I ragazzi di Barrow

Fergus Fleming

Traduttore: M. Codignola
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 14 luglio 2016
Pagine: 542 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845930294

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Geografia - Esplorazioni e scoperte geografiche

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Descrizione
Nel 1804, quando John Barrow ascende al soglio di secondo segretario dell'Ammiragliato britannico, sulle carte dei di lì a poco sudditi di Vittoria spicca ancora un numero allarmante di zone bianche. Alcune - l'Australia, e anche l'Antartide - per il momento potevano rimanere tali, ma in altre si annidavano enigmi da sciogliere quanto prima, data l'importanza strategica loro attribuita: il vero corso del Niger, ad esempio, e l'esistenza o meno di un Passaggio a nordovest. Su entrambi Barrow aveva idee spesso sbagliate, ma comunque chiare: e, soprattutto, la possibilità di realizzarle. Quindi, muovendosi dalla scrivania così di rado che in occasione del congedo i superiori, convinti che non potesse separarsene, gliene fecero dono, Barrow trascorse i quarant'anni del suo regno a montare un impressionante numero di spedizioni verso il Polo o l'Equatore. Difficilmente quelle avventure scampavano al disastro, al grottesco, o a una miscela variabile di entrambi. Eppure, ognuna contribuì alla maggior gloria del loro mandante, a tempo perso consulente del più importante editore inglese di viaggi, John Murray, quindi censore alquanto arcigno e non del tutto spassionato dei resoconti con cui i suoi ragazzi, portata a casa la pelle, speravano di arrotondare una paga piuttosto misera. La lunga, entusiasmante, divertentissima storia di caratteri leggendari come Parry, Ross e Franklin - dei loro sogni, delle loro imprese, della loro follia - è stata sempre raccontata come un'epopea.

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    Carlo

    06/08/2018 07:58:50

    Formidabile racconto delle esplorazioni polari ed africane effettuate da ufficiali, marinai ed esploratori britannici nella prima metà del XIX secolo, compiute sotto l’egida dell’Ammiragliato e del suo rappresentante più autorevole ed influente, il secondo segretario John Barrow, entrato a far parte di quest’istituzione nel 1804 e destinato a dominarla per i successivi 40 anni con la sua debordante e fumantina personalità. Dall’ufficio londinese di Whitehall, Barrow organizzò numerose spedizioni alla ricerca del leggendario Passaggio a Nord-Ovest, della favolosa Timbuctu, del percorso del fiume Niger, affidandosi a uomini che sarebbero entrati nella storia della navigazione e dei viaggi d’esplorazione come William Parry, John Ross, James Ross e John Franklin. Fleming rievoca con tono leggero e stile scorrevole le vicende di questi personaggi, le peripezie in cui incorsero durante le loro tribolate avventure e i burrascosi rapporti che li legarono, confezionando un bellissimo saggio divulgativo.

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    Franco

    26/04/2018 13:13:16

    Consiglio questo libro a tutti gli appassionati di storia e di esplorazioni. È una frizzante carrellata di personaggi, ai più poco noti, che restituiscono il sapore di un'epoca dove l'uomo doveva ancora misurarsi con distanze e mappe sconosciute e da scoprire, popolazioni e costumi "alieni". Un ritratto di come in un periodo 'post-bellico' coraggio ed onore cerchino altre vie per esprimersi. A tratti pare di leggere un librone Verne senonché è tutto vero e documentato. Lettura molto gradevole ed istruttiva.

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    baciccia

    27/03/2018 15:06:01

    Godibile. A tratti anche appassionante. Ma a volte il registro narrativo è troppo colloquiale.

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    ugrass

    09/03/2017 12:27:54

    Accurato come un saggio di geografia e scienze naturali, dettagliato e scrupoloso dal punto di vista storico ma soprattutto appassionante come un romanzo di avventura. Non perdetevelo.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


Questo libro è dedicato a chi, con alterne fortune, provò a mappare gli angoli più remoti del pianeta, sfidando l'ignoto, le intemperie e l'unico nemico contro cui l'uomo avrà sempre la peggio: la Natura.

Se aveste guardato un atlante geografico agli albori del diciannovesimo secolo, avreste trovato enormi buchi nel cuore dell'Africa e all'altezza dei due poli. Erano tempi in cui l'uomo non era ancora divenuto padrone incontrastato del globo terracqueo e rimanevano vaste zone del pianeta su cui l'occhio umano non si era mai posato. Profittando del periodo di lunga pace seguita alle vittoriose guerre combattute contro il tiranno corso, l'Impero Britannico dedicò parte della Royal Navy alla perlustrazione degli angoli ancora ignoti della Terra. Un'opportunità irresistibile per quegli avventurieri che, orfani degli onori bellici, intendevano in un modo o nell'altro lasciare traccia di sé sugli annali e ottenere onorificenze, o meglio ancora delle ingenti remunerazioni, da nientemeno che Sua Maestà Vittoria in persona.
Il proverbiale pragmatismo britannico non lasciava tuttavia gran spazio alla fantasia. La priorità non era l'esplorazione fine a se stessa, si doveva infatti trovare una finalità utilitaristica a quei viaggi tanto dispendiosi. Il sacro Graal degli avventurieri di quel periodo era la scoperta del passaggio a Nord-Ovest, una rotta che avrebbe permesso di raggiungere in fretta il Pacifico da nord dell'Atlantico, tra i ghiacci canadesi, evitando la lunghissima, costosissima e penosa navigazione del continente americano fino a Capo Horn, nell'estremo sud dell'Argentina.
Il vantaggio di una tale scoperta sarebbe stato evidente. Avrebbe permesso all'Impero Britannico di esercitare il monopolio del commercio con le Indie.

Fergus Fleming, nipote del ben più celebre Ian, il papà di James Bond, ci accompagna in un viaggio tra i ghiacci di impossibile navigazione della Baia di Baffin, in cui immancabilmente i ragazzi dello sfortunato Barrow andavano a incagliarsi prima del mesto ritorno a Londra. L'ammiraglio, secondo segretario della Royal Navy, fu incaricato per quattro decenni alla scoperta del passaggio a Nord-Ovest e nelle pagine di questo testo vengono ricostruite le testimonianze delle imprese fallite.
Attraverso un prodigioso lavoro su migliaia di pagine di diari e di incomprensibili articoli di riviste geografiche scritte nell'ampolloso inglese ottocentesco, l'autore riesce a realizzare un libro di pura avventura e al contempo restituire in modo veridico quel senso di meraviglia e di costante pericolo che contrassegnava quelle imprese impossibili.
Non è un libro di storia e nemmeno un'opera di narrativa, ma un tentativo di combinare i due generi per dare al lettore l'illusione di vivere in prima persona, a bordo di una baleniera, i lunghi inverni senza sole, la dieta a base di aceto e carne secca e la probabile perdita di svariate dita, con un iceberg nei paraggi sempre pronto a spedirti al Creatore.
Se amate Moby Dick, ma anche Cuore di Tenebra e non riuscite a staccarvi dalle opere storiografiche sul colonialismo britannico questo è il libro che avete sempre atteso.