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Francesca Rigotti

Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2006
Pagine: 125 p. , ill. , Brossura

88 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Sociologia e antropologia - Sociologia

  • EAN: 9788815110886
La ricerca che da molti anni Francesca Rigotti compie sulle metafore (quelle del discorso politico, Il potere e le sue metafore, Feltrinelli, 1992, o quelle del linguaggio filosofico, La filosofia in cucina, il Mulino, 1999, e Il filo del pensiero. Filare, tessere, pensare, il Mulino, 2002) rappresenta nel panorama filosofico italiano qualcosa di insolito, sia per il tema affrontato – come le metafore danno forma e condizionano i discorsi politici e filosofici – sia per il modo – una paziente analisi storico-semantica di campi di significato aperti da metafore tratte dal linguaggio quotidiano e domestico. Per questi suoi tratti, il lavoro della filosofa si comprende meglio se collocato nel panorama filosofico internazionale che ha alimentato la ripresa degli studi sulla metafora (ormai sono classici quelli di Jacques Derrida, Paul Ricœur, Hans Blumenberg, Donald Davidson, Max Black, George Lakoff, Mark Johnson) e a conferma di quanto affermato c'è il fatto che sia l'unica italiana a comparire in Jean-Pierre van Noppen e Edith Hols, Metaphor II. A Classified Bibliography of Publications 1985 to 1990. John Benjamins 1990, la bibliografia di riferimento per chi si occupa di studi metaforologici. Questo nuovo saggio, che prende le mosse da una riflessione sul pendolo come metafora di esistenza e modello di conoscenza nella storia del pensiero occidentale, propone un modello di sapere che possa valere per la contemporaneità e che prende spunto dalla metafora del pendolarismo delle persone da un luogo all'altro, cifra emblematica della nostra società globalizzata. Dopo aver messo a tema la familiarità semantica del pensare con il moto del pendolo e, per questa via, ripercorsa la storia dell'epoché dallo scetticismo antico alla fenomenologia husserliana, Francesca Rigotti traccia i confini di quello che definisce il "sapere pendolare" confrontandolo con la scienza nomade di Deleuze e Guattari.
  Sara Taglialatela