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Eugenio De Signoribus

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
Pagine: 140 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811632016

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    Massimo Sannelli

    12/04/2005 18.28.43

    Chi si è rinchiuso in una fortezza o in un bunker (o in una specie di Purgatorio) per non essere rinchiuso in un Lager (ma ne ha ben presenti i “camini stretti”) non può non avere, insieme, un’infinita disperazione e un’infinita speranza nei confronti dell’uomo (e del popolo: le occorrenze di questo lemma nei percorsi di De Signoribus mostrerebbero una tensione civile molto alta, quasi metafisica, come a p. 122, ad esempio: “ecco: non troverò il mio popolo salendo, / mi lego a voi dispersi del tempo”). Se vox populi vox Dei, il ricorso al coro nella sezione VII si lega sia all’impianto letterario del libro sia alla sua speranza “esternante”. Prima del congedo-deviazione iniziano a parlare alcune voci plurali, come se il “principio del giorno” le accettasse solo in una zona liminare, quasi uscendo dall’evocazione interna-interiore del libro. E’ il caso del Coro terzo, a p. 116: “dalle ombre delle fonde zone / dai venienti dai camini stretti / dopo i fuochi della vitamorta / ti giunga la fraterna voce // dove vince il grido dei bambini / dove tocchi la pietà dei vecchi / casa per casa, ora per ora, / la città morente è già risorta”).

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