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Simona Vinci

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 397 p. , Brossura

54° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806212681

La prima verità di Simona Vinci non è una di quelle letture che scivolano via senza la- sciare traccia.
Leggerlo è come entrare in un vortice di aria e lame: si esce con la pelle segnata da incisioni profonde. In questo romanzo la necessità di scrivere si tramuta in purissima invenzione letteraria. Ci troviamo infatti alle prese con una sorta di autobiografia mancata: l’autrice non ci racconta un dolore realmente vissuto, ma un dolore che avrebbe potuto vivere (…).

La prima verità si apre con la descrizione di una bambina nuda, legata al letto di un ospedale psichiatrico in cui si praticava l’elettrochoc a chiunque fosse considerato ineducabile, pericoloso per sé e per gli altri. E Simona Vinci annota: “Mi colpisce perché sono stata una bambina ineducabile. Sono stata una bambina pericolosa per sé e per gli altri. Mi è andata bene. Se fossi nata solo cinque anni prima del 1970, in un altro contesto sociale, avrei potuto essere io quella bambina nuda, legata con cinghie di contenzione a un lettino spinto contro i margini dell’abisso”. È a partire da questa consapevolezza, questa condivisione di un dolore mai provato, che Simona Vinci costruisce una storia potente, che ha il suo centro nella greca Leros, l’isola-manicomio che ospitava in condizioni disumane malati psichiatrici e che fu utilizzata come luogo di confino per detenuti politici durante la dittatura dei colonnelli.


In quell’isola veniamo catapultati anche noi, grazie a una scrittura che, come il sole estivo sulla terra brulla, più che splendere brucia (“la scrittura” si legge nel libro “andrebbe trattata come un corpo delicatissimo, il corpo di un bambino, fragile, quasi trasparente. Noi siamo il chirurgo che deve incidere la sua carne e suturarla, noi siamo quelli che devono tenerle in vita, le parole. E il falso le ammazza.
Tu vorresti essere una che ammazza i bambini?”). Una scrittura in cui tutto, persino il più invisibile moto interiore, diventa immagine: “Maria finisce di preparare la cena e la sua schiena voltata e la nuca umida di sudore sono un rimprovero alle giornate troppo pigre delle figlie”.

Simona Vinci mostra la follia che si annida in ogni vita, e la vitalità – repressa, punita, inascoltata o incapace di parlare – che c’è in ogni follia. La sua penna si misura con il potere, l’eros, la morte, la poesia, e dà voce a decine di uomini e donne abbandonati, che cercano o non cercano di contrastare quella condanna, uomini e donne alla prese con il tentativo di tenerla fuori dalla propria porta di casa. Un tentativo che ci riguarda tutti. La prima verità è lì a ricordarcelo, con la ferocia e la grazia che hanno solo i grandi libri.

Recensione di Simone Giorgi

Recensioni dei clienti

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    Patrick

    05/11/2016 14.08.09

    Un romanzo bello quanto doloroso, importante e ben scritto. La prima verità unisce più generi e temi (thriller, poesia, saggio, autobiografia), più storie e personaggi riuscendo a legarli in una spirale avvolgente che tiene il lettore avvinghiato fino alla fine. Un libro davvero molto bello. E necessario

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    Alex

    24/10/2016 10.15.36

    Uno dei più belli romanzi italiani degli ultimi anni. Intenso, avvincente, profondo, scritto in modo perfetto.

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    Marta

    20/10/2016 16.18.17

    Lodevoli intenzioni sostenute da forte motivazione civile e personale.... ma questi presupposti non bastano a costruire un romanzo ...il plot non funziona ..è un assemblaggio di flash .... manca una storia. La posfazione finale non risolve ma aggrava il difetto di fondo e risulta inutile e farraginosa .

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    Cornaglia

    08/10/2016 22.16.07

    Narrazione dolorosa sui malati di mente e la violenza sistemica di istituzioni che li recludono insieme a politici fastidiosi. Pagine piene di lacrime, tormentoso pellegrinare tra un'umanità derelitta. Da sconsigliare caldamente a tutti perché sebbene sia necessario non nascondere storie così crude, fare a meno di conoscerle nei dettagli fa bene all'anima. Non leggetelo.

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    Alberto

    29/09/2016 08.08.04

    Non è facile proseguire la lettura dopo certe pagine, che la penna felice dell'autrice rende meno crude, senza nulla togliere alla realtà. Ed è un grande pregio. Definirei questo libro un saggio romanzato, perchè è una denuncia verso le torture inflitte a quelle povere persone innocentemente segregate, senza colpa se non quella di avere più o meno gravi disturbi mentali. A loro si aggiunsero i sequestrati politici dalla giunta dei colonnelli greci alla fine degli anni '60. Simona Vinci offre al lettore, tramite il racconto in prima persona della stagista alter ego, le storie di alcuni dei ricoverati, con uno stile che ho trovato poetico, con il ricorrente uso della narrazione dello scrittore onniscente. Come non commuoversi con le tragiche storie di Teresa o di Nikolas ? Che dire dell'intellettuale Stefanos strappato alla famiglia e svanito per sempre in quel lager, poco diverso, se non nelle forme e scopo fasullo, da quelli sciagurati nazisti ? Ho trovato l'ultima parte utile e necessaria, seppur con qualche concessione non del tutto azzeccata. Campiello meritato.

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    Donatella

    14/06/2016 18.23.07

    La verità ha sempre un prezzo molto alto e il romanzo di Simona Vinci lo conferma. La verità di cui si parla non è quella ufficiale dei tribunali, della legge, degli uomini che, anzi, dimentichi di ogni raziocinio o di semplice rispetto per l'altro, toccano il fondo dell'indicibile, nell'esercizio della crudeltà verso il prossimo. Sia che si tratti dell'intellettuale dissidente Stefanos che della semi-analfabeta e giovane Teresa, il lettore è trascinato con essi nell'inferno di Leros, un'isola greca in cui sono confinati malati psichci, oppositori del regime dei colonnelli e persone che per fedeltà a un ideale, per innocenza o cieca lealtà alla famiglia, finiscono i loro giorni come vittime di una brutalità di cui, oltre tutto ciò che la Storia ci ha insegnato, stentiamo ancora a credere l'esistenza. La vicenda percorre il filo narrativo della ricerca, della riconciliazione con se stessi e con gli altri, da parte di personaggi apparentemente distanti ma tragicamente vicini. Storie tanto terribili da perdere il sonno ma altrettanto vere, reali nel riproporre delicatissimi temi quali il confine tra "normalità" e "follia", la colpevole indifferenza o incapacità di farsene carico ( anche per primitivi retaggi culturali ), il senso da dare alla propria esistenza e il coraggio di dire ciò che è stato e farci i conti, sia sul piano collettivo che individuale. Lo stile terribilmente e realisticamente pacato nel raccontare senza mezzi termini il dolore, rende ancor più incisivo lo scorrere delle numerose pagine. Da leggere, se si amano le storie radicate nell'infinita e spinosa varietà del reale.

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