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Il resto di niente

Enzo Striano

Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 2
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 392 p., Brossura
  • EAN: 9788804668251
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Recensioni dei clienti

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    lucia muscetti

    01/08/2016 20.40.32

    Della ricerca del senso del vivere resta niente e il resto di niente?. La narrazione dello scrittore, Enzo Striano è la bellezza di un cuore di ragazza,di donna che aspira a vivere nella storia curando lo spirito e l'intelletto e coltivando amore,curiosità e rispetto nelle relazioni umane.Amore per una Napoli di fine settecento come città di adozione e di assumerne la struggente poesia di luoghi e persone,ma,nel contempo,sporca,ingenua,maligna,bestiale,annegata negli olezzi dei giochi oscuri della grande storia: teatro osceno dei grandi che con mano impostora delineano il senso e il corso del vivere dell'umana specie.La storia dei pre-potenti della terra. Ma,da qualche parte,nel ripetersi del tempo, qualcuno sogna,sinceramente pensa alla vita, di ciascuno e di tutti,come ad un delicato giardino da coltivare, da consegnare al futuro dei bambini che verranno:il giardino delle libertà,dell'uguaglianza,dell'umana dignità. Però perché gli uomini non sanno placarsi col sereno calore dell'affetto? Perché la sete di potere prevale sull'amore?E come possono sperare gli uomini pace e giustizia scatenando l'odio per imporre la loro impronta nel mondo?L'odio brucia tutto e lascia il resto di niente. L'opera di Enzo Striano è invito a lasciarsi trascendere dalla sublime bellezza dell'arte dello scrivere, a fermarsi a cogliere e coltivare i semi più preziosi che un animo umano possa offrire per consegnare ai bambini un possibile rigoglioso giardino dell'umano futuro.E oggi che la scienza è impegnata in tutte le sfere del vivere, perché non coltivare le Università dell'Amore dove indagare il cuore degli uomini alla ricerca degli anticorpi all'odio e al male del mondo?Se queste sono le domande e le grandi emozioni che il romanzo suscita nel lettore è proprio vero che della tensione del vivere della Pimentel resta niente e il resto di niente? Senz'altro la profondità di questioni,ad arte sollevate dal narratore, possono ancora dare senso indagatore alla storia nostra.

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    faffa

    19/04/2016 11.25.09

    Indubbiamente un capolavoro di romanzo storico ambientato nella Napoli della Rivoluzione Partenopea e con protagonista Eleonora-Lenor Pimentel Fonseca. Origini portoghesi, sangue nobilare, nata a Roma e trapiantata a Napoli che diventa la sua città, che le entra nel sangue fino a morire per lei ed in nome della libertà, dell'educazione del popolo dei "lazzari". Una donna coraggiosa, una donna a tutto tondo, impegnata nella cultura, nella politica, nell'amore, nel progetto repubblicano. L'autore del romanzo, E.Striano, è riuscito a ricreare l'ambientazione cittadina e a raccontare la complessità dell'animo di Lenor con abile maestria. Il romanzo, dunque, si fa leggere ... anche se non tutto di un fiato (ai tempi del liceo mi fu assegnato come lettura estiva e, a sedici anni, non riuscii a leggerlo integralmente; il mese di febbraio l'ho ripreso in mano, durante la gravidanza, e l'ho assaporato a piccoli bocconi).

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    angelo

    19/03/2016 15.58.48

    Ingredienti: una letterata nobile e determinata passata più volte dalla polvere agli altari, una città vitale e frenetica contesa tra borboni, francesi, inglesi e stato pontificio, un periodo storico ricco di fermenti dovuti alla rivoluzione francese, una battaglia persa in partenza e condotta da pochi per l'uguaglianza e i diritti di tutti. Consigliato: a chi cerca un romanzo storico ambientato tra le pagine minori della storia, a chi vuole un esempio di donna moderna, fiera e non sottomessa.

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    lucrezia

    13/10/2015 14.16.48

    Libro pescato a volo in libreria e lettura immediatamente rapinosa. Scrittura sapiente, una calamita come lo è stata anni fa la Yourcenar. Striano è un gigante ma pochi lo sanno.

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    Valentina

    04/09/2015 17.47.44

    Grandioso! Iniziato di malavoglia e con tanti pregiudizi per via delle lunghe descrizioni, durante la lettura mi sono appassionata a tal punto che sento la mancanza della protagonista. Commovente e rinvigorente: ti viene voglia di prendere esempio dalla protagonista.

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    Fabio74

    25/08/2015 14.48.07

    Romanzo che non conoscevo scritto da un autore che non conoscevo con protagonista una donna della quale non avevo mai sentito parlare;ora che ho letto il romanzo posso dire che ho molto apprezzato lo stile narrativo dell'autore e conosciuto la vita di questa donna eroina nella Napoli di fine 700';non do il massimo del voto solo perche'spesso ho dovuto interrompere la lettura a causa delle frequenti frasi in lingua francese che ahimè non ho studiato.Comunque consigliato a tutti,non solo ai napoletani.Ciao a tutti e al prossimo

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    Ulisse64

    01/08/2014 19.38.19

    Davvero non capisco perché questo romanzo sia tanto celebrato. Io lo ho trovato decisamente noioso e prolisso (poteva esaurirsi in 150 pagine). I suoi lati positivi sono le belle descrizioni e il fatto di darci un'idea del clima di Napoli prima e durante la Repubblica del 1799. Credo che la sua fortuna sia dovuta al fatto di celebrare un personaggio relativamente sconosciuto fino a qualche tempo fa e di sesso femminile.

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    Simone

    27/01/2014 13.51.26

    Eccezionale romanzo storico che ci riporta di prepotenza ai tempi dell'estemporanea repubblica napoletana del 1799, ispirata dagli ideali della rivoluzione francese. La protagonista è Eleonora Pimentel de Fonseca, poetessa e una delle prime giornaliste europee di sesso femminile. La narrazione, colorita anche da espressioni dialettali, scorre bene ed evoca vividamente la Napoli dell'epoca. A mio avviso è un romanzo da non perdere!

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    Gorgo

    31/08/2012 12.45.17

    Romanzo così ricco e compiuto da rendere difficile un'analisi dettagliata. Il segreto è l'eccezionale vitalità dei personaggi, dalla protagonista e da quelli storici a quelli inventati e a quelli minori: sempre persone in carne e ossa, dalle reazioni e parole imprevedibili. E sono tanti, diversi per carattere e tipo sociale; come tanti e vari sono i temi di cui S. sembra esperto: personalità intellettuali dell'epoca, cambiamenti della moda, tradizioni popolari, realtà materiale, oltre che figure ed eventi storici. Insomma, libro della piena maturità di un uomo dall'enorme esperienza di vita, di un intellettuale dal gusto antiquario e filologico (v. dialettismi e arcaismi, sintassi poetica), stanco delle ideologie e tentato dal nichilismo. E' un'altra caratteristica del libro: per quanto romanzo storico, è davvero figlio degli anni del "riflusso", gli '80, e degli anni '80 napoletani: diffida delle ideologie progressiste radicali - ecco la fortuna editoriale c/o Rizzoli e Mondadori, giunta ahimé postuma per uno scrittore stanco della marginalità - e sposa il fatalismo proprio della cultura popolare ma anche della musica, del cinema e della letteratura provenienti dalla Napoli di quegli anni, sempre meno folcloristica e violenta. Anche la posizione dell'autore su rivoluzione e progresso è incarnata nel personaggio storico di Vincenzo Cuoco, scettico, moderato (o almeno letto così negli '80). Ecco il limite del romanzo: la Fonseca Pimentel era molto egualitarista, colta e consapevole di quanto appaia nel libro, e in gioventù ancora più vicina alla corte e alla regina. Nel romanzo invece è controfigura dell'autore, tanto che l'impegno politico e xsino quello letterario sono costantemente svalutati o appaiono velleitari. E tuttavia anche la Fonseca Pimentel di S. risulta cmq personaggio vivissimo, realistico, tanto che il lettore (maschio) s'appassiona presto a tutto quello che la ragazza, la donna e l'intellettuale impara, fa, subisce, xfino nella vita coniugale.

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    Manuel

    21/07/2012 15.27.30

    Tre punti grazie a degli spunti notevoli, altrimenti due a causa delle descrizioni prolisse. un libro che avrebbe potuto essere di 250 pagine al posto di 400, anche a causa di ripetizioni (troppo spesso descrive il clima o i vestiti dei protagonisti). sicuramente consigliato ai napoletani.

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    Giò

    28/01/2012 13.36.06

    Storia ricostruita in modo affascinante dall'autore; bella anche l'immagine che emerge fuori della Napoli di fine '700. Vale la pena leggerlo.

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    FabioMit

    29/12/2011 10.52.59

    Un romanzo avvincente scosso da una moltitudine di aspetti. Coraggio, cultura, paura, sentimento, vergogna, resurrezione, pudore, stile, valore. La storia di una donna nobile che si barcamena nelle lande della società Napoletana dell'epoca. Un ambiente che all'inizio le è ostile, straniero e avverso, ma che col passare degli anni diventa parte di sè, si fa cullare dalle sensazioni, dai profumi, dalla vivacità che la solletica, si fa plasmare dagli avvenimenti, dal sogno della rivoluzione, dalle lotte cittadine vissute col sangue e col cuore palpitante. Una storia impetuosa ed istruttiva che ti scuote all'interno come i caldi fluidi del Vesuvio. Alta letteratura.

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    katanoce

    18/09/2010 21.28.51

    Per chi è nato al di sopra del Garigliano forse questo romanzo può risultare poco interessante, dovrebbe invece essere letto da tutti i napoletani o comunque da tutti quelli che appartengono all’ex regno delle due sicilie. La vita di Eleonora Pimentel Fonseca, per quanto avvincente ed interessante, è solo un ottimo pretesto per un escursus storico della seconda metà del settecento napoletano ed in particolare della cosiddetta “rivoluzione napoletana” del 1799. Il contrasto tra gli intellettuali napoletani ed il popolo è un elemento costante e portante del romanzo. La Napoli colta, cosciente delle necessità di rinnovamento di riforme, la Napoli cioè che avverte il dovere, agli occhi del mondo e della storia, di essere faro di un popolo “bambino” facendosi carico di cambiamenti epocali che non saranno mai concessi da un Regno debole in tutti i sensi. D’altro canto un popolo che non si rende conto delle sue condizioni, che già vittima di vessazioni ha paura dei cambiamenti e che ancora una volta si lascia soggiogare dalle voci false e tendenziose di preti bigotti e dallo strano fascino di un sovrano che sa vendersi bene, forse perché preferisce tollerare le intemperanze di un popolo povero e affamato piuttosto che provvedere alle sue reali esigenze.

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    Davide

    15/04/2010 00.14.48

    Un romanzo straordinario, ricostruzione perfetta della condizione socio-culturale della Napoli di fine '700, che rispecchia e chiarisce le ragioni dei problemi che tutt' ora noi del sud ci portiamo nel DNA, come un giogo che malgrado il passare dei secoli continua ad opprimerci. La rivoluzione è fallita, ma anche se la Repubblica Napoletana fosse continuata ad esistere, temo che il problema sarebbe comunque rimasto, in quanto la vera rivoluzione è quella della culturizzazione del popolo, altrimenti si rischia di cambiare padrone, ma non "destino". La maggior parte delle persone, infatti, si trova travolta dagli eventi senza capire nulla di ciò che gli succede; in tali condizioni a vincere non sarà mai la popolazione, ma "coloro" che sapranno manovrare, mediante demagogia e dialettica, le masse. Quindi non importa che tali manovratori siano nobili o borghesi, resta il fatto che l'aristocrazia continua a permanere travestita o ribattezzata: una volta la si chiamava Nobiltà, oggi si chiama Politica; il concetto non cambia. Chiudo la mia recensione con una frase tratta dal romanzo in oggetto, non solo perché mi ha colpito, ma soprattutto per la potenza con cui riesce a spiegare in poche parole il mio pensiero che in tale ambito ho cercato di esprimere, forse anche un po' semplicisticamente. “A Napoli la rivoluzione pochi la capiscono, pochissimi l’approvano, quasi nessuno la desidera”.

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    Giovanni

    31/03/2009 19.57.07

    Un romanzo meraviglioso, secondo me imperdibile

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    Teodolfo Gallucci

    18/04/2008 12.18.11

    Un classico dei romanzi storici: la vita di Eleonora Pimentel Fonseca, nobildonna portoghese protagonista dei moti intellettuali di fine ‘700, dà all’Autore l’occasione per descrivere l’atmosfera sociale della Napoli a ridosso della repubblica partenopea del 1799. I momenti di lettura più coinvolgente sono proprio quelli che vedono la città di Napoli protagonista vitale ed esplosiva nei suoi colori, sapori, odori e rumori, antichi eppur così attuali. La penna, brandita dall’Autore come un pennello, sembra tingere acquerelli di rosso fuoco, di giallo oro, di blu intenso. La città …”senza volerti insegnare nulla ti costringeva ad apprendere, fra banalità, segreti pregevoli”. Ed è, infatti, la strada ad insegnare il segreto di tutto: “Avevano ragione i Napoletani, che dai Greci antichi discendevano, quando, di fronte alla sventura, al dolore, borbottavano rassegnati: ‘accossì adda ì’, ben sapendo che nessuno, nulla modificano il corso delle cose”: il resto di niente, appunto. Ma Fatalismo significa Immobilismo? Pare proprio di no!…

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    massimoschettini

    30/12/2007 13.09.13

    romanzo storico interessante, specialmente per chi come me vive in questa citta' che gia' duecento anni fa' mostrava le sue quotidiane ma amorevoli contraddizioni.l'unica pecca forse e' rappresentata da troppi dialoghi in lingua francese, ma comunque lettura godibilissima!!

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    ant

    01/11/2007 22.25.52

    Vanno di pari passo sia i racconti personali della protagonista, che il romanzo storico; e sono interessantissimi tutti e due

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    stefano

    05/09/2007 22.53.55

    un buon romanzo, una prosa scorrevole, una storia interessante. Purtroppo la narrazione conosce troppi rallentamenti e l'uso, appropriato ma esagerato, del dialetto napoletano e del francese ostacolano la comprensione di certi passaggi. I personaggi, nonostante le 400 pagine, rimangono solo abbbozzati. la storia inzia dopo pagina cento e delle prime trecento pagine forse ne sarebbero state sufficienti la metà. il film che ne è stato tratto è un patetico ed incomprensibile bignami del libro.

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    rossella

    05/03/2007 15.46.31

    Libro unico. In piu' parti mi ha commosso. Voto massimo!

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