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È azzardato dire che Sara Boero scrive libri in un certo qual modo "pirandelliani", in cui è pregnante la dimensione del "doppio"? Anche questa volta, come nel primo, L'estate del non ritorno (Fatatrac, 2001), scritto quando aveva quindici anni, c'è un personaggio in cerca del suo autore, che cerca chi lo ha inventato e raccontato, che brama il suo creatore. Allora era una ragazza sognata e destinata a vivere e morire con il sogno della sua sognatrice. Adesso è la classica "amica immaginaria", Irene, creata a cinque anni da Marianna, che però crescendo dimentica la sua creatura, la quale a sua volta aspira a venire ricordata e amata e quindi a tornare a vivere pienamente. Sara Boero gioca tra realtà e fantasia, concretezza delle cose (e anche dei sentimenti e delle emozioni) e dimensione onirica, luce e penombra. Ma scrive anche di solitudine e morte, di non inutilità dei piccoli gesti e di essenzialità delle vite minime e nascoste, clandestine, di una compagna immaginaria come di un arabetto che mendica: Se un albero cade in una foresta deserta, quando tocca il suolo fa rumore? Se vivi, ma nessuno lo sa, esisti veramente? È una scrittura per così dire "al quadrato": Irene racconta la vita di Marianna, che è poi, almeno in parte, quella di Sara, la quale così narra la propria: i riconoscibilissimi percorsi da casa a scuola, i luoghi di appuntamento con gli amici, la musica come colonna sonora (i Modena City Ramblers, i Garbage, i Muse, i Placebo), sullo sfondo la morte di Carlo Giuliani durante il G8 a Genova, l'11 settembre 2001... Sembra quasi una confessione davanti allo specchio (Irene?) da parte di Marianna (Sara), che quando è con i suoi amici finge di essere qualcosa che non è, porta le maschere, le cambia a seconda delle persone e dei luoghi, recita con tutti. Maschere nude pirandelliane? Se la diciottenne Sara Boero, che dimostra di saper scrivere storie che contengono una forte carica simbolica e sanno parlare della realtà interiore degli adolescenti, da grande avrà un futuro letterario, probabilmente sarà quello di scrittrice di thriller psicologici (e di chi sa che altro ancora).
Fernando Rotondo
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