Questa sera è già domani

Lia Levi

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 10 gennaio 2018
Pagine: 217 p., Brossura
  • EAN: 9788866329237

24° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Romolo Ricapito

    08/08/2018 22:02:16

    I miei complimenti a Lia Levi vincitrice del Premio Strega Giovani col romanzo Questa Sera è Già Domani. La scrittrice è riuscita ad interessare i ragazzi (ma non soltanto) con un romanzo che rievoca l'applicazione delle leggi razziali sotto il dominio fascista. Il giovane protagonista ispirato al marito della signora Levi vive un percorso di formazione inizialmente privilegiato, in quanto grazie alla sua intelligenza e apprendimento precoce scavalca le classi delle elementari e medie posizionandosi ancora bambino al ginnasio, ma nel contempo è escluso dall'istituto perchè ebreo ed è costretto a formarsi in scuole clandestine mentre i genitori spaziano dal timore di nuove restrizioni alla certezza (errata) che col fascismo gli ebrei non saranno perseguitati come nel resto delle nazioni europee. L'argomento è sempre attuale si è detto perché nel libro leggiamo come gli ebrei fuggiaschi verranno rifiutati da tutte le nazioni in quanto scomodi. Soltanto la Svizzera ne accoglierà una parte ma si tratta di fughe disperate con tutti i soldi da essi posseduti ceduti a perfidi "traghettatori". Il libro di Lia Levi dunque si attesta come una narrazione sempre di attualità che si ferma prima della deportazione nelle camere a gas, dunque descrive un periodo di passaggio con enorme padronanza psicologica e di linguaggio e coinvolge per lo stile elegante e diretto.

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    Chiara

    25/06/2018 12:34:22

    Attraverso la crescita del ragazzino protagonista, genio mancato, viene narrata la storia degli anni bui delle leggi razziali in Italia. Non molto coinvolgente, ma ben scritto. Bello il sofferto rapporto madre figlio e anche la descrizione di come l'uomo piano piano attraverso abili autoinganni impari a sopportare e a giustificare troppe cose.

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    Bibliofila

    12/06/2018 21:07:21

    Attraverso la prospettiva di una normale famiglia borghese, “Questa sera è già domani” offre uno scorcio sugli effetti di quella caccia alla strega che sono state le leggi razziali. Non molto coinvolgente ma vero e -purtroppo- ancora attuale.

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    AMALIA

    12/06/2018 19:51:16

    Sullo sfondo delle leggi razziali che minacciano l'esistenza di uomini e donne e bambini ebrei, il focus su una famiglia come tante che tenta di vivere la normalità, quando questa normalità è stravolta da una strega che dirige un sabba terrifico. Il romanzo, che segue il filone biografico delle testimonianze rese dalle vittime delle campagne antisemite, introduce il dramma del racconto con una poesia di Emily Dickinson, con versi che invitano alla cura e al rispetto della memoria altrui e della memoria condivisa. Un racconto struggente e attuale, un invito alla riflessione che si dipana seguendo il ritmo incessante e insieme inquieto degli eventi, un racconto di fuga e di Resistenza, di disperazione e di speranze, un racconto di disordini, che vuole mettere ordine aggiungendo un ulteriore tassello alla storia del romanzo, e a quella Storia che appartiene a ognuno di noi.

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    Elisa

    08/06/2018 14:51:42

    Indispensabile la lettura di questo libro, per un tema di cui si è parlato tanto ma non ancora abbastanza. In un momento storico in cui vi è una vera e propria "caccia alla strega", in cui regna ignoranza e stupidità che genera odio,questo libro ci parla in maniera attuale. Un nome che è una garanzia, un tema che dovrebbe far riflettere tutti, ogni giorno, oggi più che mai.

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    michele

    07/06/2018 17:08:21

    Lia Levi torna con un nuovo meraviglioso romanzo in cui viene ancora una volta trattato il tema tragico e bruciante del nostro passato più buio, quello dei massacri e della conseguente fuga degli ebrei nei 32 stati. Nel 1938 in Italia vengono autorizzate nuovamente ingiuste spietate leggi razziali. Ma esiste qualcuno che si è opposto è Indignato a queste regole? Lia Levi ha voluto nuovamente e giustamente approfondire questo argomento di cui non si parla mai troppo e che non va dimenticato. Premio Strega 2018, un romanzo ricercato e profondo.

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    Donatella

    06/06/2018 17:15:13

    A distanza di ottanta anni Lia Levi ripropone tematiche che credevamo essere state sepolte dalla Storia. E invece, come in ogni incubo che si rispetti, il Male non ha tempo e si accanisce, come la strega delle favole, sui più deboli e indifesi, spesso perchè altri li hanno reso tali. I perseguitati di ieri, il piccolo Alessandro- voce narrante - e la sua famiglia, e l'eco di quelli di oggi, i senza-patria con un futuro oscuro come unico possesso. Non si salva nemmeno chi è dotato di intelligenza e capacità, perchè l'odio spazza via tutto. In una Genova di non molti decenni fa, orgoglio dell'industria navale del regime fascista, si giocano i destini e le sorti di persone che non possono permettersi di amare, lavorare, sorridere, o che rifiutano persino l'idea di salvarsi fuggendo dall'Italia, nell'illusione che prima o poi l'incubo finirà. Invece no. Diritti negati ieri e oggi, in una narrazione carica di sentimento, come può fare solo chi certe cose, prima di raccontarle, le ha vissute sulla propria pelle.

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    Luisa Musto

    06/06/2018 14:39:14

    Questo libro l’ho divorato nello spazio di due giorni, perché ha grazia e fluidità, nonostante parli di momenti dolorosissimi della nostra storia: le leggi razziali, l’ingiustizia che patirono anche nostri connazionali, divenuti improvvisamente indesiderabili e privati improvvisamente delle loro vite, “profughi all’interno della propria patria”. Via dalle scuole, via dai posti di lavoro, via dalle case. Un colpo di spugna che voleva cancellare l’identità delle persone. Il libro è paradossalmente fresco perché visto in fondo dal punto di vista di Alessandro, un bimbo prodigio mai in linea con chi gli sta attorno, troppo intelligente per stare in classe coi coetanei, troppo piccolo perché compagni più grandi lo accettino, troppo “normale” da un certo punto in poi perché sua madre, che si era cullata in questa manifesta eccezionalità del figlio, glielo perdonasse. Un padre belga con passaporto inglese, una madre che sottovaluta la cattiveria del fascismo, quel “discriminare non significa perseguitare” che ad un certo punto ha rivelato la sua vera faccia. Una storia di vite, una storia di fughe e di ritorni, di torti subiti che non potranno essere mai cancellati. Con la sua grazia Lia Levi ci porta dentro tutto questo, siamo l’accanto ad Alessandro a cercare di capire, lì mentre arriva la consapevolezza e la disperazione, lì mentre comprende la maternità sbagliata di sua madre e quella elettiva di sua zia, siamo nel suo mondo. Nella dozzina dei candidati Strega, un pezzo del nostro passato.

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    profondo

    06/06/2018 08:24:13

    Come in altri libri candidati al premio Strega, si parla in questa opera della seconda Guerra Mondiale, che ha influnzato devastato in molti casi intere famiglie, come quella protagonista del libro. Una famiglia normale, borghese ebrea il cui quieto vivere viene sconvolto dagli gli effetti devastanti delle leggi razziali del 1938. L'attenzione nel libro è maggiormente rivolto al figlio Alessandro che dopo diverse peripezie dolorose trova salvezza lontano dall'Italia. Il libro riesce a far immedesimare il lettore con i personaggi; creando una forte in empatia con il loro dolore, le loro emozioni davvero superlativo

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    Fabrizio Valsecchi

    05/06/2018 09:58:53

    La diaspora, l’esodo migratorio ripetuto con coraggioso dolore dagli Ebrei in exilium sin dal VII/VIII secolo a.c., è il profondo dramma al centro dell’intenso romanzo a sfondo autobiografico di Lia Levi, che, come Caronte, ci guida in un Ade denso e patito, il 1938 in cui, sotto l’egida non molto velata delle spietate forze naziste, i “diversi” per antonomasia come gli Ebrei divenivano presto vittime di truci persecuzioni come quelle che, nel 1692, tra processi sommari e accuse ad personam, portarono a cupa morte le Streghe di Salem. Illo tempore, le leggi razziali, il confino, i campi di sterminio e l’atroce punizione delle camere a gas, in un silenzio complice e asservito, erano i caeca fata a cui gli Ebrei erano avviati loro malgrado. Così, nel testo della Levi, mentre 32 paesi cercano di dipanar goffamente la difficilis quaestio di chi era in fuga, una famiglia borghese genovese si trova in nuce a dover reagir ai colpi atroci della storia e a un contesto ostile, costretta “solo” a scegliere cosa fare, in un mondo in cui dubbi e tradimenti lasciano inermi persone comuni come loro, un padre saggio e indeciso, una madre delusa e livorosa, un figlio dal genio supposto e irrealizzato, un nonno strambo, zii incombenti, cugini in un viavai, come quando le Norne, abili streghe, incidono le rune o il destino. Già, perché come in un horror kinghiano, lupus in fabula, la realtà diviene per loro l’implacabile mostro da cui evadere sine die, il Golgota che li forzerà alla fuga per evitar il peggio. Delicato e minuzioso, quello della Levi è il romanzo di chi si ritrova senza colpe straniero in patria, toto corde, nell’era di Odissee migratorie di profughi da guerre o di anime disperate verso un angolo di cielo più felice nei giorni della crisi e della precarietà, senza dirci “spes ultima dea”, ci fa meditare sul genere umano, sull’essere “homo homini lupus” e sulla cronica incapacità di affrontar e di modificar ad meliora i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria.

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    Aurora

    04/06/2018 21:32:54

    “Come e con quali spinte interne l’uomo reagisce ai colpi che la Storia gli assesta?” La famiglia Rimon è una famiglia italiana benestante che vive a Genova ai tempi del fascismo. Una famiglia come tante: madre un po’ acida, padre più indulgente, il figlio unico, Alessandro, intelligente e precoce. Ebrei, ma non troppo osservanti. Questo, almeno, a detta del rabbino Bonfiglioli. Tutto fila liscio nella loro quotidianità finché, nel 1938, vengono promulgate le Leggi Razziali: esiste una razza italiana, ma gli ebrei non appartengono a questa razza. Da principio nessuno vuole crederci, l’Italia non è come la Germania. Ma poi le cose cambiano: i bambini e i ragazzi non possono più frequentare la scuola, gli ebrei con contratti statali vengono lasciati a casa e i Rimon, come molti altri, cominciano a meditare la fuga. La vicenda, ispirata alla vita del marito dell’autrice (già Premio Elsa Morante per l’autobiografico “Una bambina non basta” e candidata con questo libro al Premio Strega 2018) risponde alla domanda che veniva posta sopra con un’unica affermazione: attraverso l’importanza della tradizione. Perché “ci hanno levato tutto, ma (…) ci hanno regalato di forza un’identità, molti di noi non la volevano, non ci pensavano per niente, ma è andata così. E ora che ci hanno gettato questa corda sarebbe dissennato non aggrapparvisi. Senza qualche corda saremmo ancora più di niente.” E sarà proprio una catenina, alla fine del romanzo, una piccola corda dorata con la stella ebraica lasciata in dono dalla nonna ad Alessandro, a salvare dallo sterminio almeno questa famiglia.

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    Pierluigi

    03/06/2018 15:18:42

    Lia Levi racconta i cambiamenti cui andrà incontro una normale ed ordinaria famiglia ebrea all'alba del secondo conflitto mondiale e in seguito all'introduzione in Italia delle leggi razziali. Una famiglia che subirà il corso della Storia e lotterà per difendere la propria identità. Un "filo nascosto" unisce molti romanzi candidati quest'anno al premio Strega...una sorta di comune denominatore: la Resistenza.

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    Rossana Spadaccini

    01/06/2018 10:38:55

    Il documento d'archivio, posto alla fine del romanzo "Questa sera è già domani" di Lia Levi, spiega tutto: verità e verosimile magistralmente mescolati e distinti nel testo candidato al Premio Strega. Anche se, in fondo, non è importante sapere ciò che è davvero accaduto nella vita dei protagonisti e quanto invece avrebbe potuto realisticamente succedere negli anni drammatici del fascismo in Italia. Politica e psicologia, potere e umanità, patria e famiglia si alternano nelle pagine serrate, nei brevi capitoli, che sono come atti teatrali che si aprono e rapidamente si chiudono: una misura ideale di lettura, che fa giungere il lettore,in breve e con tensione intellettuale, fino alla fine del testo. Seguire Alessandro, il protagonista, dagli albori della sua fanciullezza alla sua matura giovinezza, è un percorso che incuriosisce e appaga, perché ha come imponente sfondo narrativo la persecuzione ebraica nell'Italia razzista e come sostanza la formazione di un giovane e le dinamiche profonde all'interno della sua famiglia. L'Autrice non è nuova a questa doppio binario narrativo, fin dall'epoca del suo primo successo: "Una bambina e basta". Con quest' ultimo romanzo conferma la sua sapiente conoscenza del genere umano e la sua capacità di descriverlo, con lucidità e con pietas, nelle drammatiche sequenze della realtà storica.

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    Ornella

    01/06/2018 07:47:24

    La gente pur di dimenticare lascia sfumare il passato nel vento, con tutti i suoi ricordi ed i suoi preziosi insegnamenti, come se tutto appartiene solo ad un'epoca lontana che per nessun motivo può' mai tornare. E non è così. L'autrice è riuscita a descrivere invece quello che non si deve dimenticare perchè il razzismo non è mai morto, e "chiudere" gli occhi e voltarsi dall'altra parte non aiuta la società ad affrancarsi. In questo ha dimostrato di essere una Strega, ma del ramo buono, che cerca attraverso le parole di raggiungere le nostre coscienze.

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    Costanza

    31/05/2018 14:10:59

    Sinceramente non mi è piaciuto un granchè. Seppur sia scritto benissimo, l'ho trovato noioso e non mi ha coinvolta. Ho letto molti libri sul tema degli ebrei perchè mi interessa molto e questo è sicuramente uno di quelli che mi è piaciuto di meno. Peccato che soltanto alla fine abbia appreso che il romanzo è stata ispirato dalla vera storia del marito di Lia Levi..forse lo avrei letto con occhi diversi se ci fosse stata una prefazione che me lo avesse fatto sapere. Non voglio fare la STREGA ma non lo trovo al livello di altri candidati a questo prestigioso Premio. Non voglio arrendermi però e domenica andrò all'incontro dell'autrice per cercare di capire meglio cosa non ho apprezzato.

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    AnFer

    28/05/2018 20:23:15

    Quanto mai vicina a tematiche attuali che parlano di immigrazione, accettazione, solidarietà, rifiuto della guerra, Lia Levi scrive questo romanzo ispirandosi alle vicende personali del marito Luciano Tas, che nel romanzo è il piccolo Alessandro. Accanto a questo bimbo, perspicace, considerato inappropriatamente un piccolo genio, ma soprattutto attento alle vicende e ai meccanismi che muovono il mondo, ci sono un padre, Marc, intagliatore di diamanti, belga con passaporto inglese, poliglotta e raffinato, vittima della moglie Emilia, arcigna, cocciuta, anaffettiva, dipinta come una strega. Una famiglia come tante, benestante, ebrea ma poco praticante, che vive a Genova negli anni del fascismo e poi della guerra. La scrittura, dapprima “scivolosa”, ispirata a una quotidianità consolante, prende corpo man mano che le vicende della trama si aggravano e che, parimenti, Alessandro cresce e cambia la sua condizione interiore: dalle leggi antisemite all’esilio, poi alla guerra, e infine alle persecuzioni. Da Genova alle località dell’esilio e poi verso la Svizzera. Da una vita agiata e benestante alla perdita di tutto, per garantirsi una fuga che lascerà loro, almeno, la dignità di essere umani. Purtroppo, le ambientazioni non riescono a dare degno sfondo alla trama, e questo è forse l’unico difetto che ho riscontrato in questo bellissimo romanzo. La scena finale vale da sola la lettura del romanzo: i protagonisti, resisi conto che è venerdì sera, lo Shabbat, si uniscono, loro non praticanti, ad altri ebrei che stanno pregando, per poter essere in numero sufficiente a celebrare il loro rito. Ecco allora che il titolo, oltre che a ricondurre all’ebraismo e una fede forse ritrovata, si connota di un significato carico di fiducia e di speranza nel futuro, nel domani. Candidato al premio Strega 2018, auspico anche per questo titolo la cinquina.

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    Elda

    28/05/2018 14:45:27

    Ma questi "poveri" Ebrei la troveranno una casa prima o poi? Sono anni che girano di Stato in Stato ma tutte le volte vengono rifiutati, cacciati o peggio quasi sterminati. Lia Levi tira fuori tramite questo libro un tema che purtroppo non è nuovo, passiamo anni a studiarlo ma alla fine compiamo sempre gli stessi errori. Mi sento di citare alcune parole di una canzone di Caparezza che spiega sinteticamente ciò che intendo: "(torna al tuo paese sei diverso) Impossibile vengo dall'universo" Viviamo tutti sulla stessa terra quindi non ci devono essere differenze tra me, te e voi. Spero che tramite il premio Strega queste parole vengano ascoltate.

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    Saverio

    27/05/2018 15:12:36

    Questo libro è davvero fantastico, il migliore che abbia mai letto di questo genere. Ho trovato assolutamente fantastica la narrazione e come venga trattato un argomento simile. Uno dei pochi romanzi che è davvero riuscito a toccarmi fino alla fine, ma nonostante ciò essere felice per il finale. Davvero molto meritata la candidatura al premio Strega, è davvero un romanzo stupendo!

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    Guglielmo Passeroni

    23/05/2018 19:02:43

    Il racconto di Lia è così accurato de risultare vivido come una fotografia, un viaggio nella Genova degli anni trenta oppressa, come il resto d' Italia, dalle leggi razziali e che descrive le varie dinamiche di una famiglia normale, che all' improvviso si è trovata i suoi stessi connazionali contro. L' ebreo degli anni 30 era visto come una strega nel medioevo, era allontanato da tutti, i potenti li disprezzavano e molti pensavano che sarebbe stato meglio eliminarli anche perchè in entrambi i casi rappresentavo una minaccia per il popolo.....

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    Pietro

    22/05/2018 12:48:18

    Alle volte può capitare che un libro mi prenda dal titolo, che come una strega mi ammalia e mi invita a diventarne lettore catturando la mia attenzione... e così è successo con “Questa sera è già domani”. In realtà non sono mai stato propenso a leggere libri sulle guerre mondiali, che trovo tutti molto simili tra loro, ma qui, nonostante abbia trovato una storia non perfettamente originale, c'è però qualcosa che va al di là di quel 1938, anno in cui il libro è stato ambientato. Perché la storia risulta paradossalmente molto attuale nonostante siano passati 80 anni. E' un libro molto bello, disperato, audace, che ci parla di qualcosa di realmente accaduto e che come sempre ci mostra quanto coraggio hanno dovuto avere quegli uomini e quelle donne di allora a dover affrontare tutto quello... quelle orrende e riprovevoli persecuzioni barbariche.

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Il manifesto degli scienziati razzisti era apparso incorniciato nel mezzo della prima pagina di un quotidiano con la violenza di un sasso o un pugno che frantuma una vetrata. “Esiste una razza italiana” gridava quel manifesto di fronte al mondo. “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”, e ancora altre parole infette: l’unica popolazione diversa sul suolo italiano risultava quella ebraica. Le schegge della vetrata continuavano a cadere con moto incessante sulle sagome di ebrei che tentavano di ripararsi coprendosi la testa con il braccio. Era come se ognuno di loro avesse custodito a lungo un segreto con se stesso e ora fosse stato smascherato.

Lia Levi con Questa sera è già domani, romanzo ispirato alla storia del marito Luciano Tas, ci mette di fronte alla tragedia delle leggi raziali e al dramma degli esuli ebrei, ritrovatisi da un giorno all’altro stranieri nel proprio paese, rifiutati dalla maggior parte delle nazioni. I Rimon, ebrei borghesi di Genova, si vedono costretti a fare i conti con avvenimenti ineluttabili che a poco a poco si insinuano nella vita di tutti i giorni, dall’avvento del fascismo, alla promulgazione delle leggi razziali, alla guerra e infine alla fuga.

Attraverso la vita quotidiana della famiglia, circondata dalla comunità ebraica e da tutti i familiari più o meno lontani, si assiste progressivamente alla reazione delle persone comuni ai colpi implacabili che gli infligge la storia, la loro incredulità, il loro tentativo disperato di non guardare la realtà dei fatti in faccia.

Alessandro è un bambino prodigio, che ancora prima di iniziare la scuola ha già imparato a leggere e scrivere. Per questo viene mandato un anno avanti. La madre Emilia, una donna astiosa e insoddisfatta, lo esibisce come un trofeo, fino a che non si rende conto che Alessandro non è un genio, ma semplicemente un bambino precoce, e subentra il rancore nei confronti di quel figlio che l’ha delusa. Il padre Marc, olandese di nascita ma con passaporto inglese, è un uomo ragionevole e pacato, ma che non si sa imporre. L’infanzia di Alessandro trascorre più o meno tranquilla, fino a che non vengono promulgate le leggi razziali. Da lì inizia il calvario della famiglia, prima con l’espulsione di Alessandro dalla scuola statale in quanto ebreo, poi con il ritiro della licenza del padre, tagliatore di diamanti, e il decreto di espulsione - temporaneamente bloccato - nei suoi confronti in quanto straniero, con il confino e infine con la fuga in Svizzera.

Il racconto passa attraverso il filtro di Alessandro, che seguiamo nella sua crescita fisica, a cui si accompagna quella personale: è lui a prendere coscienza della situazione, ancor prima che gli adulti riescano a fare i conti con la realtà; è lui a chiedere più volte ai genitori di andare via, ma non viene ascoltato. Gli anni passano e la situazione diventa sempre più drammatica, ma la madre non vuole andar via, non vuole abbandonare tutto; è convinta che le leggi razziali siano una questione temporanea, che l’Italia non sarà mai come la Germania, e il padre non riesce a imporsi su di lei. Ma la storia segue una sua logica spietata. Arriva l’armistizio, e la speranza si fa di nuovo strada, ma per poco. La famiglia, infatti è costretta a fuggire in Svizzera per evitare il peggio, passando attraverso l’odissea dell’immigrazione.

La storia personale della famiglia Rimon si eleva così a paradigma universale, che richiama tristemente le vicende contemporanee dei rifugiati politici, a ricordarci che la storia si ripete, declinandosi in innumerevoli modi, implacabilmente.

Recensione di Flavia Scotti

 


La salvezza oltreconfine degli ebrei di Lia Levi

Parole essenziali, eppure vibranti. Ecco cosa c’è nelle pagine di Lia Levi, nelle sue opere, dai libri per l’infanzia ai romanzi, da quello che può essere considerato una “summa”,Tutti i giorni di tua vita all’ultimo, al più recente Questa sera è già domani, pubblicato come i precedenti dalle edizioni e/o. Parole essenziali, eppure vibranti. Chi ha paura di stare a sentirle, di scovare dolore, tragedia e pericolo dietro l’apparenza della normalità, non s’accosti nemmeno.

Solo nelle pagine finali di Questa sera è già domani – ricollegabile per atmosfere e temi a L’amore mio non può, Una bambina e basta, L’albergo della magnolia – Levi svela di aver liberamente tratto la vicenda che racconta dall’esperienza reale della famiglia del marito, scomparso da qualche anno, il saggista e giornalista Luciano Tas. La legislazione razzista che, in Italia col fascismo, divenne realtà nel 1938, ottant’anni fa, colse di sorpresa buona parte delle decine di migliaia italiani di religione ebraica («Si ritrovarono fradici senza neanche essersene accorti»), parte dei quali iscritti anche al partito fascista: in pochi compresero che andare via subito e rifarsi una vita altrove, in luoghi più sicuri, avrebbe permesso di salvarsi. Altri temporeggiarono, non credendo al peggio, alla catastrofe che verrà, nonostante preoccupanti segnali all’interno e all’esterno dell’Italia (ad esempio l’indifferenza di trentadue Stati riuniti per cercare una soluzione al problema degli ebrei in fuga da Germania e Austria).

Anche Marc Rimon, intagliatore di diamanti, e la moglie Emilia, ebrei genovesi non chissà quanto osservanti (in sinagoga solo per le feste principali) e genitori di Alessandro (alter ego di Luciano Tas) che sembra un bimbo e studente precocissimo, ritengono che le leggi razziali non saranno applicate o non porteranno conseguenze atroci per loro e i loro correligionari. Eppure, lentamente, incalzano provvedimenti concreti: la scuola pubblica è vietata dagli ebrei sia nelle vesti di studenti che di insegnanti, non è più possibile essere titolari di aziende o ricoprire incarichi pubblici. Ripercussioni che arrivano anche a Genova, città di tradizione antifascista, nella vita quotidiana delle famiglie, anche in quella dei Rimon. Il più giovane, Alessandro, matura in fretta la necessità di una fuga, non è così per i genitori, in particolare per la madre Emilia che incarna incrollabile ottimismo, ottusità e incapacità di prendere atto della tragedia.

Il culmine del romanzo sta in una fuga avventurosa, che costa tutti i risparmi di una vita, messa in atto quando tutto sembra perduto, quando potrebbe essere già tardi (dopo il confino, dopo i bombardamenti, dopo la resa dell’Italia), per raggiungere e superare, da Como, il confine svizzero. Un ciondolino con la stella di David, dono della nonna Rachele al nipote Alessandro, risulterà in qualche modo determinante per l’epilogo della vicenda, che Lia Levi – anche lei, con modalità e in luoghi diversi dal marito, ebrea riuscita a salvarsi nell’Italia fascista – tratteggia con sapienza e lucidità, col giusto trasporto, con parole essenziali, eppure vibranti. La lettura di questo romanzo è un’iniezione di anticorpi contro pseudo ideologie che non sono mai passate di moda e contro certa indifferenza che spesso le circonda.

Recensione di Arturo Bollino

 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Luisa Musto
- Recensione stregata scelta da Lia Levi


Questo libro l’ho divorato nello spazio di due giorni, perché ha grazia e fluidità, nonostante parli di momenti dolorosissimi della nostra storia: le leggi razziali, l’ingiustizia che patirono anche nostri connazionali, divenuti improvvisamente indesiderabili e privati improvvisamente delle loro vite, “profughi all’interno della propria patria”. Via dalle scuole, via dai posti di lavoro, via dalle case. Un colpo di spugna che voleva cancellare l’identità delle persone. Il libro è paradossalmente fresco perché visto in fondo dal punto di vista di Alessandro, un bimbo prodigio mai in linea con chi gli sta attorno, troppo intelligente per stare in classe coi coetanei, troppo piccolo perché compagni più grandi lo accettino, troppo “normale” da un certo punto in poi perché sua madre, che si era cullata in questa manifesta eccezionalità del figlio, glielo perdonasse. Un padre belga con passaporto inglese, una madre che sottovaluta la cattiveria del fascismo, quel “discriminare non significa perseguitare” che ad un certo punto ha rivelato la sua vera faccia. Una storia di vite, una storia di fughe e di ritorni, di torti subiti che non potranno essere mai cancellati. Con la sua grazia Lia Levi ci porta dentro tutto questo, siamo l’accanto ad Alessandro a cercare di capire, lì mentre arriva la consapevolezza e la disperazione, lì mentre comprende la maternità sbagliata di sua madre e quella elettiva di sua zia, siamo nel suo mondo. Nella dozzina dei candidati Strega, un pezzo del nostro passato.


Marialuisa

Pur raccontando un passato storico che la maggior parte di noi conosce già, è impressionante come questo libro ci tocchi per i suoi temi così attuali. In tempi in cui il dramma dell'immigrazione, rappresenta per la maggior parte delle persone solo un fastidio, al pari di un sassolino in una scarpa, queste pagine ci aiutano a ricordare che dietro ad ogni persona che fugge dal proprio Paese per rifugiarsi in un altro, ci sono vite, carriere, famiglie e sogni spezzati e che un immigrato è prima di tutto una persona, con tutto il bagaglio di vita e di sofferenze che si porta dietro. Probabilmente al pari dei pensieri del protagonista, è quello che si chiederanno anche gli immigrati attuali, "esisterà un Paese disponibile alla loro accoglienza?". Forse solo la palla di vetro di una STREGA può dar loro una risposta... Da leggere e meditare, per ricordare, indignarsi e, se possibile, rinascere migliori.


Alessandro Lattarulo

Conoscere è importante ma non sufficiente. Bisogna riflettere e, attraverso la magia della letteratura, cercare di immedesimarsi, almeno per un istante. E sorprendersi, esterrefatti, al cospetto della bestia che può albergare in ciascuno di noi e che si alimenta del fanatismo. Un libro scarno, essenziale, orgoglioso, dalla prosa asciutta, geometrica, che lascia alla Storia il compito di narrare il dolore e l'ingiustizia, senza pretendere di gridarli, senza voler reattivamente a quanto accaduto scatenare una tardiva e vendicativa caccia alla strega, alla maschera che chiunque può indossare quando abbassi il senso critico verso il potere sotto un salutare livello di guardia. Quello di Lia Levi si caratterizza pertanto come un affresco lucido dell'Italia fascista e rievoca le infami leggi razziali attraverso le vicissitudini di una famiglia italiana costretta a pensarsi in primo luogo ebrea, con un'attenzione tutta particolare al piccolo (poi giovane) Alessandro, con l'atto finale della fuga in Svizzera per trovare una dolorosa salvezza. Perché quando cala la sera e tutto diventa indecifrabile e sembra tetro, bisogna pensare a ciò che sarà domani.


Donatella

A distanza di ottanta anni Lia Levi ripropone tematiche che credevamo essere state sepolte dalla Storia. E invece, come in ogni incubo che si rispetti, il Male non ha tempo e si accanisce, come la strega delle favole, sui più deboli e indifesi, spesso perchè altri li hanno reso tali. I perseguitati di ieri, il piccolo Alessandro- voce narrante - e la sua famiglia, e l'eco di quelli di oggi, i senza-patria con un futuro oscuro come unico possesso. Non si salva nemmeno chi è dotato di intelligenza e capacità, perchè l'odio spazza via tutto. In una Genova di non molti decenni fa, orgoglio dell'industria navale del regime fascista, si giocano i destini e le sorti di persone che non possono permettersi di amare, lavorare, sorridere, o che rifiutano persino l'idea di salvarsi fuggendo dall'Italia, nell'illusione che prima o poi l'incubo finirà. Invece no. Diritti negati ieri e oggi, in una narrazione carica di sentimento, come può fare solo chi certe cose, prima di raccontarle, le ha vissute sulla propria pelle.


Vincenzo

Il libro di Lia Levi racconta le vicende di una famiglia ebrea genovese durante gli anni della II Guerra Mondiale. Nel narrare la vita e le abitudini della famiglia Rimon, viene messo in luce il periodo storico che porta l’Italia alla promulgazione nel 1938 delle Leggi Razziali. La cosa sorprendente è che leggendo il testo, sorge la domanda: non è che ci sia un'analogia con la nostra odierna situazione circa i razzismi e nazionalismi? Penso, perciò, che l'autrice voglia spronare l'uomo a combattere contro la Strega. Questa, sotto mentite spoglie, cerca continuamente di cancellare la nostra memoria storica così che certi eventi, seppur in modo diverso, possano ripetersi.


La motivazione di Dacia Maraini per la candidatura al Premio Strega

«Ho letto Questa sera è già domani di Lia Levi (Edizioni E/O), un romanzo che definirei intenso e cristallino. Intensa è l'epopea delle vicende della famiglia Rimon sotto l'ombra delle Leggi razziali del '38 (le stiamo ora ricordando a ottant'anni di distanza), sempre più incombenti sui cittadini ebrei del nostro paese. Cristallina e acuminata è la luce che si ferma su emozioni, sentimenti contraddittori, meschinità e slanci dei singoli personaggi che, come avviene nella migliore letteratura, ci sospingono a riflettere sulle mille sfaccettature dell'animo umano. Questa sera è già domani è un libro che tocca molte corde della nostra esistenza, con risonanze importanti rispetto a quanto sta succedendo ai nostri giorni.»