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Pamela - Samuel Richardson - copertina

Pamela

Samuel Richardson

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Traduttore: Masolino D'Amico
Editore: Frassinelli
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 3 ottobre 1995
Pagine: 672 p.
  • EAN: 9788876843570
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Pamela (1740) è il prototipo del romanzo borghese e del romanzo sentimentale. Avvincente, ricco di suspanse, edificante e lacrimevole, è però straordinariamente audace per la sua epoca, perché ha il coraggio di prendere per eroina una graziosa cameriera di sedici anni che, resistendo a infiniti tenteativi di seduzione, riesce ad accalappiare e sposare il suo ricco padrone. Scritto in forma epistolare e sottotitolato "La virtù premiata", questo romanzo ebbe nel Settecento uno strepitoso successo di pubblico e creò introno a Richardson stuoli di ammiratrici palpitanti e legioni di imitatori del calibro di Goldoni e di Jane Austen.
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    Maria

    21/09/2019 15:37:13

    Molto carino e scorrevole!

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    Silvia1992

    05/08/2015 00:36:39

    Che dire, bellissimo, finito un'ora fa. Il mio punteggio sarà alto, molto alto. E vi spiegheró perché: nonostante la lunghezza del romanzo, la ripetizione della sua umile condizione, delle sue riflessioni etc... Pamela ha saputo farmi entrare nel suo mondo, nel mondo del '700. Mi sono sentita una sua amica, alla quale raccontava tutto ( infatti ora mi sento un pó persa, visto che l'ho finito). Straordinaria storia d'amore, di altri tempi.. Colpi di scena al punto giusto! Romanzo semplice da capire... bellissimo. Non so se lo rileggeró, ma sarà sicuramente uno di quei racconti... che nella vita se riesci a leggere fino alla fine, ti rimarranno impressi nel cuore. Per chi conosce Elisa di Rivombrosa molto bene: ci sono eccome delle congruenze, lievi , ma ci sono. !!! Buona lettura :-)

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    Sara

    13/05/2012 20:03:30

    Ho finito di leggerlo proprio questo pomeriggio e devo dire che mi è piaciuto moltissimo! Personalmente, non l'ho trovato lento in nessun punto e, al contrario, mi è sembrato molto scorrevole. Consiglio a tutti di leggerlo! ps: per chi si preoccupa per il fatto che ha ispirato "Elisa di Rivombrosa", tranquilli, ci sono elementi in comune, l'amore tra la serva e il padrone prima di tutto, ma non ha niente a che vedere (come hanno già detto), anche se comunque la fiction a me è piaciuta.

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    SARA

    16/09/2008 19:19:38

    Quando ho comprato questo libro , non sapevo che c'era stato tratto il film di Elisa di Rivaombrosa.Quando l'ho saputo ero un po' delusa e non l'ho letto subito.Un giorno ero nella mia libreria e ho preso in mano il libro , visto che di scrittura epistolare non avevo mai letto niente , mi sono detta: proviamo!.........mi sono ricreduta!La lettura e' stata piacevole e scorrevole , riesci sempre a segiure la storia , ci sono punti un po lenti ma altri che mageresti le pagine pur di sapere come va a concludersi.Sono d'accordo con molti nel dire che con il film centra ben poco.Sono soddisfatta di averlo letto.

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    giulia

    06/09/2007 21:00:21

    l'ho finito proprio ieri sera..beh a me è piaciuto!!!!!!!da cm mi hanno detto nn centra niente con elisa di rivombrosa!!certo in alcuni punti è 1 po lento....xo la storia è semplice e x questo in generale scorrevole...ho anche il seguito annesso...vedremo qnd lo leggerò!!cmq ve lo consiglio fa pensare 1 po a questa virtù che ora cm ora si da 1 po troppo facilmente!!!ciaooooooo

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    stefano

    20/03/2007 16:57:12

    I limiti di quest'opera sono tutti nella prosa, brillante e adatta per l'epoca, ma decisamente ampollosa e pesante per i gusti dei lettori moderni. E' un rischio che corrono tutti i Classici, tranne quelli con una prosa asciutta, come "I Promessi Sposi".

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    valentina

    16/10/2006 22:45:04

    beh, anche se un pò lento- questo probabilmente dipende dal fatto che si tratta di un romanzo epistolare- vale la pena leggerlo!!!

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    elisa***

    02/10/2006 09:57:23

    sono arrivata a pagina 360 e sicuramente la storia e' molto bella, pero' l'ho sospeso perche' a volte e' proprio lento e difficile da leggere di seguito data la maniera in cui e' scritto...sicuramente lo riprendero' e penso che arrivero a dare voto 5/5, pero' per il momento mi sono dovuta staccare.

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    anna

    23/09/2006 14:25:31

    premesso che come ai tempi in cui uscì è un romanzo che entusiasma ed emoziona le donne (per esser riuscite a catturare l'amore della loro vita-e molto ricco per di più- al primo colpo)e che quindi io lo abbia trovato una piacevole lettura bisogna dire che Pamela non ha niente di speciale;rispecchia il prototipo proposto dalla morale puritana della donna pura,debole (sviene 4volte in 5 minuti..maddai!!)e passiva ma forse sotto sotto molto ipocrita e furba( finchè non viene fuori che mr B se la sposa lo trova orribile poi chissà perchè scoppia un amore incredibile)nell'accalappiare il suo Mr B. Il fatto è che è una valida descrizione del modo in cui dovevano comportarsi ed arrabattarsi le donne per trovare un buon marito che le mantenesse all'epoca tra puritanesimo e necessità di soldi ed è fondamentalmente questa la sua importanza,senza far troppo caso alle ossessione puritane e un pò guardone di Richardson!

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    ALYSSA

    21/06/2006 12:27:56

    L'HO APPENA FINITO E ANKE SE A VOLTE è STATO DAVVERO NOIOSO, LA STORIA è BELLA.ELISA DI RIVOMBROSA HA PRESO SOLO LO SPUNTO DELLA STORIA DI UNA SERVA KE SPOSA IL SUO PADRONE E NIENTE PIU,PER CUI VI CONSIGLIO DI LEGGERLO!!!!!!!!!CIAOOOOOOOOOOOOOOOOO

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    Rosy

    11/01/2006 10:36:13

    la storia è carina ma il romanzo è noioso perchè vengono ripetute troppo spesso sempre le stesse frasi e i tutti i personaggi non parlano d'altro che di questa straordinaria serva, che in effetti di straordinario non ha fatto proprio niente.

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    giorgia

    11/09/2005 14:30:28

    Pamela rappresenterà pure un'innovazione sul piano stilistico ma è una storia veramente noiosa e pregna dello spirito bigotto del puritanesimo.Pamela non è una donna ma è un'irreale impersonificazione della morale del tempo,maschilista e mortificante.Leggete Wilde e Baudelaire altro che Fielding il bacchettone!

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    roberta

    07/06/2005 22:49:52

    nn ho mail letto un libro più bello di questo............. mi entusiasma fino ad esplodere........ questo è l'amore che bisognerebbe vivere............... bisognerebbe sempre trovare uomini che ti sappiana dare così tanto amore

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    ester

    25/05/2005 11:34:00

    trovo Pamela un libro interessante che ci riporta indietro neol tempo dove esistevano ancora certi valori che ora si sono persi del tutto con nostro vantaggio?

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    Cristina

    11/04/2005 12:01:49

    Sto leggendo questo libro e, nonostante sia un pochino noioso in alcuni punti, lo trovo comunque apprezzabile. Certo va considerata l'epoca in cui fu scritto, inevitabile la figura di Pamela risulti quanto meno strana ai nostri occhi. Però, sinceramente, ci siamo troppo abituati ai romanzi moderni. Forse non ci fa troppo male riprendere in mano i classici, italiani e non. Penso che un salto nelle epoche e nelle mentalità passate non possa che farci bene. Cristina

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    Beatrice

    02/04/2005 21:48:19

    Io ho iniziato a leggere questo libro,ed è vero che è un pò pesante e non c'entra niente con elisa di rivonbrosa,e ne sono felicissima...la serie è stupida,gli attori non sanno recitare,o meglio la puccini che recita ansimando...banale!!Invece il libro non sarà passionale,ma tratta di quegli ideali che non si hanno più...da leggere!!

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    Gianfranco

    30/03/2005 19:38:42

    Il romanzo è davvero rivoluzionario se si considera che la protagonista è una ragazza di un ceto sociale povero e che parla di questioni riguardanti la famiglia e l'accudimento dei figli. Può sembrare anacronistica la strenua difesa della virtù, che però è la forza motrice della storia e ciò che rende tutt'ora appassionante la lettura. E', inoltre, interessante notare la maestria con cui Richardson mescola morale, religione senza rendere noiosa l'opera. Concludendo, la virtù è qualcosa da riscoprire e da proteggere anche oggi.

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    lettrice90

    24/03/2005 13:34:05

    Sto legendo questo libro... ho iniziato a fine febbraio, e dato che ho 14 anni vorrei leggerlo con piùà calma poichè non conosco tutti i termini presenti, e alcuni sono stata costrettaa ricercarli sul vocabolario. La forma letteraria mi è sembrata davvero eccellente, ma la differenza tra i pensieri delle sedicenni dei nostri giorni e quelli di Pamela è enorme. In alcuni suo lati mi ha annoiata, come aundo lei ha pensato di suicidarsi e ha fatto tutte quelle riflessioni. La virtù ai nostri gionri non esiste più!!!

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    serena

    15/03/2005 20:17:54

    secondo me si tratta di un altissima opera letteraria, il cui linguaggio può sembrare pensante,dove ci si sente completamente immersi nelle disavventure di una ragazza che ha pressapoco l'età di tutte le adolescenti.

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    Aiuto...!

    04/02/2005 17:29:16

    volevo che qualcuno che la gia letto questo libro mi scrive qualcosa per che cosa parla quali sono i momenti piu belli e bruti perche devo sapere qualcosa perche in 11 feb ho il esame e 1 di 100 domande sara anche questo libro. grazie comunque un grand bacione per loro che mi scriverano e mi aiuterano...

Vedi tutte le 33 recensioni cliente

recensione di Sertoli, G., L'Indice 1998, n. 3

Ci voleva dunque Aldo Busi per convincere un editore italiano che non era un suicidio finanziario pubblicare tremilacinquecento pagine di Samuel Richardson, l'ultimo grande romanziere settecentesco assente negli ipertrofici cataloghi nostrani. Così, nel giro di un solo anno, abbiamo avuto sia una nuova traduzione di "Pamela" (la precedente risaliva al 1953) sia - soprattutto e finalmente - l'"impossibile" traduzione di quel "classico classico" "europeo" che fu, due secoli fa, "Clarissa" (la precedente risaliva al 1784-95). Dico "impossibile" perché avendo provato io stesso a proporla a diversi editori, me la son sempre sentita rifiutare più o meno con queste parole: "Oh sì certo, bisognerebbe farla, ma i costi, lei capisce...". Devo confessare che no, non capivo, perché a un profano nell'ardua scienza del marketing come il sottoscritto sembrava, al contrario, che l'editore che l'avesse "fatta" avrebbe scoraggiato chiunque dal "rifarla" per almeno un paio di generazioni, sicché avrebbe avuto tutto il tempo - se ci sapeva fare - di gestirsi al meglio il suo piccolo monopolio. Ingenuità mia o incompetenza dei troppo temuti uffici commerciali delle case editrici? Comunque sia, tanto di cappello a Frassinelli per aver osato l'inosabile. E tanto di cappello, naturalmente, anche a Masolino d'Amico, il traduttore maratoneta che, dopo aver reso in un bell'italiano scorrevole le seicentocinquanta pagine di "Pamela", ha proseguito d'un fiato per le quasi duemilanovecento di "Clarissa", senza perdere un colpo né lasciarsi prendere dalla disperazione ritirandosi prima del traguardo (e impiccandosi magari a un albero, come aveva pronosticato quel pessimista del Dottor Johnson).
In confronto, le cinquanta paginette di "Shamela" sono davvero un'inezia - e quindi si capisce che Daniela Fink abbia avuto tutto il tempo di limarsele ben bene, con gusto ed eleganza (vorrei dire) femminili. Cinquanta paginette, d'altro canto, che, almeno per il lettore inglese, sono diventate inseparabili dalle seicentocinquanta di "Pamela". Inseparabili perché complementari. I due romanzi sono infatti il rovescio l'uno dell'altro e le due protagoniste - come suggerisce Guido Fink nella sua ampia e acuta introduzione - sono "sorelle siamesi" che dobbiamo abituarci a vedere sempre insieme: una figura unica "rifless[a] da uno specchio a due luci, l'uno fin troppo compiacente, l'altro grossolanamente deformante". Pam e Sham: la cenerentola virtuosa ricompensata con la mano del principe azzurro, e il suo "doppio" vizioso e intrigante, trionfante su quel "cretino ben provvisto di denaro" che è il suo padrone e punita solo "in extremis" per ossequio alla regola della giustizia poetica (e questa è l'unica "défaillance" che mi sentirei di rimproverare a Fielding).
Ma procediamo con ordine. Quando "Pamela" uscì, nel novembre del 1740, Fielding si trovava in un momento critico della sua vita. Costretto ad abbandonare la carriera teatrale dal ripristino della censura preventiva sui testi (ripristino a cui egli stesso aveva non poco contribuito con le sue aggressive satire politiche), era in cerca di una nuova "provincia" in cui esercitare quella brillante e prolifica penna che aveva fatto di lui, se non il più grande "homme de théâtre "dopo Shakespeare (come lo avrebbe definito, esagerando, G.B. Shaw), certo l'autore più rappresentato sui palcoscenici londinesi del tempo.
Due anni dopo, nel 1742, "Joseph Andrews "avrebbe segnato l'avvio della sua - ancor più grande - carriera di romanziere. Ma "Joseph Andrews", che nei capitoli iniziali rifà il verso a "Pamela" mettendo in scena il fratello dell'eroina richardsoniana intento a difendere la propria castità dalle insidie di una non più giovanissima ma procace e vogliosa padrona (che è poi, guarda caso, la zia di Mr B.), non è altro che il seguito dell'operazione burlesca compiuta con "Shamela". La quale dunque, benché l'autore ne negasse sempre (inutilmente) la paternità, deve dirsi il vero esordio del Fielding narratore.
Un esordio, d'altra parte, che si riallaccia strettamente alla sua precedente esperienza teatrale. Non tanto - o non solo - per le ragioni illustrate da Guido Fink ("teatrino di marionette"), quanto perché "Shamela" nasce dallo stesso "progetto" e adotta la medesima strategia a cui si erano già ispirate alcune delle più riuscite - e spassose - "pièces" fieldinghiane: la parodia satirica di matrice scribleriana. Firmandosi "Scriblerus Secundus", Fielding si era presentato come l'erede e il continuatore della battaglia intrapresa da Pope, Swift e compagni contro "Grub Street", cioè contro il cattivo gusto e l'incultura degli scribacchini e pennivendoli "moderni".
Ora, quale maggior monumento d'incultura e cattivo anzi pessimo gusto (non solo letterario) che l'osannato romanzo di Richardson? Ecco dunque Fielding impugnare la penna e riscriverlo per rovesciarlo come un guanto. Riscriverlo: perché non c'è pagina di "Shamela" che non derivi da "Pamela": stessa tecnica (epistolare), stessi personaggi, stesse situazioni e scene - persino la medesima prefazione autoelogiativa (aggiunta da Richardson alla seconda edizione e purtroppo omessa nella traduzione italiana). Ma la riscrittura è un rovesciamento, perché la virtuosa servetta si trasforma in una "impudente sgualdrinella" avida e furba che proprio difendendo con le unghie e con i denti - e con tantissime lacrime, svenimenti, ecc. - l'inesistente "gioiello" della sua verginità riesce a incastrare quel "babbeo'' del suo padrone ("Booby" = "citrullo" ribattezza Fielding il Mr B. di Richardson) facendosi sposare e diventando così una gentildonna ricca e rispettata. "Shamela", insomma, è la "storia vera "di Pamela, laddove "Pamela" ne era la "storia falsa": un trucco, una finzione ("sham"), una bufala venduta alla stampa (commissionata dalla protagonista stessa a un pennivendolo!) per turlupinare il pubblico dei lettori, non meno babbei di suo marito.
Ma perché Fielding ce l'aveva tanto col romanzo di Richardson? Per tre motivi, principalmente. Anzitutto, non condivideva l'equazione virtù (femminile) = verginità. Non perché fosse di più larghe vedute in tema di sessualità (lo era, ma solo quando si trattava di sessualità "maschile"), bensì perché quell'equazione gli appariva una pericolosa "riduzione" della moralità a scapito di altri e più alti valori/doveri (per esempio la carità: in "Joseph" "Andrews" uno dei personaggi moralmente più positivi è una sguattera d'osteria non avara del proprio corpo ma caritatevole). Inoltre, ostentata com'è, reiterata in ogni pagina, sbattuta in faccia a parenti, colleghi di servizio e illustri sconosciuti, la "virtù" di Pamela ("morire piuttosto") suonava a Fielding sospetta: tradiva l'affettazione, se non addirittura l'ipocrisia. Tradiva cioè - e risvegliava nei lettori (nelle lettrici!) - una pruriginosità, un'equivoca "fissazione" sul sesso che Fielding non fu l'unico tra i contemporanei a percepire nel romanzo di Richardson. Egli non aveva bisogno della psicoanalisi per intuire che dietro la Pamela "manifesta'' c'era una Pamela "latente'': ed è questa "altra", svergognata ("shame "= vergogna) Pamela che mette in scena col nome di Shamela ("e lui mi ha baciato ancora, tutto ansimante (...) ma, "per sfortuna "è arrivata la Signora Jervis, e in pratica "mi ha rovinato la festa""). Ma tradiva anche, quell'affettazione (o ipocrisia), un calcolo opportunistico di piccola arrampicatrice sociale che vuole vendere al meglio la propria merce (autentica o contraffatta che sia) in un mercato dove la Virtù sta diventando l'articolo più richiesto.
Ed ecco allora il secondo motivo di ostilità. Fielding non poteva accettare le implicazioni di una vicenda il cui "happy ending "coincide con una "mésalliance". Facendo sposare a un gentiluomo la propria domestica - una domestica che afferma orgogliosamente che la sua "anima'' vale quanto quella "di una principessa" e, addirittura, che tutti gli uomini sono "alla pari in origine" -, Richardson aveva riproposto il caposaldo dell'ideologia borghese-puritana: la virtù, non il sangue (o il denaro), come unica vera forma di "grandezza" e, quindi, fondamento di legittimazione sociale. È la virtù che legittima Pamela a diventare una gentildonna, così come è la virtù che legittima Mr B., "dopo" la "conversione", a fregiarsi di quel titolo di gentiluomo che prima usurpava. "Signori'', insomma, si è - o si diventa - per "diritto morale". Questo è il "messaggio" che Richardson affidava alla storia di Pamela; e che esso fosse centrale nel suo progetto narrativo è dimostrato dal fatto che quasi tutto il secondo volume è dedicato alla "questione matrimoniale". È qui che Richardson gioca la sua carta più impegnativa.
La gioca con grande prudenza (non sufficiente comunque a evitare l'imbarazzo di alcune tra le sue stesse più fervide ammiratrici): perché mentre Pamela, nonostante le dichiarazioni di uguaglianza, rimane ossequiosamente ligia alle differenze di classe - prima accusando Mr B. di "degradarsi" cercando di sedurre una "serva" come lei, poi rammentandogli la disdicevolezza di un matrimonio fra disuguali (lo status, dopotutto, non è l'anima), infine, davanti all'altare, facendogli una riverenza e dicendogli "Grazie, signore" -, chi compie il vero atto "sovversivo" trasgredendo le regole e infrangendo il codice sociale è Mr B. Che sia lui, naturalmente, non è dettaglio irrilevante: l'uguaglianza (di status se non di anima) deve essere "concessa" - dal superiore all'inferiore, dall'uomo alla donna -, non già deve essere pretesa o, tanto meno, conquistata.
Richardson, insomma, ci teneva a non passare per rivoluzionario. Se la borghesia - ecco quanto voleva far capire ai suoi (più ricchi e magari blasonati) lettori - aveva il diritto di salire socialmente "perché" detentrice di una più alta moralità, l'aristocrazia non aveva nulla da temere per il proprio rango "purché" facesse sua quella stessa moralità. E tuttavia, la cautela di Richardson non bastò a tranquillizzare Fielding, la cui ideologia sociale era molto più "statica "e conservatrice. L'ordine della società si regge su una gerarchia che non deve essere violata, su distinzioni che devono restare nette e salde, pena la caduta nel disordine o, come si suol dire, nel caos. Amare ci si può anche fra disuguali ma sposare ci si può - e ci si deve - solo fra uguali (e infatti nei romanzi di Fielding l'agnizione interviene sempre, provvidenzialmente, a evitare la "mésalliance").
Il terzo motivo di rigetto ha a che fare con la grafomania di Pamela. Carta penne e inchiostro stanno in cima ai suoi pensieri (appena un gradino sotto la "virtù"), e qualunque cosa le accada, dalla più inoffensiva alla più terrificante (o che tale le sembra), eccola precipitarsi in camera per scriverla a qualcuno: al "caro padre" e alla "cara madre", a Mr B. e al parroco Williams, a chiunque insomma si presti a fungere da destinatario; e se non c'è nessuno a portata di penna, allora la scriverà a se stessa, trasformando la lettera in diario, salvo, poi, ritrasformare il diario in lettera - perché ciò che scrive "deve" essere mostrato, la sua "intimità" "deve" essere esibita.
Lettere su lettere, lettere proprie e lettere altrui, lettere spedite (o non spedite) e ricevute, copiate e ricopiate, messe da parte registrate e inventariate come in un gigantesco archivio: l'archivio - il mausoleo - di Pamela Andrews. Ma se la scrittura è per lei una vera e propria ossessione (narcisistica e persecutoria come tutte le ossessioni), lo è perché ogni cosa, ogni gesto, ogni evento devono trasformarsi in parola, in segno grafico, per essere, non già (come voleva la tradizione puritana) analizzati e giudicati dalla coscienza, ma semplicemente "vissuti"."
"La scrittura non trascrive la vita: la sostituisce, la "fa". E questo è un elemento di straordinaria novità/modernità (o postmodernità?) del romanzo di Richardson. Lo è anzitutto dal punto di vista narrativo, perché qui per la prima volta - come osserva Guido Fink - la lettera diventa ciò che esemplarmente (benché diversamente!) sarà nelle "Liaisons" "dangereuses": motore dell'azione, generatrice del "plot" (è infatti leggendo le lettere di Pamela che Mr B. si pente, ed è leggendo la lettera del pentito Mr B. che Pamela decide di amarlo). Ma lo è anche per le prospettive che apre su un tema, quello dell'"écriture", oggi (o già ieri?) fin troppo discusso, discettato e delibato dai più sofisticati (e spericolati) critici "teorici".
Con buona pace, naturalmente, di Fielding, che nella grafomania dell'eroina richardsoniana vedeva solo, più prosaicamente, l'ombra lunga della mistificazione. Sostituendo i segni alle cose, ricoprendo i fatti con un reticolo di parole, la scrittura crea una realtà "fittizia", una vita "falsa", che alla fine viene però scambiata per quella vera. Artefice e al tempo stesso prigioniera del suo monumentale archivio di "lettere" (nel senso alfabetico ed epistolare del termine), Pamela si costruisce un'identità immaginaria che è, propriamente, un'identità "romanzesca". "Oh, mia brava ragazza!", le dice a un certo punto Mr B., "vedo che hai fatto buone letture; fra tutti e due prima di aver finito metteremo insieme una bella trama per un romanzo".
Una trama da romanzo: paziente e tenace, meticolosamente sistematica, con le sue lettere Pamela (che prima di troppo scrivere ha troppo letto) ricama un grandioso, fantastico scenario all'interno del quale lei stessa e Mr B., i genitori e il parroco William, Mrs Jervis e Mrs Jewkes, insomma "tutti quanti"," "diventano protagonisti di un'avvincente "love story "che è solo il frutto dell'uso allucinatorio - e manipolatorio - della scrittura. Lo stesso che abbacina e irretisce i suoi lettori, rendendoli incapaci di distinguere, nel "dolcissimo, adorabile, graziosissimo libretto" che ne racconta l'edificante (e gratificante) vicenda, ciò che è vero da ciò che è (cattiva) letteratura. Di qui la "controscrittura" di "Shamela": che non solo pone "nella giusta e veridica luce" le "arti sopraffine di quella giovane intrigante", ma "svela[ndo] e debitamente confuta[ndo]" le "svariate e famigerate menzogne e distorsioni" contenute nel libro che a lei s'intitola, ne demistifica la retorica letterarietà. Ma di qui anche, nei posteriori romanzi di Fielding, la scelta di esibire sempre, alla luce del sole, l'"artificio "della narrazione: proprio per evitare che i suoi lettori - come le lettrici di "Pamela" - dimentichino di avere fra le mani un libro e finiscano a scambiare le finzioni della letteratura con le realtà della vita.
La grafomania di Pamela non è però, da ultimo, quella stessa di Richardson: narcisistica, ossessiva, persecutoria, e soprattutto indecentemente prolissa - cioè a dire, per Fielding, "moderna"? Ecco allora le cinquanta pagine di "Shamela" contrapposte alle seicentocinquanta di "Pamela" (che il terzo e il quarto volume, usciti l'anno seguente e per il momento risparmiati al traduttore e al lettore italiano, avrebbero raddoppiate!): una lezione di "stile" (classico) impartita all'insegna del motto "mega biblion mega kakon.*
  • Samuel Richardson Cover

    (Derbyshire 1689 - Londra 1761) scrittore inglese. Agiato stampatore a Londra, si dedicò alla stesura di romanzi epistolari nella maturità, dimostrando un notevole talento narrativo. Il suo primo romanzo, Pamela, o La virtù ricompensata (Pamela, or Virtue Rewarded, I parte, 1740; II parte, 1742), è la storia di una cameriera che resiste ai continui tentativi di seduzione del suo padrone finché riesce a condurlo al matrimonio. Tratti caratteristici e pregevoli di questo libro sono la vivacità e la sottigliezza con cui la protagonista presenta i suoi sentimenti, e l’ambiguità, in parte involontaria, ma ugualmente di grande effetto ironico, nel comportamento della ragazza: la sua ingenuità apparente è in realtà piena di astuzia, e attraverso di essa la fanciulla riesce a realizzare l’aspirazione... Approfondisci
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