Il piacere - Gabriele D'Annunzio - copertina

Il piacere

Gabriele D'Annunzio

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Editore: Garzanti
Collana: I grandi libri
Edizione: 10
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: LXIII-455 p., Brossura
  • EAN: 9788811365662

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Il poeta-pittore Andrea Sperelli, protagonista del romanzo, è il primo alter ego di D'Annunzio, e il più significativo: incarna una raffinata sensibilità, carica di civiltà e di corruzione, scettica e cinica, che agisce secondo l'istanza estetica di vivere per il piacere e paga un duro scotto per la sua resa incondizionata ai sensi. Libro apparentemente senza azione, dove tutto sembra accadere nella mente del protagonista, modernamente sospesa tra aspettazione e memoria, "Il piacere" ha una svolta narrativa cruciale nel lapsus mentale e linguistico del protagonista che, mentre abbraccia la donna virtuosa e dolente che ha sedotto, pensa alla perduta e appassionata amante finendo per pronunciare il nome sbagliato.
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    Saverio

    07/11/2013 14:41:13

    IRRINUNCIABILE! La poesia e l'eleganza di D'Annunzio mi hanno rapito.

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    emmeesse

    27/08/2012 11:25:34

    SUBLIME. Altro non si può dire, ché per lodare una prosa così eccezionale non ci sono parole. Occorrerebbe, semmai, un altro D'annunzio.

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    Alessandro

    23/03/2012 15:46:07

    Trama relativamente trascurabile. Di immenso qui c'è il linguaggio - come in tutte le opere di d'Annunzio. Qui, descrizioni riuscitissime, come quando Elena sale la scalinata o, su tutte, Roma innevata la notte che Andrea ha l'appuntamento con Maria Ferres. Superbo.

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    Laron

    09/11/2011 14:29:58

    Arido ed artificioso, sino al finto più rarefatto che si possa avere. Un mediocre intellettuale che usa il proprio romanzo come un palcoscenico dove dar mostra della propria erudizione e cultura. Il personaggio a mio avviso non regge a confronto degli altri grandi "dandy" del decadentismo (si pensi al Gray di Wilde) Una grande delusione.

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    sara

    24/10/2011 22:11:34

    avrei voluto mettere 10 come voto e comunque non sarebbe bastato...libro letto e riletto; non capisco come si possa restarne delusi,ogni parola trasuda poesia, passione e bellezza!per non parlare delle decrizioni della roma di fine '800, sembra di guardare delle fotografie, anzi sembra di sentire il freddo della neve, il calore dei raggi del sole,sembra di essere affacciati ad una finestra su piazza di spagna!meraviglioso d'annunzio!

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    Paolo B

    16/11/2010 02:51:56

    D'Annunzio era davvero l'immaginifico...

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    Nicolò

    02/10/2010 03:16:41

    Un commento dice "linguaggio assurdo", d'Annunzio dice: "o poeta, divina è la Parola". E' possibile che non si è ancora capito che d'Annunzio è tutto nella Parola? Che è la Parola? Che proprio la Parola è d'Annunzio? Che mai nessuno ha cesellato la Parola come solo solo Lui sa fare? Che la Parola è suono? Che è Musica? E quidi: Arte? Che la Poesia è appunto Lirica? Che così essa è nata? Altrimenti che differenza c'è tra prosa e poesia? Si dirà: "e il contenuto?" Anche il contenuto è importante, ma non tanto in Poesia: basta un bel diario e ognuno esprime i suoi contenuti. Forse non si è capito una cosa: d'Annunzio plasma il contenuto con la Parola raffinata, rara: come il cesellatore plasma l'oro amorfo dandogli una forma bella. E d'Annunzio è anche prosatore. Ma la sua prosa è tale che se ne trascrivi un rigo a metà: diventa inspiegabilmente poesia. E si badi: i contenuti ci sono, solo che il lettore superficiale non li raccoglie forse perché li sovrastano la musicalità e la sottilissima raffinatezza della parola. Il contenuto è una serie di personaggi che si rivelano appunto quello che sono. Cioè: uomini, niente altro che uomini con tutto ciò che è umano (astuti, ingenui, elegantie amanti dell'Arte, barbarici, sensuali, fortissimi, debolissimi, vacui, profondi, cinici, idealisti, opportunisti, mercificatori, passionali, belli e belle come Dei, brutti e deformi e quasi animaleschi). Il contenuto è la Natura in tutte le sue forme cicliche e cangianti e ritornanti. Il contenuto èl'uomo compenetrante la Natura fino ad umanizzarla, a spiritualizzarla. Il contenuto altro non è che il ripudio dell'inttelletuale (di fine Ottocento ed inizio Novecento) che si ribella al mercimonio della ipocrita società borghese: cosa è d'Annunzio se non questo?

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    Francesco

    07/06/2010 12:45:00

    Purtroppo, una delle mie più grandi delusioni...

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    TheWaves

    09/10/2009 14:55:42

    Il libro più brutto che abbia mai letto. Fine.

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    Ivan

    13/05/2009 23:43:53

    Sapevo già la trama e non avrei mai creduto potesse piacermi così tanto, entra di prepotenza nella mia top five. stupendo.

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    Giulia

    02/11/2008 19:07:51

    mi è stato consigliato... beh per dirla tutta non è il libro che preferisco ma alcuni passaggi sono abbastanza carini e poi d'annunzio riesce a mescolare il naturalismo con il decadentismo. Alcuni passaggi sono totalmente assurdi...!!

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    Giulia

    02/11/2008 19:06:58

    mi è stato consigliato... beh per dirla tutta non è il libro che preferisco ma alcuni passaggi sono abbastanza carini e poi d'annunzio riesce a mescolare il naturalismo con il decadentismo. Alcuni passaggi sono totalmente assurdi...!!

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    Silvia

    02/10/2008 11:13:41

    Mollato a metà....linguaggio assurdo e lo Sperelli è a dir poco ridicolo nella sua vanità e melensa sdolcinatezza.....sicuramente non il mio genere. Mi sono sforzata per un po' poi ho pensato "ma che male ho fatto?" Ciò non toglie che a molti, come si evince dai commenti, possa piacere. Io, personalmente, non mi sento di consigliarlo.

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    massimiliano

    29/07/2008 16:54:04

    Libro veramente eccezionale, un opera d'arte, ti riporta indietro nel tempo rivivendo amori in modo dolce,sensuale,appasionate con descrizioni stupende. Da anni che avevo questo libro, avrei dovuto leggerlo prima, la sua passione per l'arte e per le donne è sublime. Bel libro, adispetto di molte recensioni non lo trovo affatto pesante. Grande Andrea, ops Gabriele.

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    nimedex

    13/04/2008 14:21:11

    Bellissimo....ma spt estremamente moderno. Il tempo passa ma il modo di amare è sempre lo stesso, fatto di grandi passioni e anche xò di grandi contraddizioni. La fedeltà assoluta, oggi come ieri, è un optional......P.S. Non vedo l'ora di leggere un altro libro del grande Vate..

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    francesca

    26/01/2008 22:54:34

    sto leggendo questo libro....al contrario di quanto genitori,docenti possano dire che lo stile di d'annunzio sia pesante trovo che in questo libro il lessico d'annunziano sia di gran qualità e che è espressa la vera poetica dell'autore...un libro che consiglio di leggere a tutti.

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    love

    29/11/2006 16:46:06

    d'annunzio è semplicemente geniale.. considerando che ha scritto questo libro in età giovanile,alcuni aspetti di ragionamento interiore e di scrittura sono altamente e soavemente profondi e lirici..bellissimo

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    Gaetano

    10/10/2006 10:21:44

    il Piacere...di leggere!scritto davvero bene, nulla da dire! la storia di Andrea Sperelli è quella di un uomo ke "dice" di vivere per l'arte e di nutrirsi del piacere ke essa dà! inutili i paragoni con Dorian Gray e l'estetismo inglese in quanto la Roma dannunziana, stupenda e quasi inaccessibile al popolino, è pervasa di romanticismo anglosassone! La passione per Elena Muti ( ke preferisco ) e l'amore ideale(!?) per la Ferres ( la santarella) alimentano quella libido animalesca ke si cela dietro le pretese artistike del protagonista! la convalescenza dopo lo scontro con Rutolo, scontro ke egli accetta di fare più per rispetto dell'immagine ke un vero artista e un vero uomo debbano dare di sè, ke per coraggio o voglia, gli permette di conoscere l'animo gentile della Ferres, e poikè ki va con lo zoppo impara a zoppicare, Sperelli quasi si convince di amarla davvero e di essere cambiato...ma alla comunanza di sentimenti si contrappone la solita libido, la voglia e il piacere del sesso, e la favola con la Ferres termina a questo punto per far nuovamente spazio alla Muti, icona del Piacere femminile, ma ormai è tardi! Sperelli perderà entambe, l'angelica Maria (nome della madonna) e la cinica Elena ( elena di troia)...e si ritirerà a vita privata, circondato dal vuoto che solo l'arte sa mettere tra te e il mondo reale!

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    ALBERTO

    08/09/2005 17:35:39

    Andrea Sperelli,forse così desiderava chiamarsi d'annunzio,forse il nome "Gabriele" non era per lui abbastanza nobile,artistico,pregiato,regale come la sua indole.E quel cognome così fortemente meridionale,no,non suonava bene per uno che della vita voleva fare un'opera d'arte.Allora cosa può fare un giovane ragazzo sognatore,che dalla vita altro non si aspettava che ricchezza e diletto,alle prese col suo primo romanzo?Semplicemente trasferire quello che è,un artista colto e raffinato,nell'ambiente che ha sempre sognato,la nobiltà romana di fine otttocento.Il romanzo che ne esce,IL PIACERE, è un affreso sfavillante di un personaggio(lo Sperelli-D'annunzio)alle prese con i suoi tormentati amori,la ricerca continua,ossessiva, per il bello,per l'elite,per il lusso,in un'Italia su cui sta passando l'utopica onda democartica.In Andrea Sperelli c'è quello che d'Annunzio è e quello che avrebbe voluto essere.Uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana.

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    federico

    05/09/2005 03:54:31

    Un libro sinceramente mediocre, in linea con il resto della produzione del Gabrielone nazionale. In buona sostanza, si tratta della parodia italiota di -A rebours-, di J.K.H, di cui riprende, impoverendola, l'estetica, pur tralasciandone contenuti e meriti di scrittura. In scena l'eterno baraccone della seduzione in salsa misogina. è lecito aspettarsi che Huysmans si sia rivoltato nella tomba.

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  • Gabriele D'Annunzio Cover

    Debuttò giovanissimo con la raccolta di versi Primo vere (1879), cui seguì nel 1882 Canto novo, nel quale è evidente l’imitazione di Carducci temperata da una già personale vena sensuale e naturalistica. A Roma, dove iniziò (ma non concluse) gli studi alla facoltà di lettere, D’Annunzio visse all’insegna della mondanità e dell’estetismo, sempre alla ricerca di nuove sensazioni in nome di un compiaciuto erotismo al quale sarebbe rimasto fedele sino alla fine con ossessive varianti. Dal decadentismo europeo assimilava, intanto, ideali di sensibilità e di raffinatezza e il gusto del tecnicismo formale: nacquero così, accanto ad alcune raccolte di versi, romanzi come Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1891)... Approfondisci
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