Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 141 p., Rilegato
  • EAN: 9788804590729
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Descrizione
"Sul Castello ronzavano le mosche come d'estate sopra le putrefazioni dei macelli. Erano lì in attesa di mangiarsi tutto." Chiuso nel palazzo settecentesco che da oltre un secolo appartiene agli Agnelli, l'avvocato, il vecchio patriarca, si prepara alla morte. Intorno a lui nessuno parla apertamente della gravità del tumore che lo sta consumando, né la famiglia né la servitù, ma lui sa bene di trovarsi ormai al crepuscolo ed è contrariato da quella pietosa finzione, che svilisce la solennità della sua uscita di scena. L'unico che non asseconda la menzogna è Giorgio, il giovane cameriere, e proprio con lui il re cede a un'insolita confidenza. Il passato lo assale da settimane con i volti e i lutti della sua lunga vita, contrasta la sua volontà di annullarsi, gli impone l'ultima occasione per conoscersi, ma guardando indietro le imprese di ieri perdono qualsiasi tratto eroico e il regno, senza più discendenti, è privo di valore. Mentre quella leggenda viene ripercorsa nello speciale televisivo che fa da vano sottofondo alle sue parole, il sovrano indifferente e ironico recupera nel racconto al ragazzo un filo interiore smarrito da sempre: la malattia scardina il tempo e lo riconduce alle passioni, agli amori e alle tragedie della sua vita.

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Recensioni dei clienti

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    moreno63

    07/08/2015 15:17:40

    Non l'ho trovato nè noioso nè illegibile. Anzi, un originale tentativo di raccontare la persona partendo dal personaggio

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    res

    04/03/2010 22:52:10

    Di una noia mortale. Illeggibile

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    Patroclo

    28/01/2010 08:39:22

    un interessante e inconsueto esperimento, piú tipico della letteratura anglosassone: ricostruire la storia (in questo caso la fine) di un personaggio realmente esistito come romanzo - o racconto lungo. a Colombati la cosa sostanzialmente riesce, forte di una scrittura precisa e algida che ricorda un pó certe pagine di Don deLillo. certo si rimane in superficie, e la cosa risulta gradevole anche per la sua brevitá, ma Colombati si conferma scrittore molto dotato, cosa peraltro emersa anche nel piú tradizionale "Rio"

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