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«Francesca Giannone ci porta dentro un grande romanzo storico e di formazione, intessuto con maturità e sapienza, che parla a ognuno di noi nel modo in cui un frammento di vita contiene e può restituire il cosmo intero.» - Io Donna
«Giannone raccoglie i cocci di una vita attraversando trent'anni di memoria personale e storica, con caparbietà e delicatezza.» - la Repubblica
«La portalettere nasconde un'anima forte, quella delle storie marginali e salvate.» - Nadia Terranova, Tuttolibri - La Stampa
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Anna Allovena è una donna libera. In tempi, il ventennio fascista nel sud Italia, dove la libertà è essa stessa reclusa a chiunque, figuriamoci per le donne. Qualsiasi libertà di professare le proprie idee nasce dall’indipendenza, quella economica prima tra tutte, per cui Anna partecipa con successo ad un pubblico concorso per il posto di portalettere locale, contro il parere dello stesso marito e con gran biasimare dell’intero contesto in cui vive. Un gesto rivoluzionario, il rivendicare per sé un ruolo per tradizione solo maschile. Anna considera la sua professione non solo come un lavoro, ma anche come un modo di utilità sociale, legge le lettere per coloro, e sono in tanti, che non sanno ancora leggere e scrivere. Il pregio del romanzo sta nell’essere una elegia delle antesignane dell’emancipazione femminile, e questo gli conferisce un inestimabile valore letterario, certi encomiabili cammini, certi sacrifici, vanno ribaditi. E gli uomini? Gli uomini non ci fanno una bella figura, ma non perché “La portalettere” sia una elegia del femminile, tutt’altro. Per esclusivo merito loro. Gli uomini non cambiano mai, non tutti, certo, ma quasi tutti. Semplicemente, ancora oggi molti uomini, lo si voglia o meno, sono rimasti ancorati al passato, sono restii al cambiamento, ieri come oggi si mostrano e si comportano come in effetti sono. Lo nascondono, più o meno bene, con la patina di una presunta modernità. Però troppo spesso sono i soliti pavidi, falsi e bugiardi, oppure, si mostrano aperti, moderni, di larghe vedute, poi la violenza con cui manifestano il loro disappunto se le cose non vanno come desiderano, rivela la bassezza dei loro animi. Schiaffi improvvisi, offese, violenza di genere, a loro dire per troppo amore, naturalmente. Insomma, ben vengano donne come “La portalettere” di Francesca Giannone, che perseverano nel recapitare messaggi di civiltà. Perché a tutt’oggi troppi uomini hanno tendenza a cestinarli, senza manco leggerli, nella cartella SPAM.
Italia del prima e del dopo seconda guerra mondiale. Il libro é suddiviso in tre parti temporali, tralasciando gli anni del conflitto. La storia si concentra su Anna giovane moglie di Carlo assieme al quale, oltre che col figlioletto di pochi anni, si trasferiscono dalla Liguria dove si sono conosciuti e sposati, al paese di origine di lui, in Puglia, dove ha intenzione di avviare un’azienda vinicola. Qui si aprirà lo scontro tra la donna venuta dal nord e le usanze del sud, un confronto soprattutto con la cognata così diversa da Anna. A ciò si aggiunge il passato del marito, la sua precedente relazione con Carmela, abbandonata quando si era trasferito al nord. Nonostante tutto la fedeltà di Anna nei confronti del marito è salda come una roccia. Ma è salda anche nei confronti di se stessa: infatti lei, giovane donna lavoratrice, non riesce a starsene con le mani in mano e appena si apre un posto di portalettere, fa domanda per ottenere il posto. La storia è interessante, gli intrecci gli intrighi catturano l’attenzione. Il problema per me è come vengono narrati: non sempre la storia scorre come dovrebbe, lo stile non mi sembra ancora maturo.
Quanto è antipatica questa protagonista Anna, praticamente moglie, madre (?), zia, amica, cuoca, letterata, postina perfetta! Quante volte, nel giro di quattro pagine, "inarca il sopracciglio" ? Infatti il lato peggiore di questo libro non è nemmeno la trama, peraltro banale, vista e rivista. E' la scrittura, veramente scadente, Premio Bancarella 2023 ?!
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