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Nicola Gardini

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Pagine: XIX-323 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788806195939
Intitolare Rinascimento (al singolare) un panorama della storia letteraria italiana fra la metà del Trecento e la metà del Cinquecento, da Petrarca a Guicciardini, significa aver fiducia in una "cultura" ben definibile, localizzabile e unitaria, che appunto all'etichetta indicata dal titolo si riferisce. Sull'unità e sulla geografia esclusivamente italiana del Rinascimento l'autore (che insegna a Oxford) insiste molto e non a caso difende l' interpretazione di Jacob Burckhardt contro le critiche del grande storico olandese Johan Huizinga. Il bel libro di Gardini, d'altra parte, sembra svolgere tacitamente uno spunto dello stesso Huizinga ("In realtà la storia non fornisce mai altro che una certa rappresentazione di un certo passato, un quadro comprensibile di un frammento di passato") e riesce a descrivere con esattezza una serie di esempi significativi: autori e opere che hanno indicato la via alla "riforma dei saperi" e all'"ideale enciclopedico" incarnati dal Rinascimento.
Il volume non si presenta dunque come un quadro complessivo, ma piuttosto come una serie di sondaggi condotta per generi letterari e campioni esemplari, ogni volta "descritti" (appunto) nei loro elementi più innovativi. Così altrettanti capitoli sono dedicati alla filologia, alla storiografia e all'autobiografia, mentre la conclusione si concentra sul problema fondamentale del rapporto con i classici e dell'imitazione letteraria. Quando esamina i generi, tuttavia, l'autore non rinuncia a un'interpretazione complessiva che componga in figura organica gli innumerevoli frammenti della cultura quattro-cinquecentesca. E sottolinea il rapporto privilegiato con il tempo, ovvero l'"ossessione temporale" che attraversa il Rinascimento, cominciando dal legame fondatore con gli antichi: "Un pensiero che si è impegnato con spasmodica dedizione a salvare, a ricordare, a tramandare; un pensiero malinconico che ha scoperto la nostalgia e il rimpianto ma ha compiuto sforzi titanici per ricomporre la disintegrazione, per trasformare la perdita in ritrovamento, il lutto in gioia". Questa chiave di lettura, per certi aspetti un po' troppo generale, suggerisce peraltro alcune brillanti proposte su singole opere; come quando Gardini mette in rilievo il tema dell'oblio nell'Orlando furioso (il "libro maggiore del Rinascimento") e al tempo stesso sottolinea la presenza nel poema delle stesse "preoccupazioni" e "quesiti morali che pungolano gli storici", in un confronto anche teorico fra poesia e storiografia.
L'idea di un Rinascimento come cultura della ricomposizione, all'insegna di un passato ritrovato oltre il disfacimento operato dal tempo, permette anche di riformulare il tradizionale dibattito fra imitatio e varietas, fra la proposta di pochi modelli ben codificati e quella di una più larga scelta formale o tematica. Per Gardini, infatti, la "diversità" è anche "pericolo", "minaccia della confusione", "voce di un'altra mentalità": incarnata dai Ricordi di Guicciardini con il loro elogio del particolare e del casuale, essa indica la fine di un'epoca disintegrandone l'ideale ("la totalità primeva") in una nuova cultura del "frammento". Certo, come ogni schematizzazione anche questa semplifica un poco i dati della realtà (si potrebbe parlare di "Rinascimenti" e non di "Rinascimento"), ma l'autore la presenta con grande finezza ed efficacia anche didattica.
Rinaldo Rinaldi