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La profezia dell'armadillo è un fumetto che alterna comicità, disagio esistenziale e malinconia con una naturalezza impressionante. Non è soltanto una raccolta di battute o situazioni surreali: dietro l’ironia c’è una fotografia molto lucida di una certa generazione cresciuta tra precarietà emotiva, paura del fallimento e incapacità di sentirsi davvero adulti. Tutto ruota attorno alla celebre “profezia dell’armadillo”, definita come: «qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti». Ed è difficile, soprattutto per chi ha vissuto un’adolescenza complicata o fuori dagli schemi, non ritrovarsi almeno in parte nelle dinamiche raccontate da Zerocalcare. Il protagonista vive in un continuo oscillare tra autoironia, ansia sociale, aspettative irrealistiche, senso di inadeguatezza e paura del giudizio. Una fragilità raccontata però senza vittimismo, ma attraverso dialoghi brillanti, situazioni assurde e una comicità molto romana e generazionale. Probabilmente è anche per questo che il libro divide molto a seconda dell’età del lettore. Nel nostro Gruppo di Lettura gli over 60 lo hanno apprezzato poco, non tanto perché brutto, ma perché culturalmente distante dal loro vissuto. Per chi invece è cresciuto negli anni ’80 e ’90, molte situazioni risultano immediatamente familiari. Io non mi sono riconosciuto in tutto, ma in diversi episodi sì. E credo che Zerocalcare abbia avuto il merito di fare con certi adolescenti “non lineari” quello che Fantozzi fece con gli impiegati: trasformare un disagio personale in qualcosa di universale. Forse non è un capolavoro assoluto, ma è sicuramente un’opera intelligente, autentica e molto più profonda di quanto possa sembrare a una lettura superficiale.
La profezia dell'armadillo è un fumetto che alterna comicità, disagio esistenziale e malinconia con una naturalezza impressionante. Non è soltanto una raccolta di battute o situazioni surreali: dietro l’ironia c’è una fotografia molto lucida di una certa generazione cresciuta tra precarietà emotiva, paura del fallimento e incapacità di sentirsi davvero adulti. Tutto ruota attorno alla celebre “profezia dell’armadillo”, definita come: «qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti». Ed è difficile, soprattutto per chi ha vissuto un’adolescenza complicata o fuori dagli schemi, non ritrovarsi almeno in parte nelle dinamiche raccontate da Zerocalcare. Il protagonista vive in un continuo oscillare tra autoironia, ansia sociale, aspettative irrealistiche, senso di inadeguatezza e paura del giudizio. Una fragilità raccontata però senza vittimismo, ma attraverso dialoghi brillanti, situazioni assurde e una comicità molto romana e generazionale. Probabilmente è anche per questo che il libro divide molto a seconda dell’età del lettore. Nel nostro Gruppo di Lettura gli over 60 lo hanno apprezzato poco, non tanto perché brutto, ma perché culturalmente distante dal loro vissuto. Per chi invece è cresciuto negli anni ’80 e ’90, molte situazioni risultano immediatamente familiari. Io non mi sono riconosciuto in tutto, ma in diversi episodi sì. E credo che Zerocalcare abbia avuto il merito di fare con certi adolescenti “non lineari” quello che Fantozzi fece con gli impiegati: trasformare un disagio personale in qualcosa di universale. Forse non è un capolavoro assoluto, ma è sicuramente un’opera intelligente, autentica e molto più profonda di quanto possa sembrare a una lettura superficiale.
Bello e ironico, da leggere
Recensioni
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