Santuario - William Faulkner - copertina

Santuario

William Faulkner

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Curatore: Mario Materassi
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 4 ottobre 2006
Pagine: 303 p., Brossura
  • EAN: 9788845921025
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Gaia la libraia

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Siamo tra Mississippi e Missouri, nel pieno della Grande Depressione e del proibizionismo. Una casa "buia, desolata e meditabonda" persa tra boschetti di cedri e prati inselvatichiti, nasconde una distilleria clandestina gestita da una banda di magnaccia e sbandati. Qui un pomeriggio, con un accompagnatore già ubriaco, irrompe come un'aliena Temple Drake, studentessa diciassettenne "non più proprio bambina, non ancora donna". "Dritta come una freccia nel vestitino succinto", il cappellino spinto all'indietro a sprigionare "quel che di licenzioso", Temple innescherà un tragico domino di perversione e di morte. Momento fatale sarà l'incontro tra i suoi occhi "tutti pupilla" e quelli, simili a "due grumi di gomma", del capobanda Popeye, dal volto perennemente contratto nella smorfia supplice di chi si accende una sigaretta dietro l'altra - un volto corrotto che porta incisa la perdita dell'innocenza di un intero Paese. Dopo aver freddato un suo scagnozzo e deflorato la ragazza tra le mura sventrate del fienile, Popeye riuscirà a segregarla in un bordello di Memphis e a far incolpare del delitto uno dei suoi uomini; ma un beffardo contrappasso si abbatterà su di lui, lasciando il lettore scosso e attonito perché "forse è nell'istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male vi è un disegno logico, è allora che moriamo".
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    ile

    15/05/2020 09:17:37

    Commentare Faulkner non è mai semplice così come non è mai semplice descrivere lo stile o la trama delle sue opere. Non è facile perché non si riesce ad entrare in sintonia, in empatia con i suoi personaggi. In "Santuario" Faulkner ritorna al successo dopo alcune opere che non avevano raggiunto il clamore sperato o per lo meno quello che ci si aspettava. Santuario sembra evocare i miti della tragedia greca grazie al pathos e alle continue vicende che si intersecano. La morbosità, la violenza delle immagini è sicuramente uno dei punti focali della storia e rischia di disturbare il lettore. I personaggi delle opere di Faulkner e di questa in particolare, sono torbidi, insoddisfatti della loro vita, sono personaggi che conducono una vita al limite. Sono banditi, violenti, esseri al margine. Qui domina il pessimismo dilagante e imperante che condanna tutti i protagonisti a fare i conti con la corruzione, "là dove a trionfare non è quasi mai la giustizia".

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    Milan

    19/09/2019 23:29:08

    Quando due anni fa lessi questo libro, non riuscii a terminarlo. Era in assoluto la prima volta che mi trovavo di fronte a un fallimento di Faulkner su di me. Pensai: si vede che l’ha scritto solo per soldi - e così lo chiusi. Due anni dopo, forse più maturo e più cosciente di prima, ho sentito il bisogno di riprenderlo tra le mani e dargli una seconda chance. E così ho fatto, e non me ne sono pentito. Santuario, per tematiche e dinamiche, è forse il romanzo più tradizionale di Faulkner, non a caso il più commerciale, ma ciò non significa che debba essere valutato come un romanzo mediocre. Non si tratta del suo romanzo più brillante, questo è certo, ma la penna di Faulkner si fa sempre riconoscere. Per quanto forse in questo romanzo abbia compiuto una mimesi dello stile più comune adottato ai tempi, le pagine sono zeppe di tecniche ed espedienti narrativi per raccontare ciò che accade senza raccontarlo realmente, caratteristica che mi ha fatto innamorare di questo autore. Insomma, due anni fa era tutta colpa mia, e l’ho capito solo adesso.

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    Giuseppe Russo

    28/11/2016 09:05:25

    Il rapporto di Faulkner con questo romanzo è sempre stato particolare: dato il grande successo che ebbe alla sua uscita, successo che invece l'autore sperava potesse arridere ad altre sue opere, ha sempre avuto la tendenza a sminuirne il valore. Ovviamente, il successo fu determinato dall'argomento particolarmente scabroso, un classico episodio da cronaca nera degli anni del proibizionismo, tanto che un paio di editori si rifiutarono di pubblicarlo giudicandolo "horrific" e temendo noie giudiziarie. Quando le vendite iniziarono ad andare molto bene, Faulkner fece il possibile per ripubblicare anche alcuni lavori precedenti, che in parte riuscirono a sfruttare la scia favorevole. Resta il fatto che l'abisso nel quale l'autore fa precipitare i personaggi di questa vicenda è talmente profondo, che davvero poteva spaventare il pubblico dei primi anni '30, e non solo quello americano. Sicché, Faulkner "sentiva" di aver prodotto un best-seller, di aver finalmente toccato le corde giuste, ma allo stesso tempo odiava l'idea che una parte significativa del pubblico lo avrebbe associato unicamente a questo libro scandaloso e non si sarebbe inoltrata nella contea di Yoknapatawpha, dove avrebbe trovato un'umanità molto più variegata ma non meno primitiva.

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    byAx

    12/02/2013 12:13:16

    Faulkner ha il dono di rendere preziosa qualunque storia grazie ad uno stile che nella sua complessità dà corpo a svariati universi emozionali. Oltre a questo, e alla grandezza della sua scrittura - una grandezza che si coglie solo se si è disposti a sudarsi le sue pagine -, egli concede poco al lettore, perché sa che nella realtà, così come nelle vicende dei suoi personaggi, nulla viene regalato. "Santuario" l'ho trovato straordinario da pagina 40 fino a pagina 120 circa, mi si è totalmente pietrificato il tempo e lo spazio, e l'aria si è cristallizzata in attesa di essere frantumata. Dopo questa vetta, quasi mi avesse tolto le forze, non ho più ritrovato le stesse forti emozioni. Sono entrati in scena nuovi personaggi che, contrariamente ai precedenti, ho trovato poco interessanti, ad eccezione di quelli femminili. Di invariata, invece, è rimasta la capacità dell'autore di saper affrontare con assoluta serietà anche i più piccoli solchi tracciati dalla sua penna, mantenendo costantemente alto il livello del romanzo. "Santuario" è una storia drammatica, ma non viene banalizzata sbattendola gratuitamente davanti agli occhi di chi legge, la si avverte unendo i pezzi, alcuni lanciati di sfuggita, dando corpo ad un disegno generale che fa ancora più male. Faulkner aiuta a diventare lettori migliori. Per tutti gli altri c'è sempre Dan Brown.

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    Antonella

    20/06/2012 13:54:27

    Flebile, liquido, denso, grumoso. Parole non filtrate da alcun setaccio, libere. Allegorie e metafore mai da copione. Una natura che vive di colori, espressioni ed azioni profondamente evolute. Uomini e donne invece sono spesso ridotti ad oggetti in grado di agire, come pupazzi ben caricati, a molla! Non certo 'un'idea da poco' ma una trama scelta per delineare una società dove nessuno paga per il male che ha fatto, ma tutti pagano per il male che non hanno saputo fare, un mondo dove il confine tra buono e cattivo si scioglie, dove c'è un po' di buio anche in fondo al sole.

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    guglielmo aprile

    26/02/2012 12:40:10

    requiem desolato e potente sull'oscurità dell'abisso umano. Quanta perversione, solitudine, miseria, certezza dell'impossibilità di un riscatto gorgoliano da quell'abisso come sangue da una piaga suppurante! l'uomo è ammorbato dai suoi bassi istinti, dalle sue poco nobili inclinazioni: libidine, avidità, rancore, debolezza; quello che l'uomo ha dentro si scopre essere qualcosa di sporco. Nessuno ne esce pulito. Una ragazza perbene, viziata e presuntuosa, finisce fuori strada con l'auto insieme all'amico, beone e sciagurato che la molla appena fiuta il pericolo, forse in cambio di soldi, e si ritrova in una tana di lupi: prigioniera di un branco di sfruttatori, ansiosi di sfogare su lei le loro voglie animalesche, imparerà brutalmente cosa siano il sesso e la vita. Le ambientazioni sono tipiche: uomini dall'aria torva, silenziose, donne che usano il sesso come arma di potere, fiammiferi che baluginano nel buio, bicchieri che si empiono, tutto un abbigliamento riconoscibile, sobborghi polverosi, pieni di immondizie, ruggine e lamiere, sale da ballo equivoche, casini in cui clienti e ragazze si muovono invisibili, le uniche tracce della loro presenza sono i rumori dei passi sulle scale e i fruscii delle sottovesti dietro una porta chiusa, le allusioni al gergo della malavita. Tipi loschi, sboccati, che non fanno che imprecare, insultarsi, indulgere al turpiloquio, rudi e violenti. Su tutto emerge lo stile della scrittura, sublime nello scavare il fondo dell'abiezione, dai quadri allucinati che stagliano l'assurdo della vicenda umana in visioni monumentali e angoscianti. Sebbene l'occhio di Faulkner non conceda nulla alla pietà, nel guaradre in faccia quanto l'uomo possa immeschinirsi, si esce dalla lettura con un desiderio insoddisfatto d icalore e di affetto e di quell'umanità che il cinismo della storia si sforza di uccidere: ogni uomo ha bisogno di compassione. guglielmo aprile

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    Armando

    02/10/2010 20:02:47

    Raramente capita mentre leggi un libro di respirare l' atmosfera dei luoghi, sentire le pulsioni dei personaggi.Santuario ci riesce, ti fa respirare quella terra e ubriacarti nel vortice delle passioni.

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    bella

    17/01/2009 11:54:20

    Ho affrontato questo libro senza nulla conoscere, né di Faulkner (salvo che ha vinto il nobel), né del suo stile. Inizialmente ho perfino dubitato che vi fossse qualche problema di traduzione... Fino a quando ho compreso che non utilizzava le usuali convenzioni grammaticali. A quel punto mi sono abbandonata nel suo mondo cupo e pessimista. Un pugno nello stomaco. Lascia il segno

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    Nico l'esprit libre

    06/02/2008 11:04:44

    Personamente questo libro l'ho trovato orrendo. Non capisco come si faccia a definirlo un capolavoro del Novecento...magari c'è anche chi ha il coraggio di accostarlo a Mann o Celine. Il linguaggio: veramente confuso, e penoso Contenuti: se siete in cerca di profondità intellettuale fuggite da questo "libro".

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    facc8

    12/12/2006 08:43:14

    William Faulkner (in Italia troppo trascurato) è uno dei maestri assoluti della letteratura del Novecento. Quest'opera è giudicata, a ragione, fra le più riuscite. Contrariamente ai capolavori "L'urlo e il furore" e "Mentre morivo", in cui lo scrittore si dedica ad una sperimentazione affascinante quanto di impegnativa penetrazione, qui la lettura è piacevole e immediata, intrigante seppure ugualmente originale e raffinata come nelle opere maggiori. Lo stile, che rimanda ai capolavori noir della cinematografia americana degli anni Quaranta, è massimamente moderno e attuale. Un ottimo biglietto d'ingresso nel mondo faulkneriano, da raccomandare vivamente.

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  • William Faulkner Cover

    William Faulkner nasce a New Albany, nel Mississippi. Tra i suoi romanzi più famosi, ricordiamo L'urlo e il furore (1929), Mentre morivo (1930), Luce d'agosto (1932), Gli invitti (1938) e Assalonne, Assalonne! (1936). Faulkner fu anche uno scrittore prolifico di romanzi brevi: la sua prima raccolta, Queste 13 (1931), comprende alcune delle sue storie più conosciute. Durante gli anni '30, nel tentativo di guadagnare qualche soldo, Faulkner ebbe l'idea di Santuario, un romanzo che oggi verrebbe definito "pulp" (pubblicato per la prima volta nel 1931).Faulkner ricevette il Premio Pulitzer per Una favola, e vinse il National Book Award (postumo) per la sua The collected stories.Faulkner è stato anche un apprezzato autore di romanzi polizieschi.Nei suoi ultimi anni Faulkner... Approfondisci
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