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Qui è proibito parlare

Boris Pahor

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Traduttore: Martina Clerici
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 22 gennaio 2009
Pagine: 397 p., Brossura
  • EAN: 9788881121786
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Principale porto dell'impero austroungarico, Trieste aveva visto coabitare per secoli culture diverse. Integrata nel Regno d'Italia alla fine della Grande Guerra, fu qui che, per la prima volta e anticipando scenari futuri di quello che sarebbe stato il fascismo non solo sul suolo italiano ma anche in Europa, fu messa in atto una campagna di pulizia etnica: tutto quello che era sloveno, lingua, cultura, gli stessi edifici, doveva sparire. E in questo clima, così cupo e oppressivo, che Ema, giovane slovena originaria del Carso, si aggira piena di rabbia in una luminosa estate degli anni Trenta. Alle spalle ha una storia familiare dolorosa, e ora, a Trieste, cerca un lavoro che le permetta di vivere in modo indipendente, ma le difficoltà che trova e il rancore per un mondo che sente ostile non fanno che accrescere in lei un senso di dolorosa esclusione. Sarà l'incontro con Danilo sul molo del porto a segnare la svolta nella sua vita. Maturo e determinato, l'uomo guiderà i passi della ragazza nel difficile e pericoloso cammino della resistenza al fascismo e della difesa della cultura slovena, e su quello non meno tortuoso dell'amore. Abbandonandosi a una passione che si fa sempre più viva e legandosi a Danilo in un'intesa profondissima, Ema riuscirà finalmente a trovare la forza di prendere in mano la propria vita, di darsi senza remore alla lotta per il riscatto del popolo sloveno e di affrontarne con coraggio tutte le conseguenze.
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    Elena

    15/09/2019 19:18:54

    E’ un libro che precede l’orrore della seconda guerra mondiale. Ci troviamo a Trieste, principale porto dell’impero austro-ungarico. Città che fino ad allora era stata integrata nel Regno d’Italia, convivendo con diverse culture, la vede protagonista malcapitata su ciò che sarebbe avvenuto da lì a poco nella pulizia etnica dettata dal fascismo: tutto ciò che era sloveno, lingua, cultura, ed edifici, dovevano sparire. Qui vive Ema, una giovane slovena originaria del Carso, si aggira per la città piena di rabbia per la sua storia famigliare dolorosa e per tutte le difficoltà che incontra nel cercare un lavoro in una città che invece di portarla al riscatto, trova i muri alzati della discriminazione, e che per vivere doveva rinnegare le sue origini. Sarà l’incontro con Danilo sul molo Audace ad accendere un po’ di luce. E in quest’incontro che sfocerà nell'amore che Ema, entrando nella resistenza con Danilo, riuscirà a riscattare se stessa e il popolo sloveno. Questo libro è un romanzo d’amore, di tenacia e lotta per la vita di popoli definiti minoranza, ma che hanno reso unico il Bel Paese. Un romanzo descrittivo sui luoghi narrati ed è questo che mi è piaciuto di più, perché amo molto questa parte dell’Italia e rileggendo mi ha riportato alla memoria visiva tanti eventi vissuti in passato in questa, che io definisco, la più bella città d’Italia.

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    claudio

    19/04/2010 19:37:37

    Ho conosciuto l'anno scorso Boris Pahor: è venuto a un dibattito proprio su questo libro a Verona e ci ha intrattenuto per quasi due ore. Nonostante i 96 anni compiuti, è stato di una lucentezza e brillantezza unica. L'ho seguito poi nei mesi scorsi nella diatriba che l'ha opposto al sindaco di Trieste per un premio che alla fine ha rifiutato. E come dargli torto? Dopo quello che ha subito (vedi Necropoli) non si può pensare di piegarlo ancora. Questo romanzo anticipa invece i tempi di Necropoli: siamo a Trieste dal '39 al '40 nella comunità semiclandestina slovena. E conosciamo la storia di Ema, questa ragazza sola al mondo, che si innamora ricambiata di Danilo. Intorno a loro una serie di figure di contorno.

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    patrizia

    10/09/2009 21:59:50

    Una scrittura inutilmente barocca, involuta, descrittiva fino all'esasperazione. Ho grande rispetto per l'uomo Pahor e per la sua storia, ma i suoi libri non riesco proprio a farmeli piacere..

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    Luca Ormelli

    02/09/2009 11:44:32

    O la storia di Ema, una giovane donna slovena, profuga della Storia e nella Storia di una sua dolorosa storia personale nell'estate (plausibilmente del 1939, alla vigilia dell'invasione tedesca della Polonia) che su Trieste e sulla comunità slovena in essa annidata caparbiamente si abbatte impietosa non meno che foriera di squarci di una radiosa rinascenza all'indomani dell'inverno dei popoli che si sarebbe presto abbattuto come bora selvaggia sulle nazioni d'Europa. Ema pure si dibatte, è macerata e patisce di quel "male di vivere" così caratteristico della letteratura europea novecentesca e mitteleuropea in ispecie, è una sorta di Raskolnikov in gonnella il cui castigo autoinflitto è costituito dal mancato "delitto" del dispotismo e delle sue leggi liberticide; Ella si aggira per le strade di Trieste e le strade di Trieste si intrecciano in lei, dapprima cupe e torve in un continuo rimando di correlativi oggettivi con il clima e le archittetture, in seguito alla discoperta dell'amore la città si trasfigura in un "porto dell'amore" nonostante le sue o in forza della sua asperità e del suo cuore indomito ma indefinito, aereo, selvaggio e mite al contempo. E Pahor è un cesellatore sopraffino, un superbo artigiano della parola che sa piegare alle moltitudini variopinte dell'intimo eppure questo lavorìo inesausto di bulino che echeggia omaggiandolo il sommo poeta del Carso sloveno, Srecko Kosovel, non riesce a dissimulare completamente (e ciò sia detto a puro titolo personale, di gusto) l'imperfetta, l'incompleta padronanza del registro espressivo che sola è propria del narratore di razza. D'altra parte sono molti e grandi i meriti di queste pagine: la lingua, mi ripeto, è, insieme a Trieste (una Trieste amata ed altrettanto odiata, mai indifferente) la vera protagonista della narrazione, una "lingua salvata" e magnifica, lirica, che sa essere pastosa ed al contempo dura ma sempre espressione di quell'universo dell'anima che la città giuliana ed il suo atavico ambiente sanno regalare agli spiriti più sensibili.

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    Giulia

    16/05/2009 13:27:04

    Ritengo che Boris Pahor con questo libro abbia scritto un capolavoro. "Qui è proibito parlare" si annovera sicuramente fra i libri più belli che io abbia mai letto. Una storia d'amore intensa che si colloca nel periodo buio della dittatura fascista,dove tutti gli stranieri (nel libro si parla degli sloveni) avevano il divieto di parlare la propria lingua madre di leggere i grandi capolavori della propria Letteratura. Con una scrittura eccellente sotto tutti i punti di vista,l'Autore ci regala una storia di resistenza e di strenua lotta contro un regime feroce e basato su idee insulse. In questa storia,un' importanza fondamentale è data ai libri e alla Letteratura: Ema ed i suoi "compagni d'azione" consegnano di nascosto i libri di poesie slovene ai bambini sloveni,e proprio attraverso i libri offrono al loro popolo la sacrosanta possibilità di essere ciò che sono. Non leggere questo libro straordinario sarebbe precludersi un'esperienza di lettura stupenda. Lo consiglio vivamente a tutti e ringrazio Pahor per la sua bellissima storia.

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    kalimera

    26/02/2009 08:19:14

    Questo libro mi ha fatto conoscere uno scrittore che non conoscevo e la storia degli sloveni che vivono in Italia, per lo più a Trieste e Gorizia. Molto introspettivo, scritto in modo ineccepibile, apre una finestra su un piccolo grande popolo che pochi conoscono a meno che non vivano nelle due città di cui sopra e che ha saputo resistere alle prevaricazioni non solo belliche ma anche e soprattutto morali e culturali di popoli più "forti".

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  • Boris Pahor Cover

    Scrittore italiano, di madrelingua slovena. Nel 1940 viene arruolato nell'esercito italiano e mandato sul fronte in Libia. Dopo l'armistizio dell'otto settembre torna a Trieste, ormai sotto occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane jugoslave che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu ("Città nel golfo"), col quale diventerà celebre nella vicina Jugoslavia. Testimone coraggioso dei crimini perpetrati dal fascismo e voce vibrante di una minoranza linguistica perseguitata, durante la seconda guerra mondiale, come si è detto, prese parte alla resistenza antifascista jugoslava. Tradito da una delazione finì deportato nei lager nazisti tra il gennaio... Approfondisci
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