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Piero Chiara

Curatore: M. Bonfantini
Editore: Mondadori
Edizione: 12
Anno edizione: 1986
Formato: Tascabile
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788804307877

Recensioni dei clienti

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    paolo

    13/06/2016 15.22.02

    Non tra i migliori di Chiara per la sua frammentarieta' e mancanza di una trama solida.

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    AdrianaT.

    08/08/2015 09.42.25

    Qualche sprazzo ma è quello di Chiara che mi è piaciuto meno.

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    Fabio74

    10/05/2015 08.22.47

    Romanzo ambientato negli anni 30' in un piccolo paese adagiato sul lago Maggiore dove la vita scorre lenta tra tavoli da gioco,bordello e situazioni tra le piu' disparate.Lettura veloce,scorrevole e a tratti molto divertente ma che fa anche pensare.Ciao a tutti e al prossimo

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    Enrico Parravicini

    17/09/2014 16.39.10

    Con Il Piatto Piange, Piero Chiara si affaccia prepotentemente al mondo della narrativa del Novecento e ne prenota con determinazione un ruolo da protagonista. Ambientato nell'amata Luino, borgo che è sempre riconoscibile nelle opere dello scrittore, anche se a volte non espressamente nominato, il romanzo si sviluppa con costanza di impegno narrativo, senza mai cadere di tono o scadere di qualità. Alcune vicende ed alcuni personaggi saranno poi ripresi dallo stesso Chiara in opere successive e sviluppati, come l'amore del Camola per la Rina, che sarà lo spunto del romanzo Una Spina nel Cuore, o la vicenda del barcaiolo Protaso, che troverà celebrazione in un sugoso racconto della raccolta L'Uovo al Cianuro. L'"io narrante", che spesso interverrà con maggiori concessioni di spazio nei romanzi successivi, qui è abbastanza limitato all'essenziale ed ancora non è possibile, come accadrà in seguito, identificarvi l'autore stesso, nei suoi frequenti riferimenti autobiografici. Il vero protagonista, il Camola, è un personaggio a tutto tondo, che domina le vicende del romanzo, fungendo da primo attore e da filo conduttore al tempo stesso; fra i tanti personaggi della specie, che la fantasia di Chiara ha partorito per noi, il Camola assurge all'Olimpo, insieme a pochi altri: il Paolino Mentasti della Spartizione, il Pippo Cuniberti del Capostazione di Casalino, il Mario Orimbelli della Stanza del Vescovo ?.. Ma il Camola ha anche una sua catarsi morale: si immola durante la guerra di liberazione, quasi a voler riscattare un'esistenza di ozio e di pigrizia mentale. E con il suo sacrificio, come per quello del Tolini, compagno di tante scorrerie giovanili, Chiara sembra ammonirci che ha scritto questo libro non solo per divertire, non solo per far sorridere, non solo per giocare.

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    Alessandro

    01/01/2014 09.23.52

    Romanzo d'esordio del cinquantenne Piero Chiara, 'Il piatto piange' (1962) da subito segnalò l'ascesa di un autore fra i più interessanti del dopo-'45 e godette il plauso unanime di critica e pubblico. Più che di un romanzo vero e proprio, si tratta di una serie di racconti, pur tra loro legati, incentrati su personaggi eterogenei della 'fauna' di Luino, il comune nel varesotto che diede i natali all'autore. Giocatori d'azzardo improvvidi, latin-lovers sfortunati, amori insospettabili: tanti piccoli fatterelli, a quanto sembra ispirati a dicerie registrate da Chiara tra taverne e piazze, ma raccontati con leggerezza e senso dell'ironia. 'Il piatto piange' è una lettura che, ora come allora, può soddisfare i lettori di tutte le categorie. Una qualità, questa, che purtroppo nel contesto letterario italiano ha contribuito a sminuire, anziché esaltare, il valore di questo autore.

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    angelo

    19/08/2013 10.48.18

    Ingredienti: un paese ai bordi dello stivale che gravita tra bische e casini, un gruppo di vitelloni intenti a pascolare tra donne e carte, anni a cavallo tra due guerre in cui tutto sembra immobile e immutabile, tante esistenze fatte di pochi, semplici e primitivi valori. Consigliato: a chi vuol osservare la vita di un microcosmo prima dell'avvento di internet, televisione e motori, a chi vuol ritrovare il sapore dei "piatti" preferiti dagli uomini di ogni epoca.

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    Davide

    18/10/2012 19.44.19

    Vicissitudini spassose di una realtà culturale nostrana del novecento, sullo sfondo del lago Maggiore.

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    Claudio B.

    12/04/2007 22.42.50

    Bel libro, godibile e veloce da leggere. I personaggi, con le loro ingenue avventure ispirano da subito simpatia. L'autore tratta in modo leggero 2 temi (il gioco d'azzardo e la prostituzione) senza mai cadere nella volgarità e utilizzando spesso il sottinteso. Gli autori della nuova generazione avrebbero forse scritto le stesse cose infarcendo il libro di situazioni esplicite e di dubbio gusto.

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    Renzo Montagnoli

    28/01/2007 21.05.41

    Il piatto piange presenta caratteristiche proprie del neorealismo, con un’ambientazione della vita di paese, nell’arco fra le due guerre, di rilevante interesse, non solo letterario, ma anche sociologico. E’ un mondo chiuso, quasi addormentato, dove la vita scorre ancor più monotona per effetto del regime fascista che tende a impedire ogni novità. In quest’atmosfera di un ozio quasi logorante, gli accaniti giocatori di poker o chemin de fer trovano nelle carte un’evasione quasi surreale, una forma di innocua primordiale ribellione. Gli unici eventi, quindi, che si staccano dal grigiore quotidiano sono le interminabili partite, con i lazzi nei confronti dei perdenti, oppure le avventure boccaccesche, anche queste una sorta di gioco per rivendicare la propria essenza di uomini fondamentalmente liberi. In un clima ovattato, fra le montagne e il lago, si delineano, più che una serie di storie, una varietà di personaggi, ognuno con pregi e difetti, ma soprattutto con caratteristiche del tutto proprie. Troviamo così il biscazziere Sberzi, disposto perfino a giocare se stesso, Mammarosa, la tenutaria del bordello del paese, descritta con senso di tenerezza come una delle istituzioni del luogo, l’anonimo Camola, se pur nell’intimo misterioso, e il tombeur des femmes Tolini. E’ tutto un mondo proprio di un’epoca e che verrà spazzato via dalla seconda guerra mondiale e dalla Resistenza, tanto che i due personaggi più tipici e anche più forti, il Camola e il Tolini, moriranno in circostanze diverse, ma in seguito a una zuffa con i tedeschi. Assicuro che leggere queste pagine è di un’estrema piacevolezza, quasi a riscoprire una diversa civiltà, ora perduta, una sorta di archeologia letteraria che Piero Chiara ha saputo e voluto farci conoscere.

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    pierluca

    25/02/2005 12.17.21

    I vitelloni senza allegria aspettano e giocano, 60 anni fa era così, forse oggi sarebbero meno interessanti attaccati ai videopocker, ma tra altri 60 anni?

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    MARINO

    03/11/2004 15.04.25

    Brillante squarcio di provincia italiana... Personaggi divertenti partoriti dalla squisita fantasia di Chiara con il suo stile inconfondibile, capace di esaltare le sfaccettature più comiche venandole, se necessario, di sapienti ombre patetiche e tristi. Bravissimo come sempre!

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    Enzo

    30/11/2002 18.53.15

    La biografia di un paese. Personaggi che sembrano fuoriuscire da "Boccadirosa" del maestro De Andrè. Un racconto che con le "avventure" di giovani ragazzotti di provincia, descrive la situazione dell'Italia del nord agli albori del fascismo. Bel libro.

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    Berti Riccardo-Berti Lorenzo

    19/07/2000 18.53.29

    Un libro al livello del miglior Fellini.

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