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Andrea Camilleri

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2014
Pagine: 177 p. , Brossura
  • EAN: 9788804649540

Recensioni dei clienti

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    Luisa

    17/11/2016 18.44.15

    Il romanzo l'ho letto con una certa contraddizione, da una parte era scontatissimo, dall'altra mi aspettavo un colpo di scena che purtroppo é quasi nascosto nell'ultima pagina scritta in corsivo in modo frettoloso, come fosse stato aggiunto più tardi. Carla annientata dal personaggio che lei stessa ha creato.

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    luciano

    12/03/2016 17.25.03

    Simenon è uno scrittore eccezionale, sia per quanto riguarda i Maigret e sia per i romanzi, i cosiddetti non-Maigret. Camilleri è bravo per i Montalbano, ma molto meno per i romanzi. " La relazione, oltretutto, ricalca la struttura del romanzo " Duffy" di dan Kavanagh. In " Daffy" lo strumento del ricatto, che è il punto di svolta nella vita del protagonista, è una foto oscena in cui, assieme al protagonista, è ritratto " un bambino biondo di sette anni che stringeva...". Ne " La relazione" si usa per ricattare Mauro una foto, con la stessa oscenità e, cioè, " un bambino sorridente dai tratti orientali, che avrà meno di dieci anni. La sua manina impugna...". Due foto fotocopia. Poiché " Duffy" è stato pubblicato nel 1980 e " La relazione" nel 2014, si deduce che Camilleri ha pescato a piene mani nel racconto di Kavanagh.

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    Maria Teresa

    04/08/2015 17.48.41

    La scrittura di Camilleri è sempre quella che salva il tutto anche in questo romanzo dove forse ci si è spinti un po' troppo in là con alcuni avvenimenti e forzature.

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    Laura

    27/07/2015 12.43.35

    Camilleri ci ha ormai abituato ad alternare le vicessitudini dell'amatissimo Montalbano, a dei romanzi, che definirei thriller psicologici, editi da Mondadori. In questi, abbandona il mix di siculo a cui ci ha abituato, per adottare una lingua italiana pulita e scarna. La scrittura è altrettanto scabra, l'uso del tempo presente è strumentale a queste specie di indagini dell'animo,che viene dissezionato e scomposto come fosse sopra un tavolo chirurgico. In questa, nonostante l'idea di fondo sia intrigante, la vicenda è purtroppo, troppo prevedibile. Pur non condividendo a pieno le critiche che stroncano questo romanzo, non si può dire che sia pienamente riuscito. Peccato

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    moreno63

    29/05/2015 19.30.09

    Ritmo lento, trama prevedibile. Insomma, il vero Camilleri non va certo cercato in questo romanzo.

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    MARCO

    21/04/2015 09.06.35

    Un racconto così insulso che per buona parte della lettura mi sono chiesto dove fosse il trucco, dove stesse la mano sapiente dello sceneggiatore di tante piacevoli storie. Niente fino all'ultima riga. Lontano da Vigata Camilleri si è perso in una banalità da adolescente, una trama nella quale si cerca (invano ) qualcosa di originale.

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    Alberto

    04/04/2015 10.09.33

    Quando un romanzo di Camilleri non è edito da Sellerio non appartiene per qualità ad una fascia alta. Ciò premesso, ne "La relazione" (titolo a doppio senso?) ho trovato una trama gradevole, ma scritta male. L'intreccio e lo sviluppo della storia ti prendono, ma è come un bel quadro in una cornice di cartone, priva di valore.

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    Enrica

    24/03/2015 14.28.06

    Brutto. Anzi, il libro più brutto di Camilleri. Se fosse stata l'opera prima di un autore sconosciuto non sarebbe mai stato pubblicato. Sembra impossibile che l'autore di libri belli e interessanti come "La rivoluzione della luna", "La bolla di componenda" o "Il re di Girgenti" possa aver scritto un'opera così insulsa banale, piatta e inutile.

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    maurizio merlo

    21/03/2015 15.31.47

    Già dalla trentesima pagina ho cominciato a chiedermi se quel coacervo di luoghi comuni, quella storiella sconatata e priva di verve, quel protagonista ottuso e imbelle, fossero opera di uno scrittore che io da sempre riconosco come uno dei più geniali. In poche parole.. mi rifiuto di credere che quella storiella squallida, scontatissima nel nostro pease di delinquenti legalizzati, sia stata scritta dal Maestro Andrea "Nenè" Camilleri. Storia che fa acqua da tutte le parti. Un solo dettaglio su tutti... un essere umano che occupa la posizione del protagonista, non può, come un bradipo non può volare, essere così interdetto e manipolabile come Camilleri ce lo dipinge. No.. non funziona. Questo dettaglio come mille altri. Sono costernato e dispiaciuto.

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    gino

    15/03/2015 08.40.14

    Premesso che Camilleri e' uno degli scrittori contemporanei che preferisco, non e' con La relazione che aggiunge qualcosa alla sua meritata fama. Questo romanzo, scritto in italiano e non in Siciliano, pur essendo più che verosimile e' abbastanza prevedibile per non dire scontato.Anche se la cronaca degli ultimi anni ha abbondantemente superato le vicende di corruzione, manipolazione e distorsione della realta' raccontate qui, la storia non decolla e non coinvolge il lettore e i personaggi mancano di quell'ispirazione che in alcuni casi ha reso grandi i romanzi di Camilleri come Il re di Girgenti o Il casellante.

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    giorgio g

    27/02/2015 10.01.20

    Il nostro amato Camilleri ha voluto (o dovuto?) abbandonare il suo piacevole italo-siculo per ritornare alla lingua che, tra parentesi, padroneggia con sicura maestria, ma ciò toglie parecchio al godimento che si prova a leggerlo. La storia è senz'altro avvincente fino alla sorpresa finale, lo è forse un po' meno l'epilogo. Un'osservazione: nel leggere le scene d'amore, anzi di sesso, pensereste che l'autore sia un nonagenario? Va bene che è un nonagenario siciliano, ma tant'è!

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    LUCA

    23/02/2015 13.52.08

    Ero indeciso se comprarlo leggendo i commenti degli altri lettori. Poi l'ho finito in un giorno e non mi sono pentito affatto di averlo comprato, anzi! A me è piaciuto molto

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    miriam

    19/02/2015 15.12.39

    Che libro strano! semplice, carino e anche se la trama non è di gran spessore l'ho trovato interessante. Il protagonista è al limite della stupidità e tu ti chiedi come faccia a non capire! Non mi è piaciuto molto il finale, non si capisce bene che fine fa lui, secondo me avrebbe dovuto essere un po' più esplicativo. Consigliato

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    Mauro

    07/02/2015 18.03.17

    La capacità narrativa di Camilleri non si smentisce neanche in questo lavoro. Anche se la storia risulta banale, a tratti scontata, addirittura sempliciotta in alcuni passaggi, la tensione e la descrizione di alcune scene rendono piacevole la lettura fino all'ultima pagina con un finale che ti aspetti ma che ti sorprende lo stesso.

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    Patesp

    07/02/2015 12.42.23

    Ho acquistato il libro perché adoro Camilleri e credo di avere moltissimo della sua copiosa produzione ma in questo romanzo non l'ho ritrovato. Era talmente scontato che ho atteso il colpo di scena alle ultime pagine ma sono rimasta delusa. Pazienza speriamo che il prossimo sia più nel suo stile.

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    Simonetta Cardona

    05/02/2015 19.41.49

    Non sembra proprio scritto da Camilleri,non trovo il suo stile:espressioni da neofita. Trama surreale (può esistere un uomo così ingenuo?)però con evidenti agganci all'attualità, fine assurda. Grande delusione

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    Stanley

    01/02/2015 17.07.07

    Leggendo questo libro di Camilleri non ho potuto non pensare ad un fattore: l'essere nato nella terra che ha dato i natali a Pirandello. Ritrovo infatti in questo scritto una certa introspezione psicologica, un certo fatalismo, un dispiegarsi di situazioni al limite del paradossale, kafkiane, un modo di scrivere "denso", consistente ma al tempo stesso agile, che dimostra la grande maestria letteraria dello scrittore siciliano. Certo: alcuni passaggi sono svolti in maniera eccessivamente riduttiva e sbrigativa, ma - amici e amiche lettrici - la capacità di scrivere e la classe di Camilleri è evidente: in una manciata di pagine (ca. 175) riesce a darci una descrizione del protagonista molto ben definita e caratterizzata. Certamente la trama non può definirsi "originale", ma l'originalità non è necessariamente sinonimo di romanzo ben riuscito. Camilleri vuole immergerci, farci entrare completamente nella vita di Mauro Assante, e ci riesce benissimo, a mio avviso. Ciò che mi interessa è il fatto che lui, scrivendo un libro, sa ancora andare in profondità, e non si ferma alle apparenze come - ahimé - accade sempre più sovente nei romanzi attuali, sempre più insipidi, vuoti e superficiali, anche nella scrittura.

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    Luigisa

    30/01/2015 15.34.06

    In sostanziale disaccordo anch'io. Prosa e ritmo piacevoli. E poi non vedo francamente cosa importi la precoce desumibilità del colpevole. Non si tratta certo di un thriller

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    Jesse

    30/01/2015 12.31.48

    Questo libro dovrebbe fugare una volta per tutte i sospetti di quanti ritengono che dietro Camilleri si celi una torma di ghost writer. Che in questo caso, però, tutto è fuorché ghost: è lì, presente in ogni parola del racconto. Lo stile, anzitutto. Uno scrivere forbitino, tutto in punta di forchetta, infarcito di banalità e luoghi comuni. Ci fosse stato un solo aggettivo che m'abbia spinto a dire, toh, questa parola l'ha scelta bene. Il Camilleri sceneggiatore, il Camilleri dei romanzi storici non ha mai scritto così. A volte ha magari uno stile sciatto, ma quella sciattezza sempre voluta, efficace, costellata da svariati spunti di riflessione, dalle allusioni politiche alle descrizioni ironiche di una città o di una ragazza. Qui, niente di tutto ciò. Senza parlare dei verba dicendi, talmente numerosi da risultare quasi offensivi nei confronti del lettore: grazie al cielo, siamo ancora in condizioni di seguire un discorso diretto senza l'imbeccata dell'autore... La trama, poi. Dire scontata è farle un complimento. Ti aspetti come va a finire fin dalle prime pagine, al punto che anche quel minimo tentativo di suspense di cui l'autore (parlo sempre di autore, non di Camilleri) prova a insaporire la fine naufraga contro il nostro più sdegnato disincanto. Non so chi sia questo "Franco" che Camilleri (stavolta è lui) ringrazia nelle note conclusive: probabilmente un amico che ha lavorato in Banca d'Italia e che gli ha spifferato quei tre o quattro termini che dovrebbero fornire al romanzo l'avallo di un insider. Ma io spero proprio che Bankitalia non si risenta: anzitutto, non è bello trattare da coglione un Ispettore superiore della banca centrale (è mai possibile che un professionista integerrimo ormai in là con gli anni e dotato da madre natura della più scoraggiante insipidezza si lasci sedurre dalla bonazza di turno senza un'ombra di sospetto?); in secondo luogo, anche i vertici dell'Istituto ne escono abbastanza malconci, con quella vigliaccata finale.

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    massimo r.

    26/01/2015 18.44.09

    In disaccordo coi giudizi precedenti, trovo questo racconto ,oltre che ben scritto ((d'altronde si tratta di Camilleri...), anche piacevole per la trama e il finale. L'unico appunto è che si intuisce ben presto chi è il vero "manovratore". Curiosamente c'è una certa attinenza con un altro libro recente, Numero zero ,a proposito degli ingranaggi della macchina del fango.

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