La ragazza delle arance

Jostein Gaarder

Traduttore: L. Barni
Editore: TEA
Collana: TEA biblioteca
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 23 ottobre 2014
Pagine: 193 p., Brossura
  • EAN: 9788850237821
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Recensioni dei clienti

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    Ottavia

    25/03/2018 22:02:47

    Una storia intensa e scritta come Gaarder sa. Mi ha preso il cuore emozionandomi pagina dopo pagina fino alla fine.

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    Giorgio g

    17/12/2017 13:39:18

    Ho letto questo libro perché è l’unico che non avessi letto dei “Dieci libri da leggere assolutamente almeno una volta nella vita” apparso su Internet. L’ho comperato compiacendomi per la sua brevità (meno di duecento pagine) ed ho iniziato a leggerlo. Devo confessare che mi ha deluso: è una favoletta che pretende di risolvere i grandi interrogativi dell’umanità come il mistero della vita e della morte. Forse potrebbe essere adatto ai lettori che hanno (beati loro!) meno di vent’anni. Un’ osservazione banale: anche in questo libro ci sono dei riferimenti alla toponomastica questa volta di Oslo (che sia una mania degli scrittori scandinavi?). Qu esempio: Frognerveien, Stangs gate, Elisenbergveien e Løvenskioldsgate, Holmenkollen ed Humleveien, cioè «via del Calabrone».

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    Splendido

    11/07/2017 18:44:53

    Il libro che mi ha iniziato all'amore per la lettura. Un libro scorrevole che ti lascia con il fiato sospeso fino all'ultima pagina! Un libro scritto davvero bene!

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    Chiara

    03/01/2017 15:31:37

    Consigliatomi da un'amica... devo chiederle come mai le fosse piaciuto tanto perchè a me è sembrato noiosissimo e banale

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    Alberto

    04/03/2016 09:25:40

    Letto per caso, solo oggi, su suggerimento di un amico frequentatore del gruppo di lettura. Poesia e filosofia a braccetto in perfetto stile J.G. Pur con qualche pausa la lettura è piacevole, il tema posto al centro dell'opera non è banale e decolla nel finale commovente che fa riflettere, in specie se sei oltre i settanta. Da leggere.

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    A.M.

    02/01/2016 00:22:19

    Piccola delusione per una favoletta che promette di rivelare qualcosa di importante. Il racconto del primo vero amore narrato da un padre deceduto al figlio attraverso un lunga lettera nascosta in soffitta e ritrovata undici anni dopo affinché quanto aveva da raccontare potesse essere compreso appieno da suo figlio ormai adolescente. La ragazza delle arance era la madre del piccolo e adesso lui poteva sapere anche ciò che il padre non aveva mai scoperto, ad esempio chi ci fosse dentro la Toyota bianca? Resoconto prolisso che avrebbe avuto maggiore impatto emotivo sul lettore se solo fosse stato più diretto e meno dispersivo nella parte centrale. Per il resto chiunque, con un minimo di introspezione, può arrivare alle medesime risposte del giovane protagonista. Idea comunque apprezzabile.

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    spaggio

    15/08/2015 17:23:27

    Una storia che pareva promettere (ma le promesse non possono essere tirate per le lunghe, in termini di pagine) per poi scadere nel melenso.

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    Romina

    05/08/2015 07:30:05

    Ho acquistato per caso questo libro...non ne avevo mai sentito parlare prima ma me ne sono innamorata fin dalle prime pagine. E' bello il modo in cui è narrato, è bella l'idea della lettera del padre deceduto ad un figlio che è ancora troppo piccolo per capire come va la vita, mi ha lasciato davvero tante belle cose dentro. Non credevo potesse piacermi così...una sorpresa davvero gradita!!!

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    mauro

    28/06/2015 18:15:39

    Ho letto la ragazza delle arance in un periodo di tristezza, che volevo assecondare e capire. Quello che non mi aspettavo è la consolazione che il libro mi ha offerto. A volte sembra un po' banale, ma ha il gusto di una favola semplice e anche questo mi ha conquistato, forse perchè parla al bambino che è in noi. Un libro del genere è il regalo giusto da fare a se stessi quando si ha bisogno di dolcezza. Consigliato.

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    mitla

    07/04/2014 08:51:46

    Libro caldamente consigliatomi da una persona molto vicina all'età ideale per leggerlo... che non è la mia. A 15-20 ani è sicuramente una storia misteriosa e affascinante che può offrire "rivelazioni", passata l'età del papà di Georg tante cose lem sappiamo anche noi lettori e il senso del "magico" non si crea più tanto facilmente. Sicuramente un libro per giovani adulti anche se è riuscito a toccare persino le mie corde di "vecchietta" con la splendida giornata descritta a Siviglia, città che è nel mio cuore da anni. Ritengo tuttavia che pur essendo un libro gradevole e scorrevole si sia perso un po' troppo nella narrazione per tirare le somme nel finale senza approfondire veramente, cosa che mi aspettavo sinceramente da un filosofo come Gaarder. Per chi ha da un pezzo superato i 30 consiglierei ben altro sul "senso della vita".

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    elda

    28/03/2011 15:10:50

    Romanzo tenero e commovente, costituisce una lettura piacevole e poco impegnativa.

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    Maria Assunta

    05/09/2010 08:54:44

    Libro bellissimo...una riflessione profonda sul senso della vita e della morte...struggente ed emozionante...leggetelo!!!

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    pdepmcp

    01/07/2010 10:22:15

    Bellissimo. Purtroppo la tira un po' per le lunghe e verso metà diventa noiosetto. Poi riprende alla grande.

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    regina

    03/12/2009 19:44:19

    è un bel libro dolce e commovente ma nel complesso l'ho trovato un po' lento, non dico noioso ma lento, la storia è comunque interessante ,è scritto molto bene, vale la pena leggerlo

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    Flavio

    01/09/2009 13:51:39

    Incantevole. Ci aiuta a non aver paura della morte.

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    Giovanni

    29/07/2009 09:50:08

    Ritengo che questo "tocchi" l'animo

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    anonimo

    15/07/2009 18:41:00

    la "ragazza delle arance" è un libro veramente indimenticabile, che narra una storia d'amore dolcissima e quasi magica una di quelleche tutti noi voremmo vivere un giorno.è un libro allegro e al tempo stesso triste, perchè il padre, anche sapendo che forse sarebbe morto, decide di dedicare i suoi ultimi giorni al figlio inviandoli una lettera nel futuro per raccontargli la storia d'amore tra lui e sua madre,la cosa più bella che gli sia accaduta, ma anche per "aprirgli gli occhi" per vedere e rendersi conto della bellezza della vita e del mondo che ci circonda,e infine per mandargli il messaggio di non sprecareneanche un giorno della sua vita,perchè non sappiamo quando durerà questa favola dato che tutte le cose belle, come quelle brutte, prima o poi finiscono.

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    marco

    07/07/2009 14:19:47

    Un libro bellissimo, non raggiunge i livelli aulici de "Il mondo di Sofia", ma è solo per l'argomento diverso; l'autore è sempre grandissimo!!! Un consiglio a tutti quelli cui è piaciuto molto questo romanzo leggete dello stesso autore "In uno specchio, in un enigma" è favolosamente triste ma bellissimo, pura poesia nel senso migliore del termine!

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    Eleonora

    17/01/2009 14:00:33

    Dai! E' un bel libro, indirizzato certo ad un pubblico di adolescenti, non di scafati intellettuali, ma e' dolce. Ed e' bella l'idea che un genitore, vivo o morto che sia, possa trasmettere a suo figlio le emozioni di quando aveva poco piu' della sua eta'. Ed e' bello che un figlio le ascolti (forse perche' il genitore e ' morto). Ho tentato di sottoporlo a mia figlia adolescente, ma piu' che Harry Potter, Twylight e Moccia, questi ragazzi non sanno che leggere! Vuoi mettere?

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    maurizio

    15/12/2008 08:29:56

    Una lettera di un padre (morto) al figlio che e' una poesia e al tempo stesso la storia romantica di un amore meraviglioso ed eterno. Il libro e' leggero, scorrevole, e da spunti di riflessione sul senso della vita. Una domanda che il padre pone a suo figlio e che in fondo siamo chiamati a rispondere tutti...prima o poi!

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“Avrei scelto di vivere una vita sulla terra ben sapendo che all’improvviso mi sarebbe stata strappata via, forse proprio nel bel mezzo dell’ebbrezza della felicità? Oppure già in punto di partenza avrei rifiutato tutto questo gioco azzardato del ‘dai e togli’”?

Come sempre nei romanzi di Jostein Gaarder, il lettore si trova di fronte a un gioco di scatole cinesi oppure, per attualizzare la metafora, alle finestre di un gioco elettronico che procede per livelli successivi. La prima storia è quella del quindicenne Georg, che trova una lettera di suo padre Jan Olaf, defunto dodici anni prima, scritta prima di morire perché il figlio la leggesse in età adulta e potesse conoscere meglio chi gli aveva dato la vita. Si apre così la seconda storia, che è quella dell’amore di Jan Olaf per “la ragazza delle arance”, incontrata casualmente e diventata oggetto di una ricerca che si snoda come una rivisitazione degli antichi romanzi cavallereschi. Ogni successivo incontro aggiunge una tessera al puzzle, ma soltanto quando sarà completato si vedrà che il giuoco dei ruoli era diverso da quanto appariva. Ma il padre non si limita a raccontare a Georg la propria storia d’amore, vuole costruire un dialogo con lui, e fargli condividere la sua passione per il mistero dell’universo: alla fine gli porrà una domanda che può dare un significato non solo alla vita del figlio, ma retrospettivamente anche a quella del padre. Pensa che valga la pena di essere nato, pur sapendo di poter restare al mondo per un periodo che comunque sarà molto limitato? Per facilitargli la risposta, vorrebbe offrirgli la certezza di una sopravvivenza nell’al di là, ma su questo argomento ha soltanto delle ipotesi: “Se c’è il mondo, allora le frontiere dell’improbabile sono già state scavalcate. Sono già così pieno di stupore per il fatto che esista un mondo, che non avrei spazio per altro stupore se dovesse rivelarsi che esiste anche un altro mondo dopo questo.”

La risposta di Georg coinvolge anche il lettore che ha partecipato al gioco: “La vita è una lotteria gigante dove si vedono solo i biglietti vincenti. Tu che stai leggendo sei uno di questi biglietti. Lucky you!”

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Mio padre morì undici anni fa. Quando se ne andò, io avevo solo quattro anni. Non credevo che avrei più avuto sue notizie, ma adesso stiamo scrivendo un libro insieme.
Queste sono le primissime righe di quel libro, e le sto scrivendo io, ma a poco a poco sarà lui a parlare. È lui che ha una storia da raccontare.
Non sono sicuro di ricordarmelo bene. Probabilmente mi sembra soltanto di ricordarlo perché ho guardato tante volte le sue foto.
Solo una cosa sono convinto di ricordare veramente, ed è ciò che accadde una sera mentre guardavamo insieme le stelle dal terrazzo.

Su una delle foto ci siamo mio padre e io seduti sul divano di pelle giallo in soggiorno. Sembra che mi stia raccontando una bella storia. Il divano l'abbiamo ancora, ma lui non è più seduto lì.
In un'altra foto siamo sulla sedia a dondolo verde nella veranda. Quella foto è appesa alla parete fin da quando mio padre morì. Anche ora sono seduto su quella sedia, ma non mi dondolo perché sto scrivendo su un grosso quaderno. Più tardi inserirò tutto nel vecchio computer di mio padre.
Ci sono cose da raccontare anche sul computer, ma ci ritornerò in seguito.