Quello che non vuoi sapere

Jessica Treadway

Traduttore: S. Massaron
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 16 maggio 2017
Pagine: 297 p., Rilegato
  • EAN: 9788804675464
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Descrizione
Fino a che punto può arrivare una madre per proteggere sua figlia? Al centro di questo romanzo c'è la voce intensa e sofferta di una madre, di una donna.

Diciamo che sei una mamma uccello e vedi che un predatore sta per attaccare il nido. Allora devi fare un verso e fare finta di esserti fatta male, così l'uccello che sta per piombare sui tuoi piccoli si scaglierà su di te. Lei e il marito, tre anni prima, sono stati brutalmente attaccati in casa, il marito è morto e lei, pur sfigurata, è sopravvissuta. Incapace di ricordare quei brevi momenti di ferocia, Hanna vede davanti allo specchio tutti i giorni i lineamenti di un volto, il suo, che hanno l'aria di essere stati smontati e poi rimessi insieme, come in un quadro di Picasso. Adesso Hanna, con un occhio malandato che la chirurgia plastica non è riuscita a ricostruire, si sente ancor di più vicina alla figlia Dawn. Fin da piccola, infatti, Dawn è stata sfortunata perché afflitta da ambliopia, un difetto visivo comunemente chiamato "occhio pigro". La durezza della sua condizione, stigmatizzata dalle crudeli prese in giro dei compagni di scuola (Mi stai guardando oppure no? Dawn ha un occhio storto! Dawn è un mostro!), ha portato la piccola a sviluppare delle fantasie di riscatto irreali e a vivere in un mondo dalla psicologia distorta che, nella fase dell'adolescenza, è pericolosamente peggiorata. E il difetto all'occhio non è stato corretto – con grande angoscia della madre – neppure da una successiva operazione. Come biasimare la figlia per la rabbia accumulata?, come non proteggerla da tutto e da tutti, anche in quella notte di orrore e di morte, nonostante qualcuno sospetti che lei in qualche modo abbia avuto delle responsabilità nella vicenda? Forse la madre non vuole ricordare, non vuole vedere le cose come sono, è succube, come la figlia, di un'alterazione della visione. Eppure un ricordo Hanna ce l'ha: quello di una mano, di un polso, di un braccio, inchiostro scuro su pelle pallida, niente di più. "Non mi ritengo" ha dichiarato Jessica Treadway "una scrittrice di thriller, per quanto è indubbio che al centro della mia storia ci sia un vero e proprio puzzle psicologico e un'avvincente storia gialla, rimane il fatto che il mio romanzo si potrebbe definire un viaggio psichico. È l'incubo di una madre costretta a guardare dentro di sé con gli occhi della figlia." Così la scrittrice fa dire a Hanna, la madre: "Non sono sicura di chi sono in realtà. Non sono sicura di avere un... nucleo. Ricordo quando mia figlia Dawn portava la benda sull'occhio, la chiamavano 'occlusione'. Copri la parte più forte di qualcosa, così la parte più debole è costretta a lavorare di più. Non mi ero mai resa conto che, in tutti questi anni, mi sono portata addosso il peso di quell'analogia. Ho la sensazione di aver avuto soltanto una parte debole. E sta lavorando, ci sta provando. Ma non sarà mai forte come la parte che è rimasta coperta".

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Quando tornai a casa dal lavoro, il detective mi stava aspettando. Era seduto nella sua Civic e non in un'auto di servizio della polizia, proprio sul lato del vialetto dove di solito parcheggiava Joe. Forse stava facendo le parole crociate, perché ad aspettarmi c'erano anche i giornalisti e i furgoni dei notiziari, sulla strada di fronte a casa. Si misero a correre lungo il vialetto con le telecamere e le macchine fotografiche mentre io posteggiavo nel garage e scendevo dalla macchina, ma, quando mi coprii la faccia con una mano e dissi che mi dispiaceva però non potevo rilasciare dichiarazioni, il detective fece un passo avanti e, in tono pacato ma fermo, intimò loro di allontanarsi subito dalla mia proprietà. Poi si voltò verso di me e annuì, la versione moderna di un inchino., Sono sempre stata grata per quella sua qualità, per l'educazione, per il modo in cui mi aveva trattato allora, con rispetto, e perché non sembrava - come invece molti altri di loro - credere che, in fondo, avessi ottenuto quello che mi meritavo. Anche se Dawn non era mai stata condannata, sapevo benissimo che c'era un sacco di gente - gente che non mi conosceva - che pensava che io fossi una pessima madre. Il detective Thornburgh era in borghese: pantaloni perfettamente stirati e un maglione a collo alto sotto la giacca a vento. La piega impeccabile mi ricordò quanto ci teneva mio marito al suo aspetto, e provai una fitta improvvisa, piacere misto a dolore, pensando a Joe e a tutte le cose che amavo di lui.