Sbucciando la cipolla

Günter Grass

Traduttore: C. Groff
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 384 p., Brossura
  • EAN: 9788806196332
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    Michael Moretta

    29/01/2014 14:43:23

    Il libro racconta la vita di Günter Grass dalla sua nascita nel 1927 fino al 1959, anno in cui appare la prima edizione del suo romanzo più famoso, "Il Tamburo di Latta". Grass si decide a scrivere questo libro dopo le polemiche scaturite dalla scoperta del suo breve passato al servizio delle SS durante la seconda guerra mondiale.  Quest'opera è basata, come lui stesso dice, su ricordi. La memoria è la cipolla intera, i ricordi sono le tuniche che poco a poco vengono via dal corpo della cipolla.  Nel libro si mescolano parti di puro racconto della vita di Grass con altre di estrema critica verso se stesso. La sua iniziale adorazione per Hitler, che sfocia nel desiderio di arruolarsi come sommergibilista e poi, non essendo possibile, come volontario nelle SS sono il fulcro centrale del libro. Qui Grass non fa mistero della vergogna con cui convive da anni, del rammarico di non aver capito che movimento stava seguendo. E non adduce scuse, nemmeno quella di aver preso parte solo a pochi mesi di quella guerra dato che fu ferito quasi subito dai russi. Accanto a ciò troviamo anche un profondo senso di colpa nei confronti della madre di cui non si è preso cura e che è morta nel disinteresse del figlio che lei ha sempre adorato.  Il libro è anche ricco di aneddoti, quali per esempio la conoscenza in un campo di lavoro di Joseph Ratzinger o l'incontro con Louis Armstrong e l'improvvisato concerto in quattro. Colpisce comunque il modo che utilizza Grass per descriversi e per descrivere le sue opere. Un uomo che ha vissuto tre tipi di fame, quella vera durante la guerra, quella della voglia carnale e quella dell'arte. Un uomo che fino all'ultimo è stato in bilico tra poesia, scultura e prosa. Un uomo che qui si confessa e chiede perdono. Un uomo che, attraverso questo libro, ci rivela i segreti dei suoi capolavori anteriori e ci spiega quali episodi, persone, sensazioni, momenti e attimi sono all'origine dei suoi più riusciti personaggi.

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    sandra

    22/07/2008 11:43:41

    Amando molto le autobiografie, non appena ne trovo una, mi ci tuffo. Qui trovo molti spunti interessanti: una giovinezza nella Germania del terzo reich, volete mettere!? Ma scritto così male che dopo due pagine, ogni volta, sono costretta a fermarmi. Nei giudizi di correzione ai temi che mia madre, professoressa di lettere, scriveva ai suoi alunni , questo stile veniva definito sciatto. Non saprei definirlo oltre, ha una irregolarità e casualità che potrei attribuire anche forse alla traduzione, non attrae, non ferma l’attenzione. Risultato, mi fermo a metà libro.

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    Gian Paolo Grattarola

    23/06/2008 00:31:09

    E’ questo un libro di genere poco diffuso, una tipologia autobiografica parziale, che parte sostanzialmente dello scoppio della seconda guerra mondiale e si conchiude a Parigi nel 1959, l’anno della stesura del “Tamburo di latta”. Al raggiungimento della veneranda età di ottant’anni, lo scrittore tedesco contemporaneo più noto, premio Nobel per la Letteratura nel 1999, narra gli episodi della sua gioventù, per lo più facendo affidamento alla cadenza dei ricordi. E lo fa ricorrendo ad una narrazione scritta in modo piano, con candore, non per dimostrare una tesi o difendere se stesso, ma unicamente per portare in luce le condizioni di una generazione drammaticamente segnata dalla malia propagandistica di un regime delirante e spietato. Un racconto pacato, equanime, in cui sfoglia senza alcuna recriminazione una cipolla che insolitamente non provoca lacrime, ma srotola una stagione della vita che una rinvigorita tensione morale intende ora riordinare. Elevando la pianta a metafora della memoria, l’autore non solo vuole veicolare l’idea di una rappresentazione stratiforme della stessa, ma rendere se possibile ancora più efficace l’immagine di una coscienza, che al di sotto delle tuniche carnose ha conservato nel tempo un nucleo mai sopito di angosciata consapevolezza critica.Peccato tuttavia che il successo di vendite registrato dal libro risulti inevitabilmente viziato da un dubbio velenoso che assale il lettore, il quale non può fare a meno di chiedersi la ragione per cui, dopo essersi a lungo accreditato come coscienza morale della Germania post-bellica, l’autore abbia attesa tanto tempo per far prendere aria agli scheletri del proprio armadio

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    Carlo

    06/12/2007 01:34:03

    Un'autobiografia interessante, soprattutto per la confessione e il racconto della guerra e dei campi di prigionia. Improbabile l'amicizia concepita nei campi di lavoro con Colui che ora è l'attuale Papa, fra l'altro preso in giro. Credo che Grass abbia un'autostima abnorme, che lo porta a vantarsi un poco. Ciò che secondo il mio modesto parere delude molto in questo libro, è l'ultimo capitolo, questo sì profondamente soporifero. E poi la beffa! E' una biografia incompleta! Non racconta tutti i suoi anni passati "a tacere". Conclude negli anni Cinquanta, quando inizia ad avere successo, perché semplicemente (lo dice a chiare lettere) non ci ha più voglia di andare avanti a scrivere!!! Patetico!!!

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    luca bidoli

    24/10/2007 17:17:44

    Quasi illeggibile. Radi e rari momenti di coscienza e di analisi in un profluvio ininterrotto e soporifero, in una affabulazione linguistica fine a sé stessa che non ha neppure, ormai, il barlume della originalità, ma , più banalmente, dell'assoluta noia. Chi riesce a concluderlo senza un grido liberatorio e catarchico finale merita, più del suo estensore, un premio internazionale. Niedergang einer Firma. Der Blechtrommler.( tramonto di un'azienda. Il tamburino di latta.)

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