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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 238 p. , Brossura
  • EAN: 9788806173159

Recensioni dei clienti

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    Alessia

    21/09/2011 22.39.35

    Forte. Un libro che fa male. Leggendolo si prova di tutto: schifo, rabbia, odio, compassione, dolore. Forse si vorrebbe un finale diverso, una conclusione "giusta", ma può la nostra giustizia espiare le colpe di questo povero mostro e dare a noi una piena soddisfazione? Tante altre sono le domande che restano senza risposta.

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    Severo

    05/01/2011 21.04.43

    Incuriosito dall'imminente uscita del film con Accorsi, Mastandrea eccetera, ho acquistato il romanzo di Massaron e ne sono rimasto assolutamente entusiasta. I tre piani narrativi sono condotti con penna magistrale, salta all'occhio la differenziazione del linguaggio a seconda che siano i bambini, gli adulti o il terribile medico a "parlare". Non lo paragonerei né a King (se non, tangenzialmente, al King di "Stand By Me") e tantomento ad Ammaniti, con il quale non vedo proprio alcuna somiglianza di stile.

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    paola

    07/05/2008 09.56.55

    Gratuitamente malvagio, mal gestito, di un aberrante realismo all'inizio (tanto che lo avevo mollato ma non me ne liberavo e così, anche sulla base delle buone recensioni ho fatto lo sforzo di riprenderlo) e di una sfrangiata inconsistenza alla fine. Da non leggere.

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    chiara

    07/02/2008 14.35.53

    Divorato in poco meno di 5 ore, questo libro è stato una scoperta fenomale, cosi' come il suo autore, fin'ora (chiedo venia) a me sconosciuto. Non è soltanto la storia, cattiva, a catturarti: non sono solo i suoi personaggi, coraggiosi e umani, ad affascinarti. E' il contorno che non leggi, ma che sorprendentemente vivi, a farti decidere l'inammissibilita' del chiudere il libro prima di averlo terminato. Su due piani temporali separati, la Milano attuale e la Milano di circa 30 anni fa, viene raccontata e ricordata una terribile storia, no, non una storia, una realta' malvagia, la realta' di una mostruosita' ahinoi sempre attuale vissuta da 2 bambini (poi adulti, persi e poi ritrovati) che all'ombra di uno spaventoso quanto fascinoso deposito di rottami, spettatore dei loro infantili giochi, in una torrida estate hanno affrontato, e vinto, con tutte le paure conseguenti inevitabili, ma soprattutto con tutto il coraggio incosciente che solo a quell'eta' si puo' avere.

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    luca bidoli

    25/10/2007 11.30.36

    Non griderei al capolavoro, questo no. Ma ad un buon libro che si legge con piacere, scritto bene, con una storia che alla fin fine coinvolge,con naturalezza e una certa dose di necessaria prevedibilità.

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    Gabrio

    04/07/2007 12.59.58

    A mio avviso questo libro è un vero e proprio capolavoro. chi è contrario non ha che da mandarmi una mail e sarò più esaustivo. chi non l'ha ancora letto corra subito a comprarne una copia, meglio due così una la si regala.

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    Luciano

    19/09/2006 15.51.15

    Premesso che sono un pessimo lettore (...spesso purtroppo non riesco a finire i libri), con RUGGINE sono rimasto coinvolto fino alla fine. Nonostante la tematica molto delicata, la lettura risulta coinvolgente proiettandoti in 3D sulla scena del racconto. P.S. Piacevole "rivivere" - forse anche perchè sono un papà quarantenne - le "logiche/giochi & pericoli" dei bambini di periferia degli anni settanta. Bello ! Complimenti Stefano

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    Andrea

    13/12/2005 16.21.00

    Un libro tra presente e passato a cavallo d’incubi scappati senza preavviso dalla prigione mentale. Uno stile veloce, accattivante e poetico che lascia nel naso l’odore di ruggine e sporcizia. Crea l’immagine di quartieri affollati milanesi, la lotta adolescenziale nella scalata al successo all’interno del gruppo, i primi passi nel terreno dell’amore. Ruggine che pervade i ricordi nello scorrere del tempo, che di colpo, sembra fermarsi e regredire. Riaprendo cicatrici coperte da una patina sottile di silenzio. Dove fuggire sembrava dimenticare. Ritrovarsi all’inizio, o forse la fine è sempre stata alle spalle dell’inizio…

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    Laura Grilli

    23/09/2005 20.36.55

    E' bellissimo. Commovente e forte. La scrittura poi è davvero grande. Bravo Massaron!! Assolutamente imperdibile.

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    manlio sicari

    20/09/2005 19.17.39

    Uno dei romanzi più "coraggiosi" che io abbia letto negli ultimi tempi. Non perdetevelo!!

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    Nausicaa

    13/09/2005 20.58.57

    ma com'è possibile che la gente parli solo di cloni? Il libro secondo me è sorprendente... tristeaccorgersi della poca cultura di chi legge. Nausicaa

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    luca

    01/09/2005 17.27.59

    Mi spiace ma di cloni di King siamo tutti stufi. Il libro sarebbe anche bello, se non ti sembrasse di averlo già letto e riletto, a partire dalla seconda pagina. Non mi sento di dargli più di questo voto.

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    Peppe

    29/07/2005 11.43.35

    Massaron conduce lungo i corridoi angusti di una infanzia collettiva, collettiva sia nel senso junghiano del termine che nel suo senso comune. Quella dimensione del tempofermo che ci appartiene e ci trattiene - e che continuamente vorremmo scrollarci di dosso così come accade quando una mano ci sfiora o un sorriso ci libera per un istante dall'onnipresenza dell'incubo. Ma perchè ciò accada ci vuole uno stile, e Sandro e Cinzia hanno elaborato il proprio, e Massaron un'altro ancora. A ciascuno il suo.

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    Angela Buccella

    13/06/2005 15.15.50

    Uno squarcio della Milano passata a fondersi con il presente. Un punto di vista infantile a invadere e farsi strada nel mondo degli adulti. La trama non complessa aiuta l'immersione del lettore all'interno della storia. Sembra di sentire gli odori, di vedere i colori e trovarsi nelle pagine del romanzo. Cinzia e Sandro. Due bambini. I loro occhi. I loro sensi. I ricordi che violentano la loro mente una volta cresciuti. Qualcosa che non può cadere nel pozzo del dimenticatoio. Un medico e la sua perversione. Una telecamera a seguirne i pensieri. Coinvolgimento e assuefazione. Pugni violenti nello stomaco che riescono anche a bloccare il respiro talvolta. Lo scrivere di Stefano Massaron segue il flusso della mente umana, ci entra, la esplora senza averne timore portando il lettore persino a tremare. E' l'orrore della malattia mischiata alla normalità. Viene voglia di fermarsi. Di riflettere. Ma la tecnica narrativa non dà pace, non da respiro, tutto di corsa, tutto un susseguirsi che a fine lettura lascia spossati. Ed era proprio questo forse l'intento dello scrittore lasciare un film nei labirinti mentali di ogni persona. Fare diventare cannibali e divoratrici non solo le parole ma anche le immagini che lasciano strisce di rosso ruggine nel cervello.

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    Elena

    25/05/2005 03.13.05

    La costruzione dell'ambiente attraverso i diversi sguardi dei personaggi, spostando agilmente la narrazione nel tempo è quello che più ho apprezzato in questo libro: dal bambino all'adulto che è diventato, dalla vittima al carnefice, tutti con gli occhi puntati su una storia che gela il lettore. E in un attimo ti trovi avvolto nell'atmosfera degli Alveari, nella purezza dei primi innamoramenti, nell'orrore della violenza. Questo è quello che cerco in un libro, sentirmi dentro per 238p.

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    AlisonPoole

    19/05/2005 14.58.57

    Una storia che ti prende e non ti lascia andare fino all'ultima pagina, una scrittura secca e precisa, dal vocabolario ricco e mai sciatto. Mi è proprio piaciuto Ruggine ed era ora che Massaron tornasse a pubblicare.

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    Franco

    18/05/2005 16.57.04

    Sembra che L'autore Massaron sia andato a ripetizione da Stephen King ma lo abbia ascoltato solo distrattamente. Un romanzo che non lascia nulla se non una noia, quella sì, mortale. Usa e getta, oppure getta e basta.

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    Elisabetta P.

    12/05/2005 15.17.14

    "Ruggine" è il titolo più adatto per questo romanzo datato, inutile e scontato. Sulle bancarelle dell'usato si possono trovare romanzi del brivido degli anni Settanta/Ottanta decisamente migliori e per un decimo del prezzo di copertina. Con una prosa che vorrebbe tanto avvicinarsi allo Stephen King degli esordi (ma fallisce miseramente), Stefano Massaron racconta una storia che ci è familiare fino dalle primissime pagine: i bambini in pericolo, l'orrore nascosto, i bambini cresciuti che ritornano per affrontare l'orrore, senza un granellino di originalità o di stile. Probabilmente Einaudi l'ha pubblicato sperando in un nuovo "Io non ho paura". Non funziona, neanche lontanamente. E' solo tutto molto triste: il libro, l'autore, e la spudorata operazione commerciale. Per non parlare dei miei soldi buttati: per una come me che ama il brivido d'autore ma non naviga nell'oro, in fondo è quello che davvero importa. "Ruggine" è adatto unicamente a chi non ha una cultura dei thriller e ha molto tempo e soldi da sprecare.

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    michele

    10/05/2005 00.18.24

    Non e' ammaniti perche' non vuole esserlo...Un buon libro..secco veloce forse prevedibile...ma buono

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    Giulio

    06/05/2005 17.45.20

    Il libro è piacevole, scorre bene e non è pesante, nonostante in alcuni punti sia molto violento nelle immagini e in ciò che lascia intuire, più che in ciò che dice. D'altronde, dall'autore di Residui - I nuovi Umani non mi aspettavo certo un romanzetto d'appendice.

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