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Raffaele Simone

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2011
Pagine: 320 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811683872
  Il romanzo di Raffaele Simone è dedicato agli ultimi mesi di vita René Descartes, all'italiana Cartesio. Trasmette anche la curiosità di conoscere non solo la fine di questo grande, ma la vita intera di Cartesio, che a detta di Dimitri Davidenko, Decartes le scandaleux, libro pubblicato a Parigi nel 1988 da Robert Laffont, non sarebbe stata soltanto quella di un genio silenzioso e meditabondo come uno s'immagina, ma una vita da libertino e spadaccino, gaudente frequentatore di taverne. Nel poco attendibile Descartes le scandaleux, la vita dell'autore del Discorso sul metodo sembrerebbe più popolata di vini, di donne e di duelli che di matematiche. Suggerisco perciò un ulteriore approfondimento, per un secondo romanzo, a Raffaele Simone, che ha ora dedicato il suo primo a un Cartesio già vecchio, cagionevole di salute. Il romanzo è ben costruito e scritto assai bene. Raffaele Simone, linguista (ma filosofo di formazione), che si è rivelato negli anni passati profondo conoscitore della realtà politica e sociale contemporanea, ora ci fa la sorpresa di un romanzo. Un romanzo particolare, scritto "a più mani", nel senso che è firmato da personaggi diversi. È composto di sole lettere, quelle che René Descartes ha tenuto con mezza Europa (questo permette all'autore di raccontare le cose con una varietà di "punti di vista": per esempio il finale, la morte di Cartesio, narrata ben quattro volte). Le citazioni del romanzo provengono dal monumentale epistolario del filosofo, ma queste evidentemente non bastano, e allora per colmare lacune Simone opera intarsi, interpolazioni, riscrive, inventa (penso a documenti apocrifi come il diario di Descartes che Simone, con molta sapienza anche stilistica, inventa di sana pianta). In parte autentica invece la bellissima corrispondenza tra Cartesio ed Elisabetta di Boemia, tra i quali si intesse un meraviglioso colloquio a distanza, come tra due innamorati (credo lo fossero per davvero); e poi c'è la corrispondenza con l'ambasciatore di Francia (veritiera) e con Madame Chanut sua moglie (inventata). Difficile distinguere l'autentico dal falso. Anche stilisticamente Simone assume come guida linguistica lo stile, sintatticamente ampio e controllato, dell'epistolario di Cartesio, cosicché la patina stesa sulla lingua risulta del tutto uniforme. Vero e falso si intrecciano in pagine avvincenti e perturbanti (il libro intero è attraversato regolarmente da segnali inquietanti) che raccontano gli ultimi mesi della vita di un grande che il 1 settembre 1649 si imbarca da un porto olandese alla volta di Stoccolma dove la giovane regina Cristina di Svezia (ha compiuto ventitré anni) lo ha invitato per adottarlo come maestro e istitutore personale. A corte arriva dopo un viaggio avventuroso per mari gelati e tempestosi (le pagine dedicate al viaggio da Amsterdam a Stoccolma sono tra le più riuscite del romanzo: specie quelle tratte dal diario di Cartesio stesso, quand'è a bordo dell'Esperance). Si sistema a Stoccolma, ma i dotti cortigiani lo detestano, la corte è piena di intrighi, di malignità e di invidie. Lì anche i muri parlano. Il palazzo è addirittura percorso da una rete nascosta di condotti acustici che trasmettono le conversazioni da una stanza all'altra, raccolgono anche i sospiri, permettono lo spionaggio di tutti da parte di tutti. Cartesio si pentirà presto di aver accettato l'invito. Non reggerà il rigidissimo inverno. La dotta e stravagante regina fissa d'abitudine l'ora degli incontri (saranno pochissimi) alle cinque del mattino, quando i pensieri gelano come l'acqua nelle fontane e le immagini si avviluppano in un tessuto grigio come il ghiaccio. La regina a un certo punto non richiede al talento filosofico di Cartesio ciò che egli si aspettava, ma lo umilia incaricandolo addirittura di creare un'Accademia che incorpori i dotti ospitati a corte, di scriverne lo statuto, e di scrivere per giunta i versi di un balletto, come fosse un poeta di corte. Secondo le sue prime intenzioni la regina, giovane e capricciosa, incostante sovrana vertiginosamente mutevole nei propri interessi e passioni, lo aveva invitato con il desiderio di aggiungere il nome del grande studioso francese allo stuolo di dotti ed eruditi di cui lei si circonda. Ma con il passare del tempo non si mostra più interessata a ciò che il filosofo può insegnarle, e Cartesio si ritrova solo, senza affetti, salvo l'amicizia di un simpatico pittore spagnolo che parla per proverbi, più bravo a poetare che a dipingere. Anzi, è proprio un finto pittore. Cartesio vive ignaro anche della passione di Madame Chanut, che lo ospita amorevolmente. Rimpiange di aver lasciato la grandezza di Parigi, la vitalità di Amsterdam per un luogo freddo e inospitale (il cielo sempre plumbeo, il castello reale e la città intrisi di freddo e di gelo, costanti padroni della scena, al punto da stendere sulle pagine di Simone una patina funerea: come le notti gelide che ogni mattina lasciano stecchiti sul davanzale di Cartesio uccelli morti che egli regolarmente raccoglie, suscitando sospetti e dicerie). Nelle stanze dove Cartesio risiede inoperoso, afflitto, scoraggiato, aspettando invano le convocazioni della regina, lo visitano di continuo tristi sogni e funesti presagi. Muore misteriosamente, inquieto e avvilito, l'11 febbraio 1650. Gian Luigi Beccaria

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    truecoma

    18/01/2012 13.57.08

    Ricostruzione coinvolgente delle missive del signor Descartes durante il soggiorno in Svezia, tra lui ed alcuni amici e conoscenti, un tentativo di ricostruire gli ultimi momenti tormentati, di una vita di genio, tormentati a causa della stupida vanità e superbia della regina di Svezia. Piacevoli pagine per provare a vivere vicino al grande filosofo gli ultimi suoi grigi giorni

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