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Saul Bellow

Editore: Mondadori
Edizione: 5
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine: 336 p.
  • EAN: 9788804496168
Usato su Libraccio.it € 5,13

Recensioni dei clienti

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    Luigi

    23/08/2016 16.57.48

    Che dire? Gene é un personaggio che bisogna conoscere! Che diverte e incanta, a volte sembra di rivedersi, ed è qui la bellezza! Sbaglia, si adira, inveisce, si commuove..un essere umano! Mi è piaciuta la sua compagnia, mai banale. Lo tsunami interiore del signor Henderson ci travolge in un mare di fatti che ce lo fanno sentire amico, così familiare, e le sue passioni erompono nel suo petto con la stessa forza di un eruzione vulcanica! "Voglio, voglio, voglio. Ma cosa vuoi?" e nel suo petto la volontà di spezzare il sonno dell'anima e di vivere ancora e ancora!

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    Giuseppe Russo

    15/05/2015 13.23.32

    Henderson, il protagonista di questo romanzo, è un perfetto esempio di antieroe bellowiano. Del tutto incapace di essere all'altezza del proprio modello mentale di soggetto che si autodetermina sulla base della forza di volontà e del carattere, dopo aver superato una serie di vicende che lo costringono a misurare la propria piccolezza di uomo decide di andare alla ricerca della propria natura mostruosa, ottimamente nascosta nei meandri della sua psiche. L'Africa molto stilizzata nella quale l'autore lo fa finire è una regione della sua psiche, quella in cui si depositano tutte le sue approssimazioni di essere umano adulto. Trova lì il suo doppio nella figura di re Dahfu, incarnazione degli aspetti migliori di ciò che lui avrebbe potuto essere, e trova anche la sfida che deve affrontare: il superamento della paura. La morte del sovrano si presenta così come l'Aufhebung della propria, inalienabile mostruosità. E non c'è un pacifico ritorno a sé al termine del procedimento dialettico poiché il personaggio è incapace di elaborare la tragicità della propria condizione ma si limita a lamentarsene continuamente, come in effetti avviene generalmente nella realtà: è proprio per questo che gli uomini comuni sono comuni, ossia gli everymen della cultura popolare americana.

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    giuliog02

    26/03/2014 17.07.56

    Condivido l'eccellente recensione di Jasci. Ho vissuto questo testo - in un momento culturale in cui si é di fronte all'apoteosi dell'uomo qualunque, quindi così diverso rispetto a quello in cui il romanzo é stato scritto - con grande interesse per le implicazioni culturali, la ricchezza delle metafore e dei simboli, le ficcanti descrizioni di persone, ambienti, avvenimenti. In qualche punto un testo potentemente immaginifico. Henderson, il protagonista antieroe é un uomo in crisi alla ricerca di sé stesso. Privo di grandi qualità e che fatica a integrarsi nel tessuto sociale, avendo - però - caratteristiche positive e mostrando un discreto livello di stoicismo. Il re della pioggia é un romanzo autobiografico, surreale, ironic, una rivisitazione di fantasie e suggestioni giovanili. Si sente la enorme ed eclettica cultura sottostante, la frequentazione di Camus ed altrri intellettuali esistenziaalisti francesi ed i rapporti con Wilhelm Reich. Dissacrante, o ironico e talvolta irridente, la descrizione dei rapporti tra potere religioso ( Bunam ) e potere civile ( re Dahfu ). Dialogo surreale con Dahfu sulla scommessa circa l'arrivo dell'auspicata pioggia. Dialogo surreale ed ironico che costituisce il prologo dei guai successivi. La ricerca della propria identità non avviene come spesso accadeva nei romanzi contemporanei europei con un viaggio/soggiorno in Himalaya o Nepal, ma in Africa ( l'area in cui ha origine la specie umana ! ). Re Dahfu é l'Alter Ego, la persona che Henderson vorrebbe essere: saggio, coraggioso, capace di decidere bene e sul momento, capace di essere vicino o di lottare coi leoni. Romilau é la coscienza esternalizzata ( una sorta di Grillo parlate di Collodi ). Atti é l'infringment dell'ortodossia. Testo ricco di implicazioni psicologiche, di metafore ardite o dissacranti, e di immagini suggestive "L'aria parve scurirsi del suo ruggito ", "

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    francesco v

    23/12/2013 09.29.20

    Bellow, io non ti amo, perchè trascinare un matrimonio così infelice? Mollato a pagina 125

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    Nokia1

    13/03/2011 23.53.44

    Bellissimo, è il primo della serie che poi ho letto di Saul Bellow. Magari non piace a tutti, ma è riflessivo, avventuroso e comico, come non leggerlo ? Saul Bellow è un grandissimo, a chi piace condividere i suoi pensieri, i suoi spunti, non può non ritrovarsi.

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    SuBurriccu

    17/01/2011 21.54.29

    Questione di affinità. Se vi troverete affini a questo testo lo troverete fantastico, profondo,spiritoso, toccante anche. Sennò, il peggio che vi possa capitare è di aver letto un gran bel libro.

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    gianni

    14/10/2009 13.46.31

    Questo libro a mio parere non è uno dei migliori libri di Saul Bellow. Mi è complessivamente piaciuto ma molto meno di altri (come “Herzog”, “La resa dei conti”, “L’uomo in bilico”). Mi è sembrata un po’ ingenua, ma forse sbaglio io, la lunga parte in cui il protagonista, Eugene Henderson, si trova in Africa, nelle due tribù che va a visitare. Non sono riuscito a comprendere bene il senso, ad esempio, di ciò che il protagonista faceva insieme al re della seconda tribù che ha visitato. Il finale del libro, e con finale intendo le ultime 10, 20 pagine, per intendersi quando il signor Henderson riesce a scappare dalla seconda tribù, invece lo reputo di una bellezza straordinaria. Mi sembra che ci sia un netto cambiamento sia di ritmo che di modo di scrivere che fa si che il finale sia alla pari degli altri romanzi di Bellow.

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    Rossano

    21/12/2006 17.08.54

    Straordinario. Uno dei suoi romanzi migliori, insieme a Herzog e Il dono di Humboldt. Non date retta a Philus-a-um e leggetelo.

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    Philus-a-um

    02/12/2006 19.27.08

    Jesci, di eterno, in qualsiasi cosa americana, vi è e vi sarà ben poco. Fidati di me. Leggete qualcosa di scritto meglio, dotato di pensieri più nitidi, veritieri e maggiormente vicini all'uomo, ma che non disdegni una trama più vivace e coinvolgente. Esempi? A bizzeffe, e sfusi: Gargantua e Pantagruele, Don Chisciotte, tutto Alfieri, I promessi sposi, tutto Hugo e Flaubert, Verga, un pochino di Soldati, et cetera...

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    Ludovico Del Vecchio

    13/10/2006 19.16.02

    un libro meraviglioso,il mio preferito, con il ruvido Mister Henderson che " cerca,cerca, cerca " una via d'uscita per la sua vita incasinata. leggetelo. e chi non lo ama è un birbante. : )

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    Jasci

    08/10/2006 21.30.52

    Ebbene sì, i romanzi di Saul Bellow sono a tal punto cerebrali e angosciosi da indurci alla lettura di qualcosa di più semplice o almeno con piu' intreccio. Tuttavia credo fermamente che tutti questi pensieri non siano fini a se stessi, anzi questi crucci e fantasmi dell'uomo moderno sono magistralmente portati alla sublimazione innescando un processo liberatorio. E' per questo che la lettura nel mentre può esser dolorosa, ma quando il romanzo è finito si prova soddisfazione. Le opere di Bellow seguono più una storia interiore che una storia degli accadimenti, per questo hanno poco o niente dell'intreccio, sono un viaggio nella coscienza umana, punto d'incontro della solidarietà tra gli uomini. I personaggi di Bellow esprimono tutti un forte attaccamento alla vita e credono nel riscatto morale. Il personaggio di Eugene Henderson(da notare le iniziali E.H. come Hemingway) incarna in sè l'eterno stoicismo americano con le sue manie di grandezza. E.H. riesce però ad uscire dagli schemi e ad imporre una nuova visione della vita, improntata sulla spontaneità e sull' umanità, questo si vede bene quando sull'aereo di ritorno fa tornare il sorriso ad un bambino orfano. Bellow ci suggerisce che niente è mai perso e lo fa in maniera sublime. Cos'altro dire....lunga vita ad Henderson, lunga vita a Bellow!

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    L. Berti - www.paperogonfio.splinder.com

    12/10/2004 16.04.37

    So di dirla forse grossa, su un mostro sacro come Bellow, ma penso che leggere i suoi libri, sia un'impresa un po' masochistica. Troppa riflessione, troppa davvero. E quasi nessuna trama (eccetto forse, e anche qui in parte, Augie March - anche Herzog l'ho trovato noioso: un Barney senza humor, quasi patetico). E quanto alla riflessione, appunto, secondo me non si va nemmeno troppo in profondità. Si resta sempre su un fastidioso (e a volte quasi "non seguibile") ragionamento "ragnateloso" e fine a se stesso, sterile, in cui tutto gira su perché un intellettuale non si sente bene nel mondo. Il tutto diventa noioso, e faticoso. Woody Allen al suo peggio, e senza humor.

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    Saint-Just

    13/10/2003 09.49.04

    Sospendo il giudizio perché non ho ancora finito il libro, il primo che leggo di Bellow... strane cose si agitano nel cervello di quell'uomo...

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    vanni

    14/01/2003 13.03.23

    Non il Bellow migliore, ma comunque un libro che lascia il segno...

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