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Il San Michele a Ripa Grande racchiude in sé due secoli della storia economica di Roma; il suo esempio come centro di produzione consolidò la tendenza nella capitale a trasformare centri di assistenza di proprietà dello Stato in opifici pubblici, come in buona parte dell’Europa avveniva da oltre un secolo. Ogni vicenda politica che ha interessato Roma nel lungo periodo di due secoli ha coinvolto la vita economica del San Michele, intaccandone anche la continuità d’esercizio; nonostante ciò, il governo pontificio non ha mai rinunciato a sostenere con qualsiasi mezzo la realizzazione del progetto, perché, dal suo successo, sarebbe dipeso il buon risultato di tutte le iniziative pubbliche che erano in esso contenute. Da quelle per migliorare la qualità dell’assistenza ai poveri e agli invalidi, a quelle che rientravano nel programma di crescita culturale e professionale degli alunni fino alle iniziative rivolte a promuovere un moderno sistema di organizzazione del lavoro. Il San Michele ha rappresentato la grande lotta dello Stato contro la mendicità, ma ha rappresentato anche la battaglia dello Stato contro la stagnazione produttiva della capitale. Come struttura assistenziale ha assicurato il ricovero a tutti i bisognosi, come struttura produttiva ha costituito la grande occasione per sperimentare a Roma il nuovo modo di produzione legato agli schemi della manifattura; con le sue botteghe ed i suoi laboratori ha creato capitale umano sia per le occasioni interne all’istituto sia per quelle che si potevano presentare sul mercato del lavoro cittadino; con le sue scuole di arti liberali ha formato tanti giovani alla cultura, ma soprattutto, attraverso il lavoro e l’istruzione, ha garantito a quei giovani il minimo necessario per vivere una vita fuori dell’istituto di assistenza.
Roma, Viella Ed. 1996,cm.17x24, pp.216, brossuraCollana I Libri di Viella,7.
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