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Giovanni Verga

Curatore: G. Tellini
Anno edizione: 1990
Pagine: 144 p.
  • EAN: 9788842503828

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    landonio sandro

    17/02/2013 21.07.21

    Mi sono chiesto per buona parte del libro, perché il titolo fosse "una peccatrice", in quanto il protagonista per tante pagine é Pietro Brusio. Solo verso la fine, la lettera scritta da Narcisa a Raimondo mi ha chiarito che i sentimenti più forti, la personalità più delineata, il personaggio più riuscito é proprio quello della contessa di Prato: con lei Verga ci dà il segnale di quanto sarà capace di scrivere nel futuro. Per il resto la trama con i suoi innamoramenti subitanei, i successi teatrali improvvisi ed i sentimenti esagerati risulta stucchevole per il lettore d'oggi. Lo stesso autore, forse, se ne rendeva già conto mentre scriveva, quando fa dire a Raimondo: "Come ti hanno guastato i romanzi di Sue!".

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    ale bedica

    12/05/2006 17.10.06

    Può capitare di avere un forte desiderio di rivedere una persona,ma la lontananza o le circostanze lo impediscono.Con i libri è più facile e se non li abbiamo imprestati (male!),possiamo riaverli immediatamente tra le mani.Ho appena riletto Una peccatrice.La descrizione degli ultimi due anni della vita di Narcisa mi hanno commosso e colpito,tanto da riproporre una nuova recensione. Il suo amore per Pietro è nato dallo stupore di un corteggiamento ardente,è cresciuto con la lusinga della passione di uno scrittore di successo,ed infine è giunto alla consapevolezza del vero Amore."Io l'ho veduto ,quell'uomo,quel cuore,chiudere gli occhi,immergersi nel vortice delle più tempestose carezze,soffocarmi coi più febbrili trasporti,frenetico,furibondo",poi,"lo guardai come non l'avevo mai guardato:sentivo che non potevo amarlo più di quanto io l'amavo in quel momento e mi pareva impossibile che dovessi lasciarlo dopodomani". A questo punto possiamo "lavorarci sopra" o lasciar perdere.Una peccatrice non è bovarismo di importazione,è mitologia dei deboli che restano per via,dei fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto,dei vinti che levano le braccia disperate e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvenenti,i vincitori di oggi,affrettati anch'essi di arrivare,ma che saranno sorpassati domani.Nella conclusione del romanzo (che Verga anticipa nelle prime pagine),con la descrizione del convoglio funebre che trasporta il feretro della Contessa di Prato alla sepoltura,vedo adesso,una Narcisa di morbide ed esatte fattezze,ancora rosea,sensuale e seduttrice non come la cera anatomica del Susini,la Venerina,ma come la Maddalena svenuta del Canova. Narcisa è viva.Lo sarà sempre.

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    ale bedica

    26/04/2005 08.38.15

    Giovanni Verga pubblica questo romanzo nel 1866,ma dopo pochi anni lo ripudia.Come non si può provare curiosità e compassione per i ripudiati?Verga,comunque,non è stato l'unico grande scrittore capace di tale violenza:D'Annunzio lo fece con Giovanni Episcopo e De Marchi con Redivivo (che ispirò Pirandello nel Fu Mattia Pascal!). Una Peccatrice sembra un romanzo mondano,dove i protagonisti si muovono funambolicamente tra Eros e Tanatos;anzi,il fatto,potrebbe occupare tre colonne di "nera" in un quotidiano odierno, e sarebbe probabilmente raccontato così: "Aci Castello.Pietro B. scrittore di talento,piccolo-borghese,aspirante dandy, si innamora della contessa Narcisa V.,donna elegante,fatale e sensuale, che gli si concede solamente dopo che egli raggiunge il successo.Ma, quando il lussurioso talamo si trasloca nella camera da letto attigua al salotto buono,ella,smontati gli effetti scenici,appare in tutta la sua fragile dolcezza femminile e,da agognato oggetto del desiderio diventa potente emetico per il suo amante.Narcisa,capace di vivere in modo travolgente la Passione (costringendo il marito al duello e successivamente abbandonandolo),accetta anche la maturità del nuovo rapporto, ma crolla davanti alla perdita del desiderio del suo uomo e si uccide." Feulletton!? Io penso al contrario che la Peccatrice nasconda una immagine di grande donna, molto diversa dalla coetanea e spietata Livia del Senso di Boito, mentre Pietro è un omino assai vicino al Remigio,sempre di Boito. Forse Verga ha ripudiato i suoi figli perchè si sono allontanati troppo dal "verismo" in quanto pessimisticamente reali. Oppure si è accorto che mettendo in bocca a Pietro queste parole: "Io amo nella donna tutto ciò che seduce, che può farmi credere per mezzo dei sensi, che questo fiore delicato del cui odore mi inebrio, che trastullo tra le mani, non nasconde un verme", gli ha precluso a vita l'ingresso nel mondo dei "vinti".La sicilianità e l'eterno femminino di Verga quanto hanno ispirato Sciascia,Brancati e Camilleri? Viva i Ripudiati!

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