Platone totalitario

Vincenzo Fiore

Anno edizione: 2017
In commercio dal: 15 febbraio 2017
  • EAN: 9788894870084
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Descrizione

Nel corso della storia della filosofia si sono susseguite numerose interpretazioni del pensiero politico di Platone fino ad arrivare al Novecento, secolo in cui si è imposta l'idea che il filosofo ateniese fosse il progenitore dei totalitarismi moderni. Fautore di tale tendenza esegetica, influenzato dal timore dell'espansione dell'Urss da una parte e dall'ascesa di Hitler dall'altra, è stato Karl Popper con la sua opera "The Open Society and Its Enemies". Partendo dall'analisi dell'accusa popperiana, il testo propone una serie di confronti storico-filosofici finalizzati a comprendere perché si sia parlato di un Platone vicino a posizioni di tipo "comunista" e di un Platone sostenitore di posizioni di tipo "nazista". Il testo presenta il filosofo di Atene conteso tra le ideologie rivoluzionarie e quelle reazionarie che hanno caratterizzato il Novecento.

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    Diego Infante

    19/11/2017 18:25:46

    Ma davvero Platone fu precursore dei totalitarismi novecenteschi? A mettere ordine in un marasma che ha appassionato e diviso schiere di studiosi è il testo di Fiore, che a partire dall'esegesi di Karl Popper – fautrice di una interpretazione totalitaria del filosofo ateniese – traccia un vasto excursus sulle appropriazioni più o meno indebite del pensiero platonico. Se in un primo momento l'autore sembra fornire argomenti a sostegno dell'ermeneutica popperiana, pian piano si fa strada una ricusazione di tutte le strumentalizzazioni moderne. Pur sospendendo un giudizio definitivo (p. 148), Fiore coglie il punto allorché sottolinea l'importanza del contesto: le tesi platoniche, come del resto quelle dei suoi esegeti, sono il frutto dei rispettivi tempi, quindi vanno relativizzate. Riflessioni sempre acute e stimolanti, come quando l'autore mette in luce «il paradosso della libertà» (p. 69): che dire di un popolo che elegge democraticamente il proprio tiranno? Prevenire le degenerazioni della democrazia, sembra dirci Fiore, significa innanzitutto fare i conti con i limiti di detto sistema. Il che non vuol dire consegnarsi al culto autoreferenziale dei soliti schemi: come scrive a p. 68, «L'intolleranza verso ogni altra forma di organizzazione statale e la messa al bando di modelli diversi rispetto al parlamentarismo, non è forse lo stesso atteggiamento di chiusura che solitamente si imputa ai totalitarismi?». Degno di menzione lo stile: una prosa chiara, lineare, che non cede alle facili lusinghe del virtuosismo e del tecnicismo, qualità quanto mai apprezzabili in un saggio di specchiato rigore e di ricchissimi riferimenti bibliografici. D'altro canto il filosofo ateniese appare tutto tranne che antiquato: in una contemporaneità sempre più ostaggio delle fake news e dell'improvvisazione, non potrebbe esserci miglior argine di una sana e robusta pedagogia. Esattamente quella di cui dà prova il testo di Fiore.

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    Massimo

    19/03/2017 20:29:44

    Esistono tanti studi sul pensiero platonico, ma non ho mai letto un testo così originale. Prima d'ora non era mai stato esaminata l'effettiva ricezione platonica da parte del comunismo e del nazismo (soltanto teorizzata da Popper). Un libro che completa la bibliografia del filosofo di Atene.

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