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Roberto Marchesini

Collana: Saggi. Scienze
Anno edizione: 2002
Pagine: 578 p.
  • EAN: 9788833913797

Quest'ultimo libro di Roberto Marchesini si apre con un'analisi di uno dei più dibattuti nodi del pensiero contemporaneo, l'incompletezza biologica dell'uomo, che fornisce all'autore la cornice di riferimento di un'ampia gamma di temi di ricerca. La prima riflessione suscitata dalla lettura di questo libro è che si tratta del frutto di un percorso critico che non rinuncia a confrontare e contaminare linguaggi, specialismi, paradigmi culturali, prospettive teoriche di riferimento. Più volte nel libro ricorre, spesso con modalità che appaiono convincenti, la messa in crisi del dualismo natura-cultura ai fini della comprensione dell'"umano". La critica al riduzionismo biologico e alla conseguente rigida correlazione tra descrizione e prescrizione, ossia tra fondamento biologico e codice valoriale, consente poi approcci originali alla concezione dell'uomo.

Le proposte contenute nel libro, soprattutto quella di un nuovo umanesimo non antropocentrico che intenda l'uomo nel suo rapporto strutturale con l'alterità (il non umano), hanno il pregio di non presentarsi con una forma satura ed esauriente che potrebbe tendere a chiudere il discorso, e di lasciare lo spazio necessario affinché il dialogo interpretativo si sviluppi nell'intreccio di discipline differenti. Su questa impostazione di pensiero si dipana la critica pienamente condivisibile a una concezione dell'uomo come mondo chiuso e isolato.

L'uomo viene invece presentato come un vero e proprio miracolo biologico, che presenta "un potenziale cognitivo di partenza (...) senza dubbio competitivo rispetto agli altri animali. Ed è proprio questa eccellenza biologica che permette all'uomo di realizzare quel complesso epigenetico che chiamiamo cultura". È in questa scia che l'autore addiviene al convincimento, che appare oggi pienamente accettabile, che non si possa adire a un'antropologia scientifica e/o filosofica lontana da un approccio biologico e da tutto ciò che da esso consegue.

Nel libro la presa distanza da una deriva tecnofilica e dalla opposta tecnofobia funge da sfondo su cui si collocano, da una parte, l'analisi del rischio di un concezione utopistica, fideistica e quasi escatologica della tecnologia e, dall'altra, il rifiuto di un'assunzione rigida delle tematiche ambientaliste.

La passione e la curiosità che animano Marchesini, nonché l'utilizzo di approcci teoretici lontani, con statuti definiti - pur a rischio di una contaminazione eccessiva di linguaggi che porta a una duttilità a tratti avventurosa -, permettono al lettore di mantenere viva l'attenzione di fronte a temi di certo non facili e, pertanto, facilmente liquidabili. La varietà delle tematiche, affrontate peraltro con lucidità argomentativa, si sviluppa utilizzando uno stile che, se a tratti appare indugiare eccessivamente in neologismi e ricorrenze discorsive, conserva tuttavia una propria originalità.

In conclusione si tratta di un saggio a cui si riconosce il pregio di una vivacità e ricchezza di interessi speculativi e culturali affrontati con un approccio non frequente che consente una lettura ricca di appeal anche a coloro che si avventurano in temi contemporanei e complessi senza il conforto di una formazione specifica. Proprio questi aspetti, tuttavia, sembrano evidenziare inevitabili mancamenti e forzature nel passaggio da tematiche concrete a un discorso sui massimi sistemi. L'autore sembra comunque accettare il rischio, consapevole evidentemente di transitare in nodi e chiasmi concettuali perigliosi e non facilmente dipanabili, e quindi non rappresentabili in modo chiaro e concluso.