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Francese di origini ivoriane, dalla faccia simpatica un po’ alla Yannick Noah (l’ex tennista francese, stesso sguardo, stessi dreadlocks e stessi occhiali) Manu Katché è arrivato al primo disco a suo nome alla soglia dei 50 anni, accasandosi presso l’etichetta ECM dopo una lunghissima serie di collaborazioni in ambito pop rock da Sting a Peter Gabriel ma anche Pino Daniele, Mango e Claudio Baglioni. Questo Playground del 2007 è il suo secondo disco, sempre ECM nel cui ambito operano anche gli altri musicisti in formazione: due polacchi con lui alla ritmica Marcin Wasilewski al piano e Slawomir Kurkiewicz al basso e due norvegesi ai fiati Mathias Eick alla tromba e Trygve Seim ai sassofoni. Tutti nomi di difficile pronuncia per noi italiani per una musica che invece non ha nulla di astruso. Atmosfere godibili e rilassate, lontane da quelle a volte un po’ fredde e cerebrali tipiche dell’etichetta di Manfred Eicher.Di sicuro Manu Katché non è il tipo di batterista che da leader si prenda tutta la scena e catturi l’attenzione imponendoci una serie di assoli muscolari, anzi: il suo ruolo è quello autorale per tutti i brani con una spiccata predilezione lirica e come performer di tenere ben salda la pulsione ritmica collettiva assieme al basso di Kurkiewicz lavoro apparentemente “oscuro” il suo, ma certo efficace su cui si innesta il delicato pianismo di Wasilewski di matrice jarrettiana. I due fiati si caratterizzano invece per un simbiotico “insieme” del loro procedere sonoro, inserendo i propri assolo senza mai che appaia un atteggiamento prevalente dell’uno verso l’altro: così troviamo in Lo splendido brano di apertura - la tromba di Eick e nel successivo Pieces Of Emotion il sax soprano di Seim e poi di nuovo in alternanza Snapshot per Seim e Possible Thought per Eick, oppure in successione in Clubbing. Tutti questi finora citati i miei brani preferiti.In conclusione: è un disco MOLTO BUONO che si ascolta più volte sempre con piacere.
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