Revolutionary Road

Richard Yates

Traduttore: A. Dell'Orto
Curatore: A. Lombardi Bom
Editore: Minimum Fax
Collana: I Quindici
Anno edizione: 2009
Pagine: 457 p., Rilegato
  • EAN: 9788875212025
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Recensioni dei clienti

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    Gabriele

    16/03/2016 10:43:00

    Bellissimo libro, ben scritto e gradevole alla lettura. Non sconvolgente, non rivoluzionario, non turba l'animo. Semplicemente gradevole e graziosa lettura e letteratura. Storie comuni, vita reale, poca fantasia. Ottimo passatempo per qualche ora di relax. Cioè il lettore perfetto di questo romanzo in definitiva è proprio il personaggio tipico di questo romanzo, il borghese americano del Novecento.

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    Alessandro

    17/08/2015 10:30:24

    Una giovane coppia americana improntata a vivere su luoghi comuni ,circondati dalle illusioni che crescono giorno dopo giorno,arrivando al punto fermo dove non si può tornare indietro.

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    Mirko

    01/06/2015 11:33:41

    Un libro ben scritto, che si legge volentieri e ancora molto attuale, nonostante i tanti anni dalla sua pubblicazione. La descrizione senza speranza di una borghesia americana confusa e disperata, una lettura sconsigliata a chi è in cerca di storie positive e buoni sentimenti.

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    PROT

    04/03/2015 14:49:03

    Un libro indubbiamente interessante e ben scritto, anche se in qualche momento stenta... vale comunque la pena di essere letto

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    Eloina

    10/11/2014 17:34:49

    Magnifico

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    Carla

    27/08/2014 15:03:56

    Bel romanzo. Coppia. Anni cinquanta. Un autocompiacimento continuo nel riconoscersi antiborghesi, sentendosi sempre un gradino più in alto degli altri, amici, vicini, colleghi. Eppure questa coppia e' lo stereotipo della vita borghese: la casa fuori citta, il lavoro d ufficio, la segretaria come amante per lui e per lei il giardinaggio, l accudimento dei figli e della casa. Sognano ed aspirano ad ideali inattuati per distogliere la loro attenzione da se stessi, dal loro rapporto privo di amore. E' di lei l idea romantica del trasferimento a Parigi, sarà lei a morire pur di non scoprire se stessa. Lui e' un coprotagonista, sempre un po distaccato dal quadro principale, quasi uno spettatore illuso di essere il motore dell azione di tutta la scena. Ma, non lo è. Perfettamente descritto l animo dannato dei personaggi nonostante la berlina sul vialetto d'ingresso lastricato a nuovo.

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    Federico Iannetti

    18/07/2014 20:25:32

    Se amate la letteratura italiana del '900 oppure quella russa, insomma la letteratura europea non leggete questo libro. Un inutile racconto senza profondità alcuna, luoghi comuni a iosa, volgarmente la classica americanata, brutta. Ma che analisi sociologica, questo libro può andar bene come appendice alla settimana enigmistica. Meglio, cento volte meglio Truman Capote, tanto per restare fra i giornalisti. Stroncato!

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    Gianni F.

    21/04/2014 22:24:01

    Un capolavoro! Uno scrittore sontuoso e stranamente poco popolare. Un ritratto impietoso e realistico della piccola borghesia USA degli anni 50. Una storia "senza sconti", triste con un finale straziante, ma che, come nel bellissimo "Undici solitudini", ci propone un grandissimo scrittore

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    tenca 46

    14/02/2013 11:05:21

    Ho letto questo libro circa un anno fa. Non ricordo se qualcuno me lo ha consigliato oppure se ho letto qualche recensione che mi ha incuriosito. Non ho visto il film. Devo dire che, considerando le opere da me lette di letteratura moderna (dopo il 900),ben pochi libri mi hanno coinvolto come questo.Non ho la presunzione (per carenze culturali) di poter dare giudizi assoluti, ma a mio modesto parere, si tratta di una grandissima opera che tutti coloro che amano la letteratura romanzata dovrebbero conoscere. Questo autore non ha forse ricevuto, in vita, la considerzione che il genio della sua opera merita.

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    umberto

    06/06/2011 21:17:42

    Una famiglia, una comunità, una società, vivisezionati con fredda e crudele lucidità; c'è una frase, raggelante, che racchiude in sè tutta l'opera (pag. 409): "Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia". Grandissimo libro.

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    armando

    07/04/2011 15:42:21

    Consigliatissimo. Bello, veloce, spietato. Non so se il libro, come dicono altri commentatori prima di me, difetti di quelle caratteristiche di originalità che ne avrebbero fatto, se le avesse avute, un autentico capolavoro della letteratura. Ma a ben vedere, tutto ciò non mi interessa nemmeno. Quando un Autore è capace di indagare gli aspetti più reconditi della natura umana, di mettere a nudo le nostre debolezze, di dipingere un affresco così nitido della vita, per me tanto basta perché sentirmi obbligato ad un eterno rispetto e ringraziamento .E così in effetti è per questo bellissimo racconto di Yates.

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    Massimo F.

    12/11/2010 18:16:27

    Lucido e potente: uno spaccato - ai limiti del cinismo - di una societa' inquieta ed inquietante nella sua tranquillita' borghese. Psicodramma centrato sulla crisi di nervi di coppia, scritto molto bene, contiene dei siparietti caustici sul tessuto socio-relazionale americano anni 50 davvero godibili e che fanno pensare (su tutti il quasi irriverente non-dialogo dei coniugi Givings delle ultime 6 pagine). Non un capolavoro assoluto, ma sicuramente da leggere.

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    Michele Testa

    15/05/2010 18:49:10

    Un'opera prima. Un romanzo con molteplici piani di lettura, che dà adito a mille interpretazioni. Non c'è una parola che non sia vera in tutto il testo. Il mondo americano degli anni '50 sviscerato in tutte le sue contraddizioni. «Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa»: questo il giudizio di Tennessee Williams su Revolutionary Road. Quanto a me, mi sono innamorato di April Wheeler. E' solo per poco che non balza fuori dalle pagine del libro...

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    Fosca

    03/04/2010 18:17:39

    Non si riesce a capire chi sia il "buono" tra Frank ed April. Quello più protagonista del romanzo è senza dubbio Frank, ma April è la personalità più complessa, con la sua odiosa lunaticità, il suo mettere in bocca agli altri parole che non hanno detto, il suo non sapere che cosa desidera veramente, il suo isterismo. Frank è invece l'uomo che dall'esterno sembra perfetto - solo i suoi vicini di casa riescono a capire che la sua è solo una maschera - che in realtà tradisce la moglie e non riesce a conciliarsi con la sua vita. Leggere questo libro è come guardare un film di Woody Allen, perchè è tutto basato sulla psicologia e anche talvolta l'inconscio dei personaggi, protagonisti e non. o saprei dire perchè questo libro mi abbia ipnotizzato dalla prima pagina e come io abbia capito dalla decima che sarebbe entrato nella moa top ten, ma è stato esattamente così. Sono semplicemente FELICE di aver letto questo capolavoro.

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    silvia

    28/03/2010 17:46:13

    Ho letto questo romanzo incuriosita dal film omonimo, li ho trovati entrambi molto validi. La limpida prosa di Yates riesce ad esser essenziale e al contempo carica di particolari e di significato, è una storia divertente pur essendo drammatica in cui si parla essenzialmente di libertà e di ipocrisia

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    Denebola

    13/01/2010 12:21:49

    Davvero desolante l'umanità ritratta da Yates in questo magnifico libro.Frank è credo uno dei personaggi più odiosi mai inventati:ossessionato dalle apparenze,ipocrita di prima categoria e più vuoto che mai.April è un po' meglio:almeno lei davvero"ci crede",davvero se ne frega del giudizio altrui,davvero vorrebbe una vita diversa;peccato sia così fragile e priva di concretezza da non riuscire a sostenere i propri sogni e riconoscere chi davvero può(e vuole)aiutarla a realizzarli.Il loro dramma credo sia avere una idea stereotipata di anticonformismo,che consiste nel fare una vita"fuori dagli schemi",mentre il vero modo per distinguersi è(a mio parere)credere davvero in ciò che si fa,restando fedeli a se stessi:si può essere buoni genitori senza essere per forza stucchevoli;si può mantenere la famiglia con un lavoro che ci piace, attraverso cui si possa sentire realizzati.Alla fine,il personaggio migliore,più pulito,risulta essere paradossalmente John Givings,il malato di mente.Non so se il realismo di questo romanzo dia spazio a un vero e proprio messaggio;ma in conclusione vi aleggia una specie di monito:come ha detto Richard Ford nell'introduzione,noi non siamo i Wheeler...ma attenti,potremmo sempre diventarlo.

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    Vittorio Caffè

    10/09/2009 12:32:08

    Romanzo ampiamente sopravvalutato. Negli anni Cinquanta in America di scrittori come Yates ce n'erano a decine. Erano autori di best seller di qualità, bravi artigiani, capaci di costruire una storia avvincente ma non molto originali (in realtà buona parte delle loro tecniche narrative e tematiche venivano direttamente dal romanzo dell'Ottocento, con una spolveratina di primo Novecento). Se vogliamo dire che questo è un romanzo ben confezionato, ok. Se vogliamo dire che è un ritratto dell'America anni 50, è vero, ma ce ne sono di molto più interessanti e profondi. Se vogliamo gabellarlo per chissà quale capolavoro della letteratura statunitense, siamo sulla strada sbagliata. Il gran parlare di questo romanzo dipende dal fatto che ne hanno tratto un film, che è stato elogiato da un altro scrittore americano di maggiore levatura, e soprattutto dal fatto che oggi si legge poco, per cui si tende a pensare che un prodotto di buon artigianato sia un'opera straordinaria... cosa che non è. Ha fatto bene un altro recensore a citare Fitzgerald; se questo è un grande scrittore, Fitzgerald chi è? Il messia?

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    alessandro.73

    03/09/2009 00:59:56

    Sensazionale. Yates sembra ricreare una tragedia greca in chiave moderna, delineando una trama chiara e semplice, arricchiata di personaggi pieni e ben delineati. Personalmente colpisce al cuore. E ferisce in un modo unico.

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    vale

    24/08/2009 13:13:04

    se voleva trasmettere angoscia, ci è riuscito. anche troppa, secondo me. una vita immersa nell'alcool e nel fumo, e nel disamore verso se stessi, verso il partner, verso la vita tutta. pare che da una situazione come quella dei wheeler non si possa uscire, se non pagando un prezzo altissimo. ma io voglio credere e sperare che ogni persona, anche se ha un trascorso di famiglia d'origine assente o pesante, possa mettere in atto qualche comportamento per venire fuori da situazioni stagnanti, o per restarci, se quelle situazioni le vanno bene. le infinite e violente discussioni fra april e frank sono quasi fini a se stesse; trovo che april sia, tra i due, la più pesante da leggere, eppure è lei che persegue la sua mèta con tragica determinazione; frank suscita maggiore simpatia, ama sua moglie, sembra in fondo perfino affezionato alla sua realtà, benché a molti una simile realtà possa non piacere: però riesce a realizzare la sua vera aspirazione solo 'indirettamente', solo 'a rimorchio' del gesto disperato di april; lei, anche se a tratti è insopportabile, ha il coraggio di urlare e fare di tutto per mettere in atto il suo desiderio di fuga; lui è più reale rispetto a lei ma anche più piccolo, anela a restare dov'è ma non osa nemmeno dirlglielo. credo che ci vogliano fantasia ed abilità e profonda conoscenza dell'animo umano per scandagliarne così a fondo certi aspetti; se fosse solo per questo dovrei dargli un voto più alto; ma è un libro che non rileggerei, perché per me è stato davvero pesante avanzare tra pagine e pagine di masturbazioni mentali dei due; alla fine la tragedia è quasi liberatoria, è tremendo dirlo ma almeno in questo modo qualcosa si è finalmente mosso, nelle loro vite, oltre ai pensieri che girano su se stessi senza respiro.

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    Monial

    02/08/2009 11:35:58

    Triste, ma bello. Ottima la scrittura. Leggetelo.

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È come un dramma recitato in uno squallido teatro parrocchiale, la storia dei Wheeler. è la storia di due trentenni americani che negli anni Cinquanta vivono alla periferia di New York. Una coppia che ha vissuto soltanto l'eco dei ruggenti anni Venti e che ne porta addosso i graffi: l'ambizione frustrata e il fallimento traspaiono da ogni gesto, colano dagli specchi deformati della loro casa piccolo borghese.
è Richard Yates, nel 1961, a dare il via alla disillusione americana, pubblicando un romanzo che presto diventò un cult per un'intera generazione di scrittori, Carver in testa. Pubblicato per la prima volta in Italia da Garzanti nel 1964, con il titolo I non conformisti, nel 2003 è stato riproposto da Minimum fax e ora la casa editrice romana lo ristampa in una nuova veste editoriale e con la prefazione di Richard Ford. Ed è proprio scorrendo le righe scritte da Ford che si comprende il motivo per cui anche Hollywood, a distanza di quasi sessant'anni, abbia riscoperto il talento letterario di Richard Yates, lanciando un film, intitolato appunto Revolutionary Road, che si annuncia come un successo clamoroso.
Una contemporaneità disarmante, quella di Yates, uno scrittore capace di cogliere le nevrosi di una società che si compiace della propria immagine, pur essendo perfettamente cosciente dalla propria ipocrisia. Frank e April, i giovani protagonisti del romanzo, sanno perfettamente di essere stati risucchiati all'interno delle dinamiche perverse della middle class americana, e sanno anche che i fasti e gli slanci de Il grande Gatsby sono lontani dagli insulsi aperitivi che trangugiano in compagnia dei vicini. Sono l'ombra dell'immagine del mito americano di quegli anni, della famiglia bianca, mononucleare, che cerca la propria affermazione all'interno del nascente capitalismo avanzato, ma che trova soltanto la violenza delle aspirazioni represse.
Il lavoro, in un vecchio stanzone male illuminato in cui cento impiegati sono separati da sottili pareti divisorie; il viaggio in treno verso casa, insieme a frotte di pendolari; il vialetto di una casa bianca, plastificata, igienizzata, il tutto accompagnato da un sorriso blando, vari bicchieri di Martini e una quantità imprecisata di sigarette. La loro più grande ambizione, quella di mollare tutto per andare a vivere a Parigi con i loro due figli, si infrange di fronte all'inettitudine della vita quotidiana, all'incapacità cronica di affrontare tutto, la passione come la noia, lo slancio e l'apatia.Attraverso una serie di immagini sovraesposte, in cui l'attenzione per i movimenti impercettibili, le smorfie, i riflessi incondizionati esprime un uso quasi pornografico della penna, Richard Yates trasmette tutto il disagio dell'Occidente. Lo fa in tempi non sospetti, cioè quando il modello americano iniziava ad essere esportato in tutto il mondo, ma ritorna prepotentemente attuale in questi giorni, quando nessuno dubita degli effetti virali di quel modello, quando neanche la scrittura sontuosa di Yates, è capace di riscattarlo.