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Peter Carey

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2009
Pagine: 288 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017797
Usato su Libraccio.it € 9,18

Il bambino ritratto sulla copertina delle edizioni internazionali e italiana dell'ultimo romanzo di Peter Carey ben rappresenta non solo la giovane età del personaggio principale, ma anche il suo carattere e stato d'animo. Il protagonista, Che Selkirk, è infatti un bambino precoce che, cresciuto fra i lussi dell'eccentrica nonna ereditiera, sogna di essere liberato dai genitori fuorilegge e di entrare con loro in clandestinità. Il libro si apre quindi come un thriller in cui Che, a soli sette anni, da un giorno all'altro viene catapultato in un mondo a lui sconosciuto ma fortemente desiderato. Infatti, quando una donna si presenta senza preavviso nell'appartamento di Park Avenue, a New York, lui riconosce in lei la madre e con lei fugge prima a Philadelphia, poi a Seattle e infine in Australia. Dial non è la madre del bambino, bensì la ex babysitter incaricata di accompagnarlo a un incontro con la vera mamma.
Questo fraintendimento è il fulcro del romanzo. Peter Carey, noto maestro di ventriloquismo letterario, sfrutta tale espediente per esplorare la cultura degli anni sessanta attraverso un inusuale punto di vista, quello di un bambino. Lo sguardo, le speranze e i timori del ragazzo danno una dimensione individuale alle conseguenze del radicalizzarsi delle ideologie. I genitori di Che, attivisti di Students for a Democratic Society divenuti terroristi, appaiono quindi completamente de-umanizzati quando al bene del bambino antepongono gli interessi della causa. La vera vittima è quindi Che, il quale, giunto nella comunità hippy di Yandina, nel Queensland, viene a scoprire che Dial non è sua madre e che il padre, a Seattle, lo ha completamente ignorato.
Il travaglio interiore causato da questa consapevolezza è ciò che più rende degno di nota il romanzo. Il protagonista è un personaggio a tutto tondo ricco di sfumature che lo rendono vivo e realistico. Meno convincenti sono però le circostanze che uniscono i destini dei personaggi. Troppi eventi cruciali sono dettati dal caso: la madre di Che muore il giorno in cui deve incontrare il figlio e Dial, come coprotagonista, è oltremodo alla mercè degli eventi, cosa poco credibile per una docente di un prestigioso college. Per questo motivo, al cospetto di romanzi quali Oscar e Lucinda e La Ballata di Ned Kelly, Piccolo Fuorilegge appare come un'opera minore di un grande maestro. Ciononostante Carey non manca di stupirci interpretando sempre nuove voci.
Descrivendo i movimenti rivoluzionari di sinistra americani (dissidenza interna sovente dimenticata) e la comunità hippy di Yandina (dove l'autore ha realmente vissuto), Carey mette in risalto le forti contraddizioni di un periodo che ha profondamente segnato più di una generazione. Frutto della confusione regnante di quel periodo sono le identità spezzate dei personaggi principali: il protagonista è sia Jay, bambino borghese, che Che, piccolo fuorilegge; mentre Dial è sia una hippy simpatizzante di Sds, che Anna Xenos, professoressa universitaria. Solo dopo dolorose rinunce essi riescono a ritrovare se stessi, e frutto di questa recuperata autenticità è il torturato ma bellissimo amore che nasce tra madre surrogata e bambino.
Pablo Armellino