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Mauro Covacich

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 277 p. , Brossura
  • EAN: 9788806201586

Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    16/04/2016 13.46.02

    Più che l'estasi dell'amore, ne emerge la tragedia; più che la gioia degli incontri, rimane lo strazio degli abbandoni. The dark side of love: amori che finiscono unilateralmente, che si sovrappongono gli uni agli altri, che distruggono e che rinascono dalle macerie di quelli finiti lasciando una scia di morti e feriti. Buona la scrittura di Covacich, bello l'incastro delle due storie, meno buono il sapore che lascia in bocca.

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    Loris

    25/11/2011 14.39.24

    Ho preso questo romanzo per conoscere gli sviluppi delle vite di carta di Dario, Maura, Fiona. Sapevo che pero' vi avrei trovato soprattutto tracce della vita dell'autore, disposto a mettersi in scena in prima persona, raccontando sentimenti e vicende della sua sfera privata. Ho giocato a fare il voyeur, memore delle analoghe e felici prove di Emmanuel Carrere. Non ho chiuso la trilogia iniziata con 'A perdifiato' e 'Fiona', ma in compenso ho trovato pagine vibranti, coinvolgenti, ricche di citazioni letterarie e cinematografiche. Il tema dell'abbandono domina la narrazione, che pero' offre numerosi altri spunti di riflessione. A tratti Covacich pare quasi compiaciuto di esporre il proprio dolore, ma nella mia lettura prevale l'impressione di una finzione 'autentica'.

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    Paola

    02/10/2011 12.37.40

    E' il primo libro che leggo di questo autore(conosciuto positivamente in "vanity fair") ma sara' sicuramente anche l'ultimo. Romanzo insulso,senza capo ne' coda, volgarità gratuita. Incomprensibile poi il parallelismo con il libro che il protagonista sta scrivendo.bocciato.

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    simona

    15/11/2009 17.47.58

    Ho appena finito di leggere questo "romanzo": era tanto tempo che non leggevo una tale accozzaglia di parole scritte per riempire le pagine! Covachic racconta palesemente la sua esperienza per convincere il lettore che il suo tradimento non era poi così infimo visto che LUI ha sofferto così tanto? Io mi chiedo: descrive il suo dolore o soffre per scriverne? Mai letto niente di così falso e subdolo! Covachic, abbi un po' più fiducia nei tuoi lettori, ce ne sono di attenti!

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    il.pompa

    24/10/2009 16.52.51

    lui soffre, il lettore soffre. lui gode, il lettore gode. il massimo, per uno scrittore. per delusi e abbandonati, ma forse più per abbandonanti. bravo.

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    benedetta

    25/09/2009 12.23.44

    come sempre ben scritto ma impossibile da finire, non esiste una trama, solo un'accozzaglia di fatti che non interessano particolarmente. Spero di riuscire a finirlo perchè me lo trascino da mesi. Peccato. Si svolge in parte nella mia città. Peccato perchè non assomiglia nemmeno a un po' al capolavoro di APERDIFIATO che consiglio vivamente. imperdibile.

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    patrizia

    27/06/2009 21.01.25

    Ho appena finito di leggere "Prima di sparire" ed è certamente un libro che non dimenticherò. Covacich scrive in maniera superlativa, e riesce a dare spessore e luminosità a personaggi e ambientazioni. Un libro che mi ha emozionata e coinvolta, ancor di più perchè parla di luoghi che conosco, visto che abito in Friuli, e Pordenone, il Piancavallo, Udine e Trieste fanno parte anche della mia esistenza. Ho provato anch'io, seppure con esiti diversi, la lacerazione fra due amori, uno "ufficiale" e l'altro clandestino, e mi sono riconosciuta in molti tratti.. Geniali certe riflessioni e la descrizione di persone e situazioni.. Credo proprio che leggerò tutti i suoi libri, perchè per me è stato amore a prima lettura.. Coraggiosa la scelta di parlare della propria vita e dei propri sentimenti.. Un libro che mi ha fatto sentire meno sola, e che mi è dispiaciuto finire...

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    Robertino

    15/04/2009 11.52.38

    Non lo so se questo libro mi è piaciuto o no. Condivido molte delle considerazioni fatte dagli lettori, sia favorevoli che detrattori: che è un libro sentito, che i veri nomi sono un valore aggiunto, ma è anche vero che è senza trama, che il triangolo è dei più banali... Però non sono nemmeno riuscito ad abbandonarlo. A perdifiato mi era piaciuto con più facilità, ma Covacich rimane bravissimo a comunicare il sangue che scorre e a dare autoidentificazione al lettore. P.S. Per me la scena indimenticabile rimane quella nell'appartamentino di Mestre, dove l'autore trova la foto con Romolo Bugaro e... C'ero anch'io a Venezia quell'anno ciao

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    g. ausilio bertoli

    24/12/2008 01.02.55

    Sembra - a me - che Covacich abbia scritto questo romanzo con l'intenzione di sventolare le proprie emozioni e le proprie empatie quasi dovesse liberarsi di un laccio strettissimo che gli toglieva il respiro, impedendogli di ricominciare (tutto daccapo) ad amare, cioè a vivere pienamente, ossia senza nevrosi, frustrazioni, depressioni. Ho ripreso in mano, dopo averlo accantonato in uno scaffale, il romanzo "Eutanasia di un amore" di Giorgio Saviane, dove l'autore afferma che l'amore e, sì, un dato antico, ma rimane amore solo se si rinnova continuamente. Ebbene, Covacich cerca di rinnovarlo, il suo amore, attraverso continui e impietosi scandagli e perlustrazioni della sua intimità. Mediante una forma narrativa che credo si configuri esemplarmente nell' iperrealismo introspettivo. Certo, a parecchi lettori l'iperrealismo di tal genere ha il sapore della noia, seppure lieve. Ma Covacich è un maestro nella descrizione dei sentimenti e di ogni altro moto dell'animo. Anzi, è uno dei massimi esponenti italiani dell'intimismo. Una cosa vorrei però conoscere dall'autore: l'attrazione che ha provato - e prova - per la giornalista (la sua nuova fiamma) è forse il frutto di un'empatia istintiva, sorretta da un affetto del tutto simile a quello che gli riversava la madre? A mio giudizio, infatti, gli amori irrefrenabili (ineluttabili) sono effettivamente quelli che nascono improvvisi grazie all'empatia, all'attrazione sessuale e al sentimento materno (o paterno, a seconda) che un partner percepisce nell'altro. Mauro, attendo risposta! Ausilio Bertoli

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    Arcangela Cammalleri

    15/12/2008 22.46.59

    Covacich confessa di aver raccontato 18 mesi della sua vita precedenti la stesura del romanzo dove il ricordo è la sua versione del ricordo e dove la vita di tanti si è trasformata nella scrittura di uno solo. La trama: LUI che abbandona la moglie per un’altra donna, una moglie che tradisce il marito e seguiamo gli incontri clandestini di questi due amanti e un atleta, il marito tradito, diventato per puro caso un performer. Uno scrittore di successo che tra conferenze, presentazione di libri, reading consuma un amore non completamente spento per un altro non pienamente convinto. Si strugge d’amore e per amore e se non fosse per la scrittura dirompente, iperrealistica ed incisiva, potrebbe la trama rassomigliare ad un romanzo sentimental-rosa. Impressiona in positivo non tanto la storia di per sé non particolarmente avvincente, quanto la tecnica narrativa: l’io narrante interno/esterno, il lessico attualizzato di inglesismi, la minuzia descrittiva dei particolari fisici, ambientali. Es: studio televisivo; i riflettori neutri, senza gelatina, le parti metalliche delle telecamere, i cavi pendenti, la lucida convessità degli obiettivi, la compostezza minerale degli assistenti di studio… Covacich scandaglia persone, sentimenti, ambienti al microscopio, individua i frammenti cellulari dell’animo umano e al pari di un chirurgo viviseziona e segmenta ogni percezione sensoriale. In questo senso smonta il congegno complesso del cervello scindendo pensieri e riflessioni e pulsioni emotive. La centralità della storia sta non nelle azioni, ma negli stati emozionali del protagonista che mette a nudo senza filtri le sue debolezze e le sue sofferenze. E’ senz’altro un romanzo di qualità in cui la scrittura trascina sempre più lontano lo scrittore al di là delle sue intenzioni, la letteratura si sottomette alla vita.

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    marco

    20/09/2008 14.23.31

    Mi sembra molto noioso, ben scritto ma per dir cosa? Non basta usare temi e parole forti, bisogna anche metterci una trama. Oppure non scrivere un romanzo ma una serie di racconti brevi.

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    valeria

    17/09/2008 23.15.55

    lettura dolorosa... una parte di me vive in ogni personaggio... non mi intendo di letteratura ma solo di emozioni e sentimenti e questo libro ha lasciato una traccia nell'estate piu' difficile della mia vita

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    paola

    23/07/2008 19.03.27

    perchè tanta cattiveria su questo libro? a me è sembrato lucido e reale, pieno di spunti di riflessione sulle banalità, falsità e pregiudizi che ogni giorno riempiono la nostra vita. a me è piaciuto tanto.... l'ho consigliato ed è piaciuto a tutti.... bé... de gustibus...

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    Elisabetta

    16/07/2008 12.59.51

    G.Grass dice che un'autobiografia la si dovrebbe scrivere davvero "prima di sparire", ovvero ad una certa età. E quando si ha una vita da raccontare. La trama è fiacca, banale, un triangolo e niente di nuovo. A farne le spese ancora una volta Anna la moglie che avrà anche un testo che le farà ricordare... contenta la Susanna, che ha vinto. Strano libro per curiosi, scritto da uno che stronca tv e grande fratello!Alcuni dialoghi poi, interrotti addirittura da pianti.

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    silvia

    14/07/2008 11.51.23

    Che dire, è vita raccontata, bella o brutta, ma vita..carne e ossa, anima..mi riconosco in Susanna,e ora per la "mia" Anna riesco anche a provare comprensione.Quello che, finito il libro ho subito pensato è stato: non ci si perde finchè siamo tutti in questo mondo,e il bene che è stato tanto meno...Grazie Covacich per questo bellissimo "pezzo di vita" da condividere

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    Barbara

    27/06/2008 22.35.23

    Definire un libro brutto, per me è un'esagerazione. Basta dire che non piace. E poi questo libro di tensione ne ha da vendere, secondo me. De gustibus, comunque..

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    Fausto

    25/05/2008 18.59.53

    Non sono d'accordo con la lettrice "Sissi". Non perchè il libro non mi sia piaciuto. Letterariamente la vicenda funziona e la scrittura è piacevole e agile(anche se sarebbe interessante capire qui e ora cosa di esso si salverà dal tempo...). Ma appunto: il libro funziona letterariamente. Solo letterariamente (cioè esattamente dove e come deve funzionare). Se vogliamo andare al messaggio umano credo che la narrazione non dimostri quanto afferma Sissi, ma semmai proprio il suo contrario: e cioè che il racconto, bello e struggente, è un manifesto all'inutilità di ogni sforzo di resistere al destino, o di determinarlo, o anche all'inutilità di fare qualunque scelta perchè in ogni caso nella vita nulla è destinato a quadrare. E a noi non rimane che il racconto e il pianto. E non rimane che sentirci nel pianto, tutti, coralmente e indifferentemente assolti....

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    daniel

    06/05/2008 12.50.13

    un libro difficile non scorrevole non sono riuscita a finirlo , l'ho abbandonato dopo pochi capitoli.... soldi sprecati!

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    sissi

    06/05/2008 08.59.17

    E' il primo libro che leggo di quest'autore ma lo trovo veramente bello! "Questi fatti esistono, queste persone esistono, io esisto". Questo libro un po mi appartiene, un realismo struggente, l'incompiuto traspare.Devo confessare che ho letto questo libro stando male, rivivivendo la mia stessa storia, riprovando sensazioni, emozioni e sensi di colpa, e infine l'amara riflessione che non tutti hanno il coraggio di mettersi in gioco, di scegliere, di essere veri come Mauro Covacich.

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    marta

    05/05/2008 13.44.15

    Romanzo che pagina dopo pagina ti cattura e ti trascina con sé, in un vortice di paure e di paranoie. Bravo Covacich a descrivere così realisticamente la sensazione dell'abbandono, il senso di colpa di chi abbandona, i mille ripensamenti, i compromessi mentali necessari per andare avanti.

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