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Gianni Canova

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2010
Pagine: 230 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811741091

Recensioni dei clienti

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    marcostraz

    01/09/2010 10.42.54

    Molto deludente...come hanno già detto prima, l'inizio è anche interessante anche se non con un ritmo proprio incalzante...da metà cade poi in un errore un pò classico: iniziano una serie di cose improbabili, e non si capisce se il libro racconti una storia "vera" o una storia "fantastica"...riuscire a trovare la via di mezzo è solo dei grandi, tutti gli altri si dovrebbero limitare a fare o l'una o l'altra cosa...peccato, perchè ero fiducioso...

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    Benalia

    01/07/2010 09.16.42

    Crudo, forte, estremo. Non bisogna fossilizzarsi su certi aspetti a volte eccessivi, ma sulla visione d'insieme: malata nella sua "verosimile" impossibilità.

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    Jetov

    13/06/2010 14.01.45

    Solita sfilza di "1" ingiustificati. Il libro è duro, viscerale, forte, a tratti agghiacciante. Ben scritto e scorrevole, con qualche "esagerazione" o involuzione, ma sempre godibile. Consigliato agli amanti nel noir "forte"

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    marco

    12/05/2010 11.46.50

    Come molti hanno gia' detto, l'inizio e' coinvolgente, semplice ma piacevole, poi sconfina tutto nell'assurdo e nella volgarita' gratuita. Da qui si puo' dire che pure i dialoghi lasciano a desiderare e le tematiche "profonde" che si cerca di trattare sono consumate troppo velocemente. Se dovete leggere un libro surreale (dichiaratamente) allora vi consiglio, di Niccolo' Ammaniti, "BRANCHIE", di tutt'altro livello nel suo genere; chi ha apprezzato PALPEBRE lo adorera'.

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    camilla

    07/04/2010 19.35.03

    Dopo le prime cento pagine piene di aspettativa cade nello splatter più disgustoso, da voltastomaco. Bruttissimo

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    Michele Vaccaro

    20/03/2010 10.21.27

    Scrittura fluida per un noir disturbante. Tanta letteratura e tanto cinema in quest'opera dalle tinte fosche. Molte le tematiche trattate o semplicemente sfiorate con le quali la moderna società globalizzata è tenuta inevitabilmente a fare i conti. Un esordio fulminante.

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    maurizio crispi

    13/03/2010 08.51.01

    Canova, alla sua prima opera narrativa, ci regala un thriller estremo sconfinante nel genere fanta-horror, attraversando il territorio oscuor e nebuloso del porno spinto e degli snuff movies. Il racconto di Canova potrà piacere o non piacere: in quest'ultimo caso, soprattutto, per le tinte forti che assume la narrazione nella seconda metà della narrazione. Ma, certamente, costruisce un'interessante elaborazione metaforica della società contemporanea, combattuta tra il rifiuto del diverso (il mondo sotterraneo della clandestinità e dei lavoratori irregolari) e tra una vernice di normalità che apre la porta al gusto segreto per le peggiori nefandezze coltivate, alimentato dalle mafie subito pronte a conquistare fette di un fiorente mercato. "Palpebre" è tutto incentrato sulla perversione dello sguardo, con una serie di ampi riferimenti a Dante Alighieri e al contrapasso riservato agli invidiosi con la pratica della "cigliatura". Peraltro, Canova - critico cinematografico di rilievo e professore ordinario di Storia e critica del cinema presso l'Università IULM di Milan travasa nel suo racconto proprio quella prevalenza dell'immagine che ritroviamo nella cultura filmografica, utilizzando ritmo e stilemi narrativi tipicamente cinematografici, quali la molteplicità dei punti di vista di soggettivi. Non c'è salvezza nella sua storia: carnefici e vittime sono tutti dannati, condannati ad un destino terribile e crudele. La metafora è quella della società che genera mostri per immetterli in un suo circo visuale, al quale si può accedere con biglietti esclusivi da pagare a peso d'oro. Ma l'aspetto più atroce è che anche i terrificanti mostri ibridi creati (è immediato il rimando a quelli wellsiani di cui si racconta ne "L'Isola del dottor Moreau"), dopo essersi ribellati ai loro aguzzini creatori mostrano di essere dipendenti da quelle stesse immagini che hanno contribuito a creare. Non c'è risoluzione per Giovanni Vigo, ma solo la possibilità di farsi narratore claustrale della storia che lo ha visto protagonista.

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    Matteo

    04/03/2010 18.35.34

    Un libro molto interessante, che colpisce nel segno. Forse la cosa meno buona sono i dialoghi,un po' troppo finti, ma il tema della società malata che se la prende con lo straniero ma non sa guardare il marcio che ha dentro,anche se non è nuovo è trattato molto bene nella forma di un thriller crudo. Libro disturbante, non per tutti, ma meritevole di lettura.

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    Serena

    02/03/2010 14.03.13

    Che delusione, prometteva così bene l'inizio...e invece... il peggior libro che ho letto negli ultimi anni......un libro veramente assurdo, inverosimile, senza senso, scritto da persone che probabilmente non sanno più che inventarsi per fare un pò di scalpore..........non so neanche se lo terrò o lo butterò nel cestino.

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    Robbian

    28/02/2010 21.06.58

    Emozioni forti questo Palpebre.....Un consiglio : grande Gianni , continua così !

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    Simone

    25/02/2010 18.38.24

    Un'opera inopportuna, altra rispetto allo scarso coraggio di molta letteratura odierna, e quindi necessaria. Difficile scordare quei 'mostri', quelle vittime, quel purgatorio. Fa anche riflettere su come, almeno nella letteratura italiana, riescano ancora a trovare forma immagini e situazioni che per il cinema del nostro paese sarebbero inscenabili.

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    matteo

    22/02/2010 09.40.11

    Canova descrive una societa' malata e corrotta, una societa' orgogliosa della propria corruzione e putrefazione. La Milano di oggi - capitale a/morale di un'Italia ormai giunta al capolinea - e' espressione di un male profondo, in cui la legalita' non e' che una semplice illusione gestita da un sistema di potere giudiziario, accademico, religioso e giornalistico, dietro al quale si muovono forze assai piu' potenti. Una citta' e un paese in cui tutti sanno il prezzo di ogni cosa, ma nessuno il suo valore, per dirla con Oscar Wilde. Una citta' e un paese in cui sono tutti perennemente arrabbiati e spaventati: in Palpebre, ogni commento della "gente normale" ha un che di minaccioso e nichilista. Una citta' e un paese in cui tutti sono alla ricerca di un capro espiatorio da macellare, da fucilare, da giustiziare, da dare in pasto ai leoni. Palpebre e' Scerbanenco 2.0, mutuato dallo splatter di Eli Roth e da quel gusto del grottesco e del deforme di Cronenberg. In attesa di un adattamento cinematografico, un romanzo da leggere, ma a occhi chiusi.

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    Giorgia

    21/02/2010 23.55.11

    Quando finisci un libro e non hai capito se hai appena letto un libro comico o giallo è il caso di dargli 1/5. Palpebre è scritto molto bene (per di più da un italiano che non guasta mai), la storia inizialmente è molto avvincente ma poi...succede il disastro! Inverosimile, grottesco, splatter, un'assurdità dietro l'altra: peccato.

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    Mdk7

    17/02/2010 17.23.50

    Un thriller intensissimo, viscerale, dalla straordinaria potenza immaginifica (sfido davvero chiunque a dimenticare ed a rimanere indifferente al fascino perverso di certe malsane visioni delineate da Canova...) e soprattutto morbosamente reale: si legge tutto d'un fiato e arrivati alla fine lascia effettivamente "qualcosa". Spero che l'autore continui a dedicarsi al genere, l'esordio è fulminante.

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    erika

    10/02/2010 21.16.47

    Io "Palpebre" l'ho bevuto in due giorni (e c'ho messo così tanto, perché altri impegni mi impedivano di leggerlo quando - e quanto - lo desideravo). Più che una lettura è stato un risucchio nel libro. Credo che il libro più che possederlo, mi abbia posseduto.  Non conquistato, ma posseduto.  "Palpebre" mi ha portato, sostenuto, mi ha tenuto il fiato per aria per tutto il filo d'inchiostro; la sua potenza evocativa, la sua violenza, ciò che si vede  e ciò che è invisibile hanno assorbito la mia attenzione, le pagine si sono caricate il mio peso, il peso della mia giornata e mi hanno portato con sé. Un libro che ti fa venir voglia di scrivere all'autore e dirgli: "Grazie!".

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    elisabetta andreis

    03/02/2010 21.38.30

    Rosso. Fuoco. Sangue. Nero. Pezzi. Morte. E’ un romanzo che trascina negli abissi, quello di Canova, che costringe a guardarsi dentro con occhi indagatori, occhi nudi, occhi senza palpebre. Occhi poco allenati a scrutare nel buio e nel torbido. Nel non-comodo. Nel non-scontato. E viene da perdonarle subito, al pluriblasonato cinefilo che esordisce in letteratura, le poche leziosità stilistiche, le sbavature radical-chic e il campanilismo nel descrivere le icone milanesi più care (la Triennale, Radio Pop, l’Anteo). Si perdonano facile, man mano che la trama fosca emerge in tutta la sua forza e i personaggi, dapprima poco credibili, iniziano ad entrarti dentro e erodere tutte le tue sicurezze di ‘uomo/donna per bene’. È uno sguardo polidirezionale con occhi che cercano guardano indagano e mettono fuoco l’assurdo del reale, quello che questo libro ti costringe ad avere. E nei giorni in cui i giornali citano “Berlusconi contro gli immigrati, i reati aumentano per colpa loro” e Panorama esce con una strana inchiesta su Patrizia D’Addario urlando ad un fantomatico complotto che la escort avrebbe ordito contro lo stesso premier - che possiede Panorama -, tornano alla mente le parole di Simmel, forse il personaggio più riuscito del libro. Ad un deputato leghista che dice ‘(…) la gente vuole comandare a casa sua. Senza rom, senza accattoni e senza musulmani in giro a spaventare i nostri figli e ad importunare le nostre donne. Questo vuole la gente: star sicura a casa sua!’, Simmel risponde: ‘(…) ma poi, quando i rom e i negri e gli accattoni e i finocchi e i musulmani saranno stati spazzati via, espulsi rimpatriati gassificati carcerati, per essere sicuri a casa sua bisognerà impedire che quel coglione di sopra si faccia la doccia a mezzanotte e turbi il sonno dei vicini .. e quando la doccia sarà stata manomessa, per essere sicuri a casa sua bisognerà zittire il cane della villetta di fronte (...) Elisabetta Andreis

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    Riccardo

    27/01/2010 10.52.03

    La prima parte del libro si legge molto volentieri, sembra un vero giallo. La seconda è troppo pulp, lo scenario è inverosimile. Ben scritto, ma rimane un'occasione persa.

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    Ilaria

    25/01/2010 17.58.06

    Troppo estremo, troppo surreale, troppo simile a film splatter (vedi Hostel). La seconda metà non è decisamente nelle mie corde. La prima metà scorre.

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    gabriele

    24/01/2010 01.20.05

    Una discesa all'inferno. Un thriller ambientato a Milano che si trasforma in un horror fantascientifico dal tono apocalittico. C'è tanto cinema in Palpebre, da Cronenberg all'horror estremo orientale: da Brian Yuzna a Henenlotter a Fulci; c'è il fascino scomparso del cinema di serie B e le mostruose atrocità dei romanzi più duri di James Ballard. E, a metà libro, un'immagine terribile e affascinante che difficilmente riuscirò a scacciare dalla mente. Un romanzo seducente e disturbante.

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    Libero Censore

    22/01/2010 11.08.36

    Confesso: sono di parte. Il professore mi aveva già conquistato ai tempi dell'università, e quindi sapevo che avrei letto qualcosa di tremendamente intelligente e colto. Non sapevo tutto il resto. Intanto i personaggi e l'ambientazione. Realistici, alcuni davvero affascinanti, una Milano fotografata in degli scorci pieni di poesia. Poi il cinema, non solo la citazione dei film, ma tutta la sua fantasmagoria, le luci, le ombre, la morte e i mostri. Ovvio che un romanzo postmoderno finisse per cadere nella fantascienza, c'era da aspettarselo, ma Canova è abile a mantenere la giusta distanza tra i fatti e i simboli. La scrittura è fluida, e alla fine ci si ritrova a sperare in uno spiraglio, un sopravvissuto, un personaggio secondario che risorga dalle ceneri per riapparire nel sequel. Lascia tutto, professore, e scrivi il seguito!

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