Traduttore: G. Guglielmi
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: XIV-271 p., Brossura
  • EAN: 9788806186821
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    01/11/2017 07:59:28

    Il terzo lato del massacro. Un treno messo su alla buona che sferraglia verso il Sud della Germania, lo sforzo verso una possibilità di salvezza:"...gente imbarilata...tsciutt...tsciutt...noi lì dentro quei vagoni, noi tre e Bébert, nella mucchia di ste donne baltiche...nel loro mesci mesci di culoni, meloni...braccia e capelli aggrovigliati e incastrati...di modo che non possano mica buttarci fuori...". La morte è ospite fissa, la mazziera costante, improvvisa e lenta nelle sue visite; scende dall'alto in forma di bombe a dilaniare le terre nemiche e gli sfondi sotto lo sguardo sono autentici rosari di rovine, pedine di un caso che non distingue bambino da adulto, vecchia da partoriente. Céline ti lega alla pagina con presunzione umilissima, sapienza che azzittisce ogni cosa intorno e può solo obbligare a una devozione totale. Si deve avere la forza di riconoscergli, a fine lettura, la grandezza d'aver messo in piedi, attraverso l'epica giostra del nonsenso, della vita solcata dai più tragici assurdi intuibili, del limite che nessun umano avrebbe potuto sostenere, uno dei più grandi affreschi letterari mai concepiti: "Sono il più grande scrittore del mondo...accanto a me esiste niente!...solo che ciarlatani e farfuglioni...cacografi grotteschi...Mi hanno svaligiato abbastanza...portato via tutto...venduto ai robivecchi e alle sale asta! Puttana se ho dato!". Dal mio piccolo tavolo dove adesso dimora la potenza incredibile di questi tre urli, io dico che è la verità. Chiunque ami la vera letteratura non può fare a meno di tuffarsi in quest'opera somma, stupendamente lucida nei suoi stenti diretti, commovente come la pietà dentro il non ritorno, la maschera del Novecento intero conficcata sotto zolle di morte: "Se dovessi rispondere a tutte le stronzerie...le fandonie delle gazzette e le lettere,ci passerebbe tutto quanto mi resta da vivere". E' così, e da lettore rilancio: immergetevi in queste acque uniche, ne uscirete scioccati, e migliori. Céline è un Dio.

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    roberto

    25/01/2013 16:35:33

    Non ho letto la trilogia e di Celine avevo letto solo il classico Viaggio al termine della notte. Si conferma, se mai ce n'era bisogno, lo straordinario talento di questo autore. Uno stile crudo, scarno e brutale, in grado di esprimere concetti profondi in modo fulminante. Felice chi puo' godere della lettura in originale, anche se la traduzione mi pare di ottima qualita'.

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    Michael Moretta

    04/01/2013 14:29:35

    Ultimo libro della " Trilogia del Nord ", Rigodon racconta il viaggio di Céline, Lili e Bebert da Zornhof alla capitale danese Copenaghen. Lo stile è il solito di Céline, ma in questo libro, più che negli altri secondo me, ci sono molte più riflessioni personali, che vengono ad interrompere e ad intromettersi nel racconto del terribile viaggio dei tre attraverso la Germania bombardata dagli aerei inglesi e braccata dall'esercito russo. Queste riflessioni vertono principalmente su un pericolo cinese che Céline vede avvicinarsi ( i cinesi a Brest dice lui....) e sulle considerazioni riguardo alla razza bianca, che lui vede essere dominata nel futuro da quella gialla e da quella nera. Da questi pensieri, uniti ad altre fatti in altri libri, alcuni hanno dedotto una visione razzista del mondo da parte di Céline. A mio modestissimo parere tutto questo va contestualizzato e visto attraverso le lenti di questo fantastico scrittore che ha vissuto un dramma che nessuno può capire se non ci si è trovato immerso. E poi Céline è così, e va giudicato per la sua scrittura, il suo stile, la sua grandezza e non per le sue idee. Di questo libro mi rimane senza dubbio impressa la figura di Bébert, il gatto adottato dai coniugi Destouches, dono di La Vigue ( che in questo libro abbandona i tre per dirigersi verso Roma ). Gli occhi di Bébert sono quelli di Céline...di un essere che guarda in silenzio una parte di mondo distrutta dall'odio e da idee assurde. Mi rimane inoltre impressa l'epopea di questi tre attraverso stazioni di treno in fiamme, attentati scampati di un soffio, astuzie, furberie per salvare la pelle. Ad Amburgo ai tre si aggiungono dei bambini con problemi ( cretini bavosi li chiama lui....) tutti riusciranno a mettersi in salvo su un treno della croce rossa svedese....ma i coniugi Destouches non perdono mai la diffidenza e sospettano di tutto e tutti, ed i fatti purtroppo daranno ragione a questo atteggiamento. Altra perla di Céline, libro di indubbio valore.

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    Destouches

    05/10/2011 17:20:29

    Opera conclusiva della Trilogia del nord, Rigodon è nettamente inferiore a "Da un castello all'altro" e a "Nord". La storia, basata sul viaggio ferroviario nella Germania in fiamme per raggiungere la Danimarca, è poco interessante e ripetitiva, soprattutto se confrontata con gli altri libri della Trilogia. Solo l'incontro con i bambini anormali (definiti "bicefali cretini bavosi") aggiunge quella sana dose di elementi cinici e grotteschi in grado di risollevare il racconto.

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    davide ruffini

    03/12/2007 12:37:54

    Ho scoperto Celine su un'enciclopedia,mentre cercavo un'altra voce.la scoperta c'è stata anni fa,ma da allora in avanti(ed io sn studente di lettere)non ho mai sentito nessuno parlarne,nemmeno per sbaglio...nulla.l'epurazione dunque.epurazione inammissibile di un autore che insieme a pochi altri e certamente forse con gli esiti più riusciti e potenti ha saputo rivoluzionare la lingua,la sua comunicabilità,la sua esperienza.la sua prosa trasuda tutta la vita ,non c'è punto che il suo genio non vada a pescare,toccare,penetrare.Se con il Viaggio e con Morte a credito,Celine era diventato il grande outsider e fenomeno della letteratura francese(e mondiale)certo con le opere della ''vecchiaia''la famosa Trilogia del Nord,di cui Rigodon è l'ultimo tassello,mbè Celine diventa a mio avviso l'autore più spiazzante ed esplosivo che possa essere letto e che possa essere stato partorito.Rigodon è un non-romanzo che prende l'andamento di una nave che solca il mare,mai calmo,mai domo,a volte in balia delle onde,terrorizzato ma incazzato,esagerato ed incatenato dalle tempeste,dalla storia,dalla vita...dall'odissea che sta vivendo.lo stile di questa opera è decisamente disarmante,la sua carica è talmente impressionante che esplode di continuo,ed è la vera ragione della sua eccezionale vitalità. è il nulla che prende forma nella materia di quest'opera a darle peso,quest'opera dove per l'appunto si avanza o si indietreggia a tentoni e ciò che conta è in fin dei conti arrivare a Nord,avere una fissazione e salvare la pelle,per quanto in fin dei conti valga... poiché,come recita l'ultima frase,d'altronde ''più niente esiste''.

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    Vincenzo

    02/08/2007 10:02:00

    Ferdinand, Ferdinand ... leggendo Rigodon si è subito trasportati in questa Odissea; bombe al fosforo, cadaveri marsciecienti, bambini resi orfani dalla guerra, piccoli grandi trucchi per sopravvivere, bombardamenti a tappeto della RAF che come in un terribile videogame, sceglie con sadismo i suoi bersagli quotidiani. Un ritmo incalzante e una tensione crescente. Ti viene voglia di stendere un braccio per aiutare Ferdinand nella sua impresa, ma anche per coprire il suo terribile racconto. Le tremende immagini di distruzione entreranno in profondità nel Vostro animo, così come la voglia di vivere, di cercare una nuova vita. Senza grandi speranze o illusioni. Non ci sono santi nè eroi, nè una Terra Promessa: solo Uomini. Stai giù Ferdinand, ti vedono, sono pronti a tradirti! Geniale Celine, anche in questa Sua ultima opera: geniale nel rievocare i ricordi, geniale nel denudare gli ipocriti Resistenti di un tempo e nel fustigare una razza di traditori e trasformisti attirati solo dal denaro e dal bell'apparire. A lui basta solo vivere. Quale enorme tragedia sia stata la distruzione delle tue opere, oltraggio più estremo della cancellazione stessa delle lapidi dei tuoi genitori. Tanto odiato Celine, quanto ci manchi..

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    Pietro Ferrari

    30/07/2007 09:41:28

    Un altro Voyage: nel ricordo della notte della Germania devastata dalla furia dei bombardamenti alleati. Danza macabra fra macerie riarse, ferraglia contorta, cadaveri imprigionati nel bitume delle nuove Pompei, scatenate questa volta dalla mano dell’uomo. Il termine della notte è la fine dell’Europa. “Rigodon” non è solo il capitolo conclusivo dell’opera – e della vita – di Céline: è il certificato di morte di una civiltà. Di cui sopravvive, oggi, nient’altro che un pallido simulacro.

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    ANDREA

    18/07/2007 14:09:11

    Grande romanzo, che andrebbe letto, però, in sequenza con "Da un castello all'altro" e "Nord". Lettura non facile, soprattutto per i passi in cui Celine esterna le sue recriminazioni ed espone una qualche autodifesa per le posizioni razziste che aveva assunto negli anni della guerra e precedenti. Ma grande scrittura, anzi, grandissima

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Torna, in edizione economica, l'esemplare traduzione di Giuseppe Guglielmi dell'ultimo romanzo di Céline, di cui lo scrittore concluse la stesura alla vigilia della morte, il 30 giugno 1960. Il titolo rimanda a due diversi significati: nel linguaggio della balistica, corrisponde a un colpo andato a segno; in quello della danza, a un passo tradizionale con il quale non si procede né avanti, né indietro. Vi possiamo ravvisare un'allegoria della narrazione céliniana, che non fallisce il suo bersaglio, vale a dire la realtà, pur non procedendo mai in linea retta e non adottando mai una direzione univoca. Con Rigodon si chiude la Trilogia del Nord, dedicata dallo scrittore alle sue peregrinazioni attraverso l'apocalittica Germania hitleriana in disfacimento. Da un castello all'altro (1957), la prima sezione, rievocava il soggiorno a Sigmaringen, nella cupa cornice del governo di Pétain in esilio; Nord (1960), la seconda, si incentrava sul racconto di un soggiorno nelle campagne del Brandeburgo, tra l'ossessione della fame e la speranza, per lungo tempo impossibile, di poter finalmente partire alla volta della pacifica Danimarca. Proprio il lungo e accidentato viaggio verso Copenaghen, tra città bombardate e stazioni in fiamme, sta al centro della narrazione di Rigodon, definito con humour dallo stesso Céline "una divagazione attraverso un paesaggio". Protagonisti, tra una folla di grottesche comparse, lo scrittore stesso, la moglie Lili e il loro gatto Bébert. Opportunista e di pessimo carattere, ma di una fedeltà e di un'astuzia a tutta prova, Bébert è il personaggio più seducente di questa cronaca visionaria: alter ego evidente di un romanziere che si racconta attraverso i suoi silenzi e il suo sguardo straniante sulle follie di un'umanità che precipita inconsapevole verso il nulla.   Mariolina Bertini