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Carlo Porta

Curatore: G. Bezzola
Editore: Marsilio
Anno edizione: 1997
Pagine: 728 p. , Rilegato
  • EAN: 9788831767330

recensione di Siani, C., L'Indice 1998, n.10

Guido Bezzola ha redatto questa edizione dei poemetti del Porta con un forte senso di appartenenza alla tradizione lombarda e milanese e degli studi portiani, e un forte senso di possesso. Abbiamo così certe sue reazioni animose e un po' viscerali: "qualche noto 'grande' poeta internazionale (vogliamo citare Tagore?) che al Porta non è degno nemmeno di allacciare i calzari"; talora, qualche sopravvalutazione, per esempio, a nostro vedere, del secondo "Brindes de Meneghin a l'ostaria".Al limite, il curatore stesso riconosce "il valore in gran parte soggettivo dei miei giudizi".Ma non è da dar peso a questo aspetto più di tanto. I suoi giudizi sono fondati su (o perlomeno motivati da) familiarità assoluta con la materia, tale da dettargli un corposo apparato di note testuali e informative dettagliatissime, accumulate in anni di ricerca, con una contezza microscopica (ad esempio, su personaggi pubblici e privati contemporanei al Porta) che ci dà l'impressione di un ambiente locale esplorato nelle minuzie, mentre siamo nella Milano erede dei Lumi, napoleonica e poi restaurata all'ordine austro-ungarico; e da dettargli ancora giustificati dubbi e documentate rettifiche rispetto ad altre edizioni del Porta, comprese quelle principe dell'Isella 1956, 1958, 1975; e perfino qualche senso di rimostranza, comprensibile, per il fatto che queste ultime passano sotto silenzio suoi contributi agli studi portiani, massime la biografia critica (prima e al momento unica) "Le charmant Carline", del 1972. I ventitre poemetti qui riuniti in raccolta a se stante, composti fra il 1810 e il 1820, ammontano a meno della metà della produzione portiana, ma ne custodiscono le movenze e gli esiti migliori, e sicuramente i brani che hanno consegnato il poeta alla storia letteraria, dialettale e non. Il presente volume, portandoli in rilievo nella loro compattezza, ci dà modo di apprezzare l'eccezionale stato di grazia, linguistico, ideologico, estetico, di questo maggiore; ci dà modo di goderne la deliziosa leggerezza che ha contribuito a renderlo noto, ma lo ha anche limitato, come sottolinea a più riprese il curatore, nell'immagine di poeta popolaresco, gaio e "osé"; e ce ne ricorda, infine e infatti, aspetti trascurati - non ultimo, il suo contributo da acceso romantico alla polemica anticlassicista.