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Mauro Covacich

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2008
Pagine: 277 p. , Brossura
  • EAN: 9788806168643
Aspettavamo la chiusura di una trilogia, dopo A perdifiato e Fiona, e ci troviamo invece di fronte a una sorta di performance artistica: in gara dichiarata con Marina Abramovic, Sophie Calle e Joseph Beuys, che hanno cercato di fare della propria esistenza un'opera d'arte, lo scrittore getta in faccia al lettore – in modo violento ma mai urtante e con la pretesa di raccontare una verità – un pezzo della sua vita. "Tutto vero", sembra dirci a ogni passo, quasi un controcanto a quel "tutto è finzione" sotteso al racconto di Fiona. E il "tutto vero" è ribadito anche dall'avvertenza in fondo al libro: "Questo libro l'ho scritto di nascosto. Non avevo scelta, confessare agli altri quello che stavo facendo mi avrebbe impedito di farlo liberamente. Ecco la prima differenza tra persone e personaggi. Per rimediare mi ero imposto un limite temporale, che coincide con il dialogo riportato alla fine".
La vicenda è quella comune della fine di un matrimonio e dell'inizio di un nuovo amore. Processo denso di sofferenza che pure Covacich descrive da un punto di vista fenomenico, evitando l'analisi delle ragioni della fine e sottraendosi al vittimismo e alla logiche del fallimento. Da una parte una restauratrice dal corpo sottile, fatto di ossa e aria, e una casa comune in una città del Nord-est, dall'altra una donna dalle trecce rosse che sembra uscita da un cartone animato di Hanna e Barbera e lavora come giornalista a Roma. Oscillando fra questi due estremi e ascoltando se stesso, in bilico fra voglia di restare e ansia di fuga, Covacich non solo abbatte i luoghi comuni sul carattere anodino della separazione, vista spesso come lo snodo inevitabile di una generazione, ma si ritrae a figura intera, senza farsi sconti.
Entra così nel racconto la rappresentazione dello scrittore che va in biblioteca al mattino per avere un posto nel mondo e lotta con la composizione del terzo romanzo che ci aspettavamo: ne viene fuori solo un frammento, ma ricco e completo, in cui al maratoneta Dario Reinsich e a sua moglie Maura viene assegnato il compito di esprimere, in pagine molto dense, quella componente emotiva e sessuale che Covacich espunge dal suo resoconto privato. La vita di questi due personaggi (già noti al lettore dei precedenti romanzi) viene invasa e come travolta da quella dello scrittore. A loro tocca raccontare il tradimento come svelamento di una parte di sé, che emerge e corrode l'esistente, a dispetto di chi ama ancora. In questo modo Reinsich e sua moglie si trovano a proteggere, in quanto sue creature, il nucleo più intimo della vita dello scrittore, quella che lui vuole preservare e tenere per sé. La loro vicenda parallela è una sorta di proiezione più vera del vero in cui Covacich mette in campo le sue abilità di scrittura, mentre si affina l'insofferenza per chi fa della finzione la sua vita, ora per ora. Acuto, in questo senso, lo sguardo con cui lo scrittore considera dall'interno il mondo degli intellettuali e dello spettacolo, in cui pure gli tocca, con fatica, cercare uno spazio, lottando per la sopravvivenza: "Detesto essere d'accordo con questo tizio. Lui e il suo crocchio sono i miei peggiori nemici, gente che mi assomiglia in tutto ma solo per un enorme malinteso, gente che dimagrisce per occupare più spazio (…), tipi armati della propria sottigliezza, che si fortificano con i cibi senza zuccheri, senza grassi, senza glutine, senza colesterolo, tipi senza. Come possiamo condividere gli stessi gusti letterari?".
Accanto ai traslochi amorosi e agli impegni di un mestiere anomalo (le conferenze disertate dal pubblico, i contratti con i quotidiani che scadono senza preavviso, le trasmissioni televisive con recita a soggetto), in Prima di sparire troviamo molte altre cose: il ritratto di due città, di ambienti, di amici, della madre, della nonna centenaria aggrappata al filo della sua sopravvivenza. Lo scrittore dà al lettore l'accesso alla sua vita, in una direzione contraria a quella del "reality": non c'è la morbosità o il compiacimento ma una scelta estetica precisa, un processo raffinato di selezione e scrittura che fa pensare alle operazioni simili compiute da Walter Siti in Troppi paradisi o da Angelo Morino nell'ultimo romanzo, Rosso taranta in cui lo scrittore sentiva la necessità di chiudere con un'avvertenza che rompeva il patto classico con il lettore in virtù del quale "fatti e personaggi sono del tutto casuali". Più che "rinunciare alla compiutezza e alla rotondità del romanzo", come ha affermato Franco Brevini, Covacich gli conferisce una forma nuova, franta ma geometricamente composta: alla fine le scelte sono compiute, per tutti i personaggi del libro, e la vita ritrova i suoi equilibri precari, riassorbendo, o lasciando macerare, il senso di colpa e il dolore. Monica Bardi

Nel suo "eptalogo", un elenco delle sette regole d'oro per evitare di scrivere un brutto romanzo, Mauro Covacich spiegava, qualche tempo fa, che è inutile scrivere una storia che non sia stata vissuta, che nella scelta tra una pagina bianca e la vita fuori dal proprio studio è meglio la vita, perché è la vita che fa sorgere l'esigenza, la necessità della scrittura.
Dalla teoria alla pratica, a distanza di qualche anno, Covacich ci regala uno dei suoi migliori romanzi, sorto tra le pieghe del romanzo che insegue da anni e che stenta a venire fuori, al limite di un processo creativo che non vuole compiersi, mentre nel frattempo le esperienze della vita quotidiana lo assorbono e lo sconvolgono.
Il libro dei suoi sogni è quello dedicato ad un ex maratoneta che diventa uno dei più apprezzati performers del panorama dell'arte contemporanea. La storia di un uomo che dopo aver sperimentato il decadimento fisico dovuto allo sforzo di percorrere 42 chilometri e 195 metri, decide di rendere questo lento processo di perdita delle forze una performance artistica, da ripetere davanti al pubblico. Nell'attesa di riuscire a cogliere l'essenza del progetto dell'artista, Mauro passa le sue giornate a fissare la strada attraverso i vetri della sua finestra, con in mano un telefonino che non vuole squillare. Lei è Susanna, una giovane giornalista romana, lui è un uomo sposato, uno scrittore con un discreto successo e sua moglie, Anna, è una brillante restauratrice. Il classico triangolo, quindi, fatto di telefonate furtive, fughe a Roma con il pretesto dell'ennesima intervista televisiva, notti di passione e giorni pieni di sensi di colpa e di frustrazione.
Una giornalista e uno scrittore, un incontro obbligato nel mondo dell'editoria: lei pone le domande, lui parla del suo libro. Ma anche questa volta Mauro Covacich inserisce una situazione limite per descrivere il suo incontro con Susanna: una serata in discoteca in una notte a Torino, durante la Fiera del Libro. Una situazione grottesca in cui scrittori, giornalisti e altri personaggi fuori moda ballano nel modo sbagliato su delle note che non hanno mai sentito. Un'ambientazione irreale fa da cornice a un incontro che accende desideri e passioni incontrollabili.
Pochi mesi dopo Mauro si domanderà che fine abbia fatto quel bravo bambino che scriveva bigliettini colorati per la festa della mamma, che sognava un mondo fatto di parchi protetti per tutti gli animali. Non si riconosce, non riesce ad ammettere di custodire dentro di sé una parte immorale, un Minotauro, mezzo uomo e mezzo animale incapace di gestire i propri istinti. Scapperà da Susanna ogni volta che potrà, e ogni volta deciderà di lasciare Anna e di porre fine a quella farsa. Ma la farsa si ripete e si amplifica di giorno in giorno, alimentata da altre bugie, altri sensi di colpa e altre decisioni che Mauro non è in grado di prendere.
Doveva essere la cronaca del lento decadimento del corpo di un maratoneta, invece questo romanzo di Mauro Covacich non è altro che il racconto, vivo e vibrante, della caduta del suo spirito. Il lento abbandono di un uomo che si logora tra due donne, tra il bene e il male, tra l'imperativo morale da cui non si può prescindere e la passione istintiva da cui non si riesce a sfuggire. Scritto con l'abilità di chi è capace di trascinare il lettore nel baratro dei propri sentimenti, è un libro coraggioso e onesto, un romanzo che attesta la conquista, difficile e sofferta, della maturità dell'autore.

Recensioni dei clienti

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    Caterina brigati

    26/10/2013 12.06.15

    Prima di sparire de Covacich è un romanzo celebrale. È il racconto di una storia reale o pseudoreale infilata dentro un abbozzo di romanzo, con l'idea che le due storie si completino a vicenda. È un genere narrativo inusuale basato su quello che l'autore definisce, all'interno del romanzo, nuova arte: la vita vera che diventa inventata, la vita vera che, raccontata, perde i suoi reali connotati perché il racconto ne ha selezionato solo parti, rendendo quel resoconto di vita solo una finzione, un'opera d'arte. E quest'opera d'arte parla di abbandono, della strana, ma molto comune possibilità di amare contemporaneamente due persone delle quali non si può fare a meno, parla di separazioni che generano perdita, senso di frustrazione , di smarrimento, bisogno di conferma e contemporaneamente di nuove esperienze. È la storia di un'anima che mette a nudo le sue contraddizioni. Con uno stile asciutto,secco, a volte poco lineare Covacich ritrae la generazione dei quarantenni di oggi, schiacciati fra la rassicurante tenerezza del mondo già vissuto ed esperito e lo slancio di volare lontano per provare nuove esperienze. Il finale è aperto, almeno lo è per me che non sono ancora riuscita a comprenderne il significato; si conclude con il racconto di una separazione vissuta da uno dei protagonisti quando era bambino, e ricorda come quell'addio sia stato sereno, semplice, privo di traumatici postumi. Forse il messaggio dell'autore è che bisognerebbe vivere come i bambini, senza il peso della memoria, del senso di responsabilità, dell'obbligo per i doveri morali (cosa che chiaramente non è riuscita a lui) vivere la vita con più leggerezza, che, come diceva Calvino, non è superficialità. Caterina Brigati

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    sara_fiore

    02/06/2013 12.44.22

    ...ho letto, per cuirosità, le altre recensioni...molti lamentano e condannano la mancanza di una trama...boh, mi sembra critica insensata, perchè la trama c'è, anche se a volte sfocata o immobile... come del resto accade nella vita...un libro bello, che racconta la vita vera, quella che succede,anche se non l'hai immaginata per te, non l'hai cercata nè voluta.. Ninete di più lontano dal banale triangolo, si racconta invece la dualità, l'uncapacità di moversi sul tracciato che vorremmo per noi. Bello

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    Feliciana

    14/06/2011 04.24.00

    Mi ha ricordato un romanzo d'appendice di vetuste riviste femminili...e, inoltre, prima lo scrittore/protagonista ha problemi economici per le uscite con l'amante, che aumentano il budget famigliare. Poi, tutto d'un tratto, si trasferisce nella città di lei lasciando tutto all'ex moglie, lui senza lavorare e la nuova compagna ha un lavoro precarissimo...sarei curiosa di sapere di che cosa vive. Ritorna, purtroppo implacabile, "l'umiliazione delle stelle", il maratoneta e quant'altro. Non lo riacquisterei.

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    simona

    15/11/2009 17.47.58

    Ho appena finito di leggere questo "romanzo": era tanto tempo che non leggevo una tale accozzaglia di parole scritte per riempire le pagine! Covachic racconta palesemente la sua esperienza per convincere il lettore che il suo tradimento non era poi così infimo visto che LUI ha sofferto così tanto? Io mi chiedo: descrive il suo dolore o soffre per scriverne? Mai letto niente di così falso e subdolo! Covachic, abbi un po' più fiducia nei tuoi lettori, ce ne sono di attenti!

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    il.pompa

    24/10/2009 16.52.51

    lui soffre, il lettore soffre. lui gode, il lettore gode. il massimo, per uno scrittore. per delusi e abbandonati, ma forse più per abbandonanti. bravo.

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    benedetta

    25/09/2009 12.23.44

    come sempre ben scritto ma impossibile da finire, non esiste una trama, solo un'accozzaglia di fatti che non interessano particolarmente. Spero di riuscire a finirlo perchè me lo trascino da mesi. Peccato. Si svolge in parte nella mia città. Peccato perchè non assomiglia nemmeno a un po' al capolavoro di APERDIFIATO che consiglio vivamente. imperdibile.

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    patrizia

    27/06/2009 21.01.25

    Ho appena finito di leggere "Prima di sparire" ed è certamente un libro che non dimenticherò. Covacich scrive in maniera superlativa, e riesce a dare spessore e luminosità a personaggi e ambientazioni. Un libro che mi ha emozionata e coinvolta, ancor di più perchè parla di luoghi che conosco, visto che abito in Friuli, e Pordenone, il Piancavallo, Udine e Trieste fanno parte anche della mia esistenza. Ho provato anch'io, seppure con esiti diversi, la lacerazione fra due amori, uno "ufficiale" e l'altro clandestino, e mi sono riconosciuta in molti tratti.. Geniali certe riflessioni e la descrizione di persone e situazioni.. Credo proprio che leggerò tutti i suoi libri, perchè per me è stato amore a prima lettura.. Coraggiosa la scelta di parlare della propria vita e dei propri sentimenti.. Un libro che mi ha fatto sentire meno sola, e che mi è dispiaciuto finire...

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    Robertino

    15/04/2009 11.52.38

    Non lo so se questo libro mi è piaciuto o no. Condivido molte delle considerazioni fatte dagli lettori, sia favorevoli che detrattori: che è un libro sentito, che i veri nomi sono un valore aggiunto, ma è anche vero che è senza trama, che il triangolo è dei più banali... Però non sono nemmeno riuscito ad abbandonarlo. A perdifiato mi era piaciuto con più facilità, ma Covacich rimane bravissimo a comunicare il sangue che scorre e a dare autoidentificazione al lettore. P.S. Per me la scena indimenticabile rimane quella nell'appartamentino di Mestre, dove l'autore trova la foto con Romolo Bugaro e... C'ero anch'io a Venezia quell'anno ciao

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    g. ausilio bertoli

    24/12/2008 01.02.55

    Sembra - a me - che Covacich abbia scritto questo romanzo con l'intenzione di sventolare le proprie emozioni e le proprie empatie quasi dovesse liberarsi di un laccio strettissimo che gli toglieva il respiro, impedendogli di ricominciare (tutto daccapo) ad amare, cioè a vivere pienamente, ossia senza nevrosi, frustrazioni, depressioni. Ho ripreso in mano, dopo averlo accantonato in uno scaffale, il romanzo "Eutanasia di un amore" di Giorgio Saviane, dove l'autore afferma che l'amore e, sì, un dato antico, ma rimane amore solo se si rinnova continuamente. Ebbene, Covacich cerca di rinnovarlo, il suo amore, attraverso continui e impietosi scandagli e perlustrazioni della sua intimità. Mediante una forma narrativa che credo si configuri esemplarmente nell' iperrealismo introspettivo. Certo, a parecchi lettori l'iperrealismo di tal genere ha il sapore della noia, seppure lieve. Ma Covacich è un maestro nella descrizione dei sentimenti e di ogni altro moto dell'animo. Anzi, è uno dei massimi esponenti italiani dell'intimismo. Una cosa vorrei però conoscere dall'autore: l'attrazione che ha provato - e prova - per la giornalista (la sua nuova fiamma) è forse il frutto di un'empatia istintiva, sorretta da un affetto del tutto simile a quello che gli riversava la madre? A mio giudizio, infatti, gli amori irrefrenabili (ineluttabili) sono effettivamente quelli che nascono improvvisi grazie all'empatia, all'attrazione sessuale e al sentimento materno (o paterno, a seconda) che un partner percepisce nell'altro. Mauro, attendo risposta! Ausilio Bertoli

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    Arcangela Cammalleri

    15/12/2008 22.46.59

    Covacich confessa di aver raccontato 18 mesi della sua vita precedenti la stesura del romanzo dove il ricordo è la sua versione del ricordo e dove la vita di tanti si è trasformata nella scrittura di uno solo. La trama: LUI che abbandona la moglie per un’altra donna, una moglie che tradisce il marito e seguiamo gli incontri clandestini di questi due amanti e un atleta, il marito tradito, diventato per puro caso un performer. Uno scrittore di successo che tra conferenze, presentazione di libri, reading consuma un amore non completamente spento per un altro non pienamente convinto. Si strugge d’amore e per amore e se non fosse per la scrittura dirompente, iperrealistica ed incisiva, potrebbe la trama rassomigliare ad un romanzo sentimental-rosa. Impressiona in positivo non tanto la storia di per sé non particolarmente avvincente, quanto la tecnica narrativa: l’io narrante interno/esterno, il lessico attualizzato di inglesismi, la minuzia descrittiva dei particolari fisici, ambientali. Es: studio televisivo; i riflettori neutri, senza gelatina, le parti metalliche delle telecamere, i cavi pendenti, la lucida convessità degli obiettivi, la compostezza minerale degli assistenti di studio… Covacich scandaglia persone, sentimenti, ambienti al microscopio, individua i frammenti cellulari dell’animo umano e al pari di un chirurgo viviseziona e segmenta ogni percezione sensoriale. In questo senso smonta il congegno complesso del cervello scindendo pensieri e riflessioni e pulsioni emotive. La centralità della storia sta non nelle azioni, ma negli stati emozionali del protagonista che mette a nudo senza filtri le sue debolezze e le sue sofferenze. E’ senz’altro un romanzo di qualità in cui la scrittura trascina sempre più lontano lo scrittore al di là delle sue intenzioni, la letteratura si sottomette alla vita.

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    marco

    20/09/2008 14.23.31

    Mi sembra molto noioso, ben scritto ma per dir cosa? Non basta usare temi e parole forti, bisogna anche metterci una trama. Oppure non scrivere un romanzo ma una serie di racconti brevi.

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    valeria

    17/09/2008 23.15.55

    lettura dolorosa... una parte di me vive in ogni personaggio... non mi intendo di letteratura ma solo di emozioni e sentimenti e questo libro ha lasciato una traccia nell'estate piu' difficile della mia vita

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    paola

    23/07/2008 19.03.27

    perchè tanta cattiveria su questo libro? a me è sembrato lucido e reale, pieno di spunti di riflessione sulle banalità, falsità e pregiudizi che ogni giorno riempiono la nostra vita. a me è piaciuto tanto.... l'ho consigliato ed è piaciuto a tutti.... bé... de gustibus...

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    Elisabetta

    16/07/2008 12.59.51

    G.Grass dice che un'autobiografia la si dovrebbe scrivere davvero "prima di sparire", ovvero ad una certa età. E quando si ha una vita da raccontare. La trama è fiacca, banale, un triangolo e niente di nuovo. A farne le spese ancora una volta Anna la moglie che avrà anche un testo che le farà ricordare... contenta la Susanna, che ha vinto. Strano libro per curiosi, scritto da uno che stronca tv e grande fratello!Alcuni dialoghi poi, interrotti addirittura da pianti.

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    silvia

    14/07/2008 11.51.23

    Che dire, è vita raccontata, bella o brutta, ma vita..carne e ossa, anima..mi riconosco in Susanna,e ora per la "mia" Anna riesco anche a provare comprensione.Quello che, finito il libro ho subito pensato è stato: non ci si perde finchè siamo tutti in questo mondo,e il bene che è stato tanto meno...Grazie Covacich per questo bellissimo "pezzo di vita" da condividere

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    Barbara

    27/06/2008 22.35.23

    Definire un libro brutto, per me è un'esagerazione. Basta dire che non piace. E poi questo libro di tensione ne ha da vendere, secondo me. De gustibus, comunque..

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    Fausto

    25/05/2008 18.59.53

    Non sono d'accordo con la lettrice "Sissi". Non perchè il libro non mi sia piaciuto. Letterariamente la vicenda funziona e la scrittura è piacevole e agile(anche se sarebbe interessante capire qui e ora cosa di esso si salverà dal tempo...). Ma appunto: il libro funziona letterariamente. Solo letterariamente (cioè esattamente dove e come deve funzionare). Se vogliamo andare al messaggio umano credo che la narrazione non dimostri quanto afferma Sissi, ma semmai proprio il suo contrario: e cioè che il racconto, bello e struggente, è un manifesto all'inutilità di ogni sforzo di resistere al destino, o di determinarlo, o anche all'inutilità di fare qualunque scelta perchè in ogni caso nella vita nulla è destinato a quadrare. E a noi non rimane che il racconto e il pianto. E non rimane che sentirci nel pianto, tutti, coralmente e indifferentemente assolti....

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    daniel

    06/05/2008 12.50.13

    un libro difficile non scorrevole non sono riuscita a finirlo , l'ho abbandonato dopo pochi capitoli.... soldi sprecati!

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    sissi

    06/05/2008 08.59.17

    E' il primo libro che leggo di quest'autore ma lo trovo veramente bello! "Questi fatti esistono, queste persone esistono, io esisto". Questo libro un po mi appartiene, un realismo struggente, l'incompiuto traspare.Devo confessare che ho letto questo libro stando male, rivivivendo la mia stessa storia, riprovando sensazioni, emozioni e sensi di colpa, e infine l'amara riflessione che non tutti hanno il coraggio di mettersi in gioco, di scegliere, di essere veri come Mauro Covacich.

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    marta

    05/05/2008 13.44.15

    Romanzo che pagina dopo pagina ti cattura e ti trascina con sé, in un vortice di paure e di paranoie. Bravo Covacich a descrivere così realisticamente la sensazione dell'abbandono, il senso di colpa di chi abbandona, i mille ripensamenti, i compromessi mentali necessari per andare avanti.

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