Il passato davanti a noi - Bruno Arpaia - copertina

Il passato davanti a noi

Bruno Arpaia

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Editore: Guanda
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 16 febbraio 2006
Pagine: 507 p., Brossura
  • EAN: 9788882469122
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In un paese alla periferia di Napoli, negli anni '70, un gruppo di ragazzi vive l'ultima grande stagione degli ideali e delle lotte politiche, fa i conti con una realtà difficile, minacciata dalla criminalità organizzata, e nel frattempo affronta il suo particolare percorso di formazione, che passa attraverso gli amori, le tensioni familiari, le vacanze vissute all'avventura e termina con il fallimento degli stessi ideali da cui aveva preso le mosse. Le scelte dei protagonisti sono state, a partire da quel punto, le più diverse: e adesso c'è chi vive una vita del tutto normale, con moglie e figli, e chi invece si trova a fare i conti con il proprio passato di militanza armata.
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    enrico 79

    03/11/2011 16:49:37

    ciao a tutti, ho letto il libro qualche anno fa e ad essere sincero sarà perchè sono del paese i cui è ambientato il romanzo ma mi è piaciuto moltissimo ed ha suscitato in me delle fortissime sensazioni.Non ho vissuto quell'epoca perchè ci nascevo ma posso garantirvi che mi ha preso moltissimo e mi sembavava di viverla quasi fossi il protagonsta.Colgo l'occasione per ringraziare Bruno Arpaia(che non conoscevo prima) perchè mi ha dato l'opportunità(dato che non ci vivo pù da 11 anni) di rivivere la mia bella e ferita Ottaviano in un epoca tanto difficile quanto appassionante per diversi aspetti.Mi sento di consigliare la lettura di questo libro che ritengo personalmente molto soddisfacente.

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    Antonio D'Agostino

    30/01/2011 19:28:56

    Ottimo narratore Arpaia . Un narratore onesto , di grande umanità . La scrittura di questo bel libro è chiara perchè in piena alleanza con la necessità dell'autore di ripercorrere e soffermarsi sul passato . Da leggere .

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    Enrico

    07/01/2010 20:36:06

    L'ho letto questa estate. Non mi sono immedesimato tanto nella storia perché non sono di quella generazione. Però è stato affascinante leggere di quei tempi. Certamente non è un libro per chi ama le avventure o la suspans. Tutto sommato non mi sono pentito di averlo comprato. Ho appreso parecchie cose.

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    la manna ambrosino giovanni

    16/10/2008 21:28:29

    ho letto il libro distillando i giorni descritti giorno dopo giorno. Sono entrato nel gruppo,ho partecipato alle vostre riunioni ho condiviso e criticato. Rileggerò il libro per rivivere ancora una volta quei giorni meravigliosi, giorni da me vissuti nel MSI ma non dissimili da quelli descritti da Bruno.

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    Sarah

    06/10/2008 09:46:01

    mi piacciono molto i libri su sfondo storico sociale, una bella descrizioni degli anni 70 italiani, forse un po' approssimativa, sarebbe stato perfetto scritto a 4 mani con lucarelli per la parte storica a mio avviso.

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    arcailla60

    03/04/2008 22:55:20

    Ho finito di leggere questo libro nel febbraio del 2007.è ancora sul mio comodino . BELLISSIMO. Racconta degli anni della mia giovinezza vissuta quando ogni cosa era storia,filosofia, politica!!! Grazie per avermi riportato in quegli anni dove ogni cosa si viveva intensamente! Uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi tempi che mi ha pervaso di una nostalgia struggente per quegli anni intensi ed indimenticabili.In quegli anni Vivevo in un piccolo paese di provincia ma poi mi sono spostata a Napoli per i miei studi di Architettura per cui leggendo questo libro mi sono ritrovata nei vicoli , per il rettifilo a protestare contro le ingiustizie e contro Pinochet!!!STUPENDO .grazie

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    amelia

    04/02/2008 19:41:03

    Bel libro di Arpaia, un salto nella storia dei grandi attraverso la storia dei piccoli. Appassionante. Ottima la descrizione di quegli anni così difficili da descrivere e da capire.

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    Massimo

    13/04/2007 23:45:47

    Operazione letteraria piuttosto complicata quella in cui si è cimentato Arpaia e comunque ben riuscita. Nello scrivere un romanzo che attraversa quasi un decennio e che racconta di ideali, ideologie, persone, sentimenti, valori, cronaca ecc. non è assolutamente facile mantenere credibilità ed equilibrio. Arpaia non ha paura di raccontare “quelle” esperienze con occhio critico (talvolta anche un po' "cinico") che sonda a 360 gradi le debolezze, le aspirazioni, le ingenuità, le illusioni e le delusioni della gioventù "impegnata" dell'epoca. E’ quindi del tutto naturale rinvenire nel corso del racconto qualche forzatura, ma l’opera va vista nel complesso ed il giudizio non può che essere positivo. Nonostante il tema piuttosto monocorde, lo stile narrativo rende il libro molto godibile al lettore. P.S: brividi, ricordi e nostalgie imperdibili per i nati dal 1955 al 1960.

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    Alberto Piccinini

    24/03/2007 16:08:27

    Sono grato al mio amico - e vecchio compagno di lotte - Mirco per avermi segnalato questo romanzo come il biù bello e completo sugli anni settanta. Sono pienamente d'accordo(è notevole anche Piove all'insù di Luca Rastello). E sono grato a te, Bruno, per averlo scritto - per quanto tu lo neghi - soprattutto per noi lettori che in quell'acquerugiola di nostalgia e rimpianto ritroviamo i nostri stessi lineamenti (io ci ho ritrovato persino il mio nome di battesimo!). E dato che, caro Bruno, ti immagino un po' triste a malinconico, sappi che ho letto a mia moglie, mentre guidava, le pagine sul parco Lambro, provocandole irrefrenabili risate (e rischiando un incidente)

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    Pietro

    12/01/2007 14:08:59

    Il mio giudizio sul libro è molto negativo perchè: 1. Non è un vero romanzo (come Gomorra) ma piuttosto una cronistoria di quegli anni (con tanto di lunghi stralci dei comunicati politici di diversa origine). Non è un romanzo perchè i personaggi non sono sviluppati ma sono solo osservatori di quello che succede. 2. Lungo e ripetitivo. In 500 pagine ci sono le descrizioni di almeno 20 manifestazioni molto simili tra di loro con tanto di itinerari percorsi. A che serve? Cosa aggiunge? 3. Difficilmente uno può entrare nella scena perchè i personaggi sono molto poveri di emozioni (anche se dichiarate molto intense): solo rabbia o paura. Veramente troppo poco 4 Superficiale: dopo 400 pagine il protagonista deluso per vari motivi si mette davanti ad una macchina da scrivere e dopo tre ore genera un racconto. Alla fine gli piace moltissimo e decide che da grande farà lo scrittore! Ma vi sembra realistico, conoscete qualcuno che abbia mai fatto così? Mi sono chiesto come mai dissento così tanto dagli altri giudizi e penso che il motivo sia che essendo nato dieci anni dopo il protagonista ero un bambino durante gli anni di piombo. Molti forse invece hanno vissuto quei tempi e nella dettagliatissima cronistoria ritrovano dei ricordi personali. Questo non allevia il mio giudizio. Uno dei miei libri preferiti è "Le memorie di Adriano" ambientato in una epoca di circa 100 generazioni prima della mia.

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    sax

    14/12/2006 11:18:19

    A voler narrare il passato, e in particolare quello che ha fatto storia, è cosa assai difficile. Napoletano anch'io come Arpaia e con qualche anno di meno, in quel periodo ideologicamente ero dall'altra parte ma mi ci sono ritovato pienamente in quei moti di passione, in quel fervore di attività ideologiche e, perchè no, anche di paura, di dubbi ... Il libro di Arpaia mi è piaciuto molto, adesso per "par condicio" mi appresto a leggere Cuori Neri.

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    lorenzo zoppoli

    27/10/2006 10:23:46

    Un bel libro, un pò difficile nella partenza, ma poi capace di far ripiombare il lettore nell'Italia degli anni '70, nelle fortissime passioni che hanno animato quel periodo, segnando per sempre una generazione. Molto utile per ripensare il passato e discutere di tante lontane cause delle difficoltà che la cultura politica italiana non riesce ancora ad affrontare. Una lettura utile anche per i giovani di oggi, per capire i propri genitori e per evitarne gli errori.

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    Gianca

    28/09/2006 22:23:42

    Un grande romanzo, ci sono gli anni '70, le lotte e le illusioni di quella generazione di studenti. Con grande maestria di narratore e con una ricca e documentata ricerca storica l'autore descrive gli anni che vanno dal golpe in Cile agli anni di piombo. C'è la musica di quegli anni (Gaber, Lolli, Guccini, Traffic, Inti Illimani ecc.), ci sono le idee politiche (il personale è politico, il femminismo, il pane e le rose, il compromesso storico) e tutti i più importanti eventi politici italiani. Il romanzo ruota attorno ad alcuni giovani attivisti di estrema sinistra di un paese nel napoletano, con i consigli comunali, la camorra, le manifestazioni, ecc. ecc. Un libro che regala, a chi ha vissuto quelle esperienze, un tuffo nel passato con la saggezza di oggi. Per chi non le ha vissute è un motivo per conoscere quegli anni, per conoscerli e non per condividerli o condannarli. Grazie a Bruno Arpaia per questo grande regalo.

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    Marcello

    22/09/2006 14:53:40

    Grazie,perchè nel tuo libro ognuno di noi ritrova quella sua/nostra generazione,paure,affanni,gioie,pensieri,aspirazioni,delusioni,proprio per quel"noi"che ci ha contradistinto.Non era il pensiero unico di"eravate un branco di pecore"come qualcuno si affanna ancora a gridare,ma era,per molti di noi è ancora,il senso della condivisione di quell'essere compagni che vedeva nel movimento la voglia di cambiare un mondo di ingiustizia ed inegualianza.Abbiamo perso,è vero,ma abbiamo perso,storicamente,solo una una battaglia.

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    Domenico Restifo

    10/09/2006 22:39:01

    Bellissimo. Caro Bruno, anche se non Ti conosco voglio darTi del tu. Alberto è speculare a me e a chissà quanti altri. Ho 49 anni ed ero anch'io in periferia in quegli anni (LC a Reggio Calabria). Il Tuo libro mi ha reso le vacanze settembrine dolci (e malinconiche) come non mai, mi ha fatto provare delle sensazioni da spaccare lo sterno. E non tanto per il racconto delle vicende dei giovani eroi, quanto per le Tue parentesi attuali e per le ultime 3 pagine di riflessioni. Anche a me capita di tornare da emigrato nei posti di allora e di rivivere al 100% quello che Tu hai descritto così bene. Grazie davvero, mi farebbe piacere poterne discutere direttamente con Te, anche perchè, secondo me, è giunta l'ora di elaborare nel modo più ampio possibile quegli anni, partendo dal cuore di quei ragazzi che eravamo. Spero di avere un Tuo riscontro. Domenico Restifo

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    alex

    25/07/2006 18:44:22

    bello...sara'anche di parte,ma e'scritto bene,fa rivevere in maniera eccellente quei tempi e quegli stati d'animo lasciandoci un pizzico di nostalgia e tante riflessioni sui fallimenti(?!) dell'epoca.

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    Federica Fallarino

    25/07/2006 11:38:04

    Dopo aver letto questo libro ho provato subito un immenso desiderio di scrivere all'autore: per ringraziarlo. E' stato come fare un lungo viaggio nella vita di una generazione, vivere sulla pelle quelle stesse atmosfere. Io ho 22 anni e non smetterei mai di ascoltare le storie di chi aveva la mia età negli anni 70. Perciò continuate a raccontarvi, non smettete mai, siete i nostri padri e le nostre madri, non recidete con il silenzio i fili del nostro passato, non lasciate che le vostre storie siano raccontate da altri. Vi sarei grata se poteste far arrivare queste poche righe all'autore. Grazie

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    roberto

    30/06/2006 11:48:04

    sarà generazionale ma la sensazione è quella di rivedere, con occhi disincantati e nostalgici, un pezzo, importante, della nostra, della mia, vita. ho ritrovato, in un libro bello, i giorni dell'impegno quotidiano. e poi il movimento (quello studentesco non AO però), l'autocritica,londra dell'agosto 74. è uno dei libri che mancavano.

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    costantino

    19/06/2006 19:36:27

    Uno dei romanzi italiani più belli degli ultimi vent'anni. La storia esemplare di una generazione e un insegnamento per le altre generazioni attraverso la duplice lente della meridionalità e dell'impegno politico. Da leggere e rileggere.

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    serena

    09/06/2006 11:01:29

    Utopia e disincanto vanno a braccetto lungo tutto il bel romanzo di Arpaia. Ero adolescente all'epoca dei fatti narrati e metto da parte il fiume di emozioni che ho provato ritrovandomeli davanti agli occhi...voglio solo ribadire il valore di una generazione che ha imparato( e quasi mai disperso)l'importanza di pensarsi come "NOI" a dispetto dell' "IO" irritante ed imbarazzante che ha caratterizzato la"peggio" gioventù degli anni 80 e oltre.

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Nel coro spicca Alberto che ha la statura del personaggio vero intelligente e idealista timido con le ragazze impaurito dagli scontri con la polizia ma deciso a non tirarsi indietro e a trovare la sua strada precoce intellettuale e aspirante scrittore cui il narratore affida il compito di tenere il filo rosso della narrazione e di incarnarne la coscienza critica. "Il passato" che si colloca "davanti a noi" che dà il titolo al romanzo ha un preciso significato. Infatti non c'è epilogo per le vite dei personaggi. Quel passato non è stato vano e forse il suo insegnamento non si è spento nei trent'anni che sono venuti dopo. "Quell'aria di fraternità di collettivo vi si stamp= nel corpo come una cicatrice (à) Perché tutto sommato non si è risolto solo in un grande fallimento quello scompiglio di riunioni scioperi cortei quella frittata di idee di scoperte e di entusiasmi di sogni e incubi mescolati insieme".
L'amicizia le lotte collettive la generosità la speranza di costruire una società pi· giusta una scuola migliore hanno lasciato nonostante tutto dei frutti. Le lotte trasformarono l'Italia in un paese pi· civile e moderno insegnarono un'altra etica collettiva una coscienza dei diritti un bisogno di giustizia che anche dopo le sconfitte sono rimasti come semi fecondi di cambiamento che seppure sommersi restano vivi e forse un giorno potranno riemergere.
Gli amici ormai invecchiati credono ancora in questo nonostante le illusioni della giovinezza siano un ricordo sbiadito e soprattutto il trionfo della camorra ormai palpabile in ogni momento della loro vita in Campania li ammonisca che purtroppo mentre loro si scontravano nelle piazze con fascisti e polizia la malavita aveva rialzato il capo e in silenzio aveva di nuovo "messo le mani" sulle loro città.

Leandro Piantini

  • Bruno Arpaia Cover

    Giornalista, consulente editoriale e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana, ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi I forestieri, Il futuro in punta di piedi, Tempo perso (Premio Hammett Italia 1997), L'angelo della storia (Premio selezione Campiello 2001, Premio Alassio Centolibri - Un autore per l'Europa 2001), Il passato davanti a noi (Premio Napoli e Premio Letterario Giovanni Comisso 2006), Per una sinistra reazionaria, questi ultimi usciti per Guanda. Per lo stesso editore è uscita anche una conversazione con Luis Sepúlveda, Raccontare, resistere. Per una sinistra reazionaria è del 2007, e del 2010 è Il futuro in punta di piedi. Nel 2011 pubblica un romanzo a carattere scientifico intitolato L'energia del vuoto, grazie... Approfondisci
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