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Albert Camus

Traduttore: B. Dal Fabbro
Editore: Bompiani
Edizione: 32
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 245 p. , Brossura
  • EAN: 9788845247408

Recensioni dei clienti

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    franz

    11/05/2016 19.09.44

    la peste è la metafora di una guerra in cui si perde la concentrazione, l'attenzione per i sentimenti ordinari e consueti, ci si anestetizza anche dalla paura. Si ha un solo pensiero in testa, quello proprio quello della peste. Romanzo meno incisivo e più dispersivo de "Lo straniero", più personaggi certo, immagini indimenticabili più rare. Scrittura agevole

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    Raffaele

    20/03/2016 18.56.57

    Un romanzo all'inizio molto interessante che però non mantiene le aspettative, la scrittura non mi è dispiaciuta ma la storia, indipendentemente dal suo significato vero o presunto, sinceramente non mi ha appassionato più di tanto; argomenti ripetuti e dialoghi piuttosto deboli.

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    paolo

    06/02/2016 15.39.44

    La peste ci insegna che qualsiasi movimento che trascende gli uomini,il senso comune di che cosa vuol dire essere uomini e il mondo dei loro sentimenti ed affetti non puo'portare agli stessi uomini altro che dolore e morte.Qui il libro vuol significare il movimento fascista,ma si puo'tranquillamente dire lo stesso per l'ideologia comunista o per quella capitalista.Indubbiamente un buon libro da leggere.

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    giorgio g

    17/04/2014 14.31.01

    Ho letto "La peste" nei lontani anni della gioventù e adesso ho voluto riprenderlo in mano. Sono rimasto, come allora, impressionato dalla compattezza del racconto, stilato come una cronaca del manifestarsi del male, della sua progressiva ascesa ed infine del suo ritrarsi, una cronaca oggettiva, potente e - oserei dire - perfetta. Lo ritengo un libro fondamentale che dovrebbe essere letto da tutte le persone di cultura. Una riflessione peregrina: la peste di Orano potrebbe essere la metafora dell'occupazione tedesca della Francia?

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    max

    18/02/2014 09.22.08

    Non sono riuscito a trovare tutte le sfumature psicologiche e sociali che si commentano di questo testo. L'ho iniziato con grande propensione ma il risultato è stato deludente.

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    paolo

    10/12/2013 22.09.14

    Si narra di una città francese in terra algerina, Orano, colpita, negli anni quaranta del novecento, da un'epidemia di peste bubbonica. Punto e basta, il tono prevalente è quello di un resoconto storiografico, non vi è "fiction", se non per il fatto che Orano, nella sua storia recente, non è mai stata colpita da una simile epidemia. Chi cerca emozioni forti, morti epiche o amori impossibili, o magari grandi prese di posizione politiche o ideologiche, cambi aria che è meglio. L'introduzione (ma a quanto pare, l'autore stesso lo ha più volte confermato) ci dice che la Peste di Camus è metafora dell'aggressione nazista alla Francia, mentre le squadre sanitarie che Rieux, medico dalla schiena dritta, organizza contro di essa sono la Resistenza. Peccato, mi sembra riduttivo,la Peste io la vedo come la diffusione di un certo modo di essere, di pensare, omologato, senza spessore, senza vera riflessione nè scelta, per questo è da leggere (alla grande) anche oggi. Gli abitanti di Orano, e i tipi che Camus erge a protagonisti, sono come un sol uomo, sono i vari stadi, o i vari modi, in cui un uomo reagisce ad un'improvvisa oppressione, magari scegliendo di non reagire. Qua e là, per questo un voto in meno, può accadere leggendo di annoiarsi un po', specie per una certa insistenza sul tema del distacco (tra gli appestanti entro la città, e i parenti o gli amanti, fuori.

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    Michael Moretta

    19/08/2013 12.41.07

    La storia è ambientata nella città algerina di Oran, colonia francese negli anni '40. Oran è una città prevalentemente dedita al commercio. La gente si dedica agli affari ed alle sue abitudini. Non si può dire che sia bello viverci ma nemmeno si può dire che non ci si stia bene. Le tranquille abitudini dei cittadini sono turbate da una improvvisa moria di ratti, a cui segue una epidemia di febbre mortale che viene identificata come peste. Da Parigi arriva l'ordine di chiudere le porte della città e da allora inizia per i cittadini di Oran una lotta per sopravvivere che sfocia in diversi episodi che ben rappresentano la diversità della natura umana. Da una parte abbiamo persone che speculano su questa tragedia, accaparrandosi beni di consumo per rivenderli a prezzi esorbitanti ed arricchirsi. Dall'altra assistiamo a momenti di solidarietà, tenerezza e amore che nella normalità non avrebbero luogo. Il narratore del racconto, il medico Rieux, assiste a tutto questo mentre intorno a lui tutti gli altri cercano in qualche modo di scampare al flagello della peste.  Per più di un anno la città di Oran è flagellata dalla peste. Molti amici del dottor Rieux muoiono, finché nel mese di dicembre, per la prima volta, il numero di morti comincia a diminuire ed a febbraio si riaprono le porte della città, che torna lentamente alla normalità.  Molto dure le descrizioni delle sepolture dei morti e molto accurate le descrizioni dei caratteri dei personaggi, in particolare del malvagio Cottard, che dall'inizio spera che la peste duri il più a lungo possibile per continuare a fare affari ed a prosperare, arricchendosi sulla disperazione della gente sofferente. Bellissime le ultime pagine che descrivono i ricongiungimenti di persone rimaste lontane per più di un anno. Un libro scritto benissimo, non difficile ma molto profondo, molto tenero e triste, che ci fa riflettere sulla natura umana e sulle sue svariate sfaccettature.

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    angelo

    21/05/2013 14.31.47

    Ingredienti: un'epidemia che cambia la vita di un'intera città, un destino che accomuna tanti protagonisti diversi, la sofferenza che colpisce e stimola non solo corpi ma emozioni e sentimenti, la disperata lotta tra il bene e il male (vita contro morte) giocata sia sul campo di battaglia della salute che su quello della salvezza. Consigliato: a chi vuol farsi contagiare da un virus di riflessioni che danno nuovi sintomi ad ogni rilettura, a chi vuol sorbirsi una medicina un po' aspra che solo con pazienza rivela i suoi benefici.

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    Davide

    28/04/2013 01.12.13

    A mio avviso, superiore a "Lo Straniero" e "La Caduta", con un ritmo più lento. Riflessioni esistenziali, spunti filosofici, che solo al termine del libro si possono apprezzare.

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    Bicio

    23/04/2012 16.35.43

    Scusate ma si può, senza ipocrisie, dire che quaesto libro tanto osannato, è di una noia mortale e che la storia ivi raccontata non disvela niente di trascendentale ne trasmette messaggi particolamente stimolanti. Se fosse stato un esordio, sfido tutti voi del partito del 5, come l'avreste giudicato? La domanda può sembrare provocatoria e l'esempio non pienamente calzante, ma chissà perchè, aldilà del fatto che i gusti come tali vanno rispettati, quello che mi lascia perplesso è la sensazione un pò "snobistica" che trovo nel leggere alcune recensioni di Classici o premi nobel; per cui se non capisci un tale autore o libro è perchè non ne possiedi le giuste chivi di comprensione! cioè molto garbatamente...non hai una cultura all'altezza!! Io, nelle mie limitatezze, coltivando una ultraquarantennale passione per ogni forma visiva, musicale, grafica , cinematografica e di scrittura, non posso non ricordare il ragionier Fantozzi ed il suo intrepido coraggio nel commentare il "celeberrimo" Film di Sergej Ejzen?tejn la Corazzata Potemkin....!!!!

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    filippo

    15/03/2012 21.18.26

    "Quella forma umana che gli era stata sì prossima, ora trafitta da colpi di lancia, arsa da un male sovrumano, intorta dagli odiosi venti del cielo, s'immergeva ai suoi occhi nelle acque della peste, e nulla lui poteva contro il naufragio". Libro intenso, romanzo attualissimo e vivo. Consigliato

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    HumEanRace

    09/01/2012 23.57.05

    Romanzo straordinario che riesce a cogliere le mille facce dell'esistenza umana nell'osservazione di una condizione estrema come quella di un terribile morbo che infuria e costringe all'isolamento una città della Costa Algerina (nel periodo della dominazione coloniale francese). Il capolavoro del più grande romanziere esistenzialista è un libro che non può mancare nella formazione culturale di qualsiasi persona.

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    Laura

    01/01/2012 17.32.41

    Durante l'ultimo anno di liceo il mio professore di storia e filosofia mi consigliò di leggerlo: ne ho tratto una serie di insegnamenti che mi porterò dietro per la vita, ancora di più perché, come il protagonista, anch'io ho scelto di dedicarmi agli altri come medico. La peste è il male che ci attanaglia, nella storia umana e nell'esistenza del singolo: è il dolore che cerchiamo di allontanare ogni giorno, sforzandoci per un mondo migliore, pur sapendo che ogni vittoria ottenuta non è mai completamente capace di debellarlo. Un libro per sognatori che vogliono disilludersi, o semplicemente per chi desidera ritagliarsi del tempo per riflettere profondamente. Bellissimo ed emozionante!

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    Lady Libro

    23/08/2011 10.23.49

    Ecco che arriva la pecora nera del gregge: inizio col dire che sono stata obbligata a leggere "La peste", in quanto trattasi di un compito assegnatomi per scuola. Purtroppo tutte le volte che la scuola mi ha costretto a leggere un libro, questo non mi è mai piaciuto ed è successo anche questa volta. Prima di tutto lo stile oggettivo e privo di sentimentalismi di Camus mi ha delusa profondamente, provocandomi un senso di torpore, totale distaccamento e freddezza, nonostante il narratore stesso spieghi che questo modo di scrivere era necessario per non inventarsi pensieri o emozioni inesistenti relativi ai vari personaggi e avvenimenti. Sarà che sono una persona alquanto sentimentale, ma questa storia mi ha fatto venire freddo anche con quaranta gradi di temperatura. Inoltre questo romanzo è un mattone colossale e anche se ha appena duecentotrentacinque pagine, ho impiegato quasi un mese per terminarlo: la storia non coinvolge, non appassiona, gira sempre su stessa e racconta sempre le stesse cose senza cambiare praticamente mai nulla e l'unica cosa un po'interessante sono i dialoghi e alcuni eventi che però svaniscono subito come ghiaccio al sole. Insomma una noia pazzesca, tant'è che mentre leggevo provavo forti sensi di nausea e mal di testa quasi avessi preso anch'io la peste leggendo questo libro. Questa storia di questa città isolata dal resto del mondo, con migliaia di persone che muoiono ogni giorno a causa di questa malattia considerata appartenente ai secoli passati, mi ha dato uno spiacevole senso di profonda e tediosa tristezza. Quando l'ho finalmente terminato, mi sentivo come una prigionera (rinchiusa ingiustamente) che è stata liberata dalla sua cella. Mio caro Camus, avrai anche vinto il premio Nobel ma con me non ha funzionato. No, non ha funzionato per niente. Se l'abito non fa il monaco, allora il Nobel non necessariamente fa lo scrittore.

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    francesco

    17/10/2008 00.25.01

    LA NARRAZIONE DEL PROGRESSIVO DISFACIMENTO DI UN CENTRO ABITATO E LA SUA RINASCITA INASPETTATA.IL VIRUS PESTILENZIALE NON RISPARMIA QUASI NESSUNO,TRANNE IL DR RIEUX,CHE PORTA AVANTI LA STORIA DELLA DRAMMATICA PROSOPOPEA DI ORANO,PREFETTURA FRANCESE DELLA COSTA ALGERINA. COLPISCE LA METICOLOSA DESCRIZIONE DELL'AVANZATA DEL VIRUS LETALE,RIPRESA IN TEMPO REALE,"LA RIPRESA" QUASI CINEMATOGRAFICA DELL'AGGRESSIONE DEL CONTAGIO E DEGLI EFFETTI,ADDIRITTURA "FILMATI" DA VICINO (INTRECCIO PERFETTO NEL ROMANZO)SUL PALCO DI UN TEATRO:VA IN SCENA NEL ROMANZO UNA RECITA OVE UNO DEI CANTORI CONTRAE IL VIRUS E NE DA' CONTEZZA AGLI SPETTATORI,IL LETTORE ASSORBE TUTTO.LA POPOLAZIONE ARRIVA PER STADI PROGRESSIVI A MATURARE IL SENSO DELL' ABBANDONO DELLA RASSEGNAZIONE,PASSANDO PRIMA PER L'ESILIO E LA SEGREGAZIONE.LO STIGMA DEL CASTIGO E' EVIDENTE NELLA PREDICA PENITENZIALE DI PANELOUX,SACERDOTE DELLA CITTA',CHE INVOCA IL GIUDIZO DIVINO COME SPIEGAZIONE UNICA DEL DRAMMA.LA PESTE NELLA SUA OTTICA DIFFICILMENTE CONDIVISIBILE ASSUME L'ASPETTO DI POENA MEDICINALIS. QUI EMERGE L'UOMO CHE SI INTERROGA.NON C'E' UNA RADICALE NEGAZIONE DEL CONFRONTO CON L'ALTRO ,BENSI' PALPITA NEL RACCONTO UNA DRAMMATICA TENSIONE VERSO LA DUALITA' CHE SOFFOCA NEL MANCATO RAGGIUNGIMENTO DELLA AGOGNATA RELAZIONE,E CIO' PROVOCA SOFFERENZA IN PRIMA BATTUTA,ALIENAZIONE E RASSEGNAZIONE IN FINE.CI SI DEVE A FORZA RELAZIONARE CON CIO'CHE NON SI CONDIVIDE.LA VIA DI FUGA E' NEGATA. ANCHE IL RAPPORTO CON IL TRASCENDENTE,VA STUDIATO.PERCHE' DIO COLPISCE L'UOMO IN MODO COSI' VIRULENTO?PRIMA DI NEGARLO ALLA RADICE( ALLA FINE SI INTUISCE DOVE VUOLE ANDARE A PARARE,)CI SI INTERROGA SUL PERCHE' NASCONDA IL SUO VOLTO NELLA TORMENTATA STORIA DELL'UOMO.FREDDO,SCARNO,FORSE TROPPO INTELLETTUALISTICO.

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    Giuliano Morelli

    06/10/2008 11.41.47

    Camus, come gia' fatto nello "Straniero", mette in un mostra tutta la sua maestria nell'arte dello scrivere. Tutto lo squallore, la disperazione, il laido e la rassegnazione dell'uomo, in una epidemia devastante, affiora in maniera sempre piu' marcata, mostrandoci i lati piu' indefisi del genere umano. In alcuni momenti mi ha ricordato un altro capolavoro della letteratura mondiale, "Cecita'" di Saramago, che consiglio a chi non lo avesse ancora letto.

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    stefano

    21/11/2007 17.17.38

    pur con un eccesso di verbosità riesce a trattare il tema con semplicità priva di pietismi. Non si lascia mai andare a quelli che avrebbero potuto essere dei facili sentimentalismi.

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    GB

    19/02/2007 14.10.07

    E’ un libro strano che non mi veniva voglia di riprenderlo in mano dopo che lo avevo posato, ma che poi quando lo riprendevo e ricominciavo a leggere non m’andava più di smettere. Perché è un libro di corto respiro e di cupa trattazione, e credo che neanche Victor Hugo avrebbe potuto scrivere così a lungo d’una questione tanto metafisica, pertanto astratta e pertanto sconosciuta. Tutto quel che poteva esser pensato e scritto, Camus l’ha pensato e scritto egregiamente. Alla fine, riflettendoci sopra, dico che il libro mi è piaciuto, e non poco; ora voglio aggiungere che il mio è un gradimento mediato e non spontaneo, un gradimento di cervello più che di cuore, ché bisognerebbe trovarsi in una di quelle terribili e inusuali situazioni per poter misurarsi a capire e se è possibile far di meglio o diversamente. Perché la peste non è un fatto fisico bensì metafisico, tant’è che Rieux e i suoi occasionali compagni di lotta è vero che fanno tutto quel che possono fare ma è più vero ancora che lo fanno senza disperare e senza mai sperare. Vi manca l’urlo, vi mancano il pianto e la disperazione; non uno che si sia suicidato, nessuno che sia impazzito; gli unici due che par che veramente abbiano dato fuori di testa sono un giornalista che voleva a tutti i costi lasciare la città e che quando finalmente può farlo stranamente cambia idea (demenza attiva) e il parroco, l’abate Paneloux, quando s’avvede che neanche il suo Dio, per quanto deluso e irritato potesse essere con gli umani, poteva giungere a infligger loro tutto quel "maldiddio" (demenza passiva). Ma Ma per Camus Dio non c'entra; finisce che un bel giorno il morbo decide di smettere e così com’era venuto si toglie dai piedi; "l'idealista, moralista e anticomunista" Camus (sono definizioni di Sartre) ci fa intendere che si era stancato, che forse voleva riposarsi un po' prima di ricominciare, lì o altrove. Che l'Universo è governato dal Caos.

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    Claudio

    03/09/2004 19.44.54

    Indubbiamente un capolavoro. Scritto con uno stile eccelso, non è un libro "facile", in alcuni punti può sembrare perfino noioso. Ma non è mai banale. E alla fine tutte le strade si incrociano, tutti i fili del racconto si uniscono e si completano in modo mirabile. Bellissimo.

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    noemi

    23/06/2003 09.44.23

    è un bellissimo libro, che può angosciare come far sentire tutta la disperazione per una situazione che sembra essere senza uscita. Gli interrogativi che i personaggi si pongono sul futuro, la rassegnazione, la speranza. L'ho letto due volte e lo rileggerei ancora perchè si scopre sempre qualcosa in più

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