Questa sera è già domani

Lia Levi

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 10/01/2018
Pagine: 217 p., Brossura
  • EAN: 9788866329237
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    Guglielmo Passeroni

    24/05/2018 15:30:16

    Il racconto di Lia è così accurato da risultare vivido come una fotografia, un viaggio nella Genova degli anni trenta oppressa, come il resto d' Italia, dalle leggi razziali e che descrive le varie dinamiche di una famiglia normale, che all' improvviso si è trovata i suoi stessi connazionali contro. L' ebreo degli anni 30 era visto come una strega nel medioevo, era allontanato da tutti, i potenti li disprezzavano e molti pensavano che sarebbe stato meglio eliminarli anche perchè in entrambi i casi, rappresentavano una minaccia per il popolo.....

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    Guglielmo Passeroni

    23/05/2018 19:02:43

    Il racconto di Lia è così accurato de risultare vivido come una fotografia, un viaggio nella Genova degli anni trenta oppressa, come il resto d' Italia, dalle leggi razziali e che descrive le varie dinamiche di una famiglia normale, che all' improvviso si è trovata i suoi stessi connazionali contro. L' ebreo degli anni 30 era visto come una strega nel medioevo, era allontanato da tutti, i potenti li disprezzavano e molti pensavano che sarebbe stato meglio eliminarli anche perchè in entrambi i casi rappresentavo una minaccia per il popolo.....

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    Pietro

    22/05/2018 12:48:18

    Alle volte può capitare che un libro mi prenda dal titolo, che come una strega mi ammalia e mi invita a diventarne lettore catturando la mia attenzione... e così è successo con “Questa sera è già domani”. In realtà non sono mai stato propenso a leggere libri sulle guerre mondiali, che trovo tutti molto simili tra loro, ma qui, nonostante abbia trovato una storia non perfettamente originale, c'è però qualcosa che va al di là di quel 1938, anno in cui il libro è stato ambientato. Perché la storia risulta paradossalmente molto attuale nonostante siano passati 80 anni. E' un libro molto bello, disperato, audace, che ci parla di qualcosa di realmente accaduto e che come sempre ci mostra quanto coraggio hanno dovuto avere quegli uomini e quelle donne di allora a dover affrontare tutto quello... quelle orrende e riprovevoli persecuzioni barbariche.

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    Elena

    18/05/2018 14:02:44

    Alla fine del libro mi sono chiesta... ma in che anno è stato scritto? Questo perché lo trovo un libro attuale che parla di problematiche attuali ambientato in un'epoca passata. Ora mi pongo un altra domanda, ma studiamo storia a scuola per evitare di compiere sempre gli stessi errori oppure per darci uno spunto su come dobbiamo comportarci? Non riesco proprio a darmi una risposta... gli esseri umani sono proprio strani. Sono contenta che questo libro è candidato al Premio Strega, ha tutte le carte in regola per arrivare tra i primi posti e lo consiglio per imparare un po' di più a come NON comportarsi.

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    Teresa

    16/05/2018 20:13:06

    Considerando che non ho letto il libro, dovrei essere solo una strega per farne una buona recensione. Visto che non lo sono, spero di ricevere questo libro insieme agli altri 11 in gara per poter rimediare.

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    Maria

    15/05/2018 19:43:11

    Lia Levi ha in mano il potere del giornalismo: riesce a stregare il lettore, raccontando la realtà più vera e concreta. Leggendo il libro, si materializza davanti ogni frammento descrittivo ed ogni momento colloquiale del racconto. Ha trattato un argomento molto attuale: i protagonisti sono cambiati, ma i mezzi, il fine ed i motivi sono paradossalmente identici.

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    Carmela Mirella GAMBADORO

    15/05/2018 12:26:04

    Ho appreso di questo libro da una trasmissione TV in cui è stato presentato e l'ho acquistato subito, il titolo stesso mi intrigava. Forse perchè sono una vecchia "strega" , letteralmente "stregata" dalla lettura che amo fin da quando ero una bimbetta. Sono nata prima della guerra e l'argomento trattato mi era familiare per averlo vissuto in prima persona. Lia Levi ha una narrativa semplice e scorrevole ma nello stesso tempo coinvolgente. La storia si svolge in parte nella mia città ,Genova, ,ed io ,immersa nella piacevole lettura, ho potuto rivivere molti momenti della mia difficile ma indimenticabile infanzia. Il coinvolgimento di questa semplice ma distinta famiglia negli accadimenti dell'epoca e il dover affrontare, ancora con una certa incredulità, uno dei momenti peggiori della storia dell'uomo porta il lettore ad essere partecipe della tragedia che ha travolto molte famiglie ebree all'epoca. L'episodio, poi, che consentirà alla fine a queste persone di raggiungere un paese dove potranno sentirsi liberi da minacce e pregiudizi è stato per me, così attaccata alle tradizioni ed ai ricordi della mia primissima gioventù, un momento di vera gioia e consapevolezza che tutti noi siamo forgiati dai nostri primi anni di vita e l'essere attaccati alle proprie origini, ai propri famigliari, alle proprie tradizioni è un bagaglio affettivo al quale ognuno di noi deve poter fare riferimento.

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    Elide Apice

    13/05/2018 12:59:49

    L’Italia del 1938, le leggi razziali, la famiglia, la speranza, tutto questo al centro di “Questa sera è già domani” di Lia Levi (E/O, 2018) presentato al premio Strega 2018 da Dacia Maraini. Protagonista è la famiglia Rimon in cui vive Alessandro piccolo genio, figlio di Marc nato in Belgio, ma con passaporto inglese e Emilia, l’unico che capisce che all’indomani della promulgazione delle leggi razziali, gli ebrei dovranno scappare. In tanti, infatti, sembravano aver sottovalutato la ricaduta sulla società delle leggi razziali e a tutti sembravano inverosimili regole di inciviltà come l’esclusione dagli elenchi telefonici, ad esempio, oppure la proibizione ad usare panchine pubbliche di suo esclusivo della razza ariana per non parlare di restrizioni (se possibile) ancora più inverosimili come la revoca di permessi e di licenze, l’impossibilità a lavorare. Alla fine anche la sua famiglia sarà travolta dagli eventi e sarà costretta ad emigrare. Oggi come allora, la migrazione come unico mezzo per sfuggire alla guerra, alla dittatura, alla fame, oggi come allora le difficoltà ad accogliere, oggi come allora sarebbe necessaria la magia di una STREGA per salvare tutti.

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    Alessandro Sartorio

    12/05/2018 22:30:44

    I Rimon, famiglia di origine ebraica, sorpresi nella Genova del 1938 dalle crescenti persecuzioni razziali, faticano a coglierne la reale portata, perchè impegnati da un lato a modificare un poco alla volta la propria quotidianità per tirare avanti e dall'altro perchè il male assoluto, la violenza gratuita sono l'esilio della ragione: è difficile credere alla strega finchè non ti si para davanti. In questa rincorsa degli avvenimenti, razionale, calcolata, ragionata, sarà un capriccio infantile, un gesto irrazionale, una chissà quanto voluta affermazione di appartenenza che varrà la salvezza.

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    Stefania

    12/05/2018 06:15:34

    "Questa sera è già domani" è un libro scritto bene e molto piacevole. L'autrice, che dichiara solo alla fine che si è ispirata liberamente a vicende vere, ci racconta la vita di un ragazzino ebreo di Genova negli anni del secondo conflitto mondiale. La vicenda narrata è al contempo una storia specifica e una storia-esempio. L'importanza della testimonianza rende questo libro avvincente. Lo consiglierei. Trovo giusta la sua candidatura alla seminfinale del Premio Strega.

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    Valeria

    11/05/2018 18:11:57

    Bel libro, non il classico racconto della shoa, ma un intenso susseguirsi di avvenimenti che partono dal 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali anche in Italia, fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Al centro della scena, una famiglia ebrea di Genova: il padre, inconcludente e mai abbastanza deciso; la madre, eterna incontentabile; e il figlio, genio ma solo nelle sue uscite mai cosi acute; ed intorno piccoli e grandi drammi familiari che si scontrano con qualcosa di molto più grande: restare nella propria terra e rischiare l’irreparabile, o fuggire in terra straniera, al sicuro si ma quanto costa arrivarci. Libro che strega gia dalle prime righe, che fa riflettere senza essere didascalico, che ci riporta ad un recente passato che facciamo finta di non ricordare.

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    Vincenzo

    10/05/2018 21:57:34

    Il libro di Lia Levi racconta le vicende di una famiglia ebrea genovese durante gli anni della II Guerra Mondiale. Nel narrare la vita e le abitudini della famiglia Rimon, viene messo in luce il periodo storico che porta l’Italia alla promulgazione nel 1938 delle Leggi Razziali. La cosa sorprendente è che leggendo il testo, sorge la domanda: non è che ci sia un'analogia con la nostra odierna situazione circa i razzismi e nazionalismi? Penso, perciò, che l'autrice voglia spronare l'uomo a combattere contro la Strega. Questa, sotto mentite spoglie, cerca continuamente di cancellare la nostra memoria storica così che certi eventi, seppur in modo diverso, possano ripetersi.

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    Alessandro Lattarulo

    10/05/2018 14:28:10

    Conoscere è importante ma non sufficiente. Bisogna riflettere e, attraverso la magia della letteratura, cercare di immedesimarsi, almeno per un istante. E sorprendersi, esterrefatti, al cospetto della bestia che può albergare in ciascuno di noi e che si alimenta del fanatismo. Un libro scarno, essenziale, orgoglioso, dalla prosa asciutta, geometrica, che lascia alla Storia il compito di narrare il dolore e l'ingiustizia, senza pretendere di gridarli, senza voler reattivamente a quanto accaduto scatenare una tardiva e vendicativa caccia alla strega, alla maschera che chiunque può indossare quando abbassi il senso critico verso il potere sotto un salutare livello di guardia. Quello di Lia Levi si caratterizza pertanto come un affresco lucido dell'Italia fascista e rievoca le infami leggi razziali attraverso le vicissitudini di una famiglia italiana costretta a pensarsi in primo luogo ebrea, con un'attenzione tutta particolare al piccolo (poi giovane) Alessandro, con l'atto finale della fuga in Svizzera per trovare una dolorosa salvezza. Perché quando cala la sera e tutto diventa indecifrabile e sembra tetro, bisogna pensare a ciò che sarà domani.

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    Cristina

    09/05/2018 08:19:19

    Un libro attuale, pieno di spunti di riflessione : ci insegna che la storia è una strega maligna, che ama riproporre il passato. Ecco , allora, che parole come emigrazione, fuga, documenti, accoglienza , si riscoprono attuali anche in passato tristemente non troppo lontano. L'epopea familiare del marito diventa uno splendido romanzo ad ampio respiro. Ci si affeziona ai personaggi facilmente, ci si commuove e si sorride anche: insomma, è vera letteratura.

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    Giovanna Moltoni

    08/05/2018 21:47:59

    Questa sera e' gia' domani. Una delle riflessioni che dovremno pensare piu' spesso. Meritatissimo candidarsi al premio strega .

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    Cecilia

    07/05/2018 13:36:47

    In un mondo all'apparenza pacificato,evoluto, omologato entra nel nostro animo la riflessione che questa sera è già domani a sconvolgere le certezze acquisite,dove neppure una strega può modificare gli avveimenti.Siamo noi invece a dover cambiare la prospettiva del pensare e dell'essere. Non è facile e la vera scommessa è provare per lasciare alle nuove generazioni un universo migliore.

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    Pinella

    06/05/2018 12:46:17

    Questa sera è già domani riprende temi cari all'autrice, che dà voce alle storture della Storia e delle storie dei singoli, che ne restano invischiati. Con la sua prosa scorrevole ed elegante, tesse un'incantesimo, che avvince il lettore e lo inchioda fino alla fine. La parola strega come un incantesimo...che resiste al tempo.

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    Eleonora

    06/05/2018 10:42:17

    Libro emozionante, sulla storia di una famiglia ebrea italiana da metà degli anni trenta fino al 1943. La loro quotidianità viene irrimediabilmente stravolta dalle indegne leggi razziali. Incredulità, ingenuità, rabbia e paura. La tematica importante che l'autrice affronta non è mai trattata abbastanza. Ispirata ad una storia vera, la storia coinvolge, emoziona, STREGA, porta il lettore ad immedesimarsi con i protagonisti stessi. Lia Levi ha uno sguardo aperto nel raccontare fatti che ha vissuto, ha studiato, ha testimoniato: la vita quotidiana, le abitudini, la religiosità, i rapporti familiari, il confronto con la situazione politica. Quello che già nel bellissimo “Tutti i giorni di mia vita” la scrittrice aveva raccontato con sapiente emozione, qui si ripropone in modo più attento alla psicologia dei singoli personaggi, sia che siano bambini o adolescenti, o che invece siano ormai privi di speranza, come il nonno Luigi, o costretti a prendere decisioni difficili, come Marc e Osvaldo, Wanda ed Emilia. Una grande lezione di storia, una testimonianza importante, un altro tassello che Lia Levi introduce per rendere la nostra Memoria più solida, meno distratta, più consapevole.

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    Giovanna

    05/05/2018 07:22:32

    "Questa sera è già domani" di Lia Levi, è un libro ben strutturato e profondo. Scritto, ma non potrebbe essere altrimenti, magnificamente, tratta temi che risultano tristemente attuali. Vite che si incontrano, si separano e poi tornano ad intrecciarsi, conquistano e "costringono" a restare incollati fino alla fine della lettura. Voltarsi dall'altra parte e restare indifferenti alle tragedie che colpiscono tante famiglie a causa delle leggi razziali, promulgate in Italia nel 1938, oppure tendere la mano? Ecco il dilemma! Leggi probabilmente sottovalutate da alcuni ma, siamo sinceri, solo la mente contorta di una STREGA avrebbe potuto prevederne le reali conseguenze.

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    claudio

    04/05/2018 20:08:48

    "Questa sera è già domani" non va assolutamente perso. Non si tratta del solito libro di guerra. I protagonisti sono messi a dura prova, con un confronto forte e decisivo con il peggiore lato dell'umanità. La narrazione della scrittrice è chiara, impegnativa e soprattutto efficace. Non ci sarà da stupirsi se la vedremo vincitrice del premio Strega 2018.

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Il manifesto degli scienziati razzisti era apparso incorniciato nel mezzo della prima pagina di un quotidiano con la violenza di un sasso o un pugno che frantuma una vetrata. “Esiste una razza italiana” gridava quel manifesto di fronte al mondo. “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”, e ancora altre parole infette: l’unica popolazione diversa sul suolo italiano risultava quella ebraica. Le schegge della vetrata continuavano a cadere con moto incessante sulle sagome di ebrei che tentavano di ripararsi coprendosi la testa con il braccio. Era come se ognuno di loro avesse custodito a lungo un segreto con se stesso e ora fosse stato smascherato.

Lia Levi con Questa sera è già domani, romanzo ispirato alla storia del marito Luciano Tas, ci mette di fronte alla tragedia delle leggi raziali e al dramma degli esuli ebrei, ritrovatisi da un giorno all’altro stranieri nel proprio paese, rifiutati dalla maggior parte delle nazioni. I Rimon, ebrei borghesi di Genova, si vedono costretti a fare i conti con avvenimenti ineluttabili che a poco a poco si insinuano nella vita di tutti i giorni, dall’avvento del fascismo, alla promulgazione delle leggi razziali, alla guerra e infine alla fuga.

Attraverso la vita quotidiana della famiglia, circondata dalla comunità ebraica e da tutti i familiari più o meno lontani, si assiste progressivamente alla reazione delle persone comuni ai colpi implacabili che gli infligge la storia, la loro incredulità, il loro tentativo disperato di non guardare la realtà dei fatti in faccia.

Alessandro è un bambino prodigio, che ancora prima di iniziare la scuola ha già imparato a leggere e scrivere. Per questo viene mandato un anno avanti. La madre Emilia, una donna astiosa e insoddisfatta, lo esibisce come un trofeo, fino a che non si rende conto che Alessandro non è un genio, ma semplicemente un bambino precoce, e subentra il rancore nei confronti di quel figlio che l’ha delusa. Il padre Marc, olandese di nascita ma con passaporto inglese, è un uomo ragionevole e pacato, ma che non si sa imporre. L’infanzia di Alessandro trascorre più o meno tranquilla, fino a che non vengono promulgate le leggi razziali. Da lì inizia il calvario della famiglia, prima con l’espulsione di Alessandro dalla scuola statale in quanto ebreo, poi con il ritiro della licenza del padre, tagliatore di diamanti, e il decreto di espulsione - temporaneamente bloccato - nei suoi confronti in quanto straniero, con il confino e infine con la fuga in Svizzera.

Il racconto passa attraverso il filtro di Alessandro, che seguiamo nella sua crescita fisica, a cui si accompagna quella personale: è lui a prendere coscienza della situazione, ancor prima che gli adulti riescano a fare i conti con la realtà; è lui a chiedere più volte ai genitori di andare via, ma non viene ascoltato. Gli anni passano e la situazione diventa sempre più drammatica, ma la madre non vuole andar via, non vuole abbandonare tutto; è convinta che le leggi razziali siano una questione temporanea, che l’Italia non sarà mai come la Germania, e il padre non riesce a imporsi su di lei. Ma la storia segue una sua logica spietata. Arriva l’armistizio, e la speranza si fa di nuovo strada, ma per poco. La famiglia, infatti è costretta a fuggire in Svizzera per evitare il peggio, passando attraverso l’odissea dell’immigrazione.

La storia personale della famiglia Rimon si eleva così a paradigma universale, che richiama tristemente le vicende contemporanee dei rifugiati politici, a ricordarci che la storia si ripete, declinandosi in innumerevoli modi, implacabilmente.

Recensione di Flavia Scotti

 


La salvezza oltreconfine degli ebrei di Lia Levi

Parole essenziali, eppure vibranti. Ecco cosa c’è nelle pagine di Lia Levi, nelle sue opere, dai libri per l’infanzia ai romanzi, da quello che può essere considerato una “summa”,Tutti i giorni di tua vita all’ultimo, al più recente Questa sera è già domani, pubblicato come i precedenti dalle edizioni e/o. Parole essenziali, eppure vibranti. Chi ha paura di stare a sentirle, di scovare dolore, tragedia e pericolo dietro l’apparenza della normalità, non s’accosti nemmeno.

Solo nelle pagine finali di Questa sera è già domani – ricollegabile per atmosfere e temi a L’amore mio non può, Una bambina e basta, L’albergo della magnolia – Levi svela di aver liberamente tratto la vicenda che racconta dall’esperienza reale della famiglia del marito, scomparso da qualche anno, il saggista e giornalista Luciano Tas. La legislazione razzista che, in Italia col fascismo, divenne realtà nel 1938, ottant’anni fa, colse di sorpresa buona parte delle decine di migliaia italiani di religione ebraica («Si ritrovarono fradici senza neanche essersene accorti»), parte dei quali iscritti anche al partito fascista: in pochi compresero che andare via subito e rifarsi una vita altrove, in luoghi più sicuri, avrebbe permesso di salvarsi. Altri temporeggiarono, non credendo al peggio, alla catastrofe che verrà, nonostante preoccupanti segnali all’interno e all’esterno dell’Italia (ad esempio l’indifferenza di trentadue Stati riuniti per cercare una soluzione al problema degli ebrei in fuga da Germania e Austria).

Anche Marc Rimon, intagliatore di diamanti, e la moglie Emilia, ebrei genovesi non chissà quanto osservanti (in sinagoga solo per le feste principali) e genitori di Alessandro (alter ego di Luciano Tas) che sembra un bimbo e studente precocissimo, ritengono che le leggi razziali non saranno applicate o non porteranno conseguenze atroci per loro e i loro correligionari. Eppure, lentamente, incalzano provvedimenti concreti: la scuola pubblica è vietata dagli ebrei sia nelle vesti di studenti che di insegnanti, non è più possibile essere titolari di aziende o ricoprire incarichi pubblici. Ripercussioni che arrivano anche a Genova, città di tradizione antifascista, nella vita quotidiana delle famiglie, anche in quella dei Rimon. Il più giovane, Alessandro, matura in fretta la necessità di una fuga, non è così per i genitori, in particolare per la madre Emilia che incarna incrollabile ottimismo, ottusità e incapacità di prendere atto della tragedia.

Il culmine del romanzo sta in una fuga avventurosa, che costa tutti i risparmi di una vita, messa in atto quando tutto sembra perduto, quando potrebbe essere già tardi (dopo il confino, dopo i bombardamenti, dopo la resa dell’Italia), per raggiungere e superare, da Como, il confine svizzero. Un ciondolino con la stella di David, dono della nonna Rachele al nipote Alessandro, risulterà in qualche modo determinante per l’epilogo della vicenda, che Lia Levi – anche lei, con modalità e in luoghi diversi dal marito, ebrea riuscita a salvarsi nell’Italia fascista – tratteggia con sapienza e lucidità, col giusto trasporto, con parole essenziali, eppure vibranti. La lettura di questo romanzo è un’iniezione di anticorpi contro pseudo ideologie che non sono mai passate di moda e contro certa indifferenza che spesso le circonda.

Recensione di Arturo Bollino

 


Proposto da Dacia Maraini

«Ho letto Questa sera è già domani di Lia Levi (Edizioni E/O), un romanzo che definirei intenso e cristallino. Intensa è l'epopea delle vicende della famiglia Rimon sotto l'ombra delle Leggi razziali del '38 (le stiamo ora ricordando a ottant'anni di distanza), sempre più incombenti sui cittadini ebrei del nostro paese. Cristallina e acuminata è la luce che si ferma su emozioni, sentimenti contraddittori, meschinità e slanci dei singoli personaggi che, come avviene nella migliore letteratura, ci sospingono a riflettere sulle mille sfaccettature dell'animo umano. Questa sera è già domani è un libro che tocca molte corde della nostra esistenza, con risonanze importanti rispetto a quanto sta succedendo ai nostri giorni.»