascono nei figli.
Il merito di Guido Conti è di avere raccontato uno spaccato realistico senza manierismi e senza moralismo, impiegando con sobrietà la classica formula di far raccontare da un bambino il mondo dei grandi. Il tutto visto da un punto d'osservazione privilegiato, il ventre profondo della provincia emiliana, in cui il benessere e la modernizzazione sono all'apice.
La lingua è sobria e referenziale, forse anche troppo patinata e levigata, ma non mancano azzeccati tocchi di parlato: "cicce", "sgolosare", "nasare". I narratori delle ultime generazioni hanno un problema, temono di uscire dai binari della leggibilità, e perciò le loro narrazioni vengono spesso sottoposte a dosi massicce di editing, a un "lavaggio" linguistico che sbiadisce troppo il colore e l'espressività della scrittura. Guido Conti è uno di quegli scrittori che avrebbe tutto da guadagnare se si lasciasse andare di più al proprio estro naturale.
  Leandro Piantini