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Traduttore: Oliveira, Perlo
Collana: Varianti
Anno edizione: 1993
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788833907291
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recensione di Caratozzolo, V., L'Indice 1993, n. 8

Dopo anni di immeritato oblio, finalmente si ripubblica Graciliano Ramos. Al termine del centesimo anniversario della sua nascita (1892), e nel quarantesimo della sua morte (1953), viene da Boringhieri la lieta novella, e non è escluso che presto altri editori ne seguano l'esempio. Il romanzo, ben tradotto a quattro mani da Lu¡s Fernando Oliveira da Fonseca e da Gianni Perlo, è "San Bernardo" (1934). Di Ramos, pur considerato uno dei più importanti scrittori brasiliani del secolo, era stato fino ad oggi tradotto in italiano solo l'altro suo capolavoro "Vidas secas", con il titolo "Siccità" nel 1963. Poi, più nulla. Certo l'autore meriterebbe maggior considerazione.
Nato nello stato di Alagoas, una volta Ramos ebbe a definirsi "un analfabeta del 'sertao' che un giorno si mise a scrivere cose sconnesse". Primogenito di quindici figli - suo padre era un piccolo negoziante excontadino e genero di un allevatore - seguì nel Pernambuco la famiglia e "le carabattole". A dieci anni era redattore di un giornale per bambini chiamato "Dil£culo". "Io non credevo... nella mia vocazione. Fino ad oggi non mi considero n‚ scrittore n‚ giornalista. Fui obbligato a scrivere perché non avevo altro impiego. Tutte le porte erano chiuse. Mi piacerebbe poter vivere senza lavorare, come molta gente...". Così diceva di sé, nelle "Memorie dal carcere" (1953), diario reale della reclusione carceraria inflittagli per presunzione di comunismo. Il rinnegarsi come giornalista e come scrittore non è che un aspetto del suo carattere inquieto e perennemente insoddisfatto che lo porta a raccontare e a raccontarsi in prima persona, come nelle "Memorie", o attraverso i personaggi dei suoi romanzi: "Caetés" (1933), "Sao Bernardo" (1934), "Angustia" (1936) "Vidas secas" (1938), "Dois dedos", "Insonia", "Infancia" e "Viagem" (tutti del 1945).
Il protagonista di "Sao Bernardo" è un quasi cinquantenne che decide di affidare a un'autobiografia la storia dei propri fallimenti, con la speranza di riuscire a dominare tramite le parole una serie di avvenimenti che nella realtà non è riuscito a governare a proprio buon fine. Paulo Hon¢rio, "figura grandiosa e sanguigna", costruisce da sé il proprio destino fin da quando, adolescente finito in carcere a causa d'una mulatta bionda, lì impara a leggere. All'uscita il suo pensiero fisso è ormai "far soldi". "All'inizio i soldi mi evitavano e io li inseguivo senza tregua, girando per il sertao... Ho patito la fame e la sete, ho dormito sulla sabbia dei fiumi in secca ho bisticciato con gente che per parlare grida e ho portato a termine operazioni commerciali col dito sul grilletto". Esercitando l'usura riesce a conseguire l'obiettivo prefissatosi: "impossessarmi delle terre di San Bernardo, costruire questa casa, piantare cotone, piantare ricino, metter su la segheria e la sgranatrice, introdurre in queste terre di nessuno la pomicoltura e l'avicoltura, arrivare ad avere una bella mandria di bovini". Ma è solo dopo l'assassinio del suo vicino di tenuta che Paulo Hon¢rio ha mano libera nei propri affari. Creata intorno a sé una piccola corte di mezze figure che foraggia e domina economicamente, un giorno decide di sposare una maestra, dalla quale avrà un figlio. Il divario intellettuale tra lui e sua moglie esaspera però la sua incapacità comunicativa, e scatena in lui un'assurda e paranoica gelosia. Disperata, la moglie Maddalena si suicida e a poco a poco anche la sua corte si disgrega fino a lasciarlo in completa solitudine con le sue memorie e con la sua autobiografia.
Orfano, cresciuto per strada, Paulo Hon¢rio non ha avuto un don Segundo Sombra che potesse guidarlo e formarlo alla dura vita della prateria, ma è stato costretto a esser modello di se stesso. La sua iniziazione alla vita sembra seguire strade obbligate, anche se, nel tentativo autobiografico di dare al suo curriculum un ordine che non ha mai avuto, il suo pensiero si ostenta machiavellico: "La verità è che non ho mai saputo quali sono state le mie azioni buone e quali sono state quelle cattive. Ho fatto cose buone che mi hanno danneggiato; ho fatto cose cattive che mi hanno dato del guadagno. E siccome è sempre stata mia intenzione possedere le terre di San Bernardo, ho considerato legittime le azioni che mi hanno portato a ottenerle". Il fine giustifica i mezzi. E anche più oltre troviamo tracce dl astuzia "fiorentina": "Ho avuto mano felice nei primi tentativi e ho obbligato la fortuna a essermi favorevole negli altri". Si tratta però di una capacità analitica che l'uomo comincia a possedere solo al termine del suo primo mezzo secolo, in solitudine, al cimentarsi con la scrittura. La letteratura viene intuita come strumento cognitivo, come disciplina del pensiero, ma troppo tardi rispetto ad avvenimenti già trascorsi, irripetibili, irreversibili.
D'altro canto Paulo Hon¢rio sembra essere appena al principio del suo processo catartico, stentando ancora a comprendere di non poter tiranneggiare le parole come aveva cercato di dominare, senza durare a lungo, le persone. L'incapacità verbale di tracciare un profilo morale di sua moglie svela la sua scarsa conoscenza di chi gli era vissuto accanto: "difatti, se mi sfugge il ritratto morale di mia moglie, a cosa serve questa narrazione? A niente, ma sono costretto a scrivere". Conscio del proprio bisogno di essere ascoltato, il narratore si rivolge al lettore, cercandone la comprensione; ma nel contempo, pur mostrandosi sincero nel precisarlo, seleziona, smonta e rimonta i fatti a proprio piacimento. Anche questo fa certamente parte della sua tardiva formazione cognitiva: ponendosi domande in luogo del lettore-interlocutore, è finalmente costretto a porsi il punto di vista degli altri. Il circolo è però vizioso, perché la sua naturale tendenza a tiranneggiare lo spinge a concatenare i fatti in un modo insoddisfacente, e che lo porta ad ammettere di aver sbagliato tutto. Pur calato in una dimensione microsociale, rurale, Paulo Hon¢rio è un dittatore in sedicesimo, parente dei molti tiranni letterari (e non) che abitano la storia latinoamericana, reso solo dalla propria inettitudine ad amare e a farsi amare.
L'uomo machiavellico si trasforma poi in un Otello paranoico: formatosi alla scuola della diffidenza e del sospetto, trova più facile ripudiare l'estranea innocenza e bontà di Maddalena che lasciarsi conquistare. La sua mancata educazione sentimentale, trascurata per apprendere al più presto le leggi del commercio e della sopraffazione sociale, gli impedisce di fidarsi, e lo spinge anzi verso la gelosia e l'odio nei confronti della moglie, verso l'indifferenza nei confronti del figlio, il disprezzo e il sentimento di superiorità verso parenti, amici e collaboratori.
L'originale impianto narrativo, con lo svelamento delle intenzioni comunicative del narratore, l'ostensione di criteri e soluzioni adottati nell'ordinare i fatti, e i continui ammiccamenti al lettore, ha nella letteratura brasiliana un precedente illustre, peraltro riconosciuto, almeno in linea generale: Machado de Assis (1839-1908). Considerato talora il massimo scrittore brasiliano di tutti i tempi, il suo "Don Casmurro" (1899) ha più d'una somiglianza (ma anche molte differenze) con "San Bernardo", sia per quanto riguarda la storia del personaggio principale, sia per ciò che concerne la struttura narrativa del testo.
Si tratta in entrambi i casi di diari scritti in prima persona, da cinquantenni ridottisi in solitudine dopo un matrimonio fallito per la loro gelosia paranoica nei confronti della moglie. E in ambo i casi il narratore si rivolge al lettore discettando sulle proprie intenzioni comunicative e sulle operazioni di strutturazione della scrittura. Se un saggio comparativo su queste due opere non è stato già scritto, sarà il caso prima o poi di pensarci su. In ogni caso, è consigliabile - anzi, conveniente - leggerle entrambe.