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Jonathan Coe

Traduttore: M. G. Castagnone
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
Pagine: 206 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017674
This night has opened my eyes è una canzone di Morrissey e proprio gli Smiths, con le loro sonorità anni ottanta, fanno da colonna musicale a questo romanzo sul disagio giovanile pieno di ironia e dal sapore molto inglese. William, il protagonista, è un musicista che sogna di sfondare nel mondo del pop e nel frattempo sbarca il lunario lavorando in un negozio di dischi; ai suoi occhi di provinciale, Londra non è altro che una città insopportabilmente mediocre dove tentare la fortuna, dopo essersi lasciato alle spalle un'abortita carriera universitaria, e magari sposare la ragazza con cui esce, la bella e inespressiva Madeline. Una totale incapacità di decodificare la realtà che lo circonda unita a una certa tendenza a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, tuttavia, lo trascinano in vicende da genere noir, con tanto di omicidi e atmosfere surreali. Fino al colpo di scena finale, geniale parodia della tanto attesa risoluzione degli eventi. Il bel romanzo, scritto nel 1990, viene ora pubblicato da Feltrinelli con una cornice: un'introduzione autobiografica, in cui l'autore stesso parla del proprio rapporto con la musica, e un racconto posto in appendice, V.O., in cui ritroviamo William a cinque anni di distanza, quando è ormai un affermato compositore di colonne sonore alle prese con una goffa relazione extraconiugale. Qui Coe sceglie di abbandonare la Londra delle suggestioni romantiche per il jet set del cinema, che però sembra, in fondo, sentire davvero poco, con il risultato che il racconto risulta sottotono rispetto al romanzo. Fa riflettere, comunque, l'amaro sense of humour implicito nella trasformazione del "sogno pop" in colonna sonora da film di serie B.
Serena Corallini

Recensioni dei clienti

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    Alexis1999

    27/09/2011 17.15.58

    Una storia da cui mi aspettavo molto ma che purtroppo non mi ha trasmesso alcun tipo di emozione e che non mi ha lasciato dentro niente. Peccato.

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    l'uomo nero

    09/07/2009 20.53.12

    Tanti bei personaggi secondari non riescono a compensare il pessimo protagonista (che non è la musica...). William è antipatico, stupido, egocentrico. Per tutto il racconto sembra di assistere a quei film horror nei quali il giovane di turno, invece di scappare, va incontro al proprio assasino. Il racconto poi è esile, anche nelle ultime 40 pagine nelle quali i colpi di scena (alcuni veramente prevedibili) si susseguono fino alla tronca conclusione (in contrasto con la precedente prolissità di particolari). La storia d'amore patetica non coinvolge, e molto più credibile il raccontino conclusivo...

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    marco

    25/03/2009 12.54.10

    carino e scorrevole ma inferiore rispetto agli altri. coe era ancora in fase di rodaggio...

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    Moreno C.

    06/03/2009 18.55.08

    'Questa notte mi ha aperto gli occhi' ('The dwarves of death') e' l'opera di un Jonathan Coe ai primi passi della sua carriera di scrittore, come si puo' notare dallo stile piu' grezzo rispetto a quello di tutti gli altri romanzi che sono gia' apparsi su Feltrinelli. E' un libro appassionante e movimentato, che si pone a meta' strada tra il noir ed il romanzo sentimentale e che e' pervaso da un'ironia e da uno 'wit' molto efficaci. Anche se manca di quel qualcosa che ha reso 'La casa del sonno', 'La famiglia Winshaw' e gli altri dei libri imperdibili capaci di divertire e di emozionare profondamente il lettore, penso meriti comunque di essere apprezzato.

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    AtramBlog

    01/03/2009 15.18.06

    Appena ho notato tra i nuovi arrivi in libreria la riedizione del suo terzo romanzo The dwarves of death, pubblicato nel 1990, ma ancora non letto, l’ho preso a scatola chiusa. Il titolo italiano riprende la prima di una lunga serie di citazioni musicali degli Smiths, posta da Coe nell’introduzione ad ogni capitolo. E da subito si ha la netta sensazione di come l’autore abbia partorito quest’opera totalmente immerso nell’atmosfera degli album anni ‘80 di Morrissey e compagni: un vero e proprio tributo a questa storica band. A cominciare dal protagonista, William (singolo del 1984: William, It Was Really Nothing) un ventenne approdato nella metropoli londinese come tanti, per realizzare il suo sogno: sfondare nel campo musicale. La vicenda si snoda tra l’appartamento di periferia affittato in condivisione con l’enigmatica Tina, surreali prove con la sua strampalata band The Alaska Factory, improbabili uscite con l’algida fidanzatina Madeline, e ambigue chiacchierate con l’amico Tony. Non vi svelo altro, perchè tutto il romanzo è incentrato attorno ad un grottesco giallo, che vedrà coinvolto William, in nome della tanto cara a Coe vulnerabilità dell’uomo, nella vita del quale eventi marginali o semplici equivoci possono far approdare a destini inimmaginabili e spesso difficili da cambiare o da accettare. Il voto è solo per farvi capire che questo romanzo può essere un ottimo punto di partenza per avventurarsi alla scoperta dell’opera di Coe, ma il meglio sicuramente lo troverete nei romanzi successivi: vi consiglio La famiglia Winshaw (1995), La casa del sonno (1998), La banda dei brocchi (2002), Circolo chiuso (2005).

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    Philip

    08/11/2008 13.35.11

    Scorrevole,ironico,divertente,mostra in nuce le grandi qualità che l'autore manifesterà con i romanzi successivi.

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